MESSINA, 'ORO GRIGIO'. STORIA DI UN PROCESSO: ECCO LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA CON LA QUALE SONO STATI CONDANNATI L'EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE BONANNO E L'AVVOCATO FORTINO. PRIMA PARTE

5 novembre 2012 Inchieste/Giudiziaria

bonanno

L’EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE  DI MESSINA UMBERTO BONANNO – FOTO DI ENRICO DI GIACOMO

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con decreto del 30.07.07 il G.I.P. presso il Tribunale di Messina ha disposto il giudizio nei confronti di Bonanno Umberto, Ponzio Antonino, Fortino Giuseppe, Arlotta Giovanni, Arlotta Salvatore, Magazzù Giovanni, Magazzù Santi e Smidile Antonino per i reati compiutamente descritti in epigrafe. Il Gip il 31.07.07 ha disposto poi la citazione quale responsabile civile, per i fatti illeciti ascritti all’imputato Ponzio, il Comune di Messina, su istanza di Arena Giuseppe costituitosi parte civile all’udienza preliminare (insieme al Comune stesso, al WWF ed a Rinaldi Pietro Antonello). All’udienza del 19.06.08 è stato riunito al procedimento principale n. 1716/07 quello n.2223/07 RGT a carico di Liggio Rosa, Giacalone Giuseppe e Capitti Cesare Antonino, rinviati a giudizio con decreto del 30.10.07 (nei confronti dei quali si sono costituiti all’udienza preliminare parti civili il Comune di Messina, il WWF, Rinaldi Antonello Pietro ed Arena Giuseppe cui si sono aggiunte all’udienza dibattimentale del 6.12.07 altre persone danneggiate ed è intervenuto quale responsabile civile l’Assessorato al Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia). Il 15.11.07 si sono costituite altre parti civili, analogamente il 19.02.08 allorchè il Tribunale ha ammesso, nonostante l’opposizione dei difensori degli imputati, Vento Raffaella. Sempre il 19.02.08 i difensori degli imputati hanno sollevato varie eccezioni processuali che il Tribunale ha deciso con ordinanza allegata al verbale dell’udienza del 19.06.08. Sempre all’udienza del 19.06.08 il Tribunale ha ammesso le prove chieste dalle parti nei termini indicati nel verbale ed alla successiva ha sentito il teste Anzalone nonché acquisito la documentazione prodotta dal P.M. Il 25.09.08 ha proseguito l’istruttoria con l’esame dei testi a carico: Smiroldo e Bonfiglio di cui sono state acquisite le annotazioni di servizio. Il 21.11.08 i difensori degli imputati hanno eccepito l’inutilizzabilità delle intercettazioni, su cui il Tribunale si è pronunziato con ordinanza allegata al verbale di udienza del 18.12.08. Il 20.02.09 è stato escusso il teste Anzalone ed acquiste alcune annotazioni di servizio, nonché revocato l’esame di coloro che hanno redatto queste ultime. All’udienza del 15.05.09 sono stati sentiti Caruso Pasqualino e Caruso Giacoma nonché acquisite su accordo delle parti le sit rese in fase di indagine da Caruso Giacoma, Concetta e Francesca. Il 16.07.09 è stato escusso D’Andrea Giuseppe ed il 20.10.09 Marino Orazio. Il 26.11.09 è stato esaminato Giuliano Antonino che è stato controesaminato il 12.10.10. Il 24.02.11 è stato sentito M. Minutoli, la cui escussione è proseguita il 19.04.11; in tale udienza è stata sentita anche Giordano Anna nonché acquisiti i documenti indicati dalle parti. Il 31.01.12 è stato escusso Gierotto Antonino, nonché il consulente di parte civile Pidalà (di cui è stata acquisita consulenza) ed acquisita la documentazione prodotta dal P.M. Il 29.02.12 è stato sentito il consulente Vernaci (ed acquisita la relazione) nonché escussi i testi Parlato e Casparello. Il 28.03.12 è stato nuovamente sentito Gierotto; poi sono stati escussi i testi Sinagra, De Blasi e Burrascano. Il 4.05.12 è stato sentito il consulente Borzì, nonché i testi Ziino, Libetti Giovinazzi e Minutoli Angelo. All’udienza del 16.05.12 è stato sentito il consulente Fazio (e sono stati acquisiti i documenti sottoposti in visione allo stesso) il consulente Trombino (la cui relazione è stata acquisita) nonché escussi testi G. Caminiti e Franchina Giovanni ed acquisita nota del Genio Civile prodotta dal difensore di Bonanno il quale si è poi sottoposto ad esame. All’udienza dell’8.06.12 è stato controesaminato Bonanno e sono stati acquisiti il verbale di interrogatorio dello stesso nonché altra documentazione prodotta dall’avv. Ricevuto nonché gli atti prodotti dal P.M. all’udienza del 16.05.12; nella stessa sede il P.M. ha prodotto i verbali di interrogatorio resi dagli altri imputati, di cui aveva chiesto l’esame e che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Quindi il P.M. ha precisato i capi di imputazione nei termini indicati nel verbale ed il Tribunale ha rigettato la richiesta dei difensori di concessione del termine a difesa per le ragioni esposte nell’ordinanza letta in udienza. Il 29.06.12 gli imputati Liggio e Capitti hanno reso spontanee dichiarazioni; quindi il P.M. ha prodotto la sentenza di condanna di Lo Duca + altri al solo fine di dimostrare l’attendibilità di Giuliano Antonino e i difensori degli imputati altre sentenze e decreti per provare il contrario. La Pubblica Accusa ha infine rassegnato le proprie conclusioni, analogamente alcune parti civili. All’udienza dell’11.07.12 hanno discusso le restanti parti civili nonché alcuni difensori; i restanti hanno rassegnato le proprie conclusioni alle udienze del 18 e del 19.07.12. Quindi il Tribunale ha dichiarato utilizzabili tutti gli atti acquisiti ed assunti a dibattimento ed ha pronunciato la presente sentenza dando pubblica lettura del dispositivo.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Oggetto di cognizione del presente processo è la condotta di associazione a delinquere finalizzata a consumare una serie indeterminata di delitti di falso, corruzione ecc. contestata a Fortino Giuseppe, Bonanno Umberto e Ponzio Antonino, nonché la corruzione ed il reato di lottizzazione abusiva dagli stessi asseritamente compiuta. A Bonanno e Fortino sono ascritte inoltre due ipotesi di falso ideologico in atto pubblico, una delle quali è stata contestata anche ai funzionari regionali Liggio Rosa Anna, Capitti Cesare Antonino e Giacalone Giuseppe che la pubblica accusa ha ritenuto concorrenti con gli altri imputati altresì nella contravvenzione edilizia. Magazzù Giovanni, Magazzù Santi, Arlotta Giovanni, Arlotta Salvatore e Smidile Antonino sono stati rinviati a giudizio in quanto ritenuti corruttori, per il tramite di Fortino, dei pubblici ufficiali Ponzio e Bonanno e per aver realizzato in concorso con gli stessi la lottizzazione abusiva. Prima di procedere all’analisi del materiale probatorio ed a trarre le conclusioni nel merito in ordine alla sussistenza o meno della responsabilità penale degli imputati per i reati rispettivamente ascritti, occorre esaminare le questioni preliminari e le eccezioni processuali sollevate dalle parti nel corso del processo e decidere sulle stesse. E’ da premettere che su alcune il Tribunale si è già pronunciato con le ordinanze lette in udienza ed allegate ai rispettivi verbali del 19.06.08 e del 21.11.08 cui si rinvia salve le seguenti precisazioni. Con precipuo riferimento all’eccezione di incompetenza territoriale (già rigettata dal Tribunale il 19.06.08) quanto prodotto dalla difesa di Ponzio in fase di discussione non modifica le conclusioni rassegnate. La sentenza prodotta del Tribunale di Reggio Calabria, che ha giudicato Caudo Michele rinviato a giudizio per aver rivelato a Minutoli Manlio l’esistenza di indagini a carico di quest’ultimo, aiutandolo conseguentemente ad eluderle, riguarda un’ipotesi diversa da quella oggetto del presente processo. Il Caudo infatti ha appreso la notizia riservata dall’allora Procuratore aggiunto in servizio presso la Procura di Messina G. Siciliano e l’ha rivelata al Minutoli rendendosi responsabile dei reati di cui agli artt. 326 e 378 c.p.; avendo quindi il Caudo concorso nel reato di cui all’art 326 c.p. con un magistrato del distretto di Messina, la competenza a conoscere della posizione di ambo per connessione ai sensi dell’art 12 n. 1 c.p.p non poteva che essere quella del Tribunale di Reggio Calabria ai sensi dell’art 11 c.p.p.. Nel caso di specie invece non ricorre alcuna connessione fra i reati ascritti agli odierni imputati (falso, corruzione, associazione a delinquere e lottizzazione abusiva) e quello contestato al magistrato G. Siciliano (rivelazione di segreti d’ufficio). Non ricorre infatti né una ipotesi di concorso di più persone nel reato o di produzione dell’evento con condotte indipendenti (lett. a dell’art 12 c.p.p.), essendo diversi ed indipendenti i reati ascritti agli odierni imputati ed al magistrato la cui posizione è stata stralciata, né è configurabile il reato continuato o la connessione teleologica; per ritenere la sussistenza di quest’ultima, dei reati per cui si procede gli uni devono essere stati commessi per eseguire od occultare gli altri e il reato fine deve essere stato realizzato dalla stessa persona o dalle stesse persone che hanno commesso il reato-mezzo. Nel caso de quo, difetta la coincidenza soggettiva da ultimo menzionata, nè può sostenersi che la rivelazione di segreti d’ufficio sia stata commessa per eseguire o per occultare i reati edilizi, associativo, i falsi o la corruzione (avendo avuto, come detto, il solo fine di favorire il Minutoli). E’ sicuramente infondata e quindi da rigettare l’eccezione, sollevata da tutti i difensori degli imputati per la prima volta in sede di discussione, di nullità della perizia con cui è stata disposta la trascrizione delle conversazioni telefoniche e ambientali intercettate da parte del Gip in epoca successiva all’adozione del decreto che dispone il giudizio. I legali degli imputati hanno richiamato, a sostegno del proprio assunto il seguente principio affermato dalla Corte di Cassazione: “Il giudice per le indagini preliminari, una volta pronunciato il decreto che dispone il giudizio, perde la propria competenza funzionale in ordine ad atti che non siano quelli urgenti attinenti alla libertà personale dell’imputato. Ne consegue che ove detti atti siano comunque compiuti essi risultano affetti da nullità assoluta rilevabile anche d’ufficio, in ogni stato e grado del giudizio ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 178, comma 1, lett. a) e 179, comma 1, c.p.p”. La Suprema Corte ha dichiarato in particolare l’incompetenza funzionale del giudice per le indagini preliminari che dopo aver emesso il decreto che dispone il giudizio ha ammesso una perizia per trascrivere le registrazioni magnetiche di intercettazioni telefoniche o ambientali (Cassazione penale sez. IV, 01 dicembre 2009 n. 3347). Questo collegio non condivide la decisione della Suprema Corte per più ordini di ragioni: 1) le cause di nullità sono tassative e tipizzate e fra le stesse non è contemplata quella in esame, 2) l’eccezione de qua non rientra tra quelle che pregiudicano i diritti di difesa perché l’acquisizione delle conversazioni, l’eventuale stralcio di parte delle stesse e la perizia avvengono nel contraddittorio fra le parti; 3)non può poi ritenersi incapace, ai sensi dell’art. 178 lett. a) c.p.p. il Gup, il quale ha ancora la disponibilità degli atti, che ammette la perizia quando ha già adottato il decreto che dispone il giudizio. La stessa Cassazione peraltro in più occasioni ha affermato che di incapacità si può parlare solo in caso di mancanza dei requisiti occorrenti per l’esercizio delle funzioni giurisdizionali (come nel caso di magistrato in quiescenza) e non anche in relazione al difetto delle condizioni specifiche per l’esercizio di tale funzione in un determinato procedimento; quindi solo in caso di stravolgimento dei principi e canoni essenziali dell’ordinamento giudiziario, ipotesi questa non ricorrente nel caso di specie (In applicazione di tale principio la Cassazione ad esempio non ha ritenuto nulle le pronunzie adottate quale giudice dell’udienza preliminare da parte di magistrati che non avessero il requisito del pregresso esercizio delle funzioni di giudice del dibattimento per almeno un biennio, prescritto dall’art. 7 bis dell’ordinamento giudiziario, o le ordinanze pronunziate dal Tribunale del Riesame composto da giudici onorari o ancora le decisioni prese dai giudici onorari in materie estranee alla loro competenza fissata dall’art 43 bis dell’ordinamento giudiziario). Questo collegio poi condivide la posizione assunta da una parte della giurisprudenza di merito (vedasi pronunzia del Tribunale di Roma del 10.04.12 che ha sollevato innanzi alla Corte Costituzionale questione di legittimità censurando la disciplina in materia di intercettazione nella parte in cui non riconosce la competenza non solo funzionale ma anche esclusiva del Giudice per le Indagini Preliminari a provvedere, con le forme ed i limiti di cui agli all’art.268, commi 6 e 7, del codice di procedura penale, alla trascrizione ed alla stampa di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni. In particolare il Tribunale di Roma ha sottolineato che solo riconoscendo in via esclusiva al Gip il potere di far trascrivere o meno le intercettazioni richieste si garantirebbe la segretezza di tutte quelle comunicazioni dell’imputato che non siano rilevanti ai fini del relativo processo,nonché la segretezza delle comunicazioni non pertinenti a quel processo che terzi, allo stesso estranei hanno intrattenuto. In linea con tali esigenze il codice di procedura penale, ha previsto l’iter procedimentale di cui all’articolo 268 del codice di procedura penale, compreso in un’area estranea al dibattimento ed alla sua pubblicità. Tale iter affida, infatti, alla competenza funzionale d
el Giudice per le indagini preliminari la prerogativa di individuare, in un riservato contraddittorio, tra le comunicazioni captate, quelle sole che, oltre ad essere indicate dalle parti, siano anche non manifestamente irrilevanti, consentendo solo alle relative trascrizioni pertinenti ai fini del decidere l’accesso al dibattimento per il tramite del fascicolo del giudice. La espressa previsione del codice consente, così, e senza pregiudizio per il contraddittorio, di traslare in pubblico dibattimento esclusivamente i contenuti delle comunicazioni già indicate dalle parti e già ritenute dal Giudice per le Indagini Preliminari non manifestamente irrilevanti. Nel momento però in cui si consente di procedere alla perizia per la trascrizione in dibattimento si vanificano le esigenze che l’iter di cui detto assicura in quanto si rendono pubbliche anche conversazioni irrilevanti sul piano penale, ma altamente lesive della dignità umana. La Corte Costituzionale non si è pronunziata ancora ma la circostanza che sia stata investita della questione mostra come la giurisprudenza di merito si sta orientando in senso diametralmente opposto rispetto alla Cassazione, ritenendo addirittura incapace il Giudice del dibattimento. Ma a prescindere dalle superiori considerazioni va rilevato che nell’ipotesi de qua il Gip ha disposto perizia nel corso dell’udienza preliminare prima cioè di adottare il decreto che dispone il giudizio, soltanto il giuramento del perito e l’attività materiale di trascrizione cioè la trasposizione su carta delle conversazioni registrate è avvenuta dopo. Se così è non sarebbe neppure applicabile il principio affermato dalla Cassazione che non può che valere per l’ipotesi in cui l’ammissione della perizia è avvenuta da parte del Gip a seguito del rinvio a giudizio. Non vi è ragione alcuna per ritenere, invece, incompetente il Gip che ha effettuato la valutazione in ordine all’ammissione della prova rinviando al prosieguo solo l’attività esecutiva da parte del perito.Quanto alla contestata violazione delle disposizioni relative alla modifica dell’imputazione ed in particolare alla mancata notifica del verbale di udienza che la contiene agli imputati contumaci ed assenti nonché al riconoscimento del termine a difesa alle parti richiedenti, questo Tribunale ritiene opportuno affrontare la questione successivamente allorchè procederà ad analizzare il reato di corruzione ed in particolare la possibilità di configurarlo nella prospettazione originaria della Pubblica Accusa.