MESSINA. ‘ORO GRIGIO’, STORIA DI UN PROCESSO: ECCO LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA CON LA QUALE SONO STATI CONDANNATI L’EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE BONANNO E L’AVVOCATO FORTINO. SECONDA PARTE

5 novembre 2012 Inchieste/Giudiziaria

BONANNO

L’EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE UMBERTO BONANNO – FOTO: ENRICO DI GIACOMO

I reati di falso- capi B e C

Passando al merito, questo Collegio ritiene responsabili gli imputati del reato contestato al capo C) mentre è dell’avviso che non sussista il falso di cui al capo B) per le ragioni che verranno di seguito illustrate. Per comprenderne le ragioni occorre passare in rassegna tutti i documenti prodotti dalle parti concernenti l’iter amministrativo che ha condotto al rilascio della concessione edilizia n. 36/06 per la realizzazione di un complesso residenziale, costituito da 8 corpi di fabbrica pluripiano in Messina, località Torrente Trapani, su un’area di proprietà dei germani Caruso (in particolare quelli depositati dall’ufficio di procura all’udienza del 20.06.08, di cui all’indice in atti). Il primo atto di interesse è costituito dalla “Rielaborazione Totale della Variante Generale al P.R.G. della Città di Messina”, adottata con delibera 29/c/1998 del 6.4.1998 dal Comune di Messina che ha lasciato fuori dalle zone ad alta vocazione edilizia il terreno di proprietà dei germani Caruso, sito sul Torrente Trapani, qualificando tale area come ricadente in parte in zona “C1b” e in parte in zona “E1”, con una bassa densità edilizia, pari a 1,5 mc/mq. A seguito della pubblicazione di tale delibera sono state presentate da parte dei soggetti interessati in totale ben 776 osservazioni fra le quali, per quanto rileva in questa sede, quella pervenuta presso la Ripartizione Urbanistica del Comune di Messina in data 23.3.1999 che ha assunto il numero 231 del libro protocollo delle osservazioni. Caruso Giacoma e Caruso Concetta, elettivamente domiciliate presso lo studio dell’Avv. Giuseppe Fortino, con tale osservazione hanno chiesto che il terreno di loro proprietà fosse qualificato come “zona B di completamento” (con indice di edificabilità 5mc/mq), anziché come zona di espansione “C1b”, come previsto nella variante generale. L’Ufficio Tecnico Comunale che ha proceduto alla istruttoria tecnica delle singole osservazioni/opposizioni ha ritenuto tale osservazione “non meritevole di accoglimento”; di seguito si riporta il contenuto della relativa scheda tecnica:

“OSSERVAZIONE n. 231;

TAVOLA 19;

NOME: Caruso Giacoma ed altri;

relativa a: C1B – E1.

CLASSIFICAZIONE: 1.5: Modifiche che riguardano zone omogenee “A” – “B” per parti di territorio che non possiedono i requisiti di cui al D.M. 1444/68 e/o che presentano caratteristiche non conformi alle specifiche della zona omogenea richiesta.

SINTESI: da zona C1b ed E1 a zona B4c.

ISTRUTTORIA:

PREMESSO che il terreno interessato dall’osservazione è libero da edificazione e non presenta le caratteristiche di zona “B”;

CONSIDERATO che l’individuazione delle zone è “C” ed il loro dimensionamento rispetto ai fabbisogni stimati già effettuati mediante l’adozione dello strumento urbanistico, con la quale si è conclusa la fase delle scelte strategiche; per quanto sopra premesso e considerato, l’osservazione può non ritenersi meritevole di accoglimento”.

La III Commissione Consiliare (Urbanistica ed Edilizia) del Comune di Messina, nella seduta dell’1.7.2000, ha respinto l’osservazione. Nonostante i pareri contrari espressi dall’U.T.C. e dalla III Commissione Consiliare, il Consiglio Comunale, con delibera n°45/c/2000 dell’ 8.8.2000 (avente ad oggetto “Rielaborazione totale della Variante Generale al P.R.G. della città di Messina – Deduzioni sulle Osservazioni ed Opposizioni), ha approvato l’osservazione n. 231 con 12 voti favorevoli, 6 contrari e 3 astenuti. E’ significativa dell’atteggiamento assunto sin dall’inizio dal consigliere comunale Umberto Bonanno la circostanza che costui è stato l’unico ad intervenire per illustrare le ragioni del voto favorevole espresso per l’accoglimento dell’opposizione 231. Il Consiglio Comunale successivamente, con delibera n°65/c/2000 del 18.9.2000 (adottata ai sensi della legge regionale n. 71/1978), ha contro dedotto in via generale a tutte le osservazioni e/o opposizioni presentate dai cittadini avverso il nuovo strumento urbanistico, recependo il contenuto delle precedenti delibere aventi specifico oggetto, fra cui anche la n. 45/c dell’8.8.2000 ed ha così accolto in maniera definitiva l’opposizione presentata dai fratelli Caruso. Proprio dopo tale determinazione comunale l’arch. D’Andrea Giuseppe, in qualità di rappresentante della società D’ANDREA Giuseppe Costruzioni s.r.l., con sede in Messina, V.le Regina Margherita n°69, ha stipulato, in data 31.07.2001, un preliminare di permuta, con i fratelli Caruso, per la realizzazione di un complesso abitativo sui terreni ubicati sul Torrente Trapani, di cui si parlerà in maniera più approfondita nel prosieguo. Il nuovo P.R.G. ha proseguito il suo iter approdando presso la Regione Siciliana. L’Unita Operativa 4.1/D.R.U. (Dipartimento Regionale Urbanistica), organo tecnico dell’A.R.T.A. (Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente), con nota n. prot. 899 del 12.12.2001, ha trasmesso al C.R.U. (Consiglio Regionale per l’Urbanistica) tutti gli atti relativi al P.R.G., così come approvato dal Consiglio Comunale di Messina, unitamente alle osservazione ed opposizioni presentate, alle relative controdeduzioni e alla proposta di parere n. 27, affinché il C.R.U. esprimesse il suo voto, ai sensi dell’art. 58 della Legge Regionale n. 71/1978. Il C.R.U. con il voto n. 552 del 17.1.2002 ha manifestato il suo parere su tutte le questioni tecniche e giuridiche affrontate nel nuovo P.R.G., comprese le osservazione ed opposizioni presentate. In particolare tale organo si è espresso sulla questione della individuazione delle zone di espansione residenziale pubblica e privata fatta dall’amministrazione comunale ed ha detto testualmente “ in linea generale si condividono le aree prescelte per la localizzazione dell’edilizia residenziale pubblica…. L’edilizia privata viene localizzata nelle zone B4, articolate in 5 sottozone, nelle zone C1, articolate in 3 sottozone e nelle zone C3…l’individuazione delle suddette zone viene pertanto ritenuta ammissibile…” (pag 10 del parere). Contestualmente però il CRU ha formulato delle eccezioni; sempre a pag 10 si legge “l’individuazione delle suddette zone viene pertanto ritenuta ammissibile ad eccezione di quelle per le quali il Genio Civile ha evidenziato problemi di natura geomorfologica..in dette zone sono consentiti esclusivamente interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, risanamento conservativo e restauro senza aumento di volumetria”. Quindi il Consiglio Regionale ha approvato la scelta del Comune di localizzare in certe zone tanto B quanto C1 gli insediamenti di edilizia residenziale, ma ha fatto eccezione per le aree indicate nelle tavole 18 e 19 per le motivazioni espresse dal genio civile con parere del 20.04.01 n. 10278; in quest’ultimo (prodotto dalla difesa Bonanno all’udienza del 16.05.12) l’ufficio del Genio Civile, verificata la generale compatibilità fra gli emendamenti inseriti nella proposta variante generale al PRG (adottata con delibera n. 29/C del 6.04.98) e le condizioni geomorfologiche delle aree interessate dagli stessi, aveva formulato delle eccezioni fra l’altro con riguardo alla tavola 19 (località Torrente Trapani) -emendamento n. 6 da zona E1 (verde agricolo) a zona C1D (di espansione di tipo rado)- per quella parte del territorio ricadente in aree con configurazione “a terrazzo” ove inibiva qualsivoglia edificazione. Con riferimento poi alle specifiche osservazioni mosse dagli interessati, il CRU ha statuito in ordine alla “Tavola 19” così: “Osservazione n. 6, 7, 51, 56, 91, 156, 160 integrata settembre 1999, 211, 224, 235, 239, 285, 353, 393, 394, 575, 603, 317, 412, 685: si accolgono in conformità quanto espresso dall’Ufficio Tecnico Comunale; osservazione n. 45, 119, 144, 145, 159, 196, 231 integrata giugno 2000, 273, 274, 425, 471, 495, 517, 523, 602, 610, 665: non si accolgono, in conformità a quanto espresso dall’Ufficio Tecnico Comunale”. Il CRU quindi si è pronunziato espressamente sull’osservazione n. 231 non accogliendola. Con successiva nota, a firma di due dei tre funzionari regionali imputati, Capitti e Giacalone, nelle rispettive qualità di dirigente dell’U.O.4.1 e di dirigente del servizio 4, il Dipartimento regionale dell’urbanistica ha trasmesso il voto n. 552 al sindaco, al presidente del consiglio ed al segretario del Comune di Messina; nella nota si legge “ il sopracitato voto del CRU è in toto dallo scrivente condiviso”. Quindi i sottoscrittori della nota prendendo atto della posizione assunta dal Cru ne hanno condiviso il parere e, per quanto ivi interessa, il deliberato rigetto dell’osservazione 231. I germani Caruso, a mezzo dell’avv. Giuseppe Fortino, in data 8.4.2002, hanno presentato presso il Dipartimento Politica del Territorio di Messina, un’ ulteriore istanza, protocollata n. 2/2408, con cui hanno chiesto che l’Ufficio Tecnico modificasse il precedente parere negativo espresso sulla opposizione n.231, riproponendo le medesime argomentazioni già contenute nella osservazione n. 231 (ed allegando la stessa relazione geologica a firma di Bruno Copat, già presentata in occasione della proposizione dell’ osservazione). Il Consiglio Comunale di Messina, con deliberazione consiliare 9/C del 18.4.2002 (“Rielaborazione Totale della Variante Generale al P.R.G. della Città di Messina. Controdeduzioni ai sensi dell’art. 4 Legge Regionale n. 71/1978”) ha formulato le controdeduzioni al voto C.R.U. Subito prima il Dipartimento Politica del Territorio del Comune di Messina, diretto dall’arch. Manlio Minutoli, ai sensi dell’art. 4 L.R. 71/1978, aveva redatto apposita istruttoria-relazione tecnica di controdeduzione al voto n. 552 del C.R.U.; in particolare ai punti 16 e 18 della relazione sottolineava che i rilievi del genio civile, fatti propri dal CRU, riguardavano solo alcune parti delle aree individuate per l’espansione residenziale, e non tutte quelle delle tavole 18 e 19 (diversamente da quanto sostenuto dal CRU) ed in particolare quelle terrazzate per le quali unicamente era inibita in toto l’edificazione. Il Dipartimento non si è espresso però sull’osservazione n. 231 proposta dai Caruso e decisa dal C.R.U., come si è visto in senso negativo; anzi nella relazione tecnica ha scritto: “A far data dal 26.2.2002 e fino al 9.4.2002 sono pervenute al Dipartimento Politiche del Territorio n. 10 integrazioni alle osservazioni/opposizioni- fra le quali veniva menzionata l’integrazione alla opposizione presentata dai Caruso in data 8.4.2002); prendendo atto, oggi, delle sopra dette ulteriori note pervenute di iniziativa da parte delle ditte, fase questa non prevista dalla legge, si rimettono le stesse al Consiglio Comunale, non senza richiamare l’istruttoria già effettuata dall’U.T.C. e dai progettisti (per quelle a suo tempo esaminate)….”. Quindi nel rimettere la questione sull’osservazione 231 (e sulla successiva integrazione dell’8.4.2002) al Consiglio Comunale, il Dipartimento Politica del Territorio del Comune di Messina h
a ribadito la valutazione negativa espressa in precedenza dall’U.T.C. A tale relazione tecnica è seguita la proposta di deliberazione n. 35 dell’11.4.2002, a firma dell’Assessore alla Pianificazione del Comune di Messina, Giampiero D’Alia, con la quale si è stabilito di“… contro dedurre al voto n. 552 del 17.1.2002 secondo la citata relazione tecnica del Dipartimento Politica del Territorio”.Quindi è stata adottata, come anticipato, la deliberazione del Consiglio Comunale 9/C del 18.4.2002 (“Rielaborazione Totale della Variante Generale al P.R.G. della Città di Messina. Controdeduzioni ai sensi dell’art. 4 L.R. n. 71/1978”), con cui tale organo ha formulato le controdeduzioni al voto C.R.U.; nella relativa seduta sono stati presentati e votati 10 emendamenti, fra cui il n. 5, che così testualmente recitava: “In relazione alle scelte urbanistiche, effettuate in sede di approvazione della variante generale al piano regolatore generale con delibera 29/C del 6.4.1998 e alle scelte effettuate in sede di trattazione delle osservazioni e opposizioni recepite con delibera n. 65/C del 18.9.2000 relativamente alla Tavola 19 (località Torrente Trapani) del P.R.G. generale, il Consiglio Comunale, riconfermando la scelta di destinare parte delle aree indicate nella cartografia ad edilizia residenziale pubblica e/o privata, controdeduce al voto del C.R.U. n. 552 del 17.1.2002, significando che trattasi di porzione di territorio comunale con caratteristiche tecniche ed urbanistiche idonee a tali destinazioni.”. L’emendamento n. 5 reca, anche in questo caso la firma del consigliere Umberto (che risulta primo proponente). L’emendamento n. 5, come gli altri, era corredato del parere tecnico espressoal Dipartimento Politiche del Territorio (a firma del suo direttore, arch. Manlio Minutoli) che così testualmente recitava: “Il Direttore del Dipartimento… per quanto concerne la regolarità tecnica esprime, in ordine all’emendamento di cui sopra, il seguente parere: l’emendamento tratta una scelta di carattere politico; sotto il profilo tecnico non ostano impedimenti, semprechè nell’istruttoria tecnica dell’U.T.C. delle singole osservazioni/opposizioni non siano stati mossi specifici rilievi.”.. In precedenza tale Ufficio nella istruttoria tecnica della osservazione n. 231 aveva mosso, come detto, degli specifici rilievi di natura tecnica, ritenendo l’osservazione proposta dai Caruso “non meritevole di accoglimento”. Il Comune nel ribadire la posizione in precedenza assunta in ordine alla individuazione delle aree da destinare ad edilizia residenziale, ha riconfermato le scelte urbanistiche effettuate “in sede di trattazione delle osservazioni e opposizioni recepite con delibera n. 65/C” ed ha fatto un generale rinvio a queste ultime osservazioni, senza occuparsi nello specifico di ciascuna ( e quindi anche alla n. 231). L’Unita Operativa 4.1/D.R.U. (Dipartimento Regionale Urbanistica), con proposta di parere n. 22 del 14.6.2002 ha trasmesso al C.R.U., per le sue valutazioni, le controdeduzioni adottate dal Consiglio Comunale di Messina con deliberazione consiliare 9/C del 18.4.2002 ed ha così disposto: “Considerato che nessun rilievo è stato formulato dal voto del C.R.U. per quanto attiene all’aspetto urbanistico di tali aree e che invece sono stati formulati rilievi di natura geologica, si ritiene rimandare alle valutazioni del C.R.U., in quanto all’interno di questa unità operativa 4.1 non opera tecnico in possesso di competenza specifica”. Questa locuzione che ha dato adito a dubbi interpretativi è invece di chiarezza estrema; per darne corretta lettura basta ricordare che il CRU non aveva mosso alcun rilievo urbanistico in ordine alla scelta del Comune di realizzare gli insediamenti di edilizia residenziale nelle aree delle tav. 18 e 19, tanto B quanto C, ma si era limitato a formulare rilievi su questioni geologiche richiamando il parere del Genio Civile che si era occupato solo di tali ultimi profili. Per questa ragione l’Unità Operativa a seguito delle controdeduzioni comunali al voto del CRU 552, con provvedimento interlocutorio ha demandato a tale ultimo organo ogni decisione- riguardante il profilo geologico- in merito all’emendamento n. 5, dando atto contestualmente che il CRU non aveva formulato alcun rilievo per quanto atteneva all’aspetto urbanistico delle aree. Nella stessa proposta l’ Unità Operativa sulle integrazioni e osservazioni presentate tardivamente a far data dal 26.2.2002 e fino al 9.4.2002 fra cui quelle dei germani Caruso dell’ 8.4.2002, ha dichiarato però che “… i chiarimenti forniti non consentono di poter modificare il parere già reso dal C.R.U pag. 36 e ss (che rinvia a pag 3)”. Per il resto l’Unita Operativa ha ritenuto meritevole di approvazione “il progetto di P.R.G., con annesse prescrizioni esecutive e regolamento edilizio del Comune di Messina, adottato con deliberazione comunale n. 29/C del 6.4.1998, con le modifiche. prescrizioni e stralci di cui al voto del C.R.U. n. 552 del 17.1.2002 e della presente proposta di parere”. Questo provvedimento è a firma degli imputati Rosa Anna Liggio, Cesare Capitti, Giuseppe Giacalone che ancora una volta non solo hanno mostrato di conoscere bene l’osservazione 231 ma hanno espresso parere negativo sull’accoglimento della stessa. Il C.R.U. ha risposto con il voto n. 668 (del 18.7.2002) nel quale ha dichiarato di condividere la proposta di parere n. 22 e si è limitato a formulare alcune integrazioni, chiarimenti e modifiche; per quanto in questa sede rileva e quindi con specifico riferimento all’emendamento n. 5, ha testualmente statuito: “Emendamento N. 5: Sotto il profilo geologico l’area oggetto dell’emendamento n. 6, riportata nella tavola di piano n. 19 da zona “E1” a zona “C1d” è assentibile, ad eccezione della parte a configurazione “a terrazzo” per la quale è stato espresso parere di carattere inibitorio alla realizzazione di edifici da parte dell’ufficio del Genio Civile prot. 10278 del 20.4.2001”. A parte l’errore materiale in cui è incorso allorchè ha menzionato l’emendamento 6 anziché il 5 che ha provveduto in seguito ad emendare, l’organo regionale ha accolto le controdeduzioni del Comune, cioè ha preso atto che il genio civile allorchè aveva inibito in assoluto- per ragioni geologiche- l’edificazione per le aree delle tavole 18 e 19 aveva inteso riferirsi non a tutte bensì a quelle parti di esse a configurazione a terrazzo.

Non si è pronunziata invece espressamente sulle osservazioni e quindi sulla 231 in quanto non è stata richiesta di ciò; sulla stessa peraltro aveva già espresso la sua posizione negativa con il voto 552. Il Decreto Dirigenziale n°686 del 2.9.2002 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana in data 18.10.2002), avente ad oggetto l’“approvazione del P.R.G., delle prescrizioni esecutive e del Regolamento Edilizio del Comune di Messina”, richiamando espressamente tutti gli atti sopra indicati, ha approvato la Variante Generale al P.R.G. di Messina e, all’art. 2 ha aggiunto: “Osservazioni ed opposizioni presentate avverso allo strumento urbanistico in argomento sono decise in conformità e con le stesse motivazioni contenute nei pareri resi dal C.R.U. con i voti n. 552 e n. 668.” Conclusivamente dalla lettura sistematica dei superiori atti è evidente e non contestabile che la Regione ha approvato l’emendamento 5 cioè la scelta politica fatta sul piano urbanistico dal Comune di destinare l’area ricadente nella tavola 19, cioè la località Torrente Trapani ad edilizia residenziale pubblica e/o privata – localizzandola tanto nelle zone B quanto nelle C (con la possibilità di sfruttarne i correlati indici di edificabilità) – fermi, per ragioni geologiche, i limiti assoluti di edificabilità per le aree terrazzate di cui alla suddetta tavola 19- ma ha mantenuto ferma la posizione assunta in ordine all’osservazione 231 ritenendola non meritevole di accoglimento. Non hanno colto nel segno quindi le varie consulenze prodotte aventi ad oggetto l’interpretazione degli atti dell’iter amministrativo de quo tanto quelle che hanno ritenuto che sia stato rigettato in toto l’emendamento 5, che invece è stato accolto, quanto quelle che dall’accoglimento dello stesso hanno fatto discendere l’approvazione dell’osservazione 231 ( vedasi ad es. la relazione dell’ing. arch. Giuseppe Trombino) che invece è stata rigettata. Fra le altre può farsi menzione di quella a firma Vernaci che ha ritenuto che non essendo stati sollevati rilievi sul piano urbanistico in ordine all’emendamento 5 nel parere del CRU n.668, ciò ha determinato il superamento della posizione negativa in precedenza assunta a livello regionale sull’osservazione 231, mentre come detto il silenzio sul punto deve interpretarsi in altro modo. Per il resto la consulenza tecnica a firma Vernaci ha trattato questioni non rilevanti in questa sede, cioè la possibilità o meno, secondo le previsioni di cui al DM 1444/68, di inquadrare i terreni Caruso nella zona B. Se anche infatti fosse stato possibile contrariamente a quanto ritenuto dall’UTC l’inquadramento chiesto dai Caruso, le conclusioni del collegio non muterebbero: ciò che interessa per stabilire la sussistenza del reato di falso non è infatti il corretto o meno inquadramento dell’area Caruso nella zona C, bensì la natura falsa o meno dell’attestazione fatta nella nota indicata nel capo di imputazione sulle determinazioni prese a livello regionale sull’osservazione 231. Per le stesse ragioni è irrilevante la questione affrontata dal consulente sugli asseriti vizi del parere negativo espresso dall’UTC in ordine all’osservazione 231. Analogamente non ha pregio la relazione a firma dell’ing. Borzì, nonché la deposizione dallo stesso resa in dibattimento. Costui ha concentrato la sua attenzione sugli emendamenti 5 e 6 contenuti nella delibera comunale n. 97c/2002 dandone una interpretazione palesemente errata (in quanto in contrasto con le risultanze documentali) e fantasiosa. Il consulente in particolare ha premesso che con l’emendamento 6 si è deciso che in relazione alle osservazioni/opposizioni per le quali l’istruttoria dell’UTC non aveva posto rilievi sotto il profilo tecnico spettava al consiglio comunale pronunziarsi per l’accoglimento o rigetto a seconda della volontà di confermare o meno le scelte urbanistiche fatte in sede di adozione di variante ed ha concluso che non potendo considerarsi tecnici i rilievi fatti dall’UTC sull’osservazione 231 , quest’ultima doveva considerarsi inserita fra quelle oggetto dall’emendamento 6. Ha ancora aggiunto che con la proposta n. 22 il DRU ha reso parere favorevole sull’emendamento 5, sfavorevole sul 6 così cassando varie osservazioni fra cui la 231; ha poi affermato però che essendo l’emendamento 5 più specifico del 6 la decisione presa sul primo è prevalsa su quella assunta sul secondo con la conseguenza che la 231 è stata approvata in quanto refluita in quelle trattate e decise dall’emendamento 5. Tornando all’analisi dell’iter amministrativo, a seguito dell’emissione del Decreto Dirigenziale n°686 del 2.9.2002, il Dipartimento Politiche del Territorio del Comune di Messina, con nota n. 3/1294 del 21.3.2003(a firma di Minutoli, Cardile, Cucinotta, D’Alia), ha chiesto all’A.R.T.A. dei chiarimenti in ordine ad alcuni punti dello stesso; sull’emendamento n. 5 in particolare ha formulato il seguente quesito: “Emendamento n. 5 alla Deliberazione Consiliare n. 9/C del 18.4.2002 (pag. 40 del D.D.R. 686/2002): Il Consiglio Comunale, con detto emendamento conferma le proprie scelte effettuate sia in sede di adozione (delibera 29/c del 6.4.1998) che in sede di trattazione delle osservazioni/opposizioni (delibera 65/C del 18.9.2000), relativamente alla tavola 19 (località Torrente Trapani), riconfermando la scelta di destinare parte delle aree ad edilizia residenziale pubblica e/o privata. In tal senso con la delibera 65/C vengono confermate ed ampliate dal consiglio comunale le destinazioni ad edilizia pubblica e/o privata nella parte successivamente interessata dall’emendamento n. 5. In merito al superiore emendamento n. 5 l’Unità Operativa 4.1/DRU così determina: “Considerato che nessun rilievo è stato formulato dal voto del C.R.U. per quanto attiene all’aspetto urbanistico di tali aree e che invece sono stati formulati rilievi di natura geologica, si ritiene rimandare alle valutazioni del C.R.U., in quanto all’interno di questa unità operativa 4.1 non opera tecnico in possesso di competenza specifica”. Il sopradetto rinvio non trova riscontro da parte del C.R.U., il quale, nel trattare l’emendamento n. 5 in questione (pag 45 del D.D.R. 686/2002) così si esprime: “Sotto il profilo geologico l’area oggetto dell’emendamento n. 6 riportata nella tavola di piano n. 19 da zona “E1” a zona “C1d” è assentibile, ad eccezione della parte a configurazione “a terrazzo” per la quale è stato espresso parere di carattere inibitorio alla realizzazione di edifici da parte dell’ufficio del Genio Civile prot. 10278 del 20.4.2001.” Considerato che il C.R.U. sull’emendamento n. 5 non si esprime né sugli aspetti di natura geologica, né su quelli di natura urbanistica, si chiede se nella fase dell’adeguamento cartografico al D.D.R. n. 686/02 della Variante Generale al P.R.G. sia da ritenersi vigente l’emendamento n. 5 così come approvato dal Consiglio Comunale, con i relativi effetti sulle osservazioni connesse.” Il Comune quindi ha invocato un’interpretazione autentica sul presupposto che il CRU non si fosse pronunziato sull’emendamento 5, né sul piano geologico né su quello urbanistico. Con un’attenta e sistematica lettura degli atti amministrativi il Comune avrebbe capito, invece che il CRU si era espresso sull’emendamento 5 tanto sul piano geologico (a dispetto dell’errore materiale compiuto nell’indicarne il relativo numero) quanto su quello urbanistico. La suddetta nota è pervenuta presso l’A.R.T.A. di Palermo in data 31.3.2003 ed assegnata il 3.4.2003 all’Arch. Liggio; su una copia di tale nota, acquisita direttamente presso l’A.R.T.A. di Palermo, a tergo della pagina riportante il punto 7 (emendamento n. 5), vi è un appunto manoscritto, con il seguente contenuto: “E’ ovvio che le determinazioni sulle osservazioni ricadenti nell’area, sono state trattate all’interno del paragrafo tav. 19”. L’appunto non reca né data, né sottoscrizione, anche se è verosimile che sia sta
to annotato da chi ha proceduto alla prima lettura e valutazione del quesito, dandone la corretta interpretazione (forse lo stesso arch. Liggio). L’Unità Operativa 4.1/D.R.U., anche in questo caso, ha redatto la proposta di parere (n. 24 del 19.5.2003), a firma Liggio Capitti Giacalone rispondendo testualmente così “con nota del 21.3.2003… il Comune di Messina ha richiesto alcuni chiarimenti in ordine al D.D.R. n. 686 del 2.9.2002 di approvazione della Variante Generale al PRG di Messina… In ordine al punto 7 della richiesta di chiarimenti, relativo all’emendamento n. 5 alla delibera consiliare n. 9/C del 18.4.2002 (pag. 40 del D.D.R. 686/02), si precisa che il riferimento all’emendamento n. 6 riportato a pag. 42 del decreto n. 686/2002 deve intendersi emendamento n. 5. In relazione all’ultimo comma del medesimo punto 7, si fa presente che a pag. 17 del decreto n. 686/2002, al paragrafo tavola 19, le osservazioni sono state puntualmente decise e ad esse si rimanda”. Proprio a pag 17 sotto la voce tavola 19 si legge che talune osservazioni fra cui “ la 231 non si accolgono in conformità a quanto espresso dall’UTC”. Si segnala, per mero scrupolo che i riferimenti operati alle pagine 40 e 17 del D.D.R. 686/2002 sono esatti, mentre quello alla pagina 42 è frutto di un evidente errore materiale (la pag. da richiamare era la 45 del medesimo D.D.R). Il C.R.U. ha quindi emesso il voto n. 146 del 25.6.2003, con cui ha condiviso integralmente la proposta di parere n. 24 dell’Unità Operativa 4.1 come si ricava dalla seguente espressione :“Il C.R.U., vista… la relativa proposta di parere n. 24 del 19.5.2003…, vista la documentazione allegata… è del parere che la stessa possa ritenersi integralmente condivisibile alla luce delle considerazioni contenute nella medesima”. Il Decreto Dirigenziale n. 858 dell’8.7.2003, di integrazione e rettifica del precedente n. 686 del 2.9.2002, recependo interamente le superiori determinazioni, ha adottato il decreto n. 686 (che a sua volta recepiva il voto C.R.U. 668) ed ha chiarito, in relazione all’ultimo comma del punto 7 della richiesta avanzata dal Comune di Messina (“…se sia da ritenersi vigente l’emendamento n. 5 con i relativi effetti sulle osservazioni connesse…”), che “…a pag 17 del decreto 686, al par. Tav. 19 le osservazioni sono state puntualmente decise e ad esse si rimanda”. Conclusivamente con il D.D.R. n. 858 è stato emendato l’errore materiale concernente l’emendamento 5 e riconfermata la posizione assunta dalla Regione in ordine alle controdeduzioni comunali fatte al voto CRU 552 cioè la scelta di accogliere queste ultime e quindi la localizzazione degli interventi di edilizia residenziale nelle zone B e C di cui alle tavole 19 e 18 con la sola eccezione delle aree terrazzate (secondo le statuizioni del Genio Civile); nello stesso tempo è stata ribadita la decisione già presa di rigetto dell’osservazione n. 231. Chiaramente pregiudicati dalla superiore decisione, che non consentiva di fruire dell’alto indice di edificabilità correlato all’inserimento del proprio terreno in zona B, i germani Caruso, sempre rappresentati dall’Avv. Giuseppe Fortino, hanno presentato in data 3.10.2003, ricorso straordinario al Presidente della Regione Siciliana, impugnando tutti gli atti ed i provvedimenti loro pregiudizievoli e chiedendo l’annullamento dei Decreti Dirigenziali 686/2002 e 858/2003, del voto C.R.U. n. 552, nonché di ogni altro atto prodromico, consequenziale e connesso a quelli impugnati. Contestualmente hanno avanzato, sempre a mezzo dell’Avv. Giuseppe Fortino, in data 6.2.2004, ulteriore istanza al Dipartimento Politiche del Territorio affinchè lo stesso richiedesse con urgenza all’A.R.T.A. un parere vincolante e motivato che chiarisse, in via definitiva, se dovesse considerarsi prevalente il parere dell’U.T.C. espresso sull’emendamento n. 5, rispetto al precedente parere espresso sull’emendamento n. 231”. Il Dipartimento Politica del Territorio, con nota n. prot. 2/0761 del 10.2.2004, a firma di Manlio Minutoli, Raffaele Cucinotta, N. Cardile (quest’ultimo in qualità di direttore del settore amministrativo e non di tecnico) ha nuovamente chiesto all’A.R.T.A. chiarimenti in ordine alle decisioni assunte in ordine all’area oggetto dell’osservazione n. 231. La nota ha il seguente contenuto: “…si comunica che in data 6.2.2004 è pervenuta la richiesta dell’avv. Fortino, per conto dei sig. Caruso Pasqualino ed altri, con la quale si chiede che in sede di deliberazione di presa d’atto di cui all’art. 4 D.D.R. 686/2002, venga considerata accolta la richiesta di zona “B4c” per l’area oggetto della osservazione n. 231. A sostegno di tale richiesta la ditta ha rilevato che i Decreti Regionali di approvazione del P.R.G. 686/2002 e 858/2003 non hanno espresso una decisione univoca, atteso che la zona in questione è stata trattata sia con riferimento al voto espresso da codesto assessorato sulla detta osservazione n. 231, sia con riferimento al voto espresso da codesto assessorato in relazione all’emendamento n. 5 alla deliberazione di controdeduzioni del Consiglio comunale. Ciò premesso, si rileva che – in effetti – l’U.T.C. (i cui pareri sono stati ritenuti condivisibili da codesto assessorato) ha espresso parere contrario nei confronti dell’osservazione n. 231, mentre ha espresso parere favorevole nei confronti del successivo emendamento n. 5 del Consiglio Comunale. Per quanto sopra, appare legittima la richiesta di chiarimento interpretativo formulata dalla ditta interessata e cioè se deve considerarsi prevalente il parere espresso in merito all’emendamento n. 5”. Il Dipartimento Politica del Territorio, dunque ha insistito perché venisse chiarita la destinazione urbanistica dell’area del Torrente Trapani, e ciò nonostante il precedente D.D.R. n. 858 dell’8.07.2003 si fosse espresso in modo assolutamente chiaro sul punto. Tale richiesta di chiarimenti è stata ritenuta ideologicamente falsa dalla pubblica accusa che ha contestato quindi il reato di cui all’art. 479 c.p. a Fortino ed a Bonanno. Questo collegio ritiene invece insussistente tale fattispecie delittuosa. E’ vero che nell’ambito di tale nota i sottoscrittori hanno omesso di attestare che nel parere espresso in ordine all’emendamento n. 5, l’U.T.C. aveva comunque fatto salvi gli specifici rilievi di natura tecnica (“… semprechè dall’istruttoria tecnica dell’U.T.C. delle singole osservazioni/opposizioni non siano stati mossi specifici rilievi.”), ma, ferma l’omissione, non hanno riportato dati falsi, anche se è indubbio che hanno adottato un escamotage per investire nuovamente la Regione della solita questione auspicando una diversa decisione sull’osservazione 231, come ammesso da Minutoli Manlio sulla cui deposizione si tornerà di seguito diffusamente. A prescindere dalla superiore ed assorbente considerazione è la natura dell’atto a non rendere configurabile il reato contestato; non può rilevare penalmente, infatti, una mera richiesta di chiarimenti fatta da un organo all’altro, in quanto non è produttiva come tale di alcuna efficacia esterna, ma ha la sola funzione di sollecitare un pronunzia dell’organo interpellato quest’ultima sì idonea in astratto a produrre modifiche della situazione giuridica preesistente. La richiesta di chiarimenti è stata assegnata, in data 16.2.2004, all’arch. Liggio e con nota n°19.471 dell’Unità Operativa 4.1 emessa in data 31.3.2004, i sottoscrittori Liggio, Giacalone, Capitti hanno così risposto: “Con nota n. prot. 2/0761 del 10.2.2004, codesto Comune ha richiesto chiarimenti in ordine alle decisioni assunte da questo Assessorato per l’area oggetto dell’osservazione n. 231, “… atteso che la zona in questione è stata trattata sia con riferimento al voto espresso… sulla detta osservazione n. 231, sia con riferimento al voto espresso … in relazione all’emendamento n. 5 alla deliberazione di controdeduzioni del Consiglio Comunale”. Preliminarmente si rileva che in sede di controdeduzioni il Consiglio Comunale non ha fo
rmulato apposite controdeduzioni sulle decisioni di cui al voto C.R.U. n. 552/2002 relativi all’osservazione n. 231, presumibilmente in quanto con l’emendamento n. 5 sono state riconfermate tanto le scelte effettuate con delibera n. 29/c/1998 in sede di adozione di P.R.G. che quelle di cui alla delibera n. 65/C/2000 di deduzioni alle osservazioni, con la quale il contenuto della suddetta osservazione veniva recepito Premesso quanto sopra e considerato che l’A.R.T.A. ha accolto, salvo per gli aspetti strettamente geologici, l’emendamento n. 5 della delibera consiliare n. 9/C del 18.4.2002 relativa alle controdeduzioni al voto C.R.U. n. 552/2002, l’osservazione n. 231 deve ritenersi accolta, in conformità alla decisione del Consiglio Comunale assunta con la citata deliberazione n. 65/C”. I fratelli Caruso avendo ottenuto il provvedimento sperato non hanno più insistito nel ricorso straordinario proposto. Da quanto sopra esposto in ordine alle determinazioni assunte a livello regionale sull’osservazione 231 (proposte, pareri, decreti assessoriali ecc.) discende senza ombra di dubbio la falsità della nota n°19.471 e la rilevanza penale della condotta di coloro che l’hanno adottata. A differenza della richiesta di chiarimenti del Dipartimento Politica del Territorio che l’ha preceduta, tale nota è inquadrabile fra gli atti pubblici dotati di efficacia esterna; i funzionari regionali che l’hanno sottoscritta, attestando che l’A.R.T.A. aveva accolto l’osservazione n. 231 hanno consentito ai Caruso, la cui proprietà è stata classificata quale zona B, di ottenere il rilascio di una concessione edilizia per realizzare un corpo di fabbrica che il reale inquadramento-zona C- non consentiva, stante il più basso indice di edificabilità dei terreni inseriti nelle zone C). I funzionari regionali quindi si sono responsabili del reato di falso loro contestato. Occorre una precisazione sul punto ed in particolare sul capo C nella parte in cui dice “.. attestavano falsamente che il suddetto Assessorato aveva accolto salvo che per gli aspetti strettamente geologici l’emendamento 5 della delibera consiliare 9/ c del 18.04.02…mentre invece l’ Assessorato con il precedente DDR n. 858 dell’8.07.03 aveva rigettato in via definitiva l’emendamento n. 5 e con esso le connesse osservazioni proposte nei confronti della variante al PRG della città di Messina (ed in particolare l’osservazione n. 231 presentata dalla ditta Caruso Pasqualino ed altri. Il fulcro della contestazione su cui si è sviluppato l’intero processo è dato dalla falsità inerente la determinazione regionale concernente l’osservazione 231 che ha portato al rilascio della concessione edilizia illecita; poco rileva quindi che nel capo C la falsità venga riferita anche anche alla decisione concernente l’emendamento 5 ritenuto dalla pubblica accusa rigettato, mentre per le ragioni sopra esposte è stato accolto. Tale discrasia fra le risultanze dibattimentali e la descrizione del fatto contenuta nell’imputazione non determina certo una difformità fra chiesto e pronunziato in quanto inerisce un profilo marginale che non tocca il cuore della imputazione; peraltro gli imputati si sono ampiamente difesi a mezzo dei propri consulenti che hanno affrontato ogni questione concernente gli atti della procedura amministrativa. Poi è lo stesso tenore della nota n. 19.471 che consente di cogliere l’oggetto della falsità, cioè l’approvazione dell’osservazione 231 fatta discendere dall’accoglimento -e non dal rigetto- dell’emendamento 5 “….premesso quanto sopra e considerato che l’A.R.T.A. ha accolto, salvo per gli aspetti strettamente geologici, l’emendamento n. 5 della delibera consiliare n. 9/C del 18.4.2002 relativa alle controdeduzioni al voto C.R.U. n. 552/2002, l’osservazione n. 231 deve ritenersi accolta……. Riprendendo l’analisi sulla responsabilità di Liggio, Capitti e Giacalone non si può sostenere che costoro siano incorsi in un mero errore interpretativo e ciò perché avevano piena contezza della questione relativa all’osservazione n. 231 in quanto ne hanno seguito la vicenda sin dall’origine, esprimendo la propria valutazione e sottoscrivendo atti attestanti, a differenza della nota incriminata, l’avvenuto rigetto della suddetta osservazione, quali quelli già esaminati cui si rinvia: 1) nota sottoscritta da Capitti e Giacalone, con la quale nel trasmettere il voto n. 552 al sindaco, al presidente del consiglio ed al segretario del Comune di Messina costoro hanno detto “ il sopracitato voto del CRU è in toto dallo scrivente condiviso” (voto che come detto deliberava il rigetto dell’osservazione 231, 2) proposta di parere n. 24 datata 19.5.2003 a firma Liggio, Capitti, Giacalone con cui l’Unità Operativa 4.1/D.R.U., rispondendo alla richiesta di chiarimenti in ordine al D.D.R. n. 686 del 2.9.2002 faceva presente che a pag. 17 del decreto al paragrafo tavola 19, le osservazioni erano state puntualmente decise e ad esse rimandava; proprio a pag 17 sotto la voce tavola 19 si diceva che talune osservazioni fra cui “ la 231 non si accolgono in conformità a quanto espresso dall’UTC”. La nota incriminata è stata emessa quindi con coscienza e volontà, cioè con dolo. Vi sono ulteriori elementi che depongono in tal senso fra cui la condotta processuale tenuta dagli imputati. E’ indubbio che dalla scelta difensiva fatta dai funzionari regionali che si sono avvalsi, quando sono stati interrogati dal P.M. in fase di indagini, della facoltà di non rispondere, non può trarsi alcun indizio a carico, ma di certo stupisce che gli stessi non abbiano ritenuto opportuno nel lungo dibattimento in cui si è sviluppato il presente processo rendere quanto meno spontanee dichiarazioni, depositare memorie ecc. dando l’interpretazione autentica della nota redatta. La Liggio ed il Capitti che le hanno rese al termine del processo non hanno speso poi alcuna parola sul contenuto della nota e sull’iter amministrativo che l’ha preceduta nonostante la questione costituisse il cuore del processo, ma si sono limitati a negare di aver conosciuto il Bonanno e quindi di averlo favorito con l’atto in contestazione ed a manifestare il forte turbamento subito per il clamore mediatico che la vicenda ha suscitato (lesivo del loro onore). Ma vi è di più, l’Unità Operativa 4.1.DRU, richiesta due volte di fornire chiarimenti sul DDR 686/2002, la seconda volta in cui si è pronunziata non ha seguito la procedura della prima (che si è articolata come già detto nel seguente modo: a) proposta di parere n. 24 dell’Unità Operativa 4.1.DRU (a firma Liggio, Giacalone Capitti), b) voto CRU 146, c) DDR 858 dell’8.7.2003), ma ha rilasciato un mero “parere”. Il che non ha alcuna plausibile giustificazione; ambo le note avevano infatti lo stesso oggetto; la n. 19.471 : “oggetto: DDR 686 /02 di approvazione della variante generale al PRG: chiarimenti”, la proposta di parere n. 24: “oggetto: DDR 686 /02 di approvazione della variante generale al PRG: chiarimenti Torrente Trapani”. Che il falso fosse strumentale a soddisfare gli altrui interessi economici si desume ancora dalle anomale modalità di trasmissione della nota. Nonostante l’autorità richiedente i chiarimenti fosse il Dipartimento Politica del Territorio, indicato peraltro nella nota stessa come destinatario, la comunicazione è stata fatta (come consta dalla documentazione in atti, nonché dalla deposizione resa dal teste Anzalone) via fax il giorno stesso dell’adozione dell’atto (il 31.3.2004, alle ore 10,17) all’ufficio di presidenza del consiglio comunale di Messina (in particolare al numero fisso di Messina 090/672684), all’epoca presieduto dal Bonanno il quale, come si vedrà, era interessato all’accoglimento dell’osservazione. Anche un teste a difesa, Fazio che lavorava presso l’ufficio consultivo del Dipartimento e che si occupava del controllo di tutti gli atti posti alla firma del direttore e dell’assessore regionale, ha dichiarato che destinatario della nota era l’ufficio tecnico del Comune che aveva posto il quesito e che n
ecessitava del chiarimento ai fini dell’adozione degli atti consequenziali (come il rilascio della concessione edilizia), mentre la questione era estranea alle competenze del consiglio che invece ne era stato immediatamente informato via fax. Il teste Minutoli sulla cui deposizione di seguito si parlerà in maniera approfondita, ha ammesso poi, senza mezzi termini, che Fortino e Bonanno si sono più volte recati da lui, sollecitandolo perché inviasse alla Regione richieste di chiarimenti sul DDR 686 /02 e che Bonanno in particolare gli ha detto che poi, “a livello regionale” se la sarebbe “sbrigata ” direttamente lui grazie ai suoi contatti politici. Negli stessi termini del Minutoli si è espresso Gierotto concorrente nei reati consumati da Fortino, Bonanno e Ponzio il quale ha confermato che il Bonanno si avvaleva dei suoi contatti politici a livello regionale per ottenere provvedimenti a sé favorevoli. Ne discende che nel reato di cui al capo C materialmente compiuto dai funzionari regionali hanno concorso moralmente Fortino e Bonanno i quali hanno istigato questi ultimi a consumarlo. Ciò detto in ordine al reato di falso di cui al capo C e concludendo l’analisi dell’iter amministrativo che ha portato al rilascio della concessione edilizia si segnala che in data 20.9.2004, il Dipartimento Politica del Territorio di Messina, ha attestato la ricadenza di gran parte del terreno Caruso in zona “B4c”, con indice di fabbricabilità 5mc/mq. Quindi i fratelli Caruso, in data 21.10.2004, hanno avanzato richiesta di concessione edilizia al Comune di Messina, su progetto redatto dall’ing. Arlotta Salvatore. Il Dipartimento Politica del Territorio, in data 12.4.2005, ha stilato un rapporto tecnico istruttorio, prescrivendo alcune modificazioni ed integrazioni da apportare al progetto, con riferimento a sottotetti, distanze di fabbricati, aree di parcheggio, etc. Il rapporto è stato sottoscritto da un tecnico responsabile la cui firma è poco leggibile, ma che le intercettazioni in atti e le dichiarazioni del Minutoli consentono di identificare nell’arch. Parlato; costui in dibattimento, peraltro ne ha ammesso la paternità. Il 12.4.2005 lo stesso Parlato ha formulato la proposta di rilascio della concessione edilizia, prescrivendo il rispetto di talune condizioni di natura tecnica ed in data 6.5.2005 la Commissione Edilizia Comunale ha espresso parere favorevole al rilascio della concessione che è avvenuto il 23.3.2006 ad opera del Dipartimento di Edilizia Privata (n°36/2006).