MESSINA: L'INCHIESTA SULLA COOP 'PROGETTO NUOVO AMBIENTE'. IL 23 NOVEMBRE L'UDIENZA DAL GUP. TRA GLI INDAGATI IL CONSIGLIERE COMUNALE DEL PDL PIPPO CAPURRO. TRA IL 2009 E IL 2011 RISULTAVA DIRETTORE DI UNA COOPERATIVA PER SPALARE… NEVE E GHIACCIO

FISSATA L’UDIENZA PRELIMINARE PER UNO DEI TANTI TRONCONI DELL’INCHIESTA GESTITA DAL PROCURATORE AGGIUNTO ADA MERRINO SUI SERVIZI SOCIALI, IN QUESTO CASO SULL’ATTIVITA’ DELLA ‘PROGETTO NUOVO AMBIENTE’. SI APRIRA’ IL PROSSIMO 23 NOVEMBRE DAVANTI AL GUP MASSIMILIANO MICALI. VEDE COINVOLTI TRE INDAGATI PER DUE REATI, DUE CASI DI TRUFFA E SEI CASI DI FALSO DEL PRIVATO IN ATTO PUBBLICO. NELL’INCHIESTA SONO COINVOLTI IL CONSIGLIERE DEL PDL (GIA’ MARGHERITA) PIPPO CAPURRO (nella foto) IN CONCORSO CON ALTRE DUE PERSONE, RITA PISA QUALE PRESIDENTE DELLA COOP ‘PROGETTO NUOVO AMBIENTE’, E IL FIGLIO IGNAZIO DI GIUSEPPE, COME TECNICO ESTERNO DELLA COOP IN QUESTIONE. SONO ASSISTITI DAGLI AVVOCATI RINA FRISENDA E DANIELA AGNELLO. CAPURRO IN SOSTANZA, FINO AL GIUGNO DEL 2011, FIGURAVA COME DIRIGENTE DELLA COOP CON CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO A DECORRERE DALL’8 GIUGNO 2009, E SECONDO LA PROCURA SI TRATTAVA DI UN RAPPORTO DI LAVORO INESISTENTE, OLTRETUTTO CAPURRO NON AVREBBE MAI LAVORATO A FRONTE INVECE DEI VERSAMENTI COME ONERI RIFLESSI DEL COMUNE ALLA COOP. da GDS

PIPPO CAPURRO

DALL’ARCHIVIO

MESSINA, IL CAPOGRUPPO PDL PIPPO CAPURRO INDAGATO PER TRUFFA E FALSO: L’autodifesa, l’imbarazzo generale e un approdo forse svanito. Tra il 2009 e il 2011 risultava direttore di una cooperativa per spalare… neve e ghiaccio.
Il capogruppo Pdl, Pippo Capurro (nella foto), indagato per truffa e falso: tra il 2009 e il 2011 risultava direttore di una cooperativa messa su per spalare neve e ghiaccio… in riva allo Stretto o, tutt’al più sui Colli, immaginiamo. Non ce ne voglia Capurro, che è uomo di spirito, ma come si fa a non sorridere. Solo una parentesi. La notizia deflagra a Palazzo Zanca, dove si è già in campagna elettorale e dove, rispetto a Capurro, si attende solo ufficializzi quel che gli addetti ai lavori sanno e si confessano sottovoce: sta per passare armi e bagagli all’Udc. Il disorientamento è forte, non solo e non tanto perché Capurro è uomo di spicco del Pdl, capace di raccogliere grandi consensi, o perché sta per approdare all’Udc con un drappello di consiglieri di quartiere dopo essere stato tra i fondatori di Forza Italia, aver fatto un salto nel Pd con Genovese sindaco e riapprodato tra gli azzurri divenuti frattanto Pdl. Ma perché – è cosa nota nel Palazzo – di consiglieri comunali impiegati in cooperative ce ne sono diversi e non tutti avrebbero la coscienza a posto per la storia dei rimborsi degli oneri riflessi alle aziende o coop di provenienza. Insomma, la domanda che serpeggia è: vuoi vedere che pizzicano anche me (maggioranza e opposizione). Intanto dovrà essere Capurro a far chiarezza. Ieri, il capogruppo Pdl ci ha fatto pervenire una nota. Eccola: «Giovedì pomeriggio mi è stata notificata un informazione di garanzia, non certo una condanna, con la quale la Procura della Repubblica mi comunica che svolge indagini (in verità dal 2011) al fine di accertare nei miei confronti i reati di truffa e falso. Ho contattato immediatamente il coordinatore cittadino del Pdl, on. Garofalo, per comunicare le mie dimissioni dalla carica di capogruppo». Cosa ha deciso Garofalo? «La vicenda», riattacca Capurro, «riguarda il rapporto di lavoro che ho intrattenuto sino al mese di febbraio del 2011. Secondo la tesi accusatoria avrei, pur nel rispetto della legge vigente, tratto in inganno il Comune di Messina tenuto a rimborsare al datore di lavoro le assenze per motivi istituzionali. Al di là delle frettolose conclusioni e della facile ironia, mi preme chiarire che quanto contestato non rispecchia in alcun modo i fatti che un giudice terzo dovrà valutare. Di questo sono sicuro e il tempo, come si dice, sarà galantuomo. Comprendo, tuttavia, che in questo momento il tentativo di controbilanciare la tesi accusatoria sui media mi vedrebbe senz’altro soccombente. Mi difenderò nel processo dagli addebiti, consapevole di aver agito nel rispetto della legge che dal 2000 si applica a tutti gli amministratori dei comuni siciliani». Perché Capurro afferma che si difenderà nel processo? L’indagine è ancora nella fase preliminare, la Procura deve chiuderla e qualora chiedesse il rinvio a giudizio dovrebbe pronunciarsi il Gip. Giusto per puntualizzare. «Comprendo, pure», riprende Capurro, «che, per chi svolge attività politica, anche un semplice avviso di garanzia impone un passo indietro. Già nel mese di febbraio del 2011 avevo interrotto il rapporto di lavoro che intrattenevo da meno di due anni. In un mondo in cui nessuno, prima di eventuali rinvii a giudizio o peggio di sentenze definitive, lascia qualsiasi incarico, ritengo di aver già dato prova di serietà. Ma come dicevo, il tempo, in questo caso, sarà galantuomo». Che la “vicenda Capurro” vada al di là del “caso Capurro” è dunque evidente. L’indagine farà il suo corso, in questa sede analizziamo le questioni politiche. La prima: cosa farà il Pdl? Le dimissioni da capogruppo saranno accettate o si sceglierà la strada del garantismo? E questo basterà per non vedere scappare Capurro verso l’Udc, dove davano per scontato il suo arrivo? E l’Udc del sen. D’Alia, che sappiamo essere molto rigido sulle valutazioni che riguardano la giustizia e i protagonisti della politica, a questo punto può consentirsi di portare dalla sua parte un Capurro indagato? Potremmo dire che sono interrogativi scontati. Nel centrosinistra si resta intanto alla finestra. Un’opposizione “normale” cospargerebbe di sale le ferite degli avversari politici, non foss’altro perché l’accusa mossa a Capurro, e tutta ancora da dimostrare, è grave, ma nel Pd nessuno verga stranamente una nota forse perché in troppi hanno la coda di paglia. La campagna elettorale è già iniziata, si accennava. E qualche nome lo si può anche lanciare sul tavolo delle potenziali, o forse solo adombrate, candidature a sindaco e a presidente della Provincia. L’on. Panarello (Pd) non disdegnerebbe una candidatura a Palazzo Zanca; nel centrosinistra si fa anche il nome del segretario della Cgil, Lillo Oceano, che qualcuno darebbe anche in corsa per una candidatura all’Ars nelle file del Pd; e di Mario Centorrino. Nel Pdl è in pole position Enzo Garofalo se Buzzanca lascia. Nanni Ricevuto ha già fatto sapere di non voler lasciare Palazzo dei leoni. Per il momento ci fermiamo qui. Francesco Celi – GDS

Accolte le dimissioni di Capurro da capogruppo.
A seguito della scottante vicenda dell’avviso di garanzia ricevuto dal capogruppo del Pdl in Consiglio comunale, Pippo Capurro, con le ipotesi di reato di truffa e falso, reati che secondo l’accusa avrebbe commesso da direttore di una cooperativa (sino al febbraio del 2011) percependo dal Comune rimborsi per una serie di assenze dal lavoro imposte dai motivi istituzionali, è arrivata ieri la presa di posizione del coordinatore comunale del Pdl, on. Enzo Garofalo. «Prendo atto – scrive il deputato in una nota – della volontà irrevocabile del capogruppo consiliare del Pdl, Pippo Capurro, appresa la notizia delle indagini che lo riguardano, di dimettersi dall’incarico ricoperto. Sento, in questa sede, l’esigenza di manifestare il mio apprezzamento per la sensibilità da lui dimostrata, anche in questa occasione, nel fare un passo indietro – nel rispetto dell’attività di indagine che sta svolgendo su di lui l’autorità giudiziaria – in un momento nel quale questa decisione non rappresenta, di certo, una scelta scontata. Rinnovo la mia stima e gratitudine per una persona che ha sempre lavorato con grande impegno e, di certo, continuerà a farlo. A svolgere le funzioni di capogruppo – conclude l’on. Garofalo – sarà il vicario Giovanni Cocivera».

Il consigliere Capurro indagato per truffa e falso. Tra il 2009 e il 2011 risultava direttore di una cooperativa per spalare… neve e ghiaccio.
Ma voi ve l’immaginate Pippo Capurro, politico all’amatriciana peloritana del Pdl in consiglio comunale, nonché capogruppo del suo partito a Palazzo Zanca, che con la pala e i guanti spala addirittura… neve e ghiaccio per i marciapiedi della città? Perché di questo si tratta, almeno sulla carta, per uno dei tanti scandali comunali degli ultimi tempi targati servizi sociali. Aveva fatto tanto rumore proprio Pippo Capurro quando un paio di cronisti scoprirono il suo privato altarino economico, aveva parlato di dimissioni. Ma è ancora lì. Venne fuori che era direttore di una cooperativa, la “Progetto nuovo ambiente” e capogruppo del Pdl in consiglio comunale in contemporanea, controllato e controllore nello stesso calderone. Adesso però c’è un “pizzichino” in più in questa storia, perché il procuratore aggiunto Ada Merrino ha messo nero su bianco una bella lista di ipotesi di reato parecchio lunga che gli è stata notificata con la conclusione delle indagini preliminari ex art. 415 bis c.p.p., e si tratta tecnicamente di due reati, la truffa (due casi) e il falso del privato in atto pubblico (sei casi), contestati a Capurro in concorso con altre due persone, Rita Pisa quale presidente della coop “Progetto nuovo ambiente” e il di lei figlio Ignazio Di Giuseppe, come tecnico esterno della coop in questione. Per Capurro c’è anche l’aggravante dell’abuso di potere e della violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione, cioè quella di consigliere comunale. Che c’entra il ghiaccio? C’entra c’entra, perché Capurro, la data dell’ultimo capo d’imputazione si spinge fino al giugno del 2011, figurava «dipendente della Cooperativa con contratto a tempo indeterminato a decorrere dall’8 giugno 2009, con la più alta qualifica (dirigente) e il massimo livello retributivo (F2) previsti dal Ccnl del “settore socio-sanitario”, rapporto di lavoro in realtà inesistente ed al quale, comunque, non era applicabile la normativa dichiarata perché trattavasi di una cooperativa avente ad oggetto “pulizia e lavaggio di aree pubbliche, rimozione neve e ghiaccio”, priva di adeguate capacità economiche, di effettiva sede e di strutture, svolgente all’epoca solo occasionali lavori di manutenzione di fontane e ville cittadine». Visto quindi? Oltre a tutto il “ghiaccio” e la “neve” da spalare in realtà era una roba di qualche fontana e un po’ d’erba, senza sede e senza strutture. E in ogni caso secondo quanto hanno accertato gli investigatori della Sezione di Pg della polizia il rapporto lavorativo Capurro-coop era «inesistente». E allora? È l’ipotesi della truffa prospettata dalla Procura che chiarisce tutto, perché con la «falsa rappresentazione dell’esistenza di un rapporto di lavoro» il Comune ha versato come rimborso di permessi elettorali e oneri riflessi in favore della coop «quale datore di lavoro del consigliere comunale Capurro», in un caso 53.000 euro e rotti (dall’ottobre 2009 al febbraio 2011) e in un altro caso 11.000 euro più spiccioli (da febbraio a giugno del 2011). C’è di più. Perché secondo la Procura, ecco le varie ipotesi di falso, le varie buste paga che la coop di volta in volta ha presentato alla segreteria generale di Palazzo Zanca del suo “dipendente” Capurro, sarebbero tutte false. Nuccio Anselmo – GDS