Morte Attilio Manca. Continuare a indagare per non far chiudere il caso

Per la quarta volta è stata avanzata opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla procura di Viterbo in merito all’inchiesta relativa alla morte di Attilio Manca, il giovane urologo di Barcellona Pozzo di Gotto (Me) in servizio all’ospedale Belcolle, trovato morto nella sua abitazione viterbese il 12 febbraio 2004. Ieri mattina, il legale dei suoi familiari, l’avvocato Fabio Repici, ha chiesto al Gip l’esecuzione di due consulenze tecniche: una sull’impronta lasciata nel bagno dal cugino del medico, Ugo Manca, e l’altra sulla siringa con la quale, secondo gli inquirenti, Attilio si sarebbe iniettato il mix di eroina e tranquillanti che lo ha ucciso. La richiesta della procura mira a far chiudere l’indagine sui cinque conterranei del giovane urologo: Ugo Manca (cugino di Attilio), Angelo Porcino, Salvatore Fugazzotto, Lorenzo Mondello e Andrea Pirri, tutti originari di Barcellona Pozzo di Gotto (Me). Ed è proprio attorno alla figura del cugino dell’urologo che ruota uno dei misteri della morte del giovane medico in quanto lo stesso Ugo Manca aveva lasciato una sua impronta in casa di Attilio. Proprio su quella traccia l’avvocato dei Manca ha chiesto di fare chiarezza. “E’ stata trovata in bagno, il locale più umido della casa, con i riscaldamenti a una temperatura elevatissima – ha spiegato il legale -. Ugo Manca dice di averla lasciata quando è andato a trovare Attilio, due mesi prima che morisse e, quindi, nel dicembre 2003. La traccia, in pratica, si sarebbe conservata per due mesi. Una tesi inaccettabile, secondo noi che, proprio per sgomberare il campo da ogni dubbio, chiediamo una consulenza”. L’altra è sulle siringhe con le quali Attilio si sarebbe iniettato il mix di eroina e tranquillanti. La procura le ha fatte analizzare dopo otto anni, quando le impronte non erano più rilevabili. “Che significa? – si è domandato l’avvocato Repici – Che non ci sono mai state o che si sono cancellate nel tempo? La consulenza potrebbe rispondere a questa domanda. Anche se il pm si è detto disinteressato a chiarire questo aspetto”. Il legale della famiglia Manca ha parlato di “indagine segnata da gravissime anomalie e buchi neri”. “La speranza – ha sottolineato – è che il gip voglia colmare questi vuoti e cercare la verità, magari in tempi brevi”. L’udienza si è protratta per oltre cinque ore, tra gli interventi di Repici, del pm Renzo Petroselli e dei legali degli indagati. I difensori e il pubblico ministero hanno ribadito una linea comune secondo la quale non ci sono prove che gli indagati abbiano ceduto a Attilio l’eroina che lo ha ucciso il 12 febbraio 2004. Prove che la procura ritiene, invece, di avere a carico della donna romana Monica Mileti. Unica destinataria di una richiesta di rinvio a giudizio. Tra le altre richieste avanzate dalla famiglia Manca, l’acquisizione di una serie di documenti: l’intervista di Ugo Manca a Chi l’ha visto, la testimonianza del dottor Ronzoni sul mancinismo puro di Attilio, la relazioni dei carabinieri sugli incontri tra l’indagato Porcino e l’esecutore materiale dell’omicidio di Beppe Alfano e il decreto di condanna per falsa testimonianza di un conoscente di Attilio, che avrebbe dichiarato che l’urologo si drogava. In attesa che il gip sciolga la riserva restano aperti tutti gli interrogativi che ruotano attorno alla strana morte del giovane urologo. A partire dai segni delle due iniezioni rinvenuti sul braccio sinistro di Attilio, proprio lui che era mancino. Ma è anche l’eventuale coinvolgimento di Cosa Nostra nella sua morte una delle domande che tormenta la sua famiglia. Allo stato non è mai stata chiarita l’ipotesi del viaggio in Francia di Attilio Manca (di cui nessun collega era a conoscenza) tra la fine di ottobre e il mese di novembre del 2003. Una trasferta che coincide con il viaggio a Marsiglia di Bernardo Provenzano compiuto durante la sua latitanza per operarsi alla prostata. Per non parlare delle intercettazioni del boss mafioso Francesco Pastoia mentre racconta di un urologo siciliano che avrebbe visitato il capo di Cosa Nostra. Siamo di fronte a mere coincidenze? Allo stato non si sa se Attilio Manca sia stato o meno “utilizzato” da Cosa Nostra per visitare realmente Bernardo Provenzano. Nè tantomeno si può sapere se la sua eliminazione possa essere stata decisa successivamente per togliere di mezzo un testimone scomodo. Solo un vero e proprio processo lo potrà chiarire. di AMDuemila