L'INCHIESTA SUL SETTIMANALE CENTONOVE: SICILIA, VULCANO FORMAZIONE! MAGISTRATURA E CORTE DEI CONTI SPULCIANO LA TITOLARITA' DEI CORSI. IL RUOLO DELL'ON. FRANCANTONIO GENOVESE, L'INCHIESTA DELLA SQUADRA MOBILE DI MESSINA

genovese francantonio

PALERMO. La Sicilia, da sola, ingoia metà dei fondi che si spendono in tutta Italia. Ma i risultati attesi sono da precipizio: ogni mille allievi, 1,9 trova un posto. In che settore? A ben guardare il posto trovato è nell’ambito della stessa formazione, al punto che oggi i ‘formatori” da rottamare sono in Sicilia un esercito di ottomila persone. Su questo fronte ora la magistratura ordinaria e quella contabile hanno deciso di alzare un velo. Mentre a Palazzo d’Orleans, un gruppo di formatori protesta per i ritardi accumulati nell’avvio dei corsi, che fanno dire al sindacalista della UIL Giuseppe Raimondi, “che la prossima valta le proteste saranno certo ancora più eclatanti’, a Caltanissetta mille addetti ai settore, delusi dai continui ritardi, hanno deciso di ricorrere alla class action collettiva, per fare rispettare le prerogative della legge 24, del 6 marzo 76, l’avvio della stagione formativa. Pressato dalle polemiche sui giornali, che hanno investito la riforma del settore battezzata dall’assessore Mario Centorrino, il presidente della Regione dimissionario Raffaele Lombardo, ha deciso di sopprimere l’Agenzia per l’lmpiego, per anni regno inconstrastato di Rino Lo Nigro, dirigente generale andato in pensione, vicino alle posizioni di Nino Papania, politico trapanese della corrente “lnnovazioni’ che fa capo all’ex segretario regionale Ds, il messinese Francantonio Genovese. Proprio sul ruolo di Genovese e sul passaggio di mano di molti enti formativi, che prima facevano capo al Cenasca della Cisl, all’Ecap e di recente all’Enfap, si sono appuntate le attenzioni degli investigatori. Da ultimo la squadra mobile di Messina, che ha ricevuto una dettagliata denuncia di Nicola Bozzo, già segretario provinciale dei Ds, che nella sua qualità di avvocato amministrativista, per conto di un gruppo di enti di formazione, svolgeva uno studio sulle anomalie di una circolare che permette l’acquisto del monte-ore dei corsi finanziati, come un ramo di impresa. Questa disposizione permette l’acquisizione della titolarità dei corsi, che hanno spostato la loro fonte di finanziamento dalla Regione ai fondi Ue, che canalizzano sul versate formativo 400 milioni di euro, quasi 800 miliardi di vecchie lire. Un fiume di denaro, che per anni è stato terreno di pascolo di vari politici, da Santi Formica (ex An), a Giuseppe Buzzanca, sindaco dimissíonario di Messina, a Carmelo Briguglio, fli, candidato ‘in prima persona” alle elezioni regionali. Ma è Francantonio Genovese, secondo i rumor, il politico che nell’ultima fase di revisione della formazione professionale ha fatto l’asso pigliatutto di corsi e sigle. in Sicilia orientale e in quella occidentale. A fare innervosire i politici – rivelano però a denti stretti alcuni operatori storici della formazione di via Pipitone Federico – è l’indiscrezione finita sui giornali sui criteri di selezione dei docenti e degli allievi: ‘troppi sono cugini, nipoti, zii, addirittura mogli degli stessi politici…’. Mentre la Corte dei Conti finisce di spulciare i dati sullAvviso 20, per gestire il quale il dirigente generale Ludovico Albert, chiamato dall’assessore Mario Centorrino, ha ritirato le sue dimissioni ed è rientrato dal Piemonte a Palermo, cresce la perplessità di tante strutture nazionali aggregate a società di promozione di autoimprenditorialità, sull’entità della spesa siciliana in formazione. Negli Anni 60 – ha documentato uno studio Svimez – con duecentosessanta miliardi di vecchie lire si costruiva mezza autostrada del Sole, che ancora oggi serve allo sviluppo dell’Italia. Con 400milioni di euro investiti in formazione professionale spesso resta il nulla… “. Accerchiati dall’ironia di quanti denunciano l’inutilità dei corsi che hanno portato al finanziamento anche la creazione di una scuola per maestri di sci nella Patria del sole, a preoccupare gli studiosi è la crescita dei disoccupati del “nì”, quello che non mostrano nessuna determinazione a cercare un posto di lavoro. “Non emigrano e non vogliono neppure stare a casa”. Un dibattito che lacera anche i sindacati, divisi tra quelli che puntano agli ammortizzatori sociali da abbinare ai corsi di formazione professionale e quelli che dicono che “fatta così la formazione, semplicemente non serve a nulla”. ‘Serve solo ad alimentare i politici e il loro consenso…’. Da CENTONOVE DEL 12 OTTOBRE 2012