Renato Curcio depone al processo Rostagno: Citato dalla difesa del presunto killer Vito Mazzara. Aveva dichiarato che a uccidere Rostagno non sarebbe stata la mafia e che "le ragioni erano inconfessabili, impossibili da raccontare"

7 novembre 2012 Mondo News

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RENATO CURCIO – FOTO DI ENRICO DI GIACOMO

TRAPANI – È cominciata dinanzi la Corte di Assise di Trapani la trentasettesima udienza del processo per l’omicidio del giornalista e sociologo Mauro Rostagno, assassinato a Valderice il 26 settembre 1988. In aula c’è l’ex terrorista, fondatore delle Br, Renato Curcio, che deporrà come teste della difesa.

ACCOMPAGNAMENTO COATTO – Nei confronti di Curcio, la Corte aveva disposto l’accompagnamento coatto poiché, citato a testimoniare, non si era presentato alle precedenti udienze senza una valida giustificazione. All’ultima udienza aveva inviato un fax ai difensori di Mazzara, Vito e Salvatore Galluffo, dicendo di non avere nulla da dichiarare.

CURCIO: «USO MEDIATICO DELLE MIE DICHIARAZIONI» – «Ho fatto quelle considerazioni (“le ragioni dell’omicidio di Mauro Rostagno sono inconfessabili”) nell’ambito di una lunga intervista di 7-8 ore fatta per conto dell’Università di Trento e per il Museo risorgimento di Trento dal ricercatore Gianni Lo Scalzo sulla storia del movimento studentesco trentino e di quell’università. Qualcuno ne ha trafugato qualche fotogrammma per farne un uso mediatico e sensazionalista». È quanto puntualizza ai cronisti Renato Curcio, in attesa di deporre in aula come teste al processo per l’uccisione di Mauro Rostagno. «Espressi come un’intuizione – spiega – che non sarebbe stato molto facile arrivare all’origine dell’uccisione. Non si uccide per motivi banali Mauro Rostagno e non si uccide per motivi banali Rostagno a Trapani. Sono contento di avere espresso questa intuizione che allora era molto coraggiosa».

NON SO COM’È MORTO – Sulla sua convocazione dai giudici della Corte di assise di Trapani, Curcio osserva: «Non comprendo perchè a molti anni di distanza debba essere convocato coattivamente dall’avvocato del suo presunto killer per dare una testimonianza che chissà perchè dovrebbe essere interessante per la magistratura. Può essere interessante il mio rapporto con Mauro. Non sono interessato a sapere qual è il dito che ha ucciso Mauro nè la mano». Anche se quell’espressione «ragioni inconfessabili» è stata estrapolata da un contesto molto più ampio, lei conferma quanto disse allora? Chiede un cronista.«L’ho detto e quello che ho detto rispecchia perfettamente il mio pensiero. Ma non potrei mai aver detto so com’è morto».

IMPUTATI PER L’OMICIDIO – Tra le parti civili presenti Maddalena e Carla Rostagno, figlia e sorella della vittima. Imputati per l’omicidio sono Vincenzo Virga, boss mafioso, all’epoca capo-mandamento di Trapani, accusato di essere il mandante, e Vito Mazzara, accusato di essere uno dei sicari di Rostagno.