LA TRATTATIVA STATO-MAFIA: ECCO I VERBALI CON LE CLAMOROSE RIVELAZIONI AI MAGISTRATI DELL'AVVOCATO-AMBASCIATORE SARO CATTAFI. LA GENESI DEI RAPPORTI CON IL GIUDICE DI MAGGIO E I COLLOQUI CON IL PM CANALI

canali CATTAFI Rosario Pio

CATTAFI (foto a dx): Durante un interrogatorio con il dott. Canali (a sx), quest’ultimo mi disse: “Come mai lei sta accusando Di Maggio?”

Tra le pieghe dei verbali che l’avvocato barcellonese Rosario Pio Cattafi ha riempito tra settembre e ottobre davanti ai magistrati di due procure, Messina e Palermo, ci sono tante altre “storie”. Eccole.
LA GENESI DEI RAPPORTI CON DI MAGGIO
– “I pm di Milano Di Maggio e Davigo emisero un mandato di cattura nel quale ero accusato, fra l’altro, di essere il cassiere della mafia. Il mandato fu notificato all’Autorità svizzera ed io fui arrestato il 17.05.1984 in Svizzera. Io da subito rappresentai la mia estraneità”. Cattafi verrà poi prosciolto dalle accuse. “All’ incirca nello stesso periodo, quando comunque già Di Maggio si stava convincendo della mia estraneità alla vicenda sulla vicenda del sequestro Agrati, costui mi chiese se ero disposto a rilasciare dichiarazioni sul conto di Cuscunà Salvatore detto “Turi Buatta” indicandolo come uomo di Santapaola. Nello specifico, ricordo che Epaminonda aveva fatto dichiarazioni contro il Cuscunà sostenendo che costui faceva parte della famiglia Santapaola e che lui stesso aveva venduto al Cuscunà alcuni chili di cocaina. Cuscunà negava tutto ciò ed affermava che Epaminonda lo accusava per malanimo nei suoi confronti. A questo punto intervennero le mie dichiarazioni rese al pm Di Maggio nell’ambito delle quali io confermai le frequentazioni fra Angelo Epaminonda e di Cuscunà così andando a riscontrare quanto riferito da Epaminonda… negli anni’89 ’90 io ero libero e vivevo a Milano in via…; in quel periodo si presentò un carabiniere e mi suonò a casa, procurandomi anche una certa ansia. Costui mi disse che il dottore Di Maggio mi aspettava presso la caserna dei Carabinieri in via Moscova… io mi recai presso la caserma dove incontrai il dott. Di Maggio, il quale era insieme al cap. dei Carabinieri Morini, del quale non ricordo il nome di battesimo. In quel frangente Di Maggio mi comunicò che aveva ricevuto una nomina presso l’Alto Commissariato Antimafia, ricordo che i soggetti incaricati erano in tre e che Di Maggio era uno dei vice. Sempre in quel frangente, Di Maggio mi disse: “so che lei ha contatti con personaggi di vario genere, con imprenditori, se lei sa qualcosa sul riciclaggio di denaro, io sono qui”. Non posso definirmi un informatore di Di Maggio ma semplicemente una persona che era entrata in buoni rapporti con costui e che dunque era disposta a fornirgli informazioni nel caso in cui ne fossi venuto a conoscenza”.
LO SCONTRO TRA PROCURE – Cattafi ha delineato uno scenario secondo cui in un determinato momento storico sarebbe stato spinto a fare dichiarazioni contro la Procura di Milano, ma rifiutò: “Di lì a poco l’avvocato Berni mi disse chiaramente che io ero stato arrestato dalla Procura di Firenze (per l’inchiesta sull’Autoparco di Milano, n.d.r.) con il preciso scopo di spingermi a rilasciare dichiarazioni accusatorie nei confronti di alcuni magistrati della Procura di Milano, e precisamente Di Maggio, Nobili, Di Pietro e Spadaro. In pratica era successo che il pentito Maimone, gestito dalla Procura di Milano, era stato portato a Firenze, dove era stato sentito dal Gico di questa città sulle vicende dell’Autoparco di Milano. In pratica il Gico di Firenze mosse un attacco alla Procura di Milano sostenendo che quest’ultimo ufficio aveva voluto proteggere l’autoparco. Questa vicenda uscì sui giornali e Maimone, interrogato dal Gico di Firenze, ebbe a confermare tale tesi, salvo poi ritrattare una volta tornato a Milano>.
CANALI E DI MAGGIO Quando Cattafi era detenuto a Sollicciano andarono ad interrogarlo “… in tempi diversi e separatamente il pm Giorgianni della Procura di Messina nell’ambito dell’indagine “Arzente Isola”, e poi il dott. Canali della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto, nell’ambito di una indagine per armamenti pesanti che aveva nel frattempo aperto presso il suo Ufficio in quel periodo. Durante uno di questi interrogatori che io sostenni con il dott. Canali, quest’ultimo mi dissè: “Come mai lei sta accusando Di Maggio?”… ricordo che si trattò di un colloquio personale tra me ed il Canali senza che vi fossero altre persone presenti. Ricordo altresì che ad un certo punto il dott. Canali chiamò al telefono il dottore Di Maggio e me 1o passò; io dissi a quest’ultimo che non avevo mai rilasciato alcuna dichiarazione sul suo conto”. Nel corso poi di un successivo colloquio telefonico dal carcere di Sollicciano con Di Maggio tra l’ottobre e il novembre del 1993 “… costui mi diceva di stare tranquillo di continuare a comportarmi correttamente nei suoi confronti, come del resto avevo fatto, e che lui era al corrente di tutte quelle manowe ai suoi danni. Ricordo che Di Maggio mi disse: “stai tranquillo, sappiamo tutto”. NUCCIO ANSELMO – GDS