Truffa e abuso su appalto da 1,7 milioni rinviato a giudizio il marito della Finocchiaro. Nell'udienza preliminare di stamattina il giudice Marina Rizza ha rinviato a giudizio il marito della senatrice e altri quattro indagati per una presunta truffa sull'appalto da 1,7 milioni per informatizzare il Pta di Giarre

25 ottobre 2012 Mondo News

CATANIA – Quattro rinvii a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulla procedura amministrativa che aveva portato, a Catania, all’affidamento senza gara dell’appalto per l’informatizzazione del Presidio territoriale di assistenza (Pta) di Giarre, assegnato alla Solsamb srl, società guidata da Melchiorre Fidelbo, marito della senatrice del Pd Anna Finocchiaro. Tra loro lo stesso Fidelbo, il manager dell’Asp etnea Antonio Scavone, l’ex direttore amministrativo dell’Azienda sanitaria provinciale di Catania Giuseppe Calaciura, e il direttore amministrativo dell’Asp Giovanni Puglisi. Non luogo a procedere per la responsabile del procedimento, Elisabetta Caponetto.

I quattro devono rispondere di abuso d’ufficio e di truffa su un appalto da 1,7 milioni di euro per l’informatizzazione del sistema ospedaliero affidato senza gara d’appalto alla società di Melchiorre Fidelbo. Il Gip ha accolto la richiesta del pubblico ministero Alessandro La Rosa, che aveva chiesto il rinvio a giudizio per Fidelbo e gli altri quattro indagati: Giuseppe Calaciura, attuale direttore del Parco dell’Etna, all’epoca dei fatti direttore amministrativo dell’Asp di Catania; Giovanni Puglisi, direttore amministrativo ed Elisabetta Caponetto, responsabile del procedimento. Quest’ultima è stata prosciolta.

A loro si è aggiunto all’inizio dell’estate, su richiesta dello stesso Gip Rizza che ne ha chiesto l’iscrizione nel registro degli indagati, anche Antonio Scavone, ex manager dell’Asp di Catania. Per tutti, i reati contestati sono abuso d’ufficio e truffa
aggravata. Oggi il pubblico ministero ha ripercorso le tappe che hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio. Un appalto da 1,7 milioni di euro per l’informatizzazione del Presidio territoriale giarrese assegnato dall’Asp di Catania alla società Solsamb, di proprietà di Fidelbo, senza nessuna gara d’appalto e quindi non considerando il divieto di affidare incarichi esterni senza bando di evidenza pubblica. Secondo l’accusa Fidelbo avrebbe fatto pressioni sui dirigenti dell’Asp.

Un ruolo importante, in tal senso, avrebbe assunto sull’asse Catania-Palermo anche Scavone, che avrebbe favorito con alcune delibere l’affidamento dell’appalto alla Solsamb. “Non esiste né la truffa, né l’abuso d’ufficio – ha sostenuto Carmelo Galati, legale di Scavone – perché l’impostazione accusatoria manca dei presupposti di legge. Quale sarebbe la norma violata? Non c’è stato un rapporto diretto tra l’azienda e la Regione, ma tra lo Stato e la Regione”. La sentenza del giudice Rizza, lo stesso che a giugno ha chiesto al pm l’imputazione per Scalone e l’aggravamento del capo di accusa, è attesa a breve. di SALVO CATALANO