MESSINA, LA RIFLESSIONE SULLA PROTESTA STUDENTESCA: La crisi la paghino i ricchi. di Pietro Giunta

La protesta che accomuna tutte le categorie è, ancora una volta, quella contro l’austerity che sta comportando tagli inaccettabili. In tutta Europa si organizzata, con la partecipazione di 23 paesi, una giornata di protesta contro l’imposizione dall’alto di un modello finanziario che richiede al 90% della popolazione europea lacrime e sangue. La manifestazione che ha interessato tutta l’Italia (tutti in piazza contro l’austerità) , ha coinvolto in uno sciopero generale quasi tutte le categorie di lavoratori ed è sfociata in centinaia di manifestazioni di piazza caratterizzate da scontri e tensione. A Messina i protagonisti sono stati gli studenti delle nostre Scuole che a Piazza Antonello al grido di “no alla Legge Aprea, no alla Spending Review”, hanno risvegliato la coscienza oggi più che mai alienata della nostra città. Una città allo stremo, con un futuro di lacrime e sangue e un debito di 240 milioni di euro aveva bisogno di una scossa. Aveva bisogno di questi ragazzi, dei nostri ragazzi, capaci di dire parole e manifestare come noi ormai non siamo più capaci di fare. Ragazzi che sono stati capaci di dire al Commissario Croce “la crisi la paghino i ricchi” e lo hanno fatto con uno striscione che ha sventolato a Palazzo Zanca, proprio in quelle stessa stanze dove un paio di giorni prima il Commissario diceva: “che per evitare la crisi si sarebbe colpito a scendere dall’alto in basso”, cioè che tutti i 250.000 cittadini di Messina, senza distinzione alcuna tra poveri o ricchi, responsabili o innocenti, fannulloni, operai, disoccupati, giovani o vecchi, dovranno sanare un debito senza fondo fatto da altri e imposto dalle regole della finanza pubblica. In questo nuovo mondo dove la “res publica” lascia il posto al privato e dove le Scuole sono viste come un’azienda con un apparato manageriale e un proprio bilancio di entrate e spese, un consiglio d’amministrazione e un capitale sociale d’amministrare, non c’è più posto per i Consigli d’Istituto e la rappresentanza studentesca. Questo hanno voluto denunciare i nostri studenti. Ci hanno detto che non sono disposti a rinunciare a quei principi democratici rappresentati dagli organi collegiali del Decreto 297/94 e che non vogliono riconoscere e accettare il principio dell’efficienza finanziaria ad ogni costo e senza alcun controllo a cui li sottoporrebbe l’ex legge Aprea. In altri termini alla Dittatura di un Consiglio d’Amministrazione preferiscono la Democrazia di una decisone collegiale e condivisa. Come dagli torto. Invece di picchiarli o sottoporli a fermo di polizia, vedi i due ragazzi che sono stati fermati dai solerti vigili urbani di Palazzo Zanca, dovremmo prendere esempio da loro e ringraziarli. Anche noi, le forze sindacali, gli operai e tutta la città dovrebbe chiedere al Commissario Croce di fare una scelta collegiale e condivisa sulla dichiarazione di dissesto del Comune di Messina. La verità, caro Commissario, deve essere detta fino in fondo. Messina deve sapere cosa succede in caso di dissesto o meno. Deve sapere che la cura per evitare il dissesto comporterà che i 250.000 mila cittadini di cui sopra, senza alcuna distinzione, pagheranno per almeno 10 anni le tasse al massimo ( tra 300 e 400 l’acqua e tra 400 e 500 la Tarsu… ecc) e a prescindere dalle cifre più o meno esatte devono sapere che le uniche spese ammesse saranno quelle previste per legge (addio a mense scolastiche e trasporto disabili, servizi sociali ecc.) e che un debito di 240 milioni si trasformerà tra interessi e rivalutazione in 350 milioni. Allo stesso modo la Città deve sapere che in caso del dissesto gli esuberi di personale dell’Ente, (attualmente 500 unità se accorpiamo anche le partecipate del Comune) saranno messi in mobilità, che 10% dello stipendio del personale sarà tagliato e che i nostri politici e amministratori saranno chiamati a rispondere del loro operato. Come si vede la scelta non è facile o indolore, ed hanno ragione i nostri ragazzi la scelta non può venire dall’alto ma deve essere collegiale e condivisa. In altri termini la crisi di Messina la paghino i ricchi di Messina, tutti quelli che in questi anni hanno mangiato con dieci bocche pur avendone una sola. Un ultima cosa Commissario, se deve colpire qualcuno non colpisca tutti dall’alto al basso ma si fermi al medio che di solito bocche ne ha almeno cinque.
Pietro Giunta.