Ponte Messina: Zamberletti, ora puntiamo sui capitali cinesi. Idv, scelta Governo rinvio due anni e' scellerata. Sinistra accusa Crocetta di vaghezza

Roma, 01 nov – Passa per i capitali cinesi la possibilita’ di realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina. “C’e’ un interesse accertato” non solo del fondo sovrano China Investment Corporation, ma anche di imprese di costruzione e fornitura cinesi e, in questa prospettiva, la finestra di due anni aperta dal Governo Monti sullo Stretto per la eventuale realizzazione del Ponte viene salutata come una “opportunita’” da Giuseppe Zamberletti, presidente della societa’ pubblica concessionaria per l’opera. In una intervista a “Il Sole 24 Ore Radiocor” all’indomani del pronunciamento governativo, Zamberletti – papa’ della protezione civile in Italia ed ex ministro – fa il punto sulle due richieste formulate da Palazzo Chigi. La prima riguarda la verifica della fattibilita’ tecnica e qui, sottolinea Zamberletti, “c’e’ gia’ il progetto definitivo, approvato dalla nostra societa’. Il Cipe ha approvato il progetto preliminare, ora e’ chiamato a esprimersi su quello finale. Su questo sono tranquillo, perche’ il Cipe puo’ decidere anche rapidamente”. La seconda verifica chiesta dal Governo riguarda il piano finanziario, tenendo conto che l’opera non rientra fra quelle che l’Unione europea ha deciso di cofinanziare. “Per la fattibilita’ sotto il profilo delle risorse da reperire su un mercato inquieto si vuole avere il tempo necessario per utilizzare tutte le possibilita’ offerte dal mercato finanziario non solo nazionale ed europeo, ma soprattutto extra europeo. Sono fiducioso – dice Zamberletti – anche perche’ questa e’ un’opera strategica che non puo’ non richiamare l’attenzione internazionale. Ci sono stati contatti e iniziative che tendono a valutare la disponibilita’ accertata dei cinesi, per verificarne la concretezza”. Contatti politici (dell’interesse di China Investment Corporation parlo’ gia’ nel settembre 2011 l’allora ministro Altero Matteoli) e “soprattutto tecnici, condotti dalla nostra societa’. Parliamo di capitali cinesi che riguardano non solo il fondo sovrano, ma anche grandi imprese di costruzioni cinesi”. Ma non c’e’ conflitto con gli interessi del general contractor Eurolink guidato da Impregilo? “No, penso che si possano mettere insieme interessi convergenti, industriali e finanziari, perche’, ad esempio, ci sono anche problemi di forniture di acciaio. Il Ponte non e’ in cemento armato…”, risponde il presidente della Stretto di Messina”. Alla fine quanto pensa che verra’ a costare allo Stato? “L’obiettivo e’ quasi nulla a carico del pubblico”. Il ponte postula il project financing, con la remunerazione che verra’ dallo sfruttamento dell’opera. “E poi c’e’ anche l’opzione di cedere una quota di equity della societa’, anche prima di avviare i lavori. Per far questo – avverte Zamberletti -occorre una modifica della legge che impone il capitale pubblico nella Stretto di Messina”, di cui Anas detiene il pacchetto di controllo (81,8%), Rfi (Fs) il 13%, e le Regioni Calabria e Siciliana il 2,6% ciascuna. Quale e’ il prezzo del Ponte? “La cifra complessiva dell’intero progetto supera i sei miliardi, ma vi sono comprese opere a terra che possono essere realizzate o meno. Ad esempio, la metropolitana dello Stretto. Se si tagliano opere accessorie, la cifra si riduce a livelli paragonabili alla Pedemontana Lombarda, che costa poco piu’ di 4 miliardi. Ma mi lasci dire un’ultima cosa: dopo la grande crisi, nel 1933 la prima opera avviata alla realizzazione negli Stati Uniti fu il Golden Gate Bridge di San Francisco. Fu anche il segnale, oltre che un’azione concreta, della grande ripresa americana per uscire dalla crisi. Oggi non credo che una politica della crescita possa avvenire contando, in questo momento, solo sui capitali pubblici nazionali e, a questo punto e’ anche difficile contare molto sui capitali europei. L’Italia si trova un po’ come quando, nel 1946, senza il concorso di capitali extra europei non sarebbe ripartita. Il ritmo di sviluppo cinese e’ in un rallentamento non causale, perche’ il mercato europeo, che era trainante per la loro crescita, viene a mancare. Quindi, si tratta di interessi geostrategici convergenti. Infine: la diffidenza a realizzare le opere nel Mezzogiorno e’ profonda, ma e’ altrettanto sbagliata. Dobbiamo ricollocare il Mezzogiorno nel sistema dei trasporti europei, non possiamo lasciare che le ferrovie finiscano a Napoli”. Giovanni Bracco – (RADIOCOR)

Ponte Messina: Idv, scelta Governo rinvio due anni e’ scellerata
Roma, 01 nov – “Scellerata. Solo cosi’ si puo’ definire la scelta del Governo di rinviare di due anni la decisione sulla fattibilita’ del Ponte di Messina”. A dichiararlo in una nota il capogruppo Idv in commissione Lavori pubblici al Senato, Gianpiero De Toni, che aggiunge: “Mentre il Paese e’ strozzato dalla crisi, mentre, secondo gli ultimi dati della Cgia di Mestre, piu’ di 1.000 imprese al giorno sono state costrette a chiudere nei primi 9 mesi del 2012, il Governo continua a buttare soldi pubblici in opere che, oltre ad essere inutili, non vedranno mai la luce”. Secondo De Toni, “Monti e i suoi tecnici non mettono fine a questa agonia di sperpero di denaro dello Stato, mentre le vere infrastrutture che servono al Sud restano solo sogni mai realizzati, forse nemmeno pensati”. Il senatore Idv di riferisce, in particolare, “ai trasporti locali, alle opere ferroviarie in Sicilia, per fare un esempio, alla Salerno – Reggio Calabria”. E conclude: “Cosa aspettano? L’unica risposta che mi viene in mente e’ che a Monti e ai suoi tecnici, espressione di conflitti di interessi imperanti, importi solo favorire le grandi lobbies e qualcuno della strana maggioranza a cui il progetto del Ponte ha sempre fatto gola”.

Sinistra accusa Crocetta di vaghezza.
Tra 24 mesi Monti deciderà la sorte del Ponte di Messina. E il governo regionale? Quanto al neopresidente della regione siciliana, almeno nella propaganda si differenzi da Lombardo senza ritirar fuori la consueta stupidaggine del referendum dei siciliani sul gradimento del Ponte sullo Stretto”. Così dichiara il coordinatore della segreteria nazionale dei Comunisti Italiani, Orazio Licandro, appresa la notizia della decisione del Consiglio dei Ministri “di prorogare, per un periodo complessivo di circa 2 anni, i termini per l’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina al fine di verificarne la fattibilità tecnica e la sussistenza delle effettive condizioni di bancabilità”. “Le famiglie- prosegue Licandro – ormai non arrivano alla seconda settimana del mese e questi signori perdono tempo in Consiglio dei Ministri a valutare la fattibilità o meno del Ponte. Questi soloni spieghino agli italiani cosa significa prorogare ancora per due anni la decisione sulla verifica della fattibilità tecnica del Ponte se non continuare a sperperare inutilmente risorse pubbliche a favore di privati. In realtà – conclude Licandro – continua a perpetrarsi uno scandalo senza confini e senza tempo, sempre ai danni dei cittadini”. In merito alla decisione assunta dal CdM, il premier Monti spiega: “Tale decisione è motivata dalla necessità di contenimento della spesa pubblica, vista anche la sfavorevole congiuntura economica internazionale, ed è in linea con la proposta della Commissione europea dell’ottobre 2011 di non includere più questo progetto nelle linee strategiche sui corridoi trans-europei. Solo tali opere, infatti, possono godere del co-finanziamento comunitario. Qualora in questo periodo di tempo non si giungesse a una soluzione tecnico-finanziaria sostenibile, scatterà la revoca ex lege dell’efficacia di tutti i contratti in corso tra la concessionaria Stretto di Messina spa e il contraente generale, con il pagamento delle sole spese effettuate e con una maggiorazione limitata al 10%. Questa nuova procedura dovrà essere accettata dal contraente generale tramite la sottoscrizione di un atto aggiuntivo al contratto vigente. In ogni caso, durante il periodo di proroga, previa deliberazione del Cipe, potranno comunque essere assicurati sui territori interessati interventi infrastrutturali immediatamente cantierabili, a patto che presentino una funzionalità autonoma e siano già compresi nel progetto generale”.