MESSINA, ‘ORO GRIGIO’. STORIA DI UN PROCESSO: ECCO LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA CON LA QUALE SONO STATI CONDANNATI L’EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE BONANNO E L’AVVOCATO FORTINO. LE INTERCETTAZIONI. ULTIMA PARTE

bonanno

UMBERTO BONANNO – FOTO: DI GIACOMO

Intercettazione ambientale n. 1780, del 24/04/2006, ore 16.21,

SEGRETARIA Prego, si accomodi.

TONINO Ciao, Pucci.

PUCCI Minchia, è successo un bordello, perché io non mi ricordavo.

TONINO Due volte è venuto.

PUCCI Ma che cazzo dici, è venuto tre volte, aveva ragione lui. Come poteva essere due volte? Minchia, io gli ho detto che è un pazzo. Subito si è incazzato, è sceso sotto (…..). Ha portato due volte trenta e una volta venti. Vedi se ti corrisponde, scusa, dimmi quanto hai preso tu.

TONINO Trenta.

PUCCI L’ultima volta, ma compresi i miei. Non l’ultima volta, complessivamente, Tonino. Dobbiamo vedere complessivamente quanto abbiamo preso. Lui dice che è venuto tre volte.., tre volte, sì.

TONINO Di più non ricordo. L’hai detto tu due volte.

PUCCI E io pure gli ho detto due volte.

TONINO (…..) Pucci.

PUCCI Tonino, scusami, tu quanto hai preso?

TONINO Io l’ultima volta ho preso dieci, che poi in realtà cinque perché dovevo completare quella cosa, ti ricordi?

PUCCI Ma la prima (…..) venti, tu quanti ne hai presi?

TONINO La.., la prima volta, dunque, io che ho preso?

PUCCI Ma allora è un bastardo, questo, io non lo so.

TONINO La prima volta io me ne sono andato con dieci, però dieci te li ho lasciati che dovevo fare quel.., ti ricordi che ti dovevo dare quindici?

PUCCI Lui dice che è venuto..

TONINO Io gli ho dato..

PUCCI ..quattro volte..

TONINO ..te lo dico subito, io ho preso un venti e un dieci. Non ho preso altro. E in realtà me ne sono andato con un dieci e con un cinque, perché dovevo sistemare quella faccenda, ti ricordi? E ho finito, non ho preso altro io.

PUCCI (…..) quanto abbiamo dato?

TONINO Due volte cinque, e basta. Non abbiamo dato altro.

PUCCI A.., a coso? Due volte cinque.

TONINO Glieli hai dati tu, non lo so io.

PUCCI E glieli ho dati io.

TONINO Eh.

PUCCI E sono dieci. Per vedere quello che abbiamo preso perché sennò non corrisponde. E sono già venti che hanno preso loro. Tu quanto hai preso compreso quello che mi dovevi dare?

TONINO Venti e dieci.

PUCCI E sono dieci e dieci venti, quaranta, cinquanta. Allora ha ragione lui.

TONINO E la terza volta quant’erano?

PUCCI Eh, guarda..

TONINO Complessivamente.

PUCCI ..non è il problema, il totale è quello importante. Lui dice che in tutto ha dato, compresi questi venti, cento. Oggi ne ha portati venti. Cento.

TONINO Oggi venti ne ha portati?

PUCCI Sì. Dieci.., se dieci e dieci, e venti e dieci. Sono dieci e dieci venti, quaranta, cinquanta, è chiaro che questi qua li ho presi io, perlomeno.

TONINO Sì, sì, oltre quelli che ti ho (…) io.

PUCCI Eh, (…..) ottanta, ha ragione lui.

TONINO Boh.

PUCCI Oppure no, perché scusa, dieci e dieci venti, e venti quaranta e dieci cinquanta. Questi sarebbero, dieci li hai presi tu, scusa, tu me ne dovevi in tutto, venticinque. Quindi tu me ne hai dati, venticinque..

TONINO No venticinque. Io te ne dovevo quindici in realtà. Dieci te li avevo già dati.

PUCCI Ah, sì. Allora tu me ne hai dati quindici.

TONINO Eh, dei venti te ne sei presi dieci e dei.., e dei dieci te ne sei presi.

PUCCI Ah, tu quanto hai preso di tuo, senza i quindici?

TONINO Di mio io in tasca mi sono messo un cinque e un dieci. E basta.

PUCCI Altri quindici. Quindi tu ne hai preso trenta.

TONINO Perché quindici.., sì, trenta.

TONINO E.., un venti e un dieci ho detto io, un venti e un dieci.

PUCCI Allora trenta tu.

TONINO Eh.

PUCCI E trenta io. Di sicuro li ho presi uguali.

TONINO (…..)

PUCCI Più.., più dieci a coso.

TONINO Eh, quaranta e cinquanta.

PUCCI E dieci a (…). Sono trenta, sessanta, ottanta, Tonino. Trenta tu e trenta io e sono sessanta. Dieci e dieci.

TONINO Ah, ci sei pure tu, vero.

PUCCI (…..) a fanculo.

TONINO Comunque..

PUCCI E quindi giusto.

TONINO Quanti ne ha portati?

PUCCI Venti.

TONINO E basta? E il resto?

TONINO E allora dodicimila e cinque te li prendi tu, settemila e cinque me li prendo io.

PUCCI E non si deve niente a loro.

TONINO Però prendiamo un pezzo di carta dove lo scriviamo.

PUCCI E’ giusto così?
TONINO Siccome tu qua mi hai detto un giorno che è venuto e ne ha portati trenta. Poi..

TONINO ..poi un altro giorno è venuto e, dice, ne ha portati..

PUCCI Ho capito.

PUCCI Ho capito, però lui dice non fa il discorso di tre o quattro volte, dice che ora era la quarta volta. Lui sai che sostiene che me ne ha dati cento.

TONINO Allora la prima.., la prima ne ha portati cinquanta e la seconda volta, mi hai detto tu, che ne ha portati trenta.

PUCCI Eh, e quindi ottanta.

TONINO E sono ottanta.

PUCCI Lascia perdere due o tre volte. Corrisponde la cifra?

TONINO Sì, allora due sono.

PUCCI Eh. Lui sostiene di averne portati..

TONINO (…..)

PUCCI ..compresi questi venti, cento.

TONINO Sì, però non è che lui.., con quattro mesi di arretrati se ne può uscire con venti, con trenta, con quindici, con venti..

PUCCI Allora, il discorso è un altro discorso. (…..) lui ha portato un assegno di cinquemila.

TONINO No, non mi dare assegni, per cortesia, basta di’ quattro soddi chi haiu. Questi quanti sono?

PUCCI No, no, no..

TONINO Dammene sette e cinque e il resto te li prendi tu.

PUCCI Ma non mi dare assegni a me.

TONINO E io che faccio, Pucci, con gli assegni? Io.., io.., chi sugnu professionista io? Quattro e (…..)

PUCCI Questi sono cinque. Contanti, cinque..

TONINO No, cinque uno. Allora due e cinque..

(non si capisce bene cosa dicano)

PUCCI Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette..

TONINO Non mi cuntu, (…..) è mai cuntatu soldi che mi hai dato tu?

PUCCI No, no

Di interesse è anche la conversazione n. 1781, del 24/04/2006, ore 16.39 che avviene all’interno dello studio dell’avv. FORTINO in particolare quanto detto dall’avvocato sul conto di Ponzio, cioè che anche costui ha fatto i conteggi (evidentemente sulle spettanze di ciascuno e sulle modalità di distribuzione delle stesse); la pianificazione dell’operazione anche sul piano economico ha costituito quindi oggetto di studio e di elaborazione da parte di tutti.

PUCCI Allora Tonino dovrebbe essere cinque.., tu hai preso sette e cinque, dodici e cinque..

TONINO Cinque e otto..

PUCCI Aspetta, voglio vedere se ha fatto giusto. (…..) giusto.

TONINO Allora, io in tutto ho preso trentasette e cinque. E ce li hai segnati là, nella carpetta rossa.

PUCCI E dov’è la carpetta rossa? Non è questa?

TONINO No, no, no, dietro di te.

PUCCI Ah, (…..) allora, erano quattrocento.., quaranta.

TONINO Quattrocentoquaranta, meno trentasette e cinque quanto fa?

PUCCI Quattrocentodue e cinquecento. (…..) quindi ti devi prendere quattrocento.., quattrocentodue e cinquecento.

TONINO Scrivilo, per favore, quattrocentodue e cinque.

PUCCI (…..)

TONINO (…..)

PUCCI Data ventiquattro..

TONINO Avere.

PUCCI Avere quattrocentodue e cinquecento.

TONINO Basta. Aspetta, te lo dico io, sennò ti confondi con PONZIO, scrivi qua a PONZIO.

PUCCI Ah, ecco, tu perché ci hai detto a PONZIO (…..) quello che gli avevi dato tu?

TONINO Gli ho detto io a PONZIO che non mi ricordavo tutta la somma che gli avevo dato. PONZIO te lo dico io che ha avuto. Ha avuto un diciassette e cinque, poi un cin.., un cinquemila gliel’avevi dato tu personalmente. Poi gli ho dato io, scrivi, cinquemila.., (…..) cinquemila (…..)

PUCCI Va bè, dai.

TONINO Eh.., altri venticinque gliene ho dati io.

PUCCI (…..) trentacinque.

TONINO No, no, questi lasciali stare, lui da qua in poi devi levare sessanta (…..)

PUCCI (…..) trentacinque.

TONINO No..

PUCCI Hai detto venticinque, cinque e cinque?

TONINO Sì.

PUCCI Quindi cinquantacinque. Ne deve avere?

TONINO Sessantuno.

PUCCI Allora, da avere oggi, ventiquattro, aprile duemila e sei. Ha preso venticinque, trenta, trentacinque, sessantuno.

TONINO Sessanta a novantacinque ventisei sono, forza, ventiseimila euro. Ventisei. Sei salito tu a casa? (…..) sai quello che mi hanno combinato?

PUCCI Chi?

TONINO ARLOTTA.

PUCCI (…..)

TONINO Pucci, tu glielo puoi dire, sennò gli telefono io. Io ci ho quello là, ancora a casa, firmato. Io ora me lo registro.

PUCCI Lui ha detto che ora viene il due Maggio. Martedì due Maggio. Prima deve partire con sua moglie, per fare i cazzi suoi.

TONINO Se qualcuno mi domanda gli dico se ne parla il due Maggio. Mi hanno fatto tutti i complimenti per la macchina, “minchia che bella macchina che ti sei comprato!” Allora si parte, chi era, aspetta, che.., che sapeva che la macchina era..

PUCCI Ma vedi che abbiamo fatto una figuraccia, perché io dicevo che avevamo avuto sessanta. Ero convinto.

TONINO Ma io mi sono basato su chiddu chi mi dicisti tu, non è che me lo sono inventato. (…..) ma ora si è convinto?

PUCCI No, mi sono convinto io.

TONINO Ora ti sei convinto tu nei suoi confronti?

PUCCI E’ impossibile, perché (…..) con questo siamo a cento.

TONINO Ma no, siamo a ottanta.

PUCCI “Ma che cazzo dice, ma lei è un pazzo”

TONINO (…..) vado a (…) la macchina, senti, e ti incontro a (…..) col suo bmw, uno di quelli nuovi, “ah – dice – che è bella ‘sta macchina”, ci dissi: “… vi piace?”. Dice.., “Io – dice – sono innamorato di quella Jaguar, però – dice – sono rimasto affezionato – dice – al.., al bmw, tanto che ho comprato un altro bmw”, ci dissi “Quanto costa? “, dice “Centoventimila euro”. Dice: “Bella questa macchina!”, dice.., “Ma io non è che l’ho presa nuova – ci dissi – c’era un professionista messinesi che.., non la usava, la teneva sempre iin garage, poi si è comprato un’altra macchina”, dice: “Cui, Pucci FORTINO?”. “Minchia – ci dissi – come (…..)” (ride) Tu non ti poi moviri, figghiu!

………….

TONINO Gli ho detto a Nino, che dice: <>, ci dissi io’: << Nino, – ci dissi – non c’è bisogno che te li faccio io, te li sei fatti tu stesso per tutti quanti noi, con la tua calligrafia e con la tua penna>>, ci dissi io’. << Ah – dice – sì, quantu pigghiai..>>, << Ti è rimasta poca roba – ci dissi io’ – perché tutte le cose..>>..

PUCCI A me mi voleva prendere in castagna.

TONINO (…..) Comunque lui era sessantunomila euro. Ti ricordi che ha fatto i conti con i due appartamenti, doveva fare il conguaglio?

(si sovrappongono le voci)

PUCCI Non mi ricordo sessantuno.

TONINO Sessantuno! E che faccio mi.., mi.., sessantunomila euro. Lui ha preso gli altri e si vede che.., si vede..

PUCCI Ma quanto gli è rimasto? Trentamila?

TONINO Ventiseimila euro gli sono..

PUCCI Venticinque e otto e ce ne usciamo.

TONINO Eh.

PUCCI Dopo l’ultima ci rimangono..

TONINO << Perché – dice – ma scusa io quanto ho avuto? >>, allora ci dissi io’: << Guarda, cinquemila te l’ho dati al catasto, cinquemila te li ho dati vicino alla banca d’Italia, cinquemila te li ho portati, cinquemila te li ho consegnati a casa, cinquemila te.., te li ho dati ora davanti all’Università, cinquemila te li ha dati.., te li ha dati Pucci e sunnu trentacinqu.>>, gli ho detto anche i posti. Dice: << Minchia.., minchia – dice – hai ‘na testa! >>, ci dissi: << Io’ mi ricordo nomi, cognomi, cifre e indirizzi..>>. Non se l’è potuto negare, perché gli ho detto pure i posti.

Ulteriori riscontri alla tesi accusatoria vengono da altri atti in sequestro. Presso lo studio del Fortino sono stati trovati : a) un preliminare di vendita quietanzato fra Arlotta Giovanni e Gierotto Antonino relativo ad un’unità immobiliare sita sul Torrente Trapani; b) 2 copie di preliminare stavolta fra Arlotta Giovanni e Fortino Giuseppe relativo ad altra simile unità sita alla pal. E piano VI, c) 1 copia di un altro preliminare fra Arlotta Giovanni e Fortino Giuseppe relativo ad un altro appartamento sito alla pal. E piano ultimo. Presso l’abitazione di Ponzio (nell’armadio ubicato all’ingresso salone) sono state trovate copie fotostatiche di piantine di appartamenti (corpo C, D, E, F,) rilievi fotografici raffiguranti il complesso abitativo dell’area adiacente alla strada comunale Torrente Trapani ed il progetto a firma dell’ ing. Salvatore Arlotta . Fra i documenti sequestrati ad Arlotta vi sono fogli bianchi e pagine di un’ agenda in cui sono riportati conteggi vari (che hanno costituito oggetto delle numerose conversazioni) come quelli inerenti la somma di € 120.000,00 da dare a Fortino entro il 15.12.05, le rate da 60.000,00 euro da corrispondere a Fortino dal 15.01.06 al 15.06.06, e quelle da 100.000,00 da versare dal luglio 2006 al luglio 2007 per un totale di 1680.000,00, nonché frasi del tipo “ appartamenti per amici” o ancora “bisogna individuare gli appartamenti degli amici” .Sono meritevoli di interesse anche le conversazioni fra gli odierni imputati successive alla pubblicazione di un articolo di giornale sulla Gazzetta del Sud (prodotto dal P.M.). Fra le altre quella del 17.05.06 alle 9.39 in cui Arlotta chiama Fortino per commentare l’articolo sull’acquisizione da parte degli organi inquirenti della pratica relativa al Torrente Trapani, quelle del 20.05.05 in cui Gierotto chiama Fortino per incontrarlo personalmente, manifestandogli le sue preoccupazioni sulle notizie pubblicate; anche Ponzio chiama agitato Gierotto

Conversazione telefonica n. 4330(rit 63/06 n)

AVVOCATO Pronto?

DONNA Buongiorno, la ditta ARGEMO. Attenda un attimo, le passo il signor Arlotta.

AVVOCATO Sì.

ARLOTTA Avvocato?

AVVOCATO Sì, signor Arlotta.

ARLOTTA ‘I visti i cosi ‘nta ‘stu giuntali stamatina?

AVVOCATO Eh, e che ne so. (sorride) non lo so, si vede che hanno fatto una serie di.., di verifiche generali per vedere un attimino la regolarità delle.., delle cose. Che voli fari? Eh, è tutto.., lo sa quanto è stata travagliata, combattuta questa pratica dal punto di vista legale, è un atto derivato dalla Regione, problemi di nessun genere ce n’è perché più trasparente di questa non esiste.

ARLOTTA Minchia, ma..

AVVOCATO Va bè, ci.., lei che fa, non.., non scende?

ARLOTTA No, io scendo. Siccome chiamai a chiddu stamatina e dici: << ‘U liggisti ‘u giuntali? >>, chi mi havia priparatu i cosi. Ora chiddu si.., si.., si.., si ritira, porca la colonna bastarda, disgraziata!

AVVOCATO Eh.., ci sentiamo.., ci vediamo più tardi, signor Arlotta.

ARLOTTA Va bene, più tardi passo da lei, và.

AVVOCATO Arrivederla.

Conversazione telefonica n. 4489(rit 63/06)

TONINO Pronto? Pronto?

UOMO Pronto? Sì, Tonino?

TONINO Eh?

UOMO Ci vediamo direttamente dalla.., vicino a coso, alla.., come si chiama, Billè. Perché sto andando da Carmelo io, capito?

TONINO Ah, ci vediamo allora sotto casa tua, là, va bene?

UOMO No, no, da Billè proprio.

TONINO Da Billè, va bene, ci vediamo da Billè. Sto arrivando.

UOMO Ciao.

Conversazione telefonica n. 4491 (rit 63/06)

UOMO Sì?

UOMO Dove sei?

UOMO E.., quasi alla.., alla villa Mazzini.

UOMO 2 Ah, allora guarda vieni da.., Emporio Armani.

UOMO Emporio Armani? Sì, in via dei Mille?

UOMO 2 Ma ci hai la voce squillante.

UOMO Eh. (ride)

UOMO (ride) Che si cornuto!

UOMO No, perché sono col telefonino che mi ha regalato mia moglie ieri, capisci?

UOMO 2 Ah, per questo, ho capito.

UOMO Sì.

UOMO 2 Ci hai la voce squillante.

UOMO Perché la situazione è tesa, capisci, è tesa! (alza la voce e ride)

UOMO (ride) Eh, lo so, da come ti sento lo capisco.

UOMO Sì, sì. (ride)

UOMO 2 Ora mi offri.., ora mi offri la colazione.

UOMO Certo. Ciao.

UOMO 2 Sto arrivando.

Conversazione n. 823(rit 259/06)

UOMO Pronto?

UOMO 2 E.., senti, puoi venire un attimino qua, a Pia.., a Piazza?

UOMO Dove c’eravamo po.., poco fa?

UOMO 2 No, no, l’altra, l’altra.

UOMO Duomo?

UOMO 2 Sì. Sì, va bene.

UOMO E.., ancora è presto, io’ haiu cuffari, io sugnu cà, aspetto..

UOMO 2 No, no, no, ha veniri, ha veniri, ha veniri.

UOMO Ciao, và.

UOMO 2 Ciao.

Seguono numerose telefonate, cui si rinvia fra Fortino e Bonanno in cui il primo ragguaglia il secondo sulle notizie pubblicate sui giornali e gli fa presente che le indagini di cui parlano interessano anche il progetto del Torrente Trapani; i due si danno quindi degli appuntamenti per vedersi (vedasi conversazioni nr. 23485 delle ore 16.18 del 17.5.2006- rit 590/05- nr. 23494 delle ore 18.29 del 17.5.2006-rit 590/05- nr. 23496 delle ore 18.37 del 17.5.2006- rit 590/05-, n. 11341 delle ore 10.34 del 18.5.06 rit. 669/05, , e nr. 23557 delle ore 11.58 del 18.5.2006- rit 590/05 rit)

Di fondamentale importanza è la conversazione che interviene presso lo studio di Fortino (rit 62/06 n. 2636 del 18.05.06) fra costui ed ARLOTTA Giovanni. Il lungo colloquio mette in luce il forte stato di agitazione e di nervosismo dell’imprenditore che l’avvocato tenta di tranquillizzare dicendogli che le acquisizioni documentali effettuate nei giorni precedenti dalle autorità inquirenti si risolveranno in “…una bolla di sapone…”. La conversazione fornisce poi ulteriori chiarimenti sulla appendice (del 4.8.2004) al preliminare di permuta datato 31.7.2001 con cui l’operazione immobiliare da realizzare sul Torrente Trapani è stata ceduta dall’ing. Giuseppe D’ANDREA a Giovanni ARLOTTA ed ai suoi soci. La parte più significativa del dialogo è quella in cui Arlotta dice a Fortino che teme, in caso di convocazione dell’ing. D’ANDREA per essere ascoltato, che possa emergere un “qualcosa” per lui stesso pregiudizievole, inerente l’avvenuto inquadramento dell’area in una zona diversa da quella originaria e che possano risalire ai contatti da lui avuti, per il tramite dei Magazzù, con D’Andrea (cugino come detto di questi ultiumi). L’imprenditore ammette sostanzialmente di sapere che D’Andrea ha ottenuto illegittimamente la concessione edilizia “Però, se vanno in fondo, se vanno in fondo e partono di dà, iddu non è chi si po’ mucciari” che ha consentito un maggior indice di edificabilità e che lui subentrandogli, per il tramite dei Magazzù, ha beneficiato di un’attività illegittima. Significative sono anche le rassicurazioni del Fortino il quale si fa forte della regolarità formale dell’iter e soprattutto della circostanza che è stata la Regione a dar loro ragione e non il Comune di Messina, circostanza questa che non desterà sospetti e che non li esporrà quindi a rischi. Nell’affermare poi che, se anche venisse accertato un reato, sarebbe punito il responsabile e non revocata la concessione, ammette implicitamente che il rilascio della stessa è stato frutto di attività illecite.

Nell’ultima parte della conversazione il Fortino poi reitera la richiesta di denaro.

Intercettazione ambientale n. 2636 del 18/05/2006, ore 12.53,

Allora, signor ARLOTTA, ci sono non buone, ottime notizie. Perché questo discorso che ho saputo per via riservata, siccome loro devono colpire una lottizzazione (…) a Faro Superiore, hanno dovuto.., hanno fatto per evitare il discorso in particolare ma di carattere generale. Ma il discorso della nostra.., della nostra (…) è assolutamente inattaccabile, tra l’altro l’ho guardato giuridicamente. La licenza edile (…) non può essere revocata neanche se c’è una cosa, se ci dovesse essere un reato (…..) resterà.., si colpisce chi ha fatto il reato, non (…..). Qua c’è un piano regolatore che è stato fatto.., per quanto riguarda la nostra cosa attuato (…) quindi

praticamente manco (…) quindi con tutti i crismi, abbiamo lottato diciotto anni, lei lo sa, e un.., un progetto che mi ha detto il dottore.., il geometra SCINALDI e il.., l’architetto della (…) è inattaccabile. E’ fatto in maniera tale che (…..) in una bolla di sapone nel giro di qualche giorno o nel giro di qualche mese, nel tempo addirittura manco ce l’hanno alla.., alla Procura, le hanno lasciate al Comune perché c’è uno che sta (…..) hanno voluto fare (…) e basta, per evitare di fare un discorso mirato, hanno fatto un discorso di carattere generale.

ARLOTTA Eh sì.

PUCCI Picchì ‘a nostra cosa è.., è che non (…) ad espansione, zona D, licenza perfetta, tutto perfetto, non ci sono problemi..

ARLOTTA Non ci avissiru ‘a essiri problemi.

PUCCI Infatti non ce ne sono.

ARLOTTA (‘U bellu) firma e ‘a genti si blocca. E chistu va bene.

PUCCI Potremmo noi fare una cosa, ci hanno detto di fare una lettera al giornale, dicendo che praticamente portano danni, eccetera, perché loro come fanno a violare questa privacy, perché questi sono discorsi all’interno. Perché a noi non ci hanno notificato niente, non ci hanno detto niente, non una cosa, niente, non hanno nessun.., nessun elemento. Non possono pubblicare sul giornale una cosa in vostro danno. Quindi praticamente ci sarebbero..

ARLOTTA ‘Na denuncia.

PUCCI Ma, io eviterei di andare a fare un discorso di.., di strozzatura. Perché io cioè dovrei fare una cosa dicendo che loro male hanno fatto a far conoscere al giornale queste cose, perché praticamente il giornale ci sta portando (…). Potrebbe essere pure un discorso da fare, però non mi

vorrei mettere in una situazione di contrasto. Che facciamo? Quindi, secondo me, il discorso è man mano che le cose vanno avanti manco la gente si ricorda più. Voi continuate a costruire..

ARLOTTA Giusto, però, dico, (…..) ci pensava io’ stanotte, perché stanotte io’ non durmia. Ammesso e.., e non concesso chi non succede nenti, ma si (…..) ‘sta cosa e ni cominciunu a fare ‘a testa (ill’acqua) partunu di MAGAZZU, MAGAZZU’ dice (…..), dici chi ci ‘a puttai io’, io’ a diri chi m’ ‘a puttau D’ANDREA, D’ANDREA chi dici?

PUCCI Che gliela (…..) che gliel’ha portata GIEROTTO.

ARLOTTA Dicu.., dicu, tuttu ‘stu traficu..

PUCCI (…..)

ARLOTTA ..dicu, partemu di ‘stu fattu cà, giustu?

PUCCI Sì.

ARLOTTA Picchì aieri ‘nto giunnali scrissiru ‘n articulu, sbagghiatu, però..

PUCCI E questo dimostra che non hanno fatto le cose seriamente, perché..

ARLOTTA Ecco.

PUCCI ..sennò non se ne parlava.

ARLOTTA Però, se vanno in fondo, se vanno in fondo e partono di dà, iddunon è chi si po’ mucciari.

PUCCI Eh, ma che c’è problema?

ARLOTTA Io.., io..

PUCCI Ma che abbiamo fatto un reato, signor.., signor ARLOTTA?

ARLOTTA Io, non.. No.

PUCCI E allora!

ARLOTTA Dicu, finu a mia no, ma quannu arrivunu unni chiddu chi fannu?

PUCCI Chiddu chi è?

ARLOTTA Unni D’ANDREA.

PUCCI Eh, dice che l’ha ceduta.

ARLOTTA Sì, ma a chi?

PUCCI Chi gliel’ha portata? GIEROTTO. GIEROTTO l’ha portata a me e io ho.., ho fatto la trattativa. Eh, cose legali sono. Di che si spaventa lei, che problema..?

ARLOTTA Non ci n’è chiù di ‘sti cosi?

PUCCI No. Ma di che?

ARLOTTA Forsi non.., dico..

PUCCI Ai.., ai fini fiscali potrebbe essere, un discorso con D’ANDREA.

ARLOTTA Sì, fi.., fiscali cu’ è chi ni dici..

PUCCI Ai fini legali D’ANDREA..

ARLOTTA Io questo..

PUCCI ..D’ANDREA aveva un regolare compromesso con loro. C’è tutto a posto. (…..) Chi ci ha messo in contatto? GIEROTTO. GIEROTTO sarà.., e GIEROTTO, praticamente mi ha.., ha messo in contatto D’ANDREA con me, poi mi ha messo..

ARLOTTA No, ma ‘u problema, dicu io’, è.., dicu, lei pensa chi non c’è strascicu supra ‘stu discorso chi s’ ‘u fici passari edificabile?

PUCCI No.

ARLOTTA Non ce n’è strascico?

PUCCI E’ una cosa legale. Non abbiamo fatto un discorso.., a raccomandazione. Sennò lei avrebbe ragione. E’ stato fatto ricorso al Presidente della Regione. Lei lo sa che cosa (dice)?

ARLOTTA Sì.

PUCCI Il Presidente della Regione poi ha dato disposizione alla.., all’ufficio.., al CRU, (…..) di Palermo, non l’ha fatto a Messina, Messina ci ha dato sempre torto. Più regolare di così! E’ un atto amministrativo perfetto.

ARLOTTA Cioè mi capiu chi ci dicia io’? partendo di.., di..

PUCCI Non c’è una forzatura, questo voglio dire, urbanisticamente parlando.

ARLOTTA Dicu, putemu parrari tutti chiaru, (…)?

PUCCI Tutti. Possiamo arrivare fino alla fine, non c’è una forzatura.

ARLOTTA Dicu, si po’ parlare.., tuttu chiddu chi succidiu?

PUCCI Sì.

ARLOTTA Si po’ parrari chiaru?

PUCCI Eh, e.., per forza. Deve essere..

ARLOTTA Io non è chi sacciu bene, prima chi ni canusciuemu chiddu chi fici.

PUCCI Ha fa.., ha fatto battaglia legale sempre, io ci ho atti (…) giudiziali, ci ho istanze..

ARLOTTA Io.., il a lei ‘u canusciu picchì era l’avvocato di chiddu, puntu.

PUCCI E basta. E poi ci siamo messi in contatto e praticamente (….)

ARLOTTA No?

PUCCI E.., certo.

ARLOTTA Che era l’avvocato d’ ‘i CARUSO?

PUCCI Eh.., ma che cosa sono di più?

ARLOTTA Eh, dicu, appunto, dicu.., dicu.., va bene chistu?

PUCCI Sì.

ARLOTTA Avvocato io’..

PUCCI Signor ARLOTTA, non verrà.., non verrà nessuno a interrogarla, perché qua non è il discorso che si va a creare, stanno facendo un’indagine per sapere questa vicenda. Hanno fatto.., quando hanno fatto queste cose per evitare di (…..) fatto giusto i progetti di una certa importanza, e quindi c’è pure il nostro. Tant’è vero che hanno fatto pure la Villa Salus, cose.., cioè cose che non hanno senso. Il loro obiettivo è un altro, ma lasciamolo perdere. Non mi interessa qual è il loro obiettivo. Però andiamo a guardare a noi come se dovessimo essere passati a.., a telescopio , trasparenti. Allora noi abbiamo una serie di atti giudiziali, ricorsi, eccetera che alla fine non a Messina, perché Messina ci ha dato sempre torto, Palermo ci ha dato ragione, quindi nessuno ci può dire niente. Perché io non è che ho ottenuto dando bustarelle, ma ho ottenuto attraverso un espediente legale, tutta una serie di ricorsi ,pure ricorso al presidente della regione che ci ho qua notificato, gliel’ho notificato al

CUR, gliel’ho notificato al comune, alla.., all’urbanistica, tutti sanno questo discorso. Che è nella.., nella trasparenza più assoluta e soprattutto considerando.., lei ha visto che il terreno nostro è di fronte a quel gran fabbricato. Lei pensa che là poteva essere mai zona C? doveva essere per forza.., ha tutti gli elementi, perché c’è stato un computo dei parametri, degli abitanti, dei cosi, quindi..

ARLOTTA Ah, quindi era zona C chidda?

PUCCI Zona C. Sì, e qual è il problema?

ARLOTTA Quindi ‘u ricorsu fu fattu pi’..

PUCCI Per passarla da zona C a zona B, perché c’erano tutti i parametri, quindi.., dall’inizio è stato sempre zona C. Anzi, prima era zona B, poi l’hanno passata a zona C e poi ci hanno riportato, dopo..

(squilla il telefono)

PUCCI Sì? Va bene.

(chiude la telefonata)

PUCCI ..dopo tutta una serie di ricorsi a zona B. quindi, praticamente, da questo punto di vista inattaccabile, questo lo posso dire. Per giurisprudenza una concessione rilasciata dal comune dopo il vaglio, il.., il progetto è fatto da (TORRISI), è fatto bene, abbiamo rispettato tutte le regole, quindi chi è che può dire niente? Come fanno a revocare?

ARLOTTA No, ma io p’ ‘u fattu d’ ‘u progetto non.., non ho nessun..

PUCCI (…..)

ARLOTTA Ma poi, scusa, un progetto.., un progetto, non ci fu ‘na commissione edilizia? O no?

PUCCI Certo.

ARLOTTA Dicu, i.., i progetti chi passunu attraverso prima.., che.., quasi non passunu nuddu attraverso..

PUCCI E dice che ci possono essere imbrogli. Ma qua no, qua..

ARLOTTA ..dicu, ‘u cosu dà.., l’architettu.., ‘u..

PUCCI L’architetto PARLATO.

ARLOTTA PARLATO. Dico..

(risuona il telefono)

PUCCI Sì? Sì. Sì, Adriano. Hm. E.., non lo so, era imbarazzato, secondo me (…..) Questo qua non te lo so dire, che effetti avrà, ma secondo me, siccome siamo nell’assoluta.., potrebbe essere il contrario, potrebbe essere un discorso che.., favorevole a noi. Certo. Eh, perchè c’era quella cosa delle cooperative. Va bene, ti saluto. Sì, secondo me è assolutamente positivo. Va bene, ti saluto, ciao.

(conclude la telefonata)

PUCCI Ha capito? Quindi, assolutamente, da ‘sto punto di vista il.., il fatto urbanistico lei lo deve considerare un fatto di una trasparenza che noi abbiamo ottenuto..

ARLOTTA Su.., supra a chistu non mi staiu preoccupannu chiui. Picchì ragiunannu, è giustu, dicemu così è difficile.., ‘u comune.., quali giudice c’è chi si metti (…..) travagghi chistu è du’ comune, tuttu chistu, un danneggiamentu no.

PUCCI Non esiste, non esiste. (risponde di nuovo al telefono) Chi è? Ah, Francesco, dimmi. Eh, e fai il trenta, fai il trenta, va bene, d’accordo. (conclude la telefonata)

ARLOTTA Dico, il mio problema è rito.., ritonna a fari ‘u giru dill’acuqa a scinniri non succedi nenti.

PUCCI E che deve succedere?

(non si sente perché parla sottovoce)

PUCCI ..non se n’è pentito e (…..) Ma che problema c’è? Non c’è nessun problema. Che abbiamo fatto, signor.., ma lei pensa che io avvocato serio e (…) le facevo fare una cosa che era.., che poteva essere imbroglio? Oppure illegale? Ma di che?

ARLOTTA No, ma..

PUCCI (….) ma siccome era coordinato bene..

ARLOTTA Chiddu.., chiddu è ‘na cosa chi l’haiu sulu io’.

PUCCI E’ un problema.., e allora basta. E quello..

ARLOTTA Dico, quella lì è una cosa..

PUCCI Se lei risolve quella, abbiamo risolto tutto.

ARLOTTA Avvocato, ce l’ho solo io. Io pi’ ‘sti cosi non mi fidu mancu d’ ‘i me’ budedda, è guisto? (…..) e basta. Io’..

PUCCI E allora..

ARLOTTA ..impegno ni pigghiu unu, poi ora n’haiu una, pozzu ritardari chi non ci arrivu, dicu, misi chiù misi menu, ma i impegni ‘i mantegniu.

PUCCI Lo so.

ARLOTTA E ‘u stomacu è unu.

PUCCI E allora, facciamo un’altra cosa, andiamo a noi, a questo secondo discorso. Considerato questa situazione io in un certo modo, in

qualche maniera la posso aiutare, però lei deve aiutarmi. Noi abbiamo una scrittura, si ricorda, quella a parte mia e quella generale. Oh. Dico, se lei mi dà la possibilità di.., di eliminare questa mia, la.., la strappiamo, giusto? Le do.., le posso dare un paio di mesi di tempo, praticamente, per non fare (…..) perché là ci sarebbero tre mesi, sarebbero Marzo, Aprile e Maggio, giusto? Oh, quindi praticamente lasciamoli perdere questi. Lei mi risolva a me, nel giro di qualche giorno..

ARLOTTA No, no.

PUCCI Però, signor Arlotta, lei mi deve dire cinque giorni in più..

ARLOTTA No.

PUCCI Ma non mi deve (dire) un giorno in meno.

ARLOTTA Allora, avvocato, allora io le dico questo, grazie a Dio.., grazie a Dio già i contratti i stamu facennu. Ci pari chi non mi ni capita picca a mia! Arrivò ‘na littra, d’ ‘u signor architetto, una littra d’ ‘u signor architetto, e io’ appi ‘a presentare ‘a documentazione. I certificati di conformità, no? ‘O comune, in modo che ‘a banca ni duna ‘sti soddi.. Ci puttammu ‘sta documentazione, io’ n’ ‘a controllai e iddu n’‘a controllò. Iddu s’ ‘a pusau supra ‘a scrivania, quannu faci m’ ‘a presenta, si n’accorgi chi tutti l’interni ‘ill’appartamenti ci minteru sbagliati, l’impiantisti. Cioè, ma dicu, ma comu.., (…..). ‘Sti impiantisti i soddi ci detti io’, ora c’è me’ figghiu dà mintutu, è giustu? Chi ci sta facennu tutti cosi iddu. Hiavi.., hiavi ‘na simana chi è dà. Almenu.., picchì chiddi non.., non su’ capaci a farli.

PUCCI Ho capito.

ARLOTTA Dicu, và, erumu pronti. ‘a banca.., cioè ficimu puru..

PUCCI E ora quando la vuole risolvere questa..
ARLOTTA ..con la banca ficimu ‘u frazionamentu. ‘A banca dissi: << Cà ci su’ i soddi pronti, appena ni puttati ‘a.., ‘a cosa presentata al Comune dill’abitabilità, vi dugnu i soddi.>>.

PUCCI E ora quanto ci vuole?

ARLOTTA Io penso che ‘nta simana chi trasi ci l’avissi ‘a fari. Poi stamatina capitammo a unu: << No – dici – io’ non ni fazzu pi’ mia su’ giusti ‘i du’ modu.>>.

PUCCI E allora..

ARLOTTA Picchì chistu, secunnu iddu.., secunnu iddu.., io’ a chistu ci scippiria ‘a testa. Picchì ‘u committente chi ci detti io’ l’incarico a lei di.., di fari l’impianto sugnu io’, quindi tuttu l’appalto l’haiu io’, quindi io’ ci è dari i certificati. No, havi ‘a essiri fatta a nomi d’ ‘a casa (…..). Ma chi voli diri?

PUCCI Certo.

ARLOTTA Io’ ci.., iddu mi fici a mia, io’ ci consegnai a (…)

PUCCI Certo, certo.

ARLOTTA Pi’ iddu non su’ giusti. Cioè annammu ‘o comuni, ci ficimu vidiri, <>. E ci fici ‘na cruci, chi è sbagghiatu. ‘stu testa ‘i cazzu di ‘st’architettu.., cosu..

PUCCI Chi è?

ARLOTTA L’architetto..

PUCCI Ma del comune?

ARLOTTA No. No.., l’ingegnere di bla.., l’architetto di bla..

PUCCI E cosa fanno, perché non..?

ARLOTTA Perché dice che erano sbagliati. Havia ‘a essiri fattu sutta (…..). Lei pensa chi a ogni appartamento c’è quattru certificati, unu pi’ l’impiantu elettrico, unu pi’ l’impiantu..

PUCCI Devono rifare tutto?

ARLOTTA Tutti, tutti, tutti.

PUCCI Ma mi scusi, la voltura non è stata fatta nei progetti?

ARLOTTA No, che c’entra, noi (…..) è in appalto..

PUCCI Ah, ho capito, sì, e questo forse hanno ragione loro.

ARLOTTA Mah. Architetto, lei a mia mi duna ‘st’incarico mi ci fazzu ‘sti casi.

PUCCI Ma lei sta facendo.., lei.., lei glieli sta facendo a nome dell’appalto. Dell’appaltatore.

ARLOTTA Io.., iddi mi consegnano a mia, io appaltatore ci siglai tutti, ci firmai (…..) o no?

PUCCI Eh. Aspetti, ora lo chiamo io.

ARLOTTA A chi?

PUCCI A DI BLASI.

ARLOTTA No, no, no.

PUCCI No?

ARLOTTA No, no, no, no, no. Non ci niscemu chiui.

PUCCI E gli spiego..

ARLOTTA No. Si ingelusia, no, pi’ favuri.

PUCCI No, ma io ci ho un buon rapporto. Sono amico.

ARLOTTA Ma già.., ma già iddi ‘u ficiru già, non vali chiù ‘a pena.

PUCCI No? Va bene.

ARLOTTA (…..)

PUCCI Allora mi.., mi dà la data? Ventinove Maggio? Però lei.., lei se le deve raccogliere ‘ste cose, così poi non mi dice le do trenta, venti eccetera, sono cento e la chiudiamo.

ARLOTTA Non ci arrivo. Non ci arrivo, picchì.., non ci arrivo. Picchì quanti contratti si ponnu fari? Se certo.., si chiddi.., pigghiamu chiddi ci arrivassimo.

PUCCI Trentuno. Al limite..

ARLOTTA Chiddu ni veni.., chiddu mi veni.., chiddu d’ ‘a banca Intesa, (…..) passa ‘na simana, versu ‘u deci, avvocato.

PUCCI Dieci Giugno?

ARLOTTA Hm. Versu ‘u deci ci l’avissimu ‘a fari.

PUCCI Mi rovina così. Non la può fare in due parti? Cinquanta e cinquanta?

ARLOTTA Io’.., io’ ‘nta ‘na vota non vegniu cà, mi ci pottu i soddi.

PUCCI Lo so, però se lei non inizia.

ARLOTTA No, inizio, inizio, inizio. Inizio. (…..) unu chi voli pigghiari l’appartamentu (…..). Ni damu l’appuntamentu, arrivamu dà e (havia) puttatu i soddi. Contanti. Ah, va bene! (parla sottovoce e quindi non si sente tutto.) arrivamu dà e dici: << Ma ‘u contrattu.., ‘u compromessu dici (contrattu)>>. Ma vaffanculo, si pigghiaru tutti cosi.

PUCCI Certo.

ARLOTTA Tu prima mi l’ha dari.

PUCCI Certo.

ARLOTTA Giustu chi chiddu dici ‘i du’ modu.

PUCCI Sì, sì.

ARLOTTA Vero è? Non l’hamu aggiustari prima ‘stu fattu?

PUCCI Sì, sì.

ARLOTTA E chi ‘i po’ puttari dà, chiddu mi ni fa taccari a tutti.

PUCCI E’ responsabile come l’avvocato.

ARLOTTA (…..)

PUCCI Se io so che c’è un’operazione in cui lei.., che lei compra un appartamento o qualsiasi cosa (…..)

ARLOTTA Tutti, tutti.

PUCCI Magari è anche giusto, non è che io dico di no. Comunque, per quella cosa a cuscino morbido, tranquillo, non ci sono problemi.

ARLOTTA Avvocato.

PUCCI Sì.

ARLOTTA Io’ ci torna e rifazzu dà dumanna, si chiddu si rivolta, chi ni chiamunu, a.., alla base non c’è niente, non succede niente.

PUCCI E che c’è? I ricorsi.

ARLOTTA Picchì io’ finu.., finu a mia ci arrivu. Chiddu sutta di mia no’ sacciu, sapemu com’è..

In pari data Bonanno si dà un appuntamento con Fortino e lo comunica subito dopo alla sua compagna riferendole che l’avvocato deve prima vedersi con altra persona (n. 23583- 23585- 23597 rit 590/06). Segue quindi una intercettazione sulla macchina di Bonanno ( rit 651/05 n. 1829) in cui questi conta i soldi evidentemente datigli poco prima da Fortino ed immediatamente dopo vi è un dialogo del Bonanno con la moglie cui dice che non si sarebbe visto con Fortino se l’incontro con quest’ultimo non fosse stato preceduto da quello dell’avvocato con una persona di Barcellona (l’imprenditore Arlotta) che gli avrebbe dato del denaro parte del quale sarebbe finito nelle sue tasche .

Conversazione n. 23557 ore 11.58 del 18/05/2006,

UOMO Mi fa male il dito del piede e non posso camminare. Da ora, da stamattina, ieri sera non avevo niente completamente, boh. E quindi non lo so. Capito? Ora sto salendo in segreteria. Mi sono visto con Pucci FORTINO, mi sono preso un caffè con lui, lui si deve vedere con una persona che gli deve dare una risposta e alle quattro e mezza abbiamo appuntamento. Quindi, oggi pomeriggio alle quattro e mezza mi devo vedere con Pucci. A quel punto sto un poco in segreteria e poi me ne salgo a casa.

Conversazione n. 23587 ore 16.24 del 18/05/2006,

PUCCI Pronto? Pronto?

UOMO Pucci, dove sei?

PUCCI Eh, a studio. Vuoi che scendo?

UOMO Eh, io sono a Piazza Castronovo, Pucci, perdonami, ma si vede che non ce la faccio a fare le scale con quel piede.

PUCCI No, non ti preoccupare, suonami due colpi che scendo un attimo solo.

UOMO Perfetto.

PUCCI Ciao, ciao.

UOMO Ok, ciao.

PUCCI Ciao.

Intercettazione ambientale n. 1829del 18/05/2006, ore 16.36, all’interno dell’autovettura Lancia Lybra, targata CC354GL, in uso a BONANNO Umberto.

UMBERTOPizzarella! Cento, duecento, trecento, quattrocento e cinquecento. Va bene. (…).

Conversazione n. 23593 ore 11.58 del 18/05/2006,

UMBERTO Mi sono visto con Pucci e con quell’amico suo che veniva da Barcellona, guarda, se non era per lui non scendevo, ti giuro. Però sono passato pure in segreteria e sono.., sono passato e almeno mi hanno visto. Va bono?

DANI Ciao.

Il 24.05.06 Fortino dice a Gierotto che si vedrà il martedì successivo con quella persona (ancora una volta è chiaro il riferimento all’imprenditore Arlotta) e che, subito dopo, loro due si potranno incontrare (rit 63/06 n. 4639). Effettivamente il martedì successivo cioè il 30.05.06 Fortino chiede ad Arlotta se si possono vedere in giornata (669/05, prog. 12122) ed alle successive ore 21.12, parla con Gierotto, paventandogli il possibile esito infruttuoso dell’incontro programmato. Anche in tale conversazione i due discutono poi delle rate mensili ormai scadute o prossime a scadere quale quella del mese di giugno (RIT P.M. 669/05, prog. 12194). In questa come nelle precedenti conversazioni emerge che ad ogni datio di denaro di Arlotta a Fortino segue la distribuzione delle somme fra lo stesso Gierotto, Bonanno e Ponzio, il che dimostra la bontà della tesi accusatoria e sconfessa le dichiarazioni rese da Fortino il quale di contro ha sempre sostenuto di aver percepito somme solo a titolo di onorario per l’attività di legale svolta.

A questo proposito anche la documentazione acquisita in particolare presso Arlotta Giovanni contrasta con la tesi difensiva del Fortino. Fra gli atti sequestrati ad Arlotta l’8.06.07 vi è una parcella spese relativa alle attività professionali svolte da Fortino dal 1989 al 2006 nell’interesse dei germani Caruso per un ammontare complessivo di € 35.600,00 (di cui 5.000, 00 a titolo di spese già corrisposte, con un residuo quindi di € 30.600,00), nonché una integrazione di scrittura datata 6.12.06 fra Arlotta e Fortino con cui il primo si obbliga a corrispondere al secondo le somme dovute “per l’attività professionale svolta per la pratica amministrativa ed urbanistica e per le pratiche relative alle trattative ed alla conclusione del contratto dal 1989 ad oggi”. E’ evidente quindi che gli unici obblighi assunti dall’Arlotta nei confronti del Fortino per l’attività professionale da questi svolta per i Caruso sono quelli quantificati in parcella pari a 30.600,00; non vi è altro

documento da cui risulti che l’Arlotta debba ulteriori e maggiorate somme in luogo dei Caruso. Né nella scrittura con cui il D’Andrea ha ceduto l’affare all’Arlotta (pure in sequestro) si menzionano altri obblighi contratti dal primo nei confronti del Fortino ed assunti dall’Arlotta, in quanto si quantificano solo le somme dovute dal cessionario al cedente pari ad € 700.000,00 e le modalità di corresponsione delle stesse. Ne discende che le consistenti somme pretese da Fortino avevano alla base un diverso rapporto, quello illecito di cui detto.

Tornando alla disamina delle intercettazioni si riporta la n. 4639, del 24/05/2006, ore 12.03, effettuata sull’utenza n. 393/3313826, intestata a FORTINO Giuseppe, in uscita verso l’utenza n. 349/6415874, in uso a GIEROTTO Antonino.

UOMO 2 Ma che fai, non rispondi?

UOMO Eh.., non rispondo perché non ho il telefono, capisti?

UOMO 2 Ah, lo capisco.

UOMO Eh.

UOMO Tutto.., tutto a..

UOMO Ora.., ora ho finito, mi sono.., mi sono baciato, tutte cose, e..

UOMO 2 Sì?

UOMO Sì, ora, in questo momento.

UOMO 2 Va bene, che fai ve.., poi passi allora?

UOMO Marte.., ah? No, no, no, Martedì se ne parla.

UOMO 2 Va bene.

UOMO Martedì dice che facciamo colazione insieme.

UOMO 2 Va bene, d’accordo, ok.

UOMO Tutto a posto.

UOMO 2 Va bene.

UOMO Ciao, gioia.

UOMO2 Ciao.

UOMO Ciao, ciao.

Conversazione n. 12122 ore 10.09 del 30/05/2006

ARLOTTA Pronto?

UOMO Sì, signor Arlotta?

ARLOTTA Sì.

UOMO Buongiorno. Ci vediamo oggi?

ARLOTTA Penso di sì, sì. Sì. Io sto.., ho qui un problemino e sto partendo per Messina.

UOMO Va bene.

ARLOTTA Fra mezz’ora. Va bene.

UOMO Ci vediamo poi verso le.., verso mezzogiorno?

ARLOTTA No, verso l’una.

UOMO Verso l’una, va bene, d’accordo.

ARLOTTA Va bene.
Conversazione n. 12194 ore 21.12 del 30/05/2006

TONINO Pronto?

UOMO Tonino?

TONINO Ohu.

UOMO Che fai? Tutto a posto?

TONINO Tutto a posto, tutto a posto.

UOMO Senti, domani.., tutto bene quella cosa mi hanno detto.

TONINO Sì, sì, ventitré.

UOMO Eh, e che vuoi?

TONINO (…)

UOMO Ringra.., ringrazia il culo! (ride)

TONINO Ah?

UOMO Ringrazia il culo.

TONINO No, l.., non l’ha fatta lui personalmente, gliel’ha data a uno dei suoi.

UOMO Va bè, ma comunque. Senti una cosa..

TONINO Sì, sì. Dimmi.

UOMO E.., ti volevo dire, domani mattina mi puoi dare uno strappo a Milazzo, alle otto e mezzo?

TONINO No.

UOMO Ma vaffanculo.

TONINO E no, e ti dico subito il perché. Perché..

UOMO Va bè, basta, se..

TONINO No, ti dico subito il perché, e perché domani mattina a.., alle otto e un quarto cominciamo gli esami.

UOMO Ho capito. Va bò, d’accordo.

TONINO Mi.., mi dispiace, alle otto e un quarto..

UOMO Va bene, non ti preoccupare. Non c’è problema.

TONINO E quando torni? E quando torni?

UOMO No, io torno dopodomani mattina. Te l’ho detto che non c’ero un giorno.

TONINO Ma dove vai? A Salina?

UOMO Sì, sì. Un giorno a Salina vado.

TONINO Disgraziatu, ti divetti, ah!

UOMO Ma ci ho.., degli ospiti che devono andare..

TONINO Sì, hai degli ospiti! Hai acchi fimmina tu.

UOMO E va bè, come vuoi tu.

TONINO Sì, sì.

UOMO Comunque quello là è un gran cornuto, senti mi sono rotto i coglioni con questo tipo di persona. Minchia, ma voi tutti gli interessi, le cose, niente? Tutto così, normale?

TONINO Eh, normale, normale, che vuoi fare?

UOMO Ma và, per cortesia. Sono quattro mesi, ora, no?

TONINO Qua..

UOMO O no?

TONINO Oggi che siamo? Aspetta, oggi che siamo..

UOMO Marzo, Aprile, Maggio, Giugno, certo.

TONINO Maggio, Aprile, Mar.., quattro mesi, sì, sì. Giusto, quattro mesi, sì, quattro mesi. Ma io, più che altro, la discussione la voglio fare per dire lei quando.., lei quando verrà e che non venga..

UOMO Va bè, comunque. Ti saluto, và.

TONINO Ciao.

L’1.06.06 Fortino si dà un appuntamento con Arlotta. Conversazione n. 12311 ore 8.49

ARLOTTA Sì?

UOMO Sì, signor Arlotta?

ARLOTTA Sì?

UOMO A che ora ci vediamo?

ARLOTTA Eh, verso.., io verso le undici parto da Barcellona, il tempo per passare.., verso le dodici e mezzo.

UOMO Va bene, grazie, arrivederci.

ARLOTTA L’una.

UOMO Va bene, arrivederci.

Alle successive 12,58 dell’1.6.2006, ARLOTTA Giovanni fa ingresso nello studio dell’avv. FORTINO. La discussione, per l’ennesima volta, verte con chiarezza sulle somme di denaro che l’imprenditore deve ancora consegnare. Fortino reitera la minaccia di registrare i preliminari, specificando senza mezzi termini di essere in possesso di ben tre contratti. Anche in questa conversazione Fortino lamenta che coloro (non solo l’Arlotta, ma anche gli altri, cioè gli odierni indagati) che hanno assunto gli impegni nei suoi confronti non li hanno rispettati;

Intercettazione ambientale n. 3120, del 01/06/2006, ore 12.58,

……………..

AVVOCATO Quando.., mi.., li facciamo quelle cose, quei (…..)

ARLOTTA Avvocato, si si svigghiunu.., pari chi si stannu svigghiannu (…) i compromessi pare.., pare ah, (…..) ‘a simana chi trasi n’avissimu ‘a fari acchi dui, tri. (…..) Va bene? (…..) Poi, entro.., io penso entro ‘u deci, ‘u chinnici acchi cosa ci l’avissi ‘a dari.

AVVOCATO Ma perché lei non ha portato niente?

ARLOTTA No.

AVVOCATO Mah..

ARLOTTA Avvocato, non ci ho vinutu ‘u tecnicu d’ ‘a banca, picchì ci.., ci (…..) e chistu scumpariu propriu

AVVOCATO Ho capito, ma questi signori qua, che devono fare il loro dovere, perché non lo fanno, io non lo so.

ARLOTTA No, non.., non rinesci. ‘a so’ cosa è “videmu comu finisci”

AVVOCATO Ma che deve finire? E’ che ogni scusa è buona, ma non è che possiamo stare in questa maniera. Non è possibile, signor Arlotta, io non lo so, io.., mi sento avvilito.

ARLOTTA Avvocato, (…..)

AVVOCATO Lei mi aveva promesso che entro il quindici faceva quella cosa mia, totale.

ARLOTTA No.

AVVOCATO Entro il quindici di Giugno, sì, così..

ARLOTTA Ah, entro ‘u chinnici ‘i Giugno.

AVVOCATO Eh, stiamo arrivando, oggi uno è.

ARLOTTA Avvocato, io sto aspettando il tecnico che viene (…..) prima ci vinni l’infarto a chistu, ora sta bene, poi ci nasciu un figghiu. Ci nasciu, dici chi havia ‘a so’ mugghieri ‘o ‘spidali. Però di quannu dici chi puttau so’ mugghieri ‘o ‘spidali non s’ha sintutu chiù nuddu. Cioè non.., non rispunti ‘o telefono, ma non cu’ mia, cu’ LA ROSA, cà, di Banca Intesa, finu a stamatina e..

AVVOCATO Allora (…) non ha chiuso ancora?

ARLOTTA No, (…..). Ora, si Diu voli, pari chi ‘sta settimana.., pari chi ‘sta settimana, ci.., ci presenta tutti cosi.

AVVOCATO Dobbiamo chiudere ‘sti preliminari che sono in aria. Anche questa è una.., una scorrettezza che stanno facendo, ci sono ‘sti preliminari, io ce ne ho quei tre e li vado a registrare, che faccio? Non li vado a registrare.

ARLOTTA Quali tre?

AVVOCATO Quei tre miei, sono in aria perché non so se sono quelli, se si devono cambiare. (…) una certezza.

ARLOTTA Chistu ‘a cuppa l’havi me’ figghiu. L’havia ‘a scegliere iddu e.., e me’ figghiu si l’ha pigghiatu alla leggera.

Sempre dell’1.06.06 sono altre conversazioni fra cui la n. 12332, cui si rinvia, nel corso della quale Fortino rappresenta a Gierotto che quella persona (evidentemente l’Arlotta con cui si è visto prima) non gli ha portato niente. Del 6.06.06 è una telefonata da cui risulta che GIEROTTO segue con costanza l’andamento dei lavori presso il cantiere del Torrente Trapani tanto da chiedere a PONZIO che vi abita vicino per quale motivo si siano interrotti. Ponzio quindi telefona ad Arlotta per avere delucidazioni sul punto e approfitta della circostanza per chiedere la realizzazione di un ascensore panoramico nel palazzo in cui gli verrà assegnato l’appartamento (conversazioni n. 1294 e 1297 259/06). L’arroganza degli odierni imputati non si desume quindi solo dalle pressioni veementi esercitate per avere il denaro promesso indebitamente e dalle minacce fatte ma anche dalle pretese assurde quale quella de qua.

Conversazione n. 1294 ore 9.33, del 06/06/2006

NINO Tonino?

TONINO Ohu, Nino, aunni si’?

NINO Dimmi, sono al bar.., Cardullo. Seduto.

TONINO Eh. Senti, io’ stamatina ‘nchianai dassupra..

NINO Eh? Su’ fermi?

TONINO Eh, e comu mai?

NINO Ah, no, ogni ttantu ci capita, quacchi ghionnu non travagghiunu.

TONINO Ma non è chiusu cu’ lucchettu, è chiusu cu’.., cu’ ‘na..

NINO Sì, sì, no, va bè, ma stai tranquillu, aieri travagghiavunu, non ci su’ problemi. Finu aieri sira travagghiaru sì.

TONINO E comu.., ma comu mai?

NINO E non lo so, Tonino, non lo so, ma stai tranquillu, non ci su’ problemi.

TONINO Hm. Picchì ti firmasti a parrari tu, forse?

NINO No, non mi firmai a nuddi parti, solamente che non.., non ci su’ problemi, no, perché non c’è niente, completamente. Stai tranquillo, nie.., nessun problema.

TONINO Mah…

NINO Ogni tantu ci capita, capisci? Ogni tantu ci capita, no?

TONINO E comu mai, scusami?

NINO Ohu, gioicedda, voi a mia.., chi cazzu ni sacciu, si vidi chi l’operai si n’annaru, dove.., e ritorneranno chiù tardu, chi voi mi ti dicu? Non è chi c’è problema, scusa.

TONINO Va bè, tu ora quannu ‘nchianu pi’ dà, ‘a casa?

NINO Io’ a.., all’una.

TONINO Eh, e allura all’una ni sintemu, va bene?

NINO Va bonu, Tonineddu, va bene.

TONINO Ok.

NINO Si voi veniri cà, ‘o bar Cardullo sugnu.

TONINO No, cà haiu esami stamatina.

NINO Ciao.

TONINO Ciao.

NINO Ciao, ciao.

Conversazione n. 1297 ore 9.50, del 06/06/2006

…………..

PONZIO Va bene. Io stamatina, pi’ diri ‘a verità, quannu scinnia d’ ‘a casa, passai di unni lei, sutta, però era chiusu e dissi cu’ sapi s’ ‘u ‘ncontru.

ARLOTTA Eh.

PONZIO ‘U canteri è chiusu stamatina.

ARLOTTA ‘U canteri chiusu?

PONZIO Sì, sì, non lavorano stamattina.

ARLOTTA Ah?

PONZIO Non lavorano stamattina.

ARLOTTA No, no, no, no, no, no, perché.., stannu travagghiannu, aieri ‘u canceddu.., io’ ci dissi m’ ì’u tenunu chiusu.

PONZIO Ah, ha fatto bene, ha fatto bene..

ARLOTTA E no, dico, arriva (acchidunu) e si ‘nzicca dà intra, aieri i rimproverai, ci dissi io’ chi si l’havi ‘a teniri chiusu ‘u canceddu.

PONZIO Ha fatto bene. ha fatto bene. ha fatto bene.

ARLOTTA Chi è ‘sti discussioni, chi facemu.

PONZIO Infatti, io’ visti ‘u canceddu chiusu, dissi nenti, mi ni vaiu, ci pozzu telefonari.

ARLOTTA No, comu, stamu completannu ‘a fondazione..

PONZIO ‘A fondazione.

ARLOTTA ..e ‘stu.., ‘sta settimana, si non ci ‘a facemu pi’ ghittarla, ma quasi quasi.

PONZIO Minchia, ho visto che avete fatto una struttura là, in cemento armato, per mettere ‘a gru, ma ‘na cosa poderosa, proprio.

ARLOTTA Eh, ah..

PONZIO Minchia, ‘na cosa poderosa.

ARLOTTA ..quacchi cosa megghiu è.

PONZIO Quant’è ghiauta ‘a gru dà? Minchia..

ARLOTTA E’.., è auta quaranta metri.., quarantadu’ metri e sessantametri ‘i (…)

PONZIO Bonu, và, minchia! (ride)

ARLOTTA Eh. E chidda dà.., dicu, và, i fabbricati mi ni pigghia cinqu.

PONZIO Certo, certo.

ARLOTTA Eh, eh.

PONZIO Senta, poi vurria parrari cu’ lei, picchì pi’ la madonna, dicu, non è chi ci purria mettiri lei, per esempio dà unni mia un cosu, un.., un.., un cosu.., un ascensore di chiddu panoramico. Minchia, sa, quando salgo in un ascensore, io so.., soffro di claustrofobia, m’havi ‘a cridiri, minchia, impazzisco. Se non vidu luci..

ARLOTTA E panoramico unni ‘u mittemu dà, è all’interno?

PONZIO All’esterno? No..

ARLOTTA E’ all’interno l’ascensore, dà.

PONZIO Eh, e all’interno, ‘nto vano scala, si si po’ fari senza struttura, si fa panoramico. Comunque, poi magari ni parramu, và.

ARLOTTA Va bè, poi ni parramu picchì dà..

PONZIO Allora.., eh.

ARLOTTA ..è ‘u problema chi dà ci veni ‘a.., ‘a scala.., ‘a gabbia dill’ascensore ci veni ‘a scala.

PONZIO Eh, havi ragioni, vero, vero, vero, attorno ‘a scala.

ARLOTTA E quindi non si po’ indeboliri.

PONZIO E quindi.., e quindi non c’è nenti ‘i fari.

ARLOTTA Eh.

PONZIO Va bene, e chi fazzu, allora, parru cu’ chistu cà e.., e eventualmente chiamo lei?

ARLOTTA Va bene o mi chiama a mia o.., (…..) e ni pigghiamu un cafè.

PONZIO Va bene, signor Arlotta. Va bene, d’accordo.

Dal 7.06.06 in avanti e per tutto il mese di luglio 2006 Fortino effettua numerose telefonate ad Arlotta per ottenere il dovuto e si dà vari appuntamenti che l’imprenditore diserta (si rinvia a tal fine alle conversazioni n. 12697,12849,12915,12918,12995,12996,13066,13125,13147,13223,13856,14009,14283, 14284, 14764,14845, 15261, 15444, 15447, 15679, 15768 rit 669/05: in una in particolare il riferimento a Magazzù si ricava dalla menzione del matrimonio del figlio dello stesso Santi, avvenuto, come documentato dal P.M. proprio in questo periodo). Significativa è poi la conversazione n. 12847 in cui Arlotta dice che i suoi (cioè gli imprenditori oggi imputati) non intendono più dar nulla se non viene chiarita una certa situazione, che dagli espressi riferimenti alle indagini in corso si capisce essere la definizione con l’archiviazione del procedimento a loro carico)

Conversazione n. 12585 ore 10.20 del 07/06/2006 effettuata dall’utenza n. 346/2283299 intestata a FORTINO Giuseppe, in uscita verso l’utenza n. 333/1020734 in uso ad ARLOTTA Giovanni.

UOMO Sì.

UOMO 2 Buongiorno.

UOMO Buongiorno.

UOMO 2 Ci possiamo vedere dopodomani noi?

UOMO Dopodomani no.

UOMO 2 Dopodomani no?

UOMO No.
UOMO 2 Venerdì.., venerdì, no?

UOMO Penso di sì, penso di sì.

UOMO 2 Va bene. ok.

UOMO Va bene.

UOMO 2 Arrivederci.

Conversazione n. 12847 ore 9.49 del 12/06/2006 effettuata dall’utenza n. 346/2283299

ARLOTTA Sì.

AVVOCATO Signor Arlotta, buongiorno.

ARLOTTA Sì.

AVVOCATO Ci vediamo oggi, stamattina?

ARLOTTA No, e manco domani. Dopodomani ci possiamo vedere.

AVVOCATO Do.., nientedimeno?

ARLOTTA Sì, sì.

AVVOCATO E perché dopodomani?

ARLOTTA E perché sto.., facendo qualche cosa prima mi ni videmu.

AVVOCATO E.., oggi è giu.., è quindici Giugno dopodomani. Eh? Mah, comunque.

ARLOTTA Videmu chiddu chi succedi, avvocato.

AVVOCATO Vediamo?

ARLOTTA Mi sto incontrando con i signori.

AVVOCATO Eh.

ARLOTTA Va bene?

AVVOCATO Ho capito. Va bene.

ARLOTTA Che non intendono assolutissimamente.

AVVOCATO Come, come? Non?

ARLOTTA Assolutissimamente non intendono più, se non si chiarisce ‘sta cosa.

AVVOCATO E..

ARLOTTA Va bene, ora videmu, và

Nei primi giorni di agosto non sono più registrate conversazioni sui rit sopra indicati in quanto giunte alla loro naturale scadenza e non più prorogate. Rimane sotto controllo solo l’utenza telefonica 335/1234816 utilizzata da BONANNO e prosegue l’intercettazione ambientale all’interno della autovettura in uso allo stesso. Si segnala fra le altre quella delle ore 11,43 dell’11.8.2006 in cui BONANNO parla al telefono con la moglie BONURA Daniela e le riferisce che il giorno successivo dovrà incontrarsi con FORTINO a Messina al rientro di quest’ultimo da Capo d’Orlando (luogo di villeggiatura estiva).

nr. 27944 delle ore 11.43 dell’11.8.2006, rit 590/05

UOMO Va bono? Domani mattina, io domani mattina ho appuntamento con Pucci che scende da Capo d’Orlando apposta, quindi.

DANI Va bene, ok.

UOMO Ciao.

L’importanza di questo incontro si coglie da una successiva conversazione fra BONANNO e GIEROTTO in cui quest’ultimo informa il primo che potranno vedersi il giorno seguente, intorno alle 17,00. Alla richiesta del BONANNO di anticipare l’incontro nella mattinata, GIEROTTO risponde che non ha “libri” (no, domani mattina non è possibile, perché non ho i “libri”…). BONANNO chiede spiegazioni ed in particolare se ciò sia dovuto al fatto che FORTINO è ancora a Capo d’Orlando (…perché Pucci è a Capo d’Orlando?). GIEROTTO risponde affermativamente, utilizzando nuovamente termini convenzionali. Dal tenore complessivo della conversazione si capisce che GIEROTTO, di concerto con FORTINO, deve consegnare una somma di denaro a BONANNO e che non glie la potrà dare di mattina, così come richiesto da costui, in quanto Fortino che l’ha si trova ancora a Capo d’Orlando.

nr. 27969 delle ore 18.28 dell’ 11.8.2006, rit 590/05,

UOMO Tonino?

TONINO Uelà compare!

UOMO Come stai? Dove sei?

TONINO Bene, gioia. Senti.., domani pomeriggio verso le.., cinque.., ci.., o alle cinque o alle cinque e mezza io ti chiamo e tu mi dici dove sei.

UOMO Domani pomeriggio?

TONINO Sì.

UOMO Si può fare domani mattina?

TONINO No, e..

UOMO Perché?

TONINO ..domani mattina non è possibile, perché non ho i libri.

UOMO Perché Pucci è a Capo d’Orlando?

TONINO Sì, non ho i libri, capisti?

UOMO Va bene. E allora ci sentiamo per telefono e ci mettiamo d’accordo, và.

TONINO Sì, lascialo libero il telefonino, va bene?

UOMO Va bene, grazie.

Alle ore 11,45 del 12.8.2006, BONANNO chiama FORTINO e gli dice che si trova ancora a Capo d’Orlando e che si potranno vedere nel pomeriggio (conversazione nr. 27989 delle ore 11.45 del 12.8.2006, rit 590/05). Dalla deposizione del teste Anzalone e da tutte le informative acquisite, nonché dai tabulati prodotti (che hanno consentito di verificare le celle agganciate dai cellulari di Fortino e di Arlotta il 12.08.06) risulta che l’imprenditore si è incontrato con l’avvocato per consegnargli il denaro. Alle successive ore 12,41, BONANNO Umberto telefona a suo fratello Marcello, chiamandolo

con il nomignolo “Cacio” e si dà un appuntamento con lo stesso intorno alle ore 17,30, preannunciandogli che gli consegnerà “una cosa”, della quale la moglie Daniela non dovrà però sapere nulla.

P.M. 590/05, progressivo nr. 27997 delle ore 12.41 del 12.8.2006

CACIO Umberto?

UMBERTOAngelo?

CACIO Ehi.

UMBERTOAscolta, tu che devi fare pomeriggio?

CACIO Non lo so, forse vado a mare, forse sono a casa. Dimmi tutto.

UMBERTOHm, allora facciamo una cosa, per oggi ti sacrifichi e a mare non vai..

CACIO Eh.

UMBERTO..perchè io verso le cinque e mezza, le sei..

CACIO Sì.

UMBERTO..anche sei e un quarto..

CACIO Sì.

UMBERTO..ti faccio una telefonata, non mi fare salire a casa..

CACIO Sì.

UMBERTO..tu vieni, ci diamo un appuntamento.., al.., all’inizio della salita, da qualche parte..

CACIO Eh.

UMBERTO..che ti devo dare una cosa che ti devi portare a casa e tieni tu perché non voglio che vede Daniela, va bene?

CACIO Va bene.

UMBERTOPerché abbiamo risolto quel problema.

CACIO Ah sì?

UMBERTOSì. Ok?

CACIO Grazie a Dio.

UMBERTOCiao, e buon Ferragosto.

CACIO Grazie a Dio.

UMBERTOVa bene?

CACIO Sì.

UMBERTOPerò pomeriggio ho bisogno di te, perché non mi posso portare a casa, lo sai, Daniela vede cose mie.

CACIO Basta, tu mi chiami, io dovunque sono ti raggiungo.

UMBERTOFotografie di femmine, cose varie, non mi piace. Va bene?

CACIO Allora, dovunque sei ti raggiungo, va bene?

UMBERTOOk, va bono.

CACIO Ciao, ti ringrazio.

UMBERTOCiao, ciao.

Alle successive ore 17,04, BONANNO chiama FORTINO e si accorda per vedersi con lo stesso intorno alle 18,20. Un minuto dopo, alle ore 17,05, BONANNO riceve una chiamata da parte di GIEROTTO, il quale dopo aver saputo che Umberto si incontrerà direttamente con FORTINO a casa di quest’ultimo si congeda dallo stesso, dicendogli che si sentiranno in un momento successivo (RIT P.M. 590/05, progressivo nr. 28000 delle ore 17.05 del 12.8.2006) Personale della Squadra Mobile di Messina ha predisposto uno specifico servizio di appostamento, osservazione per documentare, anche con materiale fotografico, l’incontro fra FORTINO e BONANNO. Il servizio di appostamento si è svolto presso l’abitazione dell’avv. FORTINO, ubicata in Messina, via Garibaldi, lato mare, angolo viale Boccetta ed ha dato esito positivo (vedasi l’ annotazione del 12.8.2006 con documentazione fotografica, acquisita su accordo). Alle ore 18,00 circa, infatti Umberto BONANNO è arrivato sotto l’abitazione dell’avvocato a bordo della sua auto ed è stato raggiunto immediatamente dall’avvocato FORTINO che gli ha consegna una busta che in precedenza teneva in mano (foto nr. 5). Alle successive 18.05 circa, BONANNO ha salutato FORTINO e si è allontanato a bordo della sua autovettura dirigendosi verso la zona nord della città. Alle ore 18,08, BONANNO ha chiamato il fratello “Cacio” con il quale si è dato appuntamento nei pressi di una edicola ubicata sul viale Papardo, prima dell’ospedale, all’incrocio con la strada per il Villaggio Sperone.

progressivo nr. 28002 delle ore 18.08 del 12.8.2006, Rit P.M. 590/05

CACIO Ehi, Umberto.

UMBERTOCacio?

UMBERTOMi devi fare la cortesia.., non c’è bisogno. La prima cortesia.

CACIO Dimmi.

UMBERTOIo mi sto ritirando verso casa.

CACIO Eh.

UMBERTOSe ci vediamo?

CACIO Sì, sì, va bene, io sono a mare e sto salendo.

UMBERTODove sei?

CACIO Sono a mare e sto salendo. Sono qua, al Tono, quindi sono a due passi da casa.

UMBERTOEh e dove ci vediamo?

CACIO Dove ti.., ti viene comodo a te, non ho problemi.

UMBERTOTu salendo da Tono..

CACIO Sì?

UMBERTO..prendi la discesa di Sperone..

CACIO Sì.

UMBERTO..e ti fermi all’angolo con.., il torrente Papardo, che c’è l’edicola.

CACIO Sì.

UMBERTOVa bene?

CACIO Va bene.

UMBERTOLì all’edicola.

CACIO Ok, un bacio. Ciao, a dopo.

UMBERTOCi vediamo là, ciao, ciao.

Il servizio di osservazione e pedinamento nei confronti di Umberto BONANNO è proseguito senza soluzione di continuità; gli operanti lo hanno visto raggiungere alle ore 18.35 circa, l’edicola, sita lungo la salita Papardo, dove si è fermato. Immediatamente dopo, è arrivato un uomo a bordo dell’autovettura Lancia Y, di colore bordeaux, targata CN251JG, che dopo aver parcheggiato, è entrato all’interno della Lancia Lybra di BONANNO (foto nr. 7). Il servizio di intercettazione ambientale posto in essere all’interno della autovettura di BONANNO ha permesso di identificare tale soggetto in BONANNO Marcello fratello dell’indagato. La conversazione intercettata a bordo della macchina è di fondale importanza in quanto da un lato prova che FORTINO consegna a Umberto BONANNO la somma di almeno 7.400 Euro in contanti e dall’altro che subito dopo Bonanno suggerisce al fratello cui dà parte del denaro di adottare cautele per evitare che venga registrato il trasferimento dello stesso fra loro due (stratagemma questo che in tanto si spiega in quanto il denaro è di provenienza illecita); in particolare dice di far versare sul suo conto una somma da parte del padre . Significativo ancora è che BONANNO dice al fratello che i primi di settembre “prenderà altri” soldi.

progressivo 2434 delle ore 18.07 del 12.8.2006 rit. 651/05.

UMBERTO Cacio? Senti, se cade la linea mi chiami tu perché non ho più credito e mi devo fermare a un bancomat, mi devi fare la cortesia. Non c’è bisogno, non.., fammi la cortesia. Io mi sto ritirando verso casa. Se ci vediamo. Dove sei? Eh, e dove ci vediamo? Tu salendo da Tono, prendi la

discesa di Sperone e ti fermi all’angolo con.., il torrente Papardo, che c’è l’edicola. Va bene? lì, all’edicola, ok, un bacio. Ci vediamo là, ciao.

(sale sulla macchina Cacio)

UMBERTOCiao, Cacio.

CACIO Ciao, scusa, (…..)?

UMBERTOAh, ti sciali, ah! Ora sono arrivato. Questa gliela porti alla mamma e dici che l’hai comprata tu.

CACIO Va bene.

UMBERTOGlielo puoi dire?

CACIO Sì..(sorride)

UMBERTODici: << Mamma, mi sono.., mi sono fermato un attimo>>..

CACIO Ho incontrato Umberto e..

UMBERTONo, no.., non ci siamo visti io e te, per favore. Ha fari ‘sta cosa.

CACIO (…)

UMBERTOFottitene. Senti..

CACIO Stavo guardando di farmi i conti.

UMBERTO Queste cose non (…..). tutte le (…)te le metti nella tua stanza. Allora, qua ci sono settemila e quattrocento euro. Ok? E i primi di Settembre devo prendere gli altri. Di più di questi. Due e quattro ti bastano per te? Quanto gli devi dare, vaia, dimmelo.

CACIO No, va bene.

UMBERTO Quanto?
CACIO Umberto, manco questi bastano, figurati. Due e quattro vanno più che bene.

UMBERTOSei sicuro? Allora fai due e quattro.., te la vedi tu, giusto? Duemila si devono versare al Banco di Sicilia sul mio conto. Però c’è un problema, non posso versare né io in contanti.., perché lo sai, ora fanno i controlli. Tu puoi dalla tua banca? Ti metti duemila euro sulla tua banca e mi fai un bonifico sul mio? Lo puoi fare?

CACIO Certo.

UMBERTOIl conto sai quant’è? Lo sa la mamma.

CACIO Scusa non te li può versare papà sulla tua banca?

UMBERTOSì.

CACIO Allora (…..)

UMBERTOLe dici che ci siamo visti e che ti ho dato per fare ‘sta cosa, va bene?

CACIO Sì,

UMBERTOLa mamma sa il conto, e sa tutto. Senza parlare davanti a Daniela, per favore.

CACIO Allora questi qua glieli (…..)

UMBERTOE sono quattro e quattro, giusto?

CACIO Sì.

UMBERTODuecento te li prendi tu e ora ti fai Ferragosto.

CACIO No, no, ce li ho i soldi..

UMBERTOMi fai parlare?

CACIO ..te lo giuro, ce li ho i miei.

UMBERTOE allora gli dai due e sei, fai due e cinque allora questo. Va bene? fai due e cinque e due? Fanno?

CACIO Due..

UMBERTOQuattro e cinque.

CACIO Ah, duemila.., (…..)

UMBERTOQuattro e cinque. Restano duemila e nove. Te li tieni tu a casa, io verso il venti di Agosto..

CACIO Sì?

UMBERTO..gli dico a Daniela che m’è arrivato lo stipendio, perché sto aspettando lo stipendio, ma non lo levo così resta in Banca, capito? Mi interessa questi due al Banco di Sicilia, per favore.

CACIO Allora, ricapitoliamo. Due e cinque me li piglio io.

UMBERTOSì.

CACIO Duemila te li faccio versare da papà al Banco di Sicilia Lunedì.

UMBERTOLunedì, Mercoledì.

CACIO Va bene, va bene. e due e nove li conservo io.

UMBERTOHm.

CACIO Perfetto.

UMBERTOFai una cosa, conservami due e quattro a me. E qua gli dai tremila.

CACIO Ma no, no, vanno bene due e cinque.

UMBERTOMi fai finire? Fai così. Attento, chiuditi la macchina.

CACIO Figurati.

UMBERTODigli a mamma che ti ho dato.., che ci siamo visti e ti ho dato duemila euro per fare questa cosa al Banco di Sicilia.

CACIO Grazie di tutto.

UMBERTOE di che?

CACIO Ci aggiorniamo.

UMBERTOVa bò?

CACIO (…..) agli amici nostri.

UMBERTOAscolta, vedi che il.., sei, sette Settembre dovrei prendere altri diecimila euro. E quindi lì te ne posso dare cinquemila.

CACIO Grazie di tutto.

Seguono altre conversazioni di interesse che questo Tribunale ritiene superfluo riportare in quanto hanno contenuto analogo a quelle già esaminate e non introducono elementi di novità sul piano probatorio (dimostrano sempre che ad ogni consegna di denaro da Arlotta a Fortino è seguita la distribuzione da parte di quest’ultimo ai suoi soci dello stesso; sono ancora connotate dall’uso da parte degli imputati di un linguaggio convenzionale per dissimulare le cessioni illecite: si parla ad es. di passaporto anziché di denaro nella conversazione n. 465 del 20.4.2007, ore 10,12). Conclusa la disamina delle intercettazioni non può, ad avviso del collegio, utilizzarsi, invece, ai fini della decisione la testimonianza resa da Giuseppe D’Andrea. Costui infatti è stato il primo imprenditore a relazionarsi con Fortino ed a impegnarsi a retribuirlo per l’affare procuratogli, peraltro proprio in costanza della procedura amministrativa

che ha portato al rilascio della concessione edilizia illecita. Non conta ai fini della rilevanza penale della condotta del D’Andrea il fatto che alla promessa fatta dallo stesso non sia seguita la datio del corrispettivo pattuito (avendo il D’Andrea ceduto l’affare) in quanto la corruzione è un reato che si consuma al momento dell’accordo sia o meno questo eseguito. Per queste ragioni non essendo dissimile la posizione del D’Andrea (se pur non imputato in questo procedimento) da quella degli imprenditori nei cui confronti si procede in questa sede (avendo costoro in più solo pagato parte del corrispettivo pattuito) lo stesso doveva essere escusso ai sensi dell’art. 210 c.p.p.; non essendo ciò avvenuto non possono utilizzarsene le dichiarazioni. Passando ora alle conclusioni, il corposo materiale probatorio consente di affermare, oltre ogni ragionevole dubbio, la responsabilità degli imputati per le condotte rispettivamente ascritte ai capi D) ed E), eccezion fatta per Arlotta Salvatore per le ragioni che di seguito verranno illustrate. Ponzio e Bonanno in particolare sono responsabili del reato di corruzione passiva in quanto hanno sfruttato la propria posizione ed i contatti di colleganza o politici per ottenere il rilascio della concessione edilizia illecita. Bonanno ha proposto e votato, di concerto con Fortino e Ponzio, l’osservazione 231 e l’emendamento 5 per assicurare al terreno dei Caruso un alto indice di edificabilità; così facendo ha espresso un voto già determinato e precostituito, violando il dovere gravante su ogni consigliere comunale di votare in consiglio in piena libertà, secondo scienza e coscienza”. Ha poi sfruttato la sua autorevolezza istituzionale a livello regionale per ottenere la nota n. 19.471, con la quale i funzionari Liggio, Giacalone e Capitti hanno attestato falsamente che l’osservazione n. 231 era stata definitivamente approvata. Ponzio, che prestava servizio presso l’ufficio comunale competente al rilascio della concessione edilizia, pur non avendo assunto un ruolo attivo nella relativa istruttoria, ha fatto valere i suoi rapporti di colleganza con i funzionari che l’hanno curata,

nonché la sua conoscenza delle dinamiche interne all’ufficio per esercitare pressioni su tutti affinchè senza indugio rilasciassero la concessione edilizia illecita. Non può sostenersi come ha fatto la difesa che il Ponzio così facendo ha agito solo per sollecitare un atto dovuto in quanto l’illegittimità del presupposto della concessione ( cioè la falsa attestazione, da parte di alcuni funzionari regionali, circa l’esistenza di un provvedimento dirigenziale che in realtà aveva contenuto di segno opposto) ha reso intrinsecamente illegittima quest’ultima e illecite conseguentemente le“raccomandazioni” fatte per conseguirla. Il concorso di Fortino Giuseppe nei fatti di corruzione si è invece manifestato nell’attività di intermediazione tra i pubblici ufficiali e gli imprenditori latori del denaro e delle altre utilità (appartamenti); ha curato in prima persona i rapporti con Arlotta, pretendendo dallo stesso in maniera arrogante e prepotente, nonché con minacce, cospicue somme di denaro non certo per l’attività professionale svolta bensì per aver istigato i pubblici ufficiali a compiere gli atti contrari ai doveri d’ufficio. Ha poi determinato i compensi, destinando a sé la maggior quota, li ha incassati personalmente e li ha distribuiti fra i correi; è stato quindi il deus ex machina dell’operazione che ha seguito sin dall’inizio. A tal proposito la Suprema Corte, in casi analoghi, ha ritenuto sussistente il delitto di corruzione, per l’integrazione del quale ha affermato che “non occorre un accordo attraverso una presa di contatto diretto tra il pubblico ufficiale e il privato, in quanto il patto corruttivo può essere stretto anche attraverso l’attività di terzi intermediari che – concorrendo nel reato – realizzano il collegamento e portano così ad esecuzione il perfezionamento del “pactum sceleris” purché risulti che anche il pubblico ufficiale sia consenziente al patto corruttivo”. Passando ora alla posizione degli imprenditori è evidente che costoro hanno promesso prima e retribuito poi l’attività illecita dei pubblici ufficiali; né possono ritenersi vittime di questi ultimi in quanto hanno cercato “de

lucro captando” e non “de damno vitando” hanno cioè accettato l’accordo proposto dopo aver verificato la convenienza, sotto il profilo economico, dello stesso. Né è sostenibile la tesi difensiva secondo la quale essendo entrati in scena dopo l’avvenuta definizione dell’iter amministrativo e il rilascio della concessione edilizia non sono responsabili del reato contestato. La legge 26 aprile 1990 n. 86, infatti ha equiparato, sotto il medesimo schema normativo, le ipotesi della corruzione propria antecedente (“per compiere…un atto contrario ai doveri di ufficio”) e susseguente (“per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio”), ipotesi quest’ultima ricorrente nel caso di specie. A prescindere poi dalla superiore ed assorbente considerazione le elargizioni di Arlotta (e dei suoi soci) sono avvenute anche in costanza degli interventi sollecitatori fatti da Ponzio e Bonanno per il tempestivo rilascio della concessione illecita e quindi in parte perché venissero adottati dal primo atti contrari ai doveri d’ufficio (corruzione propria antecedente), tali intendendosi non solo quelli rientranti nelle specifiche mansioni del pubblico ufficiale ma anche quelli di pertinenza dell’ufficio cui il funzionario appartiene in relazione ai quali quindi ha qualche possibilità di ingerenza, sia pure di mero fatto. Bonanno in tale fase, non era più, invece consigliere comunale, ciononostante poteva ancora contare (e quindi avvalersi) dei rapporti nel tempo istaurati con i pubblici ufficiali in servizio presso gli uffici urbanistici.Fra gli imprenditori ha assunto sicuramente un ruolo di primo piano nella vicenda, Arlotta Giovanni il quale come detto è subentrato nel preliminare di permuta, concluso fra i Caruso e la D’Andrea Giuseppe Costruzioni srl nel 2001 (in proprio e in qualità di legale rappresentante della AR.GE.MO s.n.c. di cui era titolare) e che ha assunto poi la veste di consigliere della SAMM Costruzioni s.r.l. (alla quale, è stata cointestata la concessione edilizia n.36/2006 per la realizzazione del complesso immobiliare in oggetto). Arlotta Giovanni poi è stato colui che in quasi tutte le occasioni si è

relazionato con Fortino, come le intercettazioni hanno dimostrato, chiedendo continuamente allo stesso notizie sullo stato della procedura, elargendogli denaro e promettendogli la cessione di appartamenti costruendi all’interno del complesso Green Park; è colui che ancora ha intrattenuto quasi tutte le conversazioni telefoniche con Ponzio e Gierotto aventi lo stesso oggetto. Questo collegio è dell’avviso che è responsabile del delitto anche Smidile Antonino, socio e componente del consiglio di amministrazione della SAAM il quale, come varie conversazioni hanno dimostrato, era al corrente dell’operazione illecita e ne era pienamente coinvolto; è quanto si desume fra le altre dalla telefonata che ha intrattenuto con Arlotta il 17.03.06 durante la quale si è lamentato con quest’ultimo dell’impazienza di Fortino che pretendeva denaro da lui e dagli altri soci nonostante ancora loro non avessero incassato alcunché. La documentazione poi sequestrata presso lo Smidile dimostra oltre ogni ragionevole dubbio il coinvolgimento dello stesso nell’operazione: era nella disponibilità di : una scrittura privata del 2.03.05 fra Arlotta Giovanni e l’avv. Fortino relativa ad un debito complessivo di € 2.500.000,00 che il primo si impegnava ad estinguere e numerosi appunti manoscritti riportanti conteggi di denaro con l’indicazione fra i destinatari fra l’altro di “amici”. Quando Fortino poi nel discutere con l’ Arlotta in varie conversazioni gli ha ricordato che i suoi soci stesso avevano assunto personalmente obblighi è evidente che intendeva riferirsi anche allo Smidile, socio come detto dell’Arlotta. Anche Magazzù Giovanni, socio nonché legale rappresentante della SAAM è colpevole; come lo Smidile ha mostrato di avere piena contezza dell’entità del debito assunto con Fortino, delle mensilità arretrate e degli appartamenti da dare ecc (si rinvia alla conversazione del 14.03.06) e si è lamentato più volte delle continue pressioni esercitate dall’avvocato. Quando poi Fortino si dava appuntamenti con Arlotta per riscuotere il suo credito quest’ultimo

contattava il Magazzù per prelevare dallo stesso parte del denaro da dare all’avvocato. Questo collegio è dell’avviso che anche Magazzù Santi, fratello di Giovanni, nonché cugino del D’Andrea, amministratore e socio della società Minutoli Immobiliare (agenzia che trattava la vendita degli appartamenti) è stato parte del pactum sceleris; è quanto emerge ancora una volta dalle conversazioni intercettate (già esaminate) fra Arlotta Giovanni e Fortino, fra questi ed i suoi soci, nonché fra Ponzio e Gierotto l’un con l’altro. Si richiamano fra le altre quella del 31 marzo 2006 fra Ponzio e Gierotto in cui riferendosi ad Arlotta Giovanni, affermano che questi ha giustificato il ritardo nei pagamenti dando la colpa ai fratelli Magazzù (quindi ad entrambi) e quella del 25 gennaio 2006, allorchè Arlotta Giovanni discute con Magazzù Santi (che si mostra d’accordo con il primo) sulla necessità di attribuire al Fortino alcuni appartamenti. Degna di interesse è anche quella in cui Magazzù Santi dice che non si deve cambiare l’appartamento assegnato a Ponzio

Quando poi i soci della SAMM si decidono ad effettuare i pagamenti in favore dell’avvocato, Magazzù Santi viene significativamente chiamato in causa (vedasi telefonata del 16 marzo 2006).

In varie conversazioni poi Fortino si lamenta con Arlotta Giovanni attribuendo la responsabilità dell’inadempimento a coloro che (fra cui Magazzù S., menzionato espressamente anche in altre telefonate) hanno pure assunto nei suoi confronti degli obblighi, che non vogliono mantenere.Non è condivisibile la tesi difensiva che ha affermato che nel caso di specie deve farsi applicazione del seguente principio affermato dalla Suprema Corte “non è ravvisabile il concorso nel reato di corruzione propria da parte dell’imprenditore che, nell’ambito di un rapporto privatistico con altro imprenditore, aggiudicatario di un appalto pubblico in forza di un accordo corruttivo da lui raggiunto con i pubblici ufficiali responsabili della stazione appaltante, stipuli con il detto aggiudicatario

un contratto di subappalto per l’esecuzione di parte delle opere e s’impegni a versare al subappaltante una percentuale sull’importo dei lavori;ciò perché la regolamentazione concordata del subappalto non supera la soglia interna del rapporto privatistico e non va ad integrarsi con la posizione del corrotto”. Se è vero che Magazzù Santi era formalmente estraneo alla SAAM (era socio infatti ed amministratore della società Minutoli Immobiliare che trattava per conto della SAAM la vendita degli appartamenti) ha concorso con gli altri nella perpetrazione della corruzione attiva: infatti anche lui ha retribuito Fortino e quindi i pubblici ufficiali per gli atti compiuti in contrasto ai doveri d’ufficio ed ha individuato gli appartamenti da destinare a costoro. La posizione di Arlotta Salvatore non è invece assimilabile alle altre. E’ vero che costui è a conoscenza, nonostante lo abbia negato nel corso dell’interrogatorio, dei rapporti intercorrenti fra suo padre (ed i soci dello stesso) e Fortino ed ha intrattenuto molte conversazioni con quest’ultimo, seguendo passo passo l’iter che ha condotto al rilascio della concessione edilizia, ma ciò non basta per affermarne la penale responsabilità. Arlotta Salvatore infatti non ha dato un contributo causale rilevante alla consumazione del reato; non ha consegnato nè promesso denaro o appartamenti ai pubblici ufficiali, né tanto meno poteva farlo. Si è limitato in quanto progettista a documentarsi continuamente sullo stadio della pratica, a ricevere le confidenze e gli sfoghi del padre vittima di pressioni e minacce ed a ricevere varie telefonate da Fortino che sperava, per il suo tramite, di convincere il padre a tener fede agli impegni presi. Che sia stato solo questo il ruolo ricoperto da Arlotta Salvatore nella vicenda si ricava dal tenore di varie telefonate; illuminante è quella del 16.03.06 in cui a Fortino che gli chiede di farsi latore delle sue pretese economiche risponde che riferirà quanto dettogli, rappresentandogli contestualmente che non può assicurargli il risultato, dipendendo l’adempimento solo dalle decisioni di suo padre e dai soci dello

stesso; sono eloquenti sul punto le seguenti frasi pronunziate dall’Arlotta: “Avvocato.., avvocato, mi ascolti. Io di questa storia sono completamente fuori..sono un tramite in questa cosa, giustamente lei ha ragione, per carità.. io non so che cosa dirle. Io non mi posso prendere questo impegno……….. se potessi farlo io personalmente l’avrei fatto, dico, mi capisce che cosa le voglio dire? Cioè io come faccio a….. io come professionista che impegno mi posso prendere nei suoi confronti?”

Non può ipotizzarsi neppure un concorso morale dell’ingegnere nel reato; l’accordo criminoso è stato, infatti, preso dagli imprenditori che valutata la convenienza dell’affare hanno deciso di fare la speculazione edilizia. Arlotta Salvatore quindi non ha né fatto sorgere nè rafforzato il proposito criminoso sorto e perseguito dai costruttori i quali hanno fatto una valutazione costi- benefici dell’operazione ed hanno deciso, ritenutala conveniente, di finanziarla.

Conclusa la disamina nei sopra detti termini sarebbe superfluo affrontare la questione posta dalle difese sulla violazione dei diritti delle parti codificati agli artt. 518 e ss. c.p.p. asseritamente commessa dal Tribunale allorchè non ha concesso il termine a difesa all’atto della “modifica” del capo di imputazione fatta dal P.M. all’udienza dell’8.06.12.

Questo collegio infatti ritiene, come sopra illustrato, sussistenti i reati nei termini in cui sono stati in origine contestati e quindi reputa irrilevante stabilire se gli incisi introdotti dal p.m. successivamente siano meramente specificativi di quanto già desumibile dalle contestazioni originarie o integrativi o innovativi.

Per completezza può dirsi comunque che dalla lettura combinata dei capi di imputazione nella loro formulazione originaria già si desumeva quanto il P.M. si è limitato ad esplicitare all’udienza dell’8.06.12, cioè che l’ azione amministrativa compiuta dai pubblici ufficiali era comunque contra ius in quanto non funzionale al soddisfacimento dell’interesse pubblico, bensì alla realizzazione di interessi economici di parte. Come a dire che, se anche il falso accertato non fosse stato commesso, comunque l’azione tutta amministrativa sarebbe stata illecita perché ogni atto della stessa: l’approvazione dell’osservazione 231, la proposizione dell’emendamento 5 ecc ha avuto di mira sempre e solo l’interesse privato.

Questo collegio ritiene che allorchè è stato contestato ai pubblici ufficiali- di aver ricevuto- ed agli imprenditori di aver dato- denaro per il compimento di una certa attività, descritta nelle sue varie articolazioni, è stato proprio denunziato il mercimonio della pubblica funzione cioè l’asservimento della stessa- a prescindere dalla regolarità formale o meno dei singoli atti- all’interesse di parte.

Se ciò già si desumeva prima dell’inserimento nei capi d) ed f) delle locuzioni “anche perché risultato di un accordo corruttivo” è evidente che non è avvenuta alcuna modifica delle contestazioni ad opera dell’ufficio di Procura, ma una mera specificazione di quanto già desumibile dalla originaria descrizione dei fatti.

Ma vi è di più, la corposa istruttoria ha consentito una difesa a 360 gradi degli imputati che con i consulenti, i testi e gli esami resi hanno tentato di dimostare sia la regolarità formale dell’iter procedurale e quindi l’inesistenza del falso, sia la correttezza in genere della propria condotta. Quando Fortino ad esempio ha sostenuto con veemenza di aver incassato denaro solo a titolo di retribuzione della sua attività di legale non solo ha negato di aver “comprato” una concessione edilizia illegittima perché basata su un falso presupposto, ma in genere di essere stato retribuito per aver orientato l’iter amministrativo (formalmente legittimo); quando Bonanno ha ripetutamente affermato che ha sostenuto prima l’osservazione 231 e proposto poi l’emendamento perché credeva nella fondatezza degli stessi ha voluto negare non solo di aver concorso nel falso, ma ancor prima di aver agito solo per un tornaconto peronale; stesso dicasi per Ponzio.

Questi imputati quindi si sono difesi cercando di provare che il loro operato non è stato “risultato di un accordo corruttivo” bensì corretto, non solo su un piano formale ma anche su uno sostanziale. Se quindi gli imputati si sono difesi ancor prima della “modifica” sui rimproveri mossi espressis verbis dal P.M. l’8.06.12 non hanno subito alcuna lesione dei propri diritti e quindi non si è prodotta nessuna nullità procedimentale allorchè non è stato concesso il chiesto termine a difesa.

LA LOTTIZZAZIONE ABUSIVA

Passando all’esame della contravvenzione contestata al capo F), la sussistenza della stessa discende dall’accertamento del reato di falso e da quello di corruzione. Se la concessione come detto era illegittima perché basata su un atto falso, se i privati hanno retribuito i pubblici ufficiali che avevano compiuto un’attività contra ius, se l’attività amministrativa tutta è stata comunque illecita perché asservita all’interesse privatistico, ne consegue che la trasformazione edilizia realizzata era abusiva e quindi penalmente rilevante ai sensi dell’art. 44 DPR 380/01. Per giungere a tale conclusione non si deve procedere alla disapplicazione (riconducibile alla L. 20 marzo 1865, n. 2248, art. 5, allegato E) del titolo abilitativo, incidendo, con indebita ingerenza, sulla sfera riservata alla Pubblica Amministrazione, ma solo esercitare un potere che trova fondamento e giustificazione nella stessa previsione normativa incriminatrice, cioè viene operata una identificazione in concreto della fattispecie con riferimento all’oggetto della tutela da identificarsi nella salvaguardia degli usi pubblici e sociali del territorio regolati dagli strumenti urbanistici (Cassazione penale sez. III 13 gennaio 2009, n. 9177).

E’ poi corretta la qualificazione giuridica data dal P.M. alla condotta contestata, mentre non è alla luce dei criteri distintivi indicati dalla

Suprema Corte (Cassazione penale sez. III, 21 gennaio 2010 n. 9446) configurabile una semplice costruzione sine titulo, come sostenuto (in subordine dalle difese). Il reato di lottizzazione abusiva fisica o materiale si distingue, infatti, da quello di costruzione senza titolo abilitativo in quanto, nel primo, l’intervento, per le sue dimensioni o caratteristiche, è idoneo a pregiudicare la riserva pubblica di programmazione territoriale laddove, diversamente, nel secondo, l’intervento per la dimensione del manufatto, non presuppone opere di urbanizzazione primaria e secondaria. Nell’ipotesi de qua la portata dell’intervento edilizio che avrebbe determinato il sorgere di ben 8 palazzine non può che inquadrarsi nella lottizzazione abusiva. Va pure richiamato quell’indirizzo della Suprema Corte secondo cui “il reato di lottizzazione abusiva s’integra non soltanto in zone assolutamente inedificate, ma anche in quelle parzialmente urbanizzate nelle quali si evidenzia l’esigenza di raccordo con l’aggregato abitativo preesistente o di potenziamento delle opere di urbanizzazione pregresse, cosi che per escluderlo deve essersi verificata una situazione di pressochè completa e razionale edificazione della zona, tale da rendere del tutto superfluo un piano attuativo.” (Cassazione Sezione 3, n.35880/2008, RV. 241003). Alla luce di tale indirizzo interpretativo il rilascio di concessioni edilizie (in assenza dei prescritti strumenti attuativi) richiede, ai fini della legittimità dell’intervento, la prova rigorosa della preesistenza e sufficienza delle opere di urbanizzazione primaria, tali da rendere del tutto superfluo lo strumento attuativo.

Nella vicenda in esame è circostanza non contestata che mancasse nella zona in cui insisteva il terreno dei Caruso un piano attuativo.

Non erano poi esistenti (o comunque erano inadeguate), all’epoca del rilascio del permesso di costruire, le opere di urbanizzazione primaria e secondaria, come consta dalla valutazione fatta dall’ufficio tecnico comunale (al momento in cui è stata presentata l’osservazione 231) e come

chiarito in dibattimento dal Minutoli il quale ha spiegato che il terreno dei Caruso non rientrava in una zona urbanizzata, non potendo essere considerata tale per il semplice fatto che non era distante da altri terreni, ove vi erano opere di urbanizzazione primaria; questi ultimi infatti- ha spiegato il Minutoli- facevano parte di altra zona.

Prendendo in esame i soggetti attivi del reato questo collegio ritiene che sono responsabili tutti gli imputati (eccezion fatta per Arlotta Salvatore).

E’ da premettere che per concorde interpretazione giurisprudenziale (vedasi fra le altre la sentenza della Cassazione penale sez. III, 23 marzo 2011, n. 16571) la lottizzazione abusiva pur essendo un reato proprio, nella molteplicità di forme che assume in concreto, può essere posto in essere da una pluralità di soggetti, i quali, in base ai principi che regolano il concorso di persone nel reato, possono partecipare alla commissione dello stesso con condotte anche eterogenee e diverse dall’attività materiale di realizzazione del manufatto abusivo, purchè ciascuno di essi apporti un contributo causale alla verificazione dell’illecito e senza che occorra un accordo preventivo.

Nel caso di specie sono colpevoli non solo i titolari della qualifica soggettiva, cioè i costruttori, ma anche i pubblici ufficiali che hanno architettato l’operazione, i funzionari regionali che l’hanno resa possibile ed i soci, in senso lato dell’Arlotta, che l’hanno finanziata.

ASSOCIAZIONE A DELINQUERE

Non può affermarsi, invece, quanto meno con la certezza richiesta per pronunziare una sentenza di condanna la responsabilità di Fortino, Bonanno e Ponzio per aver partecipato, come contestato al capo A) ad un’associazione a delinquere costituita a Messina intorno agli anni ’90 ed operante fino all’8.05.07 (per compiere più reati di falso, corruzione e lottizzazione abusiva) pur ravvisandosi a carico degli stessi indizi di reità.

Una delle vicende da cui l’ufficio di Procura desume l’esistenza del gruppo criminale costituito dai sopraindicati imputati è quella relativa all’approvazione del Piano di Zona di Mili. Per comprenderla occorre preliminarmente analizzare la normativa dettata dalla regione Sicilia per le aree di chiaro interesse paesistico e turistico. L’art. 15 della legge regionale n°78/1976 (Provvedimenti per lo sviluppo del turismo in Sicilia) in particolare ha posto rigidi vincoli di edificabilità per tutte le aree omogenee ad eccezione delle zone A e B che si trovano entro la profondità di metri 500 a partire dalla battigia, come l’intero territorio compreso nel Piano di Zona di Mili. Tale piano è stato approvato dal Comune di Messina con la delibera consiliare n. 889/c del 19.12.1979 la quale ha fatto espressamente salve le limitazioni previste dall’art. 15 lett. B. La legge regionale n°86/1981 (Interventi per incrementare ed accelerare l’edilizia pubblica e privata nuova e di recupero) all’art. 3, come modificato dall’art. 6 della legge regionale n. 66/1984, ha poi previsto una efficacia limitata nel tempo di tutti i Piani di Zona pari a 15 anni dalla data del decreto o della deliberazione del consiglio comunale di approvazione, entro i quali gli stessi devono evono essere portati ad attuazione con piani esecutivi, a pena di inefficacia. Il Piano di Zona di Mili Marina, alla data del 19.12.1994, ha quindi perso efficacia per decorrenza del termine di 15 anni dalla data della sua approvazione (19.12.1979) non essendo intervenuti i necessari piani esecutivi. Il Comune di Messina, come si è già visto, nel frattempo, con delibera consiliare n. 29/c del 6.4.1998, ha adottato la Variante Generale al P.R.G. con annesse prescrizione esecutive, norme tecniche di attuazione e regolamento edilizio, successivamente approvata in via definitiva con i D.D.R. 686/2002 e 858/2003. L’art. 42 bis delle Norme Tecniche di Attuazione al P.R.G. prevede che le zone C2d comprendono i Piani di Zona e che allo scadere della validità dei piani di intervento pubblico, le modalità di attuazione delle zone interessate sono quelle delle zone C2b.

Sempre l’ art. 42 sancisce che in tutte le zone omogenee C devono essere rispettate le prescrizioni di cui all’art. 15 della legge regionale n. 78/1976 (e dunque anche l’indice territoriale di 0,75 mc/mq).

Ciò detto in data 8.1.2004 la Direzione Dipartimentale Politiche del Territorio del Comune di Messina ha rilasciato un attestato di destinazione urbanistica, su istanza presentata in data 5.11.2003 dalla ditta Crinò Adriano, con riferimento ad alcune specifiche particelle (foglio 183, part. 997, 706 etc.) ricadenti proprio all’interno del Piano di Zona di Mili. Sul lato destro, in basso, di tale attestato vi è una sigla, con accanto la dicitura “collega PONZIO”. Il geometra Restuccia Placido, titolare dell’omonima impresa di costruzioni, con sede in Messina, ha stipulato in data 8.2.2005, un preliminare di vendita con Crinò Adriano, Crinò Lidia, Crinò Marcello, Gentiluomo Silvia, Gentiluomo Alessandra, Gentiluomo Fulvio, Gentiluomo Sabrina, Gentiluomo Virginia, tutti eredi di Crinò Tito Vincenzo, deceduto il 9.10.2002, per l’acquisto di un appezzamento di terreno sito in Messina, località Galati Marina, della superficie complessiva di 8.772 mq circa, indicato al Catasto al foglio 183, partt. 1141, 706, 953, 470 (fabbricato rurale) e 120 (fabbricato rurale). A distanza di due giorni dalla sottoscrizione del preliminare, il geom. Restuccia in data 10.02.2005 ha avanzato richiesta di concessione edilizia avente ad oggetto “Lavori per la costruzione di un complesso edilizio residenziale nel piano di Zona di Mili – azzonamento R2 – Messina”. Il Dipartimeno Pianificazione Urbanistica del Comune di Messina, in data 18.4.2005, ha redatto una articolata relazione Tecnica a firma dell’ing. Carmelo Miuccio avente per oggetto una “Richiesta di conferenza dei servizi per la costruzione di un edificio destinato a servizi commerciali, in località S.S. 114, Villaggio Mili Marina, in zona “C2d” del P.R.G. vigente”. In tale relazione si rappresentava che l’area oggetto dell’intervento ricadeva entro la profondità di metri 500 a partire dalla battigia del mare e che quindi

andavano rispettate le prescrizioni dell’art. 15 della L.R. n°78/76 e dell’art.15 L.R. n°71/78 (indice di densità territoriale massima pari al valore di 0,75 mc/mq)”. Il Miuccio ha chiesto comunque un parere legale a supporto del procedimento in questione sull’esatto contenuto da attribuire al citato articolo 42 bis Norme di Attuazione del P.R.G. vigente, alla luce della complessità della questione e di due precedenti relazione tecniche predisposte dal suo Ufficio, datate rispettivamente 22.7.2004 e 27.7.2004, di segno contrario e di un parere legale di parte, anch’esso di segno contrario (cfr. relazione tecniche del 22.7.2004, del 27.7.2004 e parere legale Andò del 11.11.2004, allegata alla relazione tecnica Miuccio). In data 15.7.2005 l’Ufficio Legale del Comune di Messina, investito della questione, ha dato un parere (firmato dall’avv. Alberto Ciccone) che confermava in pieno le deduzioni dell’ing. Miuccio, che concludeva cioè che la zona in oggetto doveva ritenersi zona C2b, così come previsto dall’art. 42 delle Norme Tecniche di Attuazione del P.R.G. In data 20.10.2005 il Ciccone ha integrato il parere dato, senza modificare però nella sostanza il precedente. Il Collegio di Difesa del Comune di Messina, in data 15.11.2005 ha pure dato sulla questione un parere legale di segno contrario; alla seduta hanno partecipato fra gli altri l’avv. Lo Castro Andrea, in qualità di coordinatore. Il collegio ha affermato testualmente che “ove risulti accertato che l’area in questione rientra in zona perimetrata, non si troverebbe a monte della zona B, ma di fatto, all’interno della zona omogenea B, oggetto di perimetrazione”; ha ipotizzato quindi che potesse sussistere un errore materiale nella destinazione dell’area de qua. Il Comune di Messina, Ufficio Avvocatura, in data 29.11.2005, con nota n. prot. 11855/0 a firma del dirigente Nicola Cardile ha trasmesso il parere collegiale all’Area Coordinamento Politiche del Territorio. Nel frattempo il geom. Restuccia Placido, difeso dall’avv. Fortino in data 22.2.2006 ha notificato un atto stragiudiziale di diffida al

Comune di Messina con cui avanzava in maniera perentoria la richiesta di sospendere nelle more il procedimento amministrativo di rilascio della concessione edilizia e di inoltrare alla Regione una richiesta di deroga ex art. 16 L.R. 78/1976, con riferimento all’area in questione. Il Dipartimento Pianificazione Urbanistica, con nota n. 4/0698 del 21.3.2006 ha comunicato la sospensione della istruttoria del progetto; successivamente il Dipartimento Edilizia Privata, Servizio Edilizia Residenziale Pubblica ha redatto una relazione indirizzata al Presidente della Commissione Edilizia con cui proponeva il diniego della concessione richiesta dalla ditta Restuccia. Al contempo, però, gli stessi organi amministrativi (Manlio Minutoli e il direttore di Sezione, arch. Giovanni Berenato), d’intesa con l’Assessore al ramo, Antonio Catalioto, preparavano materialmente una richiesta di deroga ex art. 16 L.R. n. 78/1976 agli indici di densità territoriale dello 0,75 mq/mc, con riferimento al Piano di Zona di Mili, da inoltrare alla Regione, così come puntualmente richiesto dalla ditta Restuccia. La proposta di deliberazione è stata trasmessa, in data 2.5.2006, alla Direzione Staff Affari del Consiglio Comunale e l’8.5.2006 l’Assessore Antonio Catalioto ha avanzato la proposta di Deliberazione n. prot. 75, con cui chiedeva al Presidente della Regione Siciliana, ai sensi dell’art. 16 della L.R. n. 78/1976, la deroga relativamente agli indici di densità territoriale fissati dalla lett. B) dell’art. 15 della medesima legge in 0,75 mc/mq. La proposta di delibera n. prot. 75 è giunta all’esame della X Commissione Consiliare, per la sua approvazione ed il successivo invio al Consiglio Comunale. Nel frattempo, in data 26.6.2006, l’avv. Fortino ha chiesto al Presidente della X Commissione Consiliare che si procedesse in via di urgenza all’esame della proposta di delibera avanzata dall’assessore Catalioto, alla luce dei gravi danni che stava subendo la ditta interessata, rappresentata dal Geom. Placido Restuccia. La commissione Consiliare, nella seduta del 7.7.2006, ha nominato relatore della proposta di delibera il

Consigliere Francesco Rizzo e la X Commissione Consiliare nella seduta del 28.7.2006 ha stabilito di restituire la proposta n. 75 al Dipartimento Pianificazione Urbanistica, affinché tale ufficio corredasse la stessa di una ulteriore relazione illustrativa. Il Dipartimento Pianificazione Urbanistica, in data 11.8.2006, con atto a firma del dirigente coordinatore, arch. Minutoli, ha deciso di richiedere un ulteriore parere legale al Collegio di Difesa. Con tale richiesta l’arch. Minutoli ha manifestato ulteriori perplessità sulla legittimità della deroga agli indici di densità territoriale fissati dall’ art. 16 lett. b) della Legge Regionale n. 78/1976. L’Ufficio Legale del Comune di Messina, in data 5.9.2006, ha reso un ennesimo parere legale con il quale ha accolto le obiezioni mosse dal Dipartimento Pianificazione Urbanistica e ha stabilito che “qualora codesto Comune ritenesse opportuno modificare l’indice di densità territoriale dello 0,75 mc/mq, si è dell’avviso che si debba procedere, ai sensi della L.R. 71/78, introducendo una variante al P.R.G.”. E’ stata quindi ritenuta inapplicabile la più semplice e spedita procedura della richiesta di deroga avanzata nei confronti della Regione e quindi non accolte le istanze del Restuccia.

In tale contesto si collocano le conversazioni telefoniche ed ambientali intercettate che mostrano l’attenzione mostrata dagli imputati per l’iter amministrativo de quo ed i plurimi tentativi di condizionarlo per ottenere quale risultato finale un provvedimento che riconoscesse un elevato indice di edificabilità all’area acquistata dal Restuccia.

Si riportano di seguito le conversazioni di interesse.

Nella n. 166 delle ore 11.15 del 20.10.2005 (RIT P.M. 590/05) Fortino chiede a Bonanno garanzie con riguardo ad una questione che sarà affrontata il giorno 25, sì mostrando grande attesa per la sorte della stessa. Bonanno rassicura il suo interlocutore il quale ultimo utilizza un’eloquente

locuzione “perché se scapola ‘sta cosa siamo rovinati” da cui si desume l’interesse di entrambi i dialoganti alla vicenda de qua.

UMBERTO Ti do notizie. Noi all’urbanistica quando dobbiamo andare?

PUCCI Mah, io oggi pomeriggio siamo rimasti. Vediamo..

UMBERTOEh.

PUCCI ..stavo aspettando che mi portino queste carte. Ti chiamo io appena me li portano.

UMBERTO Perfetto.

PUCCI Senti, Umberto, ma il venticinque c’è sicuro ‘sta cosa, perché se scapola ‘sta cosa siamo rovinati.

UMBERTONo, no, è sicuro al mille per mille……………..

Il successivo 24.10.2005 alle 17.22, conversazione n. 805, stesso RIT, Bonanno riceve una chiamata dall’avv. Andrea Lo Castro che gli manifesta tutta la sua contrarietà per il parere depositato dall’Avv. Ciccone (che dalla documentazione in atti risulta depositato il 20.10.2005). Appare chiaro, sin dalle prime battute della conversazione, che Bonanno è fortemente interessato alla questione per la quale non può avere alcun interesse istituzionale ed intende coartare il Ciccone affinchè ritiri il parere negativo espresso.

UMBERTOAndrea, come stai?

ANDREA Umberto, questo CICCONE è un cretino pericoloso.

UMBERTOPerché che è successo? Dimmi tutto.
ANDREA Ha depositato un altro parere negativo stamattina.

UMBERTOMa è pazzo!

ANDREA Io ho detto: “I pareri non si depositano”, gli avevo fatto avere per fax il vecchio parere.

UMBERTOEh?

ANDREA Minchia!

UMBERTOLo ritira e lo cambia..

ANDREA Eh, su chistu non ci sunnu dubbi. Cioè.., anche perché è sbagliato.

UMBERTOMa tu l’hai chiamato?

ANDREA L’ho chiamato, dice domani lui non c’è, vedete, discutete voi domani. Questo è un coglione, io.., io perché..

UMBERTOVa bene, ora lo chiamo.

ANDREA ..l’errore l’ha fatto CARDILE all’inizio, Umberto, quando arrivano le cose..

UMBERTOLo so, lo so.

ANDREA ..non si devono depositare pareri prima di discutere in collegio di difesa.

UMBERTOLo so..

ANDREA Non è un argome.., un discorso questo.

UMBERTOLo so benissimo, io su questa cosa non mi posso permettere un altro rinvio, ah!

ANDREA Questi depositano i pareri e io come cazzo.. Eh, come cavolo..

UMBERTOIo ora lo chiamo e lo vado a trovare.

ANDREA Dice che ha parlato pure con TIGANO, tu parla, digli non è possibile. Perché dice che il vecchio parere era area C 2 D, mentre questo è C 2 B.

UMBERTOCioè non ha capito un cazzo, non ha capito un cazzo, di urbanistica non capisce nulla.

ANDREA Non capisce nulla.

UMBERTOE’ un comparto.

ANDREA E’ un comparto.

UMBERTOE’ un comparto, non lo capisce questo? Di un.., di un centro storico.

ANDREA Ma certo. Ma è pazzesco, Umberto..

UMBERTOOra vado subito e ti richiamo perché la dobbiamo risolvere ‘sta cosa.

Seguono altre conversazioni aventi lo stesso oggetto.

Nella nr. 812 delle ore 17.32 del 24.10.2005 Bonanno chiama l’utenza fissa 090/7722409 in uso a Cardile Nicola, al quale ricorda che il giorno successivo si dovrà riunire il Collegio di Difesa per la discussione del parere. Cardile, che pur dimostra di conoscere la vicenda, assume un atteggiamento neutrale, astenendosi da ogni forma di giudizio. Alla vigilia del giorno in cui si tiene la riunione de qua, Bonanno mette al corrente Fortino dei fatti appresi da Lo Castro ed a distanza di pochi minuti i due si risentono e continuano a discutere della questione. L’avvocato continua a manifestare una incontenibile agitazione, raccomandando a Bonanno di

chiarire a Cardile la sua posizione sulla questione (progressivo nr.842 delle ore 19.59 del 24.10.2005, RIT P.M. 590/05). Nella mattinata successiva, il 25.10.2005, Bonanno rappresenta a Fortino la necessità di occuparsi per l’intera giornata solo della vicenda di Mili; Fortino a questo punto avvisa il suo interlocutore che ha convocato anche Nino (Ponzio) che evidentemente collabora con i due attivandosi perché vengano superati eventuali ostacoli (burocratici) che si frappongono all’adozione di provvedimenti amministrativi di loro interesse.

UMBERTO Pronto?

PUCCI Sì, Umberto.

UMBERTOPucci, dove sei?

PUCCI Io sto andando.., sì, niente, io ho dovuto accompagnare uno che doveva essere interrogato dai carabinieri e ora.., sto andando in ufficio ora. Dimmi, tu che.., qual è il programma?

UMBERTOPucci, oggi dobbiamo lavorare solo per questa cosa.

PUCCI Eh, e dimmi che devo fare.

UMBERTOAppena arrivi allo studio me lo fai sapere..

PUCCI Sì.

UMBERTO..che io piglia e avvicino.

PUCCI Eh, va bene. Sì, mi sono fatto venire pure a Nino io, perché se dovevo..

UMBERTOBravo, perfetto.

PUCCI ..se dovevo fare qualcosa la faccio. Va bene, ciao.

Le discussioni sul tema proseguono incalzanti.

Infatti, a distanza di due ore, alle 12,24 (conversazione n. 922 RIT 590/05) Bonanno affronta nuovamente l’argomento con il Lo Castro. L’espressione usata dai due nel corso del dialogo allorchè parlano del parere non gradito espresso dal Ciccone “No, ora Alberto deve ritirare quel parere che ha lasciato ieri sera” è espressione dell’arroganza dei dialoganti. Nella telefonata del 26.10.2005 delle ore 8,51 n. 1049 (solito rit) Bonanno preannuncia a Fortino che andrà a trovare Berenato, da identificare nell’arch. Berenato Giovanni Carlo funzionario in servizio del Dipartimento del Territorio del Comune di Messina il quale, come si evince dalla documentazione acquisita presso l’Area Coordinamento Politica del Territorio del Comune di Messina, segue l’istruttoria relativa al progetto presentato da Restuccia. Effettivamente quel giorno Bonanno si dà un appuntamento con Berenato (progressivo nr. 1105); l’avvenuto incontro fra i due è provato dalla conversazione che interviene alle 16.51 fra Bonanno e la moglie in cui costui comunica alla consorte che è stato a casa del dirigente (conversazione n. n. 1168 delle ore 17.51 del 26.10.2005). Sempre nello stesso giorno Bonanno fa un resoconto dettagliato della discussione avuta con il Berenato e comunica al Fortino che ne parlerà con Cardile.

Si riporta ora la conversazione n.1178 delle ore 18.48 (RIT P.M. 590/05) intervenuta fra Fortino e Bonanno, di interesse anhe perché i due valutano la possibilità di interessare della questione Nanni Ricevuto, come già fatto per il rilascio della concessione edilizia rilasciata per realizzare il complesso Green Park sul torrente Trapani .

UMBERTOPucci?

PUCCI Umberto.

UMBERTOGioia, sono andato da quell’amico mio.

PUCCI Eh.

UMBERTOAllora, lui ha due idee completamente diverse.

PUCCI Sì.

UMBERTODice che (…..) eccetera eccetera è una forzatura. A me basta che l’ufficio legale mi dica..

PUCCI Eh.

UMBERTO..che l’articolo 71 della legge 78, l’articolo 15 della 76 del ’78..

PUCCI Eh?

UMBERTO..si applica nelle zone A e B del piano. A me basta quello. Perché..

PUCCI Ah, va bene.

UMBERTO..è un’area all’interno di una perimetrazione..

PUCCI E’ anche B

UMBERTO..è naturalmente area B.

PUCCI Ho capito.

UMBERTOCapito? Anche perché..

PUCCI Eh, ma scusa, ma c’è bisogno che lo dice..

UMBERTO..la legge parla, la legge parla. Che le C2A, le C2B e le C2C, ma non parla delle C2D. Quindi ora ne devo parlare con Nicola CARDILE. (parla con qualcuno che gli passa accanto) Ciao, in bocca al

lupo Tonino. (torna a parlare con Pucci) Capito? Quindi ora ne voglio parlare domani con CARDILE e farli incontrare.

PUCCI Sì, sì, magari se vuoi vengo pure io. Senti, ascolta Umberto.

UMBERTO Sì. Dimmi

PUCCI Sabato sera vedi che c’è.., Francesco a Capo d’Orlando e noi siamo a cena con lui. Se tu vuoi venire.

UMBERTO Con piacere, dove?

PUCCI Eh, a Capo d’Orlando, non lo so ora dove, lo organizziamo.

UMBERTOAh, va bene, va bene.

PUCCI Va bene?

UMBERTOVolentieri, con piacere.

PUCCI Va bene? Eventualmente ora vediamo se vale la pena o no dirglielo a Nanni. Ora ci pensiamo un attimo, va bene?

UMBERTO Va bene. Come vuoi. Ok.

PUCCI Ciao, ciao.

UMBERTOUn abbraccio, ciao.

I contatti si susseguono. Fortino il giorno successivo chiama Bonanno per sapere se ha incontrato Cardile, Bonanno gli risponde di no, ma per tranquillizzare l’amico gli dice che l’indomani gli parlerà e telefonerà anche a Lo Castro.

Si riporta la telefonata nr. 1322 delle ore 16.48 del 27.10.2005 (RIT 590/05) nel corso della quale i due usano espressioni quali “Così cominciamo a metterci in moto…” “io mi sto muovendo proprio.., a

tanto raggio” che denotano ancora una volta l’ impegno attivo messo per conseguire gli obiettivi presi di mira.

PUCCI Hm, ho capito. Tu vuoi.., sei stato da CARDILE no?

UMBERTO No, non sono.., non ce l’ho fatta, Pucci mio, no.

PUCCI Non ce l’hai fatta. Immagino.

UMBERTO Non sono manco andato al comune stamattina.

PUCCI Eh, ho capito.

UMBERTO Domani, domani sono tutta la mattinata là, quindi.

PUCCI Va bene. Domani poi magari ce la guardiamo con calma.

UMBERTOHo modo di parlare con lui e di gua.., e di parlare pure con.., con Andrea domani, capito?

PUCCI Hm, va bene, va bene.

UMBERTO Va bonu, Pucci? Pucci io spero di avere Lunedì i facsimile pronti, e

PUCCI Eh, sì, mettiamoci in movimento. Guarda io..

UMBERTO Così cominciamo a metterci in moto.

PUCCI ..io mi sto muovendo proprio.., a tanto raggio, non..

UMBERTO Lo so, lo so.

La capacità di Bonanno e Fortino di “influenzare” i componenti del collegio di difesa traspare, con evidenza, nella conversazione delle ore 20,25 del 28.10.2005; i due si propongono di sfruttare l’occasione costituita

dalle dimissioni dell’avv. Ciccone intenzionato a partecipare alle prossime elezioni comunali, per ottenere un parere per loro favorevole, sfruttando l’appoggio di Lo Castro, Tigano e Giuffrida. La candidatura di Ciccone trova conferma nella pubblicazione delle liste dei candidati sul quotidiano “Gazzetta del Sud” del 3.11.2005. I contatti tra Bonanno e Fortino proseguono nei giorni successivi e sono rivolti, da un lato, ad ottenere la convocazione del collegio di difesa, dall’altro a pressare i funzionari in servizio presso l’Urbanistica (vedasi conversazione delle ore 10.05 del 31.10.2005 n. 1897 (RIT P.M. 590/05). In data 15.11.2005, il Collegio di Difesa si riunisce, come risulta dalla documentazione acquisita e l’avv. Lo Castro ne comunica immediatamente l’esito favorevole al Bonanno ( conversazione n. 4755 ore 18.38), il quale subito dopo lo riferisce a Fortino.

Nella conversazione, del 15/11/2005 n. 4755 vengono utilizzate espressione come “sei stato servito” che testimoniano i contatti del Bonanno anche con avvocati del Comune pronti a soddisfare le sue richieste.

UOMO Andrea?

ANDREA Tu devi domanda.., ovviamente sei stato servito. Devi..

UOMO Gioia io..

ANDREA Aspetta.

UOMO Io ti amo, proprio, ti amo.

ANDREA Io come soddisfazione mia devi domandare a.., con la LACOPO che rapporti hai?

UOMO Con?

ANDREA Con la LACOPO.

UOMO No, sì, la conosco, non bene, sì, ma la conosco.

ANDREA Dico, chi conosci bene?

UOMO E..

ANDREA Un’ora siamo.., un’ora è durata questa cosa, un’ora di borde..

UOMO (…..) se c’è.

ANDREA Umberto?

UMBERTOEh.

ANDREA Un’ora di casino.

UMBERTOEh.

ANDREA Mi segui?

UMBERTOSì.

ANDREA A che io ho detto: << Perfetto, intanto io scrivo così.>>.

UMBERTOEh.

ANDREA Chi non.., poi mettiamo a votazione.

UMBERTOEh.

ANDREA Cioè ti voglio dire ho fatto come un pazzo, non.., ora.., devi chiedere per mia soddisfazione a qualcuno. Igor GERMANA’?

UMBERTOSì, a Igor, a Igor glielo domando.

ANDREA Domandagli a Igor, dici: << Ma chi cumminau ‘nta ‘sta cosa Andrea? >>. Vedi che ti dice. Minchia, Umberto, come un pazzo.

UMBERTOVa bene, glielo dico senz’altro.

ANDREA Se.., qua ci ho tutto.., scritto preciso.

UMBERTOGioia grazie. Grazie.

ANDREA Senti il bluff ‘u solitu scattru, non mi deve rompere i coglioni. Rinviamo, poi videmu, poi chiediamo chiarimenti, << Ma che cazzo chiediamo? – ci dissi – qua non chiediamo un cazzo.>>.

UMBERTOSiamo noi che diamo i chiarimenti, noi non li chiediamo a nessuno.

ANDREA Ma che siamo impazziti?

UMBERTOMa cose da pazzi, và!

ANDREA Mi segui? Va bene?

UMBERTOAndrea, grandi cose facciamo insieme a te..

ANDREA Sicuro, ciao, ciao.

UMBERTO..perchè abbiamo.., abbiamo una qualità che gli altri non hanno..

ANDREA Una..

UMBERTO..siamo decisionisti.

ANDREA Minchia.

UMBERTONella vita si decide. E basta.

ANDREA Umberto.., no, però, per mia soddisfazione, mi devi fare solo ‘sta cortesia, ci ha dumannari a iddu che cazzo ho fatto io oggi.

UMBERTOTi giuro che lo faccio. Ti giuro che domani lo chiamo.
ANDREA (Ride) Minchia, gridavo come un pazzo.

UMBERTOTi ringrazio.

ANDREA Ciao, ciao.

UMBERTOGrazie Andrea. Ciao.

Una volta ottenuto il parere favorevole del collegio di difesa Bonanno, che vuole ad ogni costo accelerare i tempi di approvazione del progetto, il giorno successivo telefona a Berenato comunicandogli l’esito favorevole e rappresentandogli che appena il parere giungerà all’urbanistica, avrà bisogno di lui (vedasi telefonata n. 4879 delle ore 12.48 del 16.11.2005 RIT P.M. 590/05)

Alle ore 16,07 dell’1.12.2005 (conversazione n. 408 RIT 651/05) l’avv. Fortino sale sull’autovettura di Bonanno e commenta il contenuto del parere adottato dal Collegio di Difesa e l’escamotage utilizzato da Lo Castro per conseguire il risultato sperato, cioè far passare per errore materiale la destinazione urbanistica in precedenza data al terreno del Restuccia. In data 21.12.2005, Bonanno e Fortino permanendo le difficoltà nell’approvazione del progetto, decidono di contattare il dirigente dell’Area Coordinamento Politica del Territorio, architetto Manlio Minutoli; Bonanno quindi rassicura l’amico raccontandogli di essersi incontrato con Manlio, il quale gli ha detto che avrebbe lavorato per lui insieme al Berenato. Si riporta la conversazione nr. 10748 delle ore 16.25 del 21.12.2005 (RIT P.M. 590/05) che dimostra ancora una volta come i funzionari dell’urbanistica si mostrano pronti ad assecondare le richieste del Bonanno.

Conversazione n. 10748 ore 16.25, del 21/12/2005:

UMBERTOPronto?

PUCCI Umberto!

UMBERTOPucci, ciao, gioia.

PUCCI Senti, tutto a posto stamattina?

UMBERTOSì, tutto a posto, stamattina.

PUCCI Eh, perché io..

UMBERTOSono andato a parlare con Manlio, insieme a Giancarlo.

PUCCI Eh?

UMBERTOEh, e ora.., lavoreranno.

PUCCI Eh.

UMBERTOTutto bene tu?

PUCCI Perché.., avevo incontrato qua coso.., quell’altro, Giancarlo, il quale mi ha detto che de.., deve riflettere coso.

UMBERTODeve?

PUCCI Riflettere.

UMBERTO Sì, va bene, Manlio gli ha detto davanti a lui:< Fammi vedere un attimino per poterlo passare.., in un modo migliore..>>..

PUCCI Hm.

UMBERTOIl meno attaccabile possibile. Capito?

PUCCI Ho capito. Ma tu che previsione..

UMBERTONo, ma io l’ho rivisto a Manlio verso l’una e mezza

PUCCI Hm, hm.

UMBERTONo, non ho problemi con Manlio, lo sai, quindi..

PUCCI Va bene, va bè, no, no, va bene, ma sai siccome..

UMBERTODopo che gli ho parlato della cosa se la ricordava..

PUCCI ..Umberto, è una cosa sacrosanta che ci aspettiamo da tanto tempo, non è un problema, volevo che..

UMBERTOAppunto.

PUCCI ..si risolvesse, non vorrei che poi ce ne andiamo alle calende greche, capisci? Per quella storia..

UMBERTOIo gli ho detto che per me è una questione di tempi e lui mi ha detto che farà di tutto per farlo prima che sia possibile.

PUCCI Va bene.

UMBERTO Ok?

PUCCI Ok, quando abbiamo la possibilità ci vediamo, ciao.

UMBERTO Ok, ciao.

L’interesse di Bonanno per la questione Mili si trae anche dall’espressione usata dallo stesso nel corso della conversazione avuta con Fortino alle ore 09.33, del 22/12/2005 (n. 10793) “Ma sei ieri sera sono stato al campo con Manlio MINUTOLI e ci dissi: << Manlio, vedi che per me non è una cosa importante, è una cosa vitale.>>. La perseverenza dei due si ricava dalla seguente frase detta da Bonanno a Fortino nel corso della telefonata n. 13658 delle 10.39, del 13/01/2006 “l’importante poi quando avremo il

risultato lo otteniamo perché siamo una spina nel fianco”. Da successive conversazioni si ricava che anche Ponzio dà il suo contributo nell’occasione fornendo in maniera tempestiva una convenzione richiestagli da Bonanno che ne ha bisogno per l’operazione de qua (si rinvia alle conversazioni n. 14013 e n.14120-RIT P.M. 590/05). L’interesse diretto del Ponzio per la vicenda è messo in luce dalla seguente frase usata nel corso della telefonata n.14013 dallo stesso “Penso di no. No, no, no. No, no, no. No, no, no, no. ‘a questione diventau antipatica, picchì poi chistu cà ho capito che.., insomma, è un po’ restio a rilasciare la concessione docu, sai? Haiu l’impressione che facciamo un buco nell’acqua noi, sai?”. Seguono anche nei mesi successivi ulteriori contatti fra gli imputati e fra costoro ed i funzionari dell’urbanistica pronti ad adottare, per quanto di competenza, gli atti richiesti dai primi.

Si riporta a titolo esemplificativo l’intercettazione ambientale n. 3306 delle ore 12.29 del 27.3.2006 (RIT P.M. 594/05) fra il Minutoli ed altra dipendente dell’ufficio Urbanistico: Lina Cutrone:

MANLIO Cioè a.., appare che ci siano meno resistenze qua, proprio no, eh.., eh.., questa cosa mi fa.., quando invece deve farsi un discorso molto più.., diciamo, completo (…) perché.. Va bene, dai, comunque, niente, ora vediamo. Eh,’u ‘sacciu, no, lo so, lo so, lo so. Hm hm, hm hm. Va bene, ora vediamo, parlo con BERENATO e vediamo insieme, perché la devono preparare la cosa, no? (…..). No, no, no, va bene, eh.., magari, perché.., io adesso lo dico a.., a.., a BERENATO, l’architetto BERENATO che.., è lui che ci ha la pratica, no? E vediamolo insieme anche alla dottoressa GIOVINAZZO, di preparare questa proposta di deliberazione di.., di terra. Ora vediamo, ora glielo dico, và. E.., e magari vi sentite pure voi, così mi dai una mano.., certo, siccome sicuramente ci vorranno allegare di nuovo

(…), insomma, tutto questo. Va bene, ora lo chiamo dai. Va bene, allora come.., come referente, va bè, naturalmente oltre.., me. Diciamo l’architetto BERENATO e.., la.., la dottoressa GIOVINAZZO. Va bene, ora li chiamo, ora li chiamo. Ok, arrivederci, arrivederci. (conclude la telefonata esce dalla stanza, parla al telefono)

MANLIO Anna? Senti, c’è l’assessore? Hm, (…..) solo un secondo? Eh, Antonio, scusami, solo un attimo, perché ha chiamato FORTINO per quella cosa, eh, e dice: <>, va bè, comunque, gliela facciamo? Ecco, va bene, perfetto. Ora chiamo, allora, BERENATO.., BERENATO e coso, così cominciamo a preparare. Nel frattempo ho anche detto a lui di tenermi (in contatto) chissà mancano atti, cose, và, d’accordo? No, (…..) il suo.., d’accordo. Ciao, ciao, ciao.

(conclude la telefonata)

LINA L’hanno portato?

UOMO Eh, penso di sì, (…..)

LINA No, il parere.., l’hanno portato, Manlio?

MANLIO No..

LINA Quello dell’architetto LIVIO?

MANLIO No. (…..)

UOMO Stamattina ha chiamato, dice che siccome il parere della sovrintendenza richiamava quello del novantotto e lei non ce l’aveva, sono andati a studio, gli ho mandato il fax (…..)

LINA Ah, glieli ho portati a Renata (…..)

MANLIO Sì.

LINA Ho fatto bene?

MANLIO Sì, ha fatto bene.

LINA Eh.

MANLIO (…) io aspetto l’ingegnere chio.., CHIOFALO domani, per questa cosa.

LINA Quindi la blocchiamo?

MANLIO Eh, la blocco, certo, (…..) no, lascia perdere..

LINA Ma no (…..)

MANLIO Lasciala perdere.

LINA Io infatti..

MANLIO Io devo sentire le ragioni dell’uno e dell’altro.

LINA..io infatti gli ho detto lasciala, caso mai viene firmata te la rimando giù.

MANLIO Sì. Va bene. Io credo che abbiano ragione loro, perché CHIOFALO è pronto. Però siccome mi ha dato appuntamento per ascoltarlo, cioè non voglio essere (severo).

LINA Hm.

(parlano sottovoce)

(bussa qualcuno alla porta)

LINA Avanti. Avanti.

DONNA Buongiorno.

LINA Ciao. Manlio.

MANLIO Che c’è?

LINA Scusa, c’è il geometra SPADARO. Lo faccio entrare?

MANLIO Ah, sì, sì, sì.

LINA Venga, venga. E c’è poi.., (…) DE GREGORIO.

MANLIO Allora. (…..) Questo che è il (…)?

SPADARO Sì.

MANLIO Un attimo.

(si sente parlare ma dall’altra stanza e non si capisce cosa dicano)

MANLIO Aspetta , per favore.

LINA Gli dico che lo chiamo io.

(La donna risponde al telefono)

LINA Pronto? Sì, la richiamo io, va bene? Eh. Eh. Eh. Lei.. Eh. A.., aspetti. Zero novanta, sei sei.., va bene, la richiamo io, allora, fra una decina di minuti. Va bene. il fax. Va bene, d’accordo, arrivederci.

MANLIO (…), vieni di là, per favore, un attimo.

(rientrano in stanza)

LINA (…..)

MANLIO E lo so.

LINA Dimmi, che volevi?

MANLIO Orazio DE GREGORIO, (…), a BERENATO mi devi chiamare, per favore, subito.

LINA Sì. Qua.

MANLIO Venga, venga di qua (…)

UOMO Sì.

MANLIO Allora (…..) chiami qualcuno della stanza accanto che devo parlare con lui urgentemente. Allora.

(parla al telefono)

LINA Giancarlo? Ciao, sono Lina, aspetta che ti passo Manlio.

MANLIO Giancarlo? Sì, ciao, allora, senti, dovresti cominciare a preparare due delle (…..) però fatelo. La proposta di (…) della deroga della (…..). Eh. Non c’è oggi? Ma come mai? Che.., e vedi un attimo. Eh, ma chiedi se è in malattia, se (…..). può darsi che ha un corso, qualche cosa, vedi tu, và. E’ urgentissima ‘sta cosa. Va bene? Ti raccomando. La (proposta) anche perché così la sottoponiamo a CATALIOTO. Ciao, ti raccomando, ciao, ciao.

(conclude la telefonata)

MANLIO Va bene, quindi, questo qua l’ho tolto, (…..) pure l’ha tolto.

UOMO Due copie sono queste.

MANLIO Sì, sì, sì. (…..). Sì, va bene và, va bene.

UOMO La porto io urgentemente al protocollo?

MANLIO No, no, dobbiamo fare.. Basilio.

(si sente Manlio che parla sottovoce come se leggesse qualcosa)

UOMO Possiamo strappare.

MANLIO Strappare. (si sente strappare carta) No, io ora devo fare l’assegnazione.
UOMO Io sto agguantando ancora i soci.

MANLIO (…..) perché è una fase delicatissima. Ora si entra nella fase più delicata..

UOMO Più delicata.

MANLIO Quindi bisogna stare calmi e tranquilli, glielo dica perché se si riesce a tirare fuori..

Il 5.06.06 la questione relativa alla destinazione dell’area di Mili giunge all’esame della commissione Urbanistica Consiliare del Comune di Messina come si desume dal tenore della conversazione avvenuta all’interno dello studio del Minutoli (n. 3137) fra costui ed il Restuccia, il quale ultimo fa capire al suo interlocutore di avere contatti con Buda Enrico, all’epoca dei fatti presidente della Commissione Consiliare Urbanistica. Il dialogo è di estremo interesse: dalle cautele che Fortino intende adottare (presentare una domanda per iscritto per rappresentare la necessità che la pratica venga esitata in via d’urgenza, quindi di operare alla luce del sole perché non gli si contesti di aver esercitato pressioni su qualcuno) nonché dalle preoccupazioni che manifesta per l’attenzione che la stampa potrebbe prestare, si desume un’operato precedente non cristallino ( come peraltro emerge già dalle conversazioni sopra riportate).

AVVOCATO Facciamo un’istanza alla commissione per iscritto dicendo che abbiamo urgenza, perché in questi casi quando uno fa una cosa scritta non fa nessun tipo di raccomandazione. (…..) chiediamo la sollecita trattazione con la (…..) della commissione (…..)

RESTUCCIA Ma forse è meglio, avvocato.

AVVOCATO Facciamo così, facciamo così. Così siamo tranquilli. Perché dato che è scritto io lo faccio alla luce del sole e nessuno può dire niente, che io ho fatto pressioni.

RESTUCCIA Me ne sono tornato con (…..) ero così sereno.

AVVOCATO (…..) piuttosto chiamiamo (…..)

RESTUCCIA Se lei è fortunato alla fine di.., nel mese di Giugno..E l’istanza chi la deve sottoscrivere, lei?

AVVOCATO (…..)?

RESTUCCIA No, chi la sottoscrive.

AVVOCATO Questo suo, non mio.

RESTUCCIA Eh, dico, (…..)

AVVOCATO Direttamente alla commissione, al presidente del consiglio.. Facciamo le cose in regola, quando facciamo le cose in regola nessuno ci può mai dire nulla.

RESTUCCIA Sì, sì, avvocato, sono d’accordo con lei. Infatti ho detto vediamo cosa dice l’avvocato..(…..) perché sono responsabile perché se (…..) a quest’ora la delibera era già bella e approvata. Dalla commissione e forse dal Consiglio. Infatti dissi io all’impiegata e all’impiegato che erano tutti e due, “State attenti alla stampa.” (…..)

(squilla il telefono)

AVVOCATO Sì, pronto? Adriano, senti, ti volevo dire, poi quella cosa l’hai firmata? Eh. Io.., ti spiego subito, siccome io vorrei fare un’istanza ufficiale con cui chiedo alla commissione e al consiglio di pronunciarsi nel più breve tempo possibile perché abbiamo una scadenza, vorrei avere in mie mani quel documento.., eh, e allora fammi la cortesia, sollecita (…..)

perché le cose ufficiali restano ufficiali e siamo tranquilli. Va bene? Va bene. eh.., sollecita, va bene? Ciao, ciao.

(conclude la telefonata)

AVVOCATO Dice che lui l’ha firmata, sa che hanno firmato gli altri e ancora non l’ha firmata l’architetto. Come cazzo si chiama? Il nostro.., il tuo amico.

RESTUCCIA (…..)

AVVOCATO (…..)

RESTUCCIA Appunto, io neanche per andare al gabinetto chiedo il permesso, mi scusi la volgarità diciamo.., infatti gliel’ho detto io, lo posso chiamare? No.

AVVOCATO No, no, non lo chiami, non lo chiami, facciamo le cose in regola. Ora io ho chiamato (…) sono avvocato lo posso fare. Lei non parli.., non parli con nessuno. Va bene, ci risentiamo, (…) RESTUCCIA. Io faccio così, appena ho il documento nelle mie mani, non prima, perché sennò non posso.., io gli faccio la.., la telefonata.., faccio l’istanza e la chiamo così la firma. Capito?

RESTUCCIA Avvocato, (…..) (parla sottovoce e non si capisce)

AVVOCATO E può darsi che nella delibera fanno riferimento..

RESTUCCIA No, nella delibera non c’è nessun riferimento.

AVVOCATO Sì, ma io come motivo l’urgenza? Motivo che essendoci un.., una.., un contratto fatto tra più clienti, (…..). sennò che istanza faccio?

RESTUCCIA (…..) perché io so i movimenti di.., il presidente della commissione, Nino BUDA, all’epoca non mi ha dato (…..) (parla sottovoce e non si capisce cosa dica)

AVVOCATO Signor Restuccia, vedendo facendo, vediamo quando ci danno questo coso.., me la faccia pensare. (…..) lei subisce ma loro danno.., possono (revocare) che senso ha? Ma se non ci mettiamo data di nascita della ditta Restuccia?

RESTUCCIA (…..) può ostacolare, anzi lui mi deve.., io ho subito un torto (…..)

AVVOCATO Allora potrebbe.., potrebbe levarsi, diciamo, un debito nei miei confronti, no?

RESTUCCIA Torto ho subito, avvocato, io sono un uomo.., della pace, (…..) quindi non vorrei che si accanisse ancora di più. (…..) avvocato, non lo so, io sono d’accordo con lei che facciamo (…..)

AVVOCATO Sennò dobbiamo lasciarlo andare (…..) a questo non mi piace.

RESTUCCIA Oppure (….) chiamare al mio o (…..)

AVVOCATO Però bisogna vedere come.., come gestiscono ’ste cose nel consiglio comunale, perché non è che è tanto il problema della commissione, perché (…..) non lo sa.

RESTUCCIA No, no, era ancora.., non l’hanno nemmeno esaminata.

AVVOCATO Ah, non l’hanno esaminata.

RESTUCCIA Ed è la cinquantesima (…..), otto pagine (…..)

AVVOCATO (…..) cinquantuno delibere nella commissione?

RESTUCCIA Si sono pronunciati solo su una all’inizio che c’era perché questi ora (mi chiamano) regolarmente, non come prima che chiamano all’inizio (…..)

AVVOCATO Ma queste cinquantuno stanno in commissione urbanistica?

RESTUCCIA Nella commissione, le proposte di delibere.

AVVOCATO Tutte?

RESTUCCIA Tutte, tutte.

AVVOCATO Tutte no una.

RESTUCCIA E non li chiamano se non sono peggio della.., della..

AVVOCATO Vorrei capire solo questo. Cinquantuno sono tutte le delibere sia della commissione urbanistica, della commissione finanze, della commissione.., tutte?

RESTUCCIA Ah, questo..

AVVOCATO Eh, io questo vorrei capire. Perché a me mi sembra assurdo che ci siano cinquantuno delibere in coso.., in.., commissione urbanistica.

RESTUCCIA No, ma allora sarà giusto, per.., per tutte.., ma chiamano quelle..

AVVOCATO Infatti quando dice chiamano quelli del bilancio (…..) in generale. Che ce l’ha.., la commissione urbanistica ci ha (…..) del bilancio?

RESTUCCIA No.

AVVOCATO Allora questo.., questo mi conforta, perché se non sono cinquantuno saranno quattro, cinque.

RESTUCCIA Quindi allora c’era quella di.., di (Santo) Bordonaro, che era la cinquantacinque, mentre la nostra era la settantacinque. C’era stato questo (…..).

AVVOCATO Va bene, mi faccia pensare. Non so.., non so risponderle in questo momento, io se (…..) devo dire che devo fare così.

RESTUCCIA (parla sottovoce e non si capisce nulla)

AVVOCATO Sì, ma io come motivo l’urgenza per la.., per la..

RESTUCCIA Ho capito avvocato.

AVVOCATO La posso motivare dicendo che ho un preliminare (…..) cioè, una responsabilità di chi acquista che perde, non di chi vende. Perché chi vende.., se io le do un termine glielo posso dare pure al quindici Maggio del duemila e nove, no? Chi è che me lo vieta? O per lo meno lo condiziono all’esito del giudizio. Sennò possiamo fare un’altra cosa, chiamiamo di nuovo Adriano e ci diciamo visto che ci sono queste (…) difficoltà e fermo restando che ti diamo ‘sti soldi, lo proroghiamo fino all’esito della.., della.. Perché è inutile che noi ora..

RESTUCCIA Ma si chiddi firmare tuttu..

AVVOCATO Eh, ma se c’è un fatto nuovo. Così non.., non ci sacrifichiamo a nessuno.. Altrimenti faccio venire qua (…) ci dico: <> E stiamo sei mesi in più, quattro mesi in più. Quanto gli deve dare lei?

RESTUCCIA (…..)

AVVOCATO No, in tutto.

RESTUCCIA In tutto saranno un sessantacinque.

AVVOCATO Sessantacinque? E’ sicuro?

RESTUCCIA (…..) Ventuno a Settembre e ventuno a Ottobre.

AVVOCATO Quindi non è che è tanto (…)? (…..) vediamo che mi dice, se lui lo vedo propenso io direi di (…..) perché può essere (…..) non ci mettiamo nella situazione (…..) Così non ce ne usciamo più.

RESTUCCIA (…..)

AVVOCATO E’ una cosa che alla fine si.., si.., si (…). Si recupera questo discorso.

RESTUCCIA Quindi, per quanto riguarda quella (…..)

AVVOCATO Questa settimana (…..)

In data 2.7.2006 Fortino chiama Ponzio per sapere se è riuscito a mettersi in contatto con il consigliere Buda o con qualche altro membro della commissione consiliare (si rinvia alla conversazione n. 14260, ore 11.29 del 02/07/2006 effettuata dall’utenza n. 346/2283299 intestata a FORTINO Giuseppe, in uscita verso l’utenza n. 349/0625534, in uso a PONZIO Antonino). Il giurno successivo (conversazione n 893, delle ore 10.36), Ponzio effettua una chiamata sull’utenza radiomobile 348/6094260, intestata ed in uso al presidente della Commissione Consiliare Urbanistica, sollecitandogli la rapida definizione della pratica Restuccia. Dalla conversazione n. 895 delle ore 10.40 del 3.7.2006 si comprende poi che il presidente della Commissione ha assegnato la pratica al consigliere Rizzo Francesco, quale relatore. La trattazione della stessa viene però rinviata di

seduta in seduta; di fronte a questa situazione di stallo, Fortino e Ponzio esaminano la possibilità di rivolgersi ad altri soggetti per sollecitare con maggiore vigore il buon esito della pratica (vedasi la conversazione n. 14779, ore 12.14 del 10/07/2006). Come già detto però la X Commissione Consiliare restituisce la proposta di deliberazione n. 75 al Dipartimento Pianificazione Urbanistica, affinché tale ufficio la corredi di una ulteriore relazione illustrativa prima e di un nuovo parere legale al Collegio di Difesa, sulla legittimità della deroga agli indici di densità territoriale fissati dall’ art. 16 lett. b) della Legge Regionale n. 78/1976. L’Ufficio Legale del Comune di Messina, in data 5.9.2006, infine, rende un parere con cui vengono accolte le obiezioni mosse dal Dipartimento Pianificazione Urbanistica, ritenendo inapplicabile la procedura della richiesta del Restuccia di deroga avanzata nei confronti della Regione. Per concludere, la superiore disamina mette in luce il coinvolgimento di Ponzio, Fortino e Bonanno nella vicenda relativa al Piano di Zona di Mili, l’interesse degli stessi per l’esito della pratica, cioè per il riconoscimento di una maggiore edificabilità dell’area acquistata dal geometra Restuccia ed infine le forme di condizionamento da ognuno esercitate, in relazione al rispettivo ruolo ricoperto, sui funzionari dell’ufficio dell’Urbanistica, nonché su esponenti di partiti politici. E’ altamente probabile che in questa occasione, come nella speculazione concernente il Torrente Trapani, l’azione degli imputati sia dipesa dalla promessa loro fatta di vantaggi economici a titolo di retribuzione per l’attività svolta contraria ai doveri d’ufficio. Non si spiega altrimenti la condotta tenuta e le preoccupazioni manifestate per un eventuale rigetto delle istanze presentate dal Restuccia. Le numerose espressioni usate poi nel corso dei dialoghi intercettati depongono in tal senso (facciamo un buco nell’acqua ecc.). Se così è gli imputati sicuramente in due occasioni si sono resi responsabili di corruzione; in realtà rimasta nella vicenda Mili ad uno stadio embrionale di mera

preparazione cioè dell’azione criminale. Ciò però non prova automaticamente che Ponzio, Fortino e Bonanno hanno dato vita ad un’associazione a delinquere finalizzata a commettere più reati di falso, corruzione ecc., per la sussistenza della quale occorre: a) l’esistenza di un gruppo, i membri del quale siano aggregati consapevolmente per il compimento di una serie indeterminata di reati; b) l’organizzazione di attività personali e di mezzi economici degli associati per il perseguimento del fine illecito e con l’obbligo solidale di fornire, ciascun membro per la sua parte anche in ragione del ruolo a lui attribuito, un contributo materiale di beni economici e/o di sole energie fisiche e psichiche, secondo l’effettiva ripartizione di compiti funzionali al programmato assetto criminoso da realizzare; c) l’apporto individuale apprezzabile e non episodico di almeno tre associati, che integri un contributo alla stabilità dell’unione illecita, destinata a durare nel tempo per l’attuazione del programma criminoso. In altri termini, il “collante” dell’associazione è l’attività permanente e attuativa di un programma anche generico. Ponzio, Bonanno e Fortino hanno sicuramente dato ciascuno un proprio apporto, sfruttando le rispettive funzioni, per il rilascio delle concessioni edilizie funzionali alla realizzazione degli interventi edilizi sul Torrente Trapani ed a Mili, ma non vi è prova, o meglio non vi è prova certa che abbiano concordato preventivamente ed in maniera duratura di dedicarsi ad affari del tipo di quelli sopra descritti. Non vi sono, infatti altri riferimenti a precedenti operazioni o comunque ad operazioni cui tutti e tre si sono di concerto interessati. Sembra piuttosto che prospettatisi due affari in un momento favorevole, in cui cioè sia Ponzio che Bonanno ricoprivano funzioni che consentivano loro di condizionare l’azione amministrativa ed in cui il Fortino era il legale dei proprietari di aree potenzialmente edificabili, i tre abbiano cooperato per uno scopo comune, concorrendo nel reato di corruzione. Le superiori conclusioni non sono inficiate, ad avviso del

collegio, da quanto detto dal collaboratore di giustizia, Giuliano Antonino, costruttore edile il quale ha dichiarato di conoscere Fortino, Ponzio, Gierotto e Bonanno sul conto dei quali ha detto che erano “tutta una cosa, erano un’unica persona, gli affari li trattavano insieme; erano una vera e propria società”. In primis perché non è possibile esprimere un giudizio generale di attendibilità o di inattendibilità del Giuliano; dalla produzione del P.M. risulta infatti che proprio grazie alle propalazioni di quest’ultimo sono stati condannati i responsabili di estorsioni, da quelle della difesa contrariamente che molte accuse mosse a terzi dal pentito non hanno portato all’accertamento della responsabilità degli accusati bensì all’istaurazione a carico dello stesso di procedimenti per calunnia. Pende peraltro innanzi a questo collegio, che ne ha quindi contezza diretta, un processo a carico del Giuliano per svariate truffe asseritamente consumate ai danni di acquirenti di immobili che la società dell’imprenditore avrebbe dovuto costruire.

Tanto premesso le dichiarazioni rese dal pentito nell’ambito del presente processo non possono essere poste alla base della decisione anche perchè talora generiche talatra confusionarie e altre volte contraddittorie; ciò vale per quelle concernenti sia il complesso Rosa Lavinia sia il Fortuna Residence, posto a fianco dell’ospedale Papardo.

TRATTAMENTO SANZIONATORIO E PENE ACCESSORIE

Passando ora al trattamento sanzionatorio da irrogare agli imputati per i reati di cui cui sono stati ritenuti responsabili, nessuna pena può essere inflitta per quelli previsti ai capi C) ed F) in quanto estinti, pur tenendo conto delle sospensioni del processo (per impedimento degli imputati o dei difensori o per l’adesione di quest’ultimi all’astensione dalle udienze

proclamata dagli organismi di categoria) per intervenuta prescrizione. Deve premettersi che dato il limite edittale previsto per il reato di falso e per la lottizazione abusiva, la prescrizione breve del primo è pari ad anni 5, quella massima ad anni 7 e mesi 6 (applicata, in quanto più favorevole, la disciplina vigente prima della novella che ha riformato la disciplina in tema di prescrizione), quella breve del secondo pari ad anni 3, quella massima pari ad anni 4 e mesi 6; tali termini sono interamente decorsi dal momento della consumazione dei reati ad oggi. Consegue però all’accertamento della sussistenza del reato di lottizzazione abusiva, per quanto dichiarato prescritto, la sanzione della confisca delle aree su cui sono stati realizzati i manufatti abusivi nonchè l’acquisizione gratuita delle stesse al patrimonio del Comune di Messina. La sanzione amministrativa infatti della confisca è connessa con l’oggettiva illiceità della cosa e opera automaticamente, ove sia accertata la contravvenzione, a prescindere dalla persona del condannato e dalla punibilità del reato (Cassazione Sezione 3, n.21188/2009).

Pena congrua, facendo applicazione dei parametri di commisurazione di cui all’art. 133 è per Ponzio, Bonanno e Fortino quella di anni 4 e mesi 6 di reclusione. Questo collegio è dell’avviso, infatti, che il trattamento da irrogare per la condotta illecita compiuta dai pubblici ufficiali e dal Fortino che li ha istigati, facendo anche da mediatore fra costoro e gli imprenditori, deve essere prossima a quella massima tenuto conto della gravità del fatto, delle conseguenze dello stesso e dell’elemento soggettivo che ha supportato l’azione dei correi.

La corruzione era funzionale a realizzare una trasformazione del territorio di portata imponente, la somma pretesa a titolo di corrispettivo era elevatissima e l’arroganza e prepotenza dimostrata nel pretendere il denaro indebito non comune: si pensi alle pressioni continue ed alle minacce fatte da Fortino ad Arlotta, alle continue interferenze di Ponzio nell’attività dei
suoi colleghi che a vario titolo si sono occupati della pratica de qua per ragioni d’ufficio, nonché alla pretesa dello stesso non solo di avere appartamenti non dovuti ma anche di dotarli di “confort” – come un ascensore panoramico- di lusso, nonché allo sfruttamento da parte di Bonanno di legami politici a livello regionale e nazionale.

Una pena inferiore sarebbe sproporzionata al riprovevole mercimonio di pubbliche funzioni fatto.

Peraltro come risulta dalla vicenda di Mili almeno in un’altra occasione gli imputati hanno di concorso agito per incidere a proprio vantaggio sull’azione amministrativa volta a disciplinare l’uso del territorio.

Deve essere graduata la pena da irrogare ad Arlotta Giovanni, ai fratelli Magazzù ed a Smidile Antonino; se è indubbia la gravità della condotta tenuta dagli stessi desumibile fra l’altro dalle consistenti somme promesse per accaparrarsi un affare di grandi proporzioni e di enorme impatto sul territorio, è vero anche che costoro hanno comunque retribuito un’attività illecita già esauritasi all’atto della promessa e non hanno quindi determinato i pubblici ufficiali a compierla.

Segue per legge la condanna di Ponzio, Bonanno e Fortino all’interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni 5 e la preclusione per Arlotta Giovanni, Magazzù Giovanni, Magazzù Santi e Smidile Antonino a contrattare con la pubblica amministrazione per la durata della pena inflitta.

QUESTIONI CIVILI

Sono fondate e devono conseguentemente essere accolte le istanze risarcitorie avanzate dalle parti civili costituite. Sicuramente sono stati danneggiati gli acquirenti degli immobili in corso di realizzazione nel complesso Green Park; hanno infatti stipulato i contratti preliminari e versato delle somme a titolo di caparra senza poter addivenire alla stipula del contratto definitivo e senza conseguire il possesso degli appartamenti

compromessi. Tale pregiudizio è eziologicamente ricollegabile alla condotta degli imputati che hanno reso possibile con la propria condotta illecita l’operazione immobiliare sul Torrente Trapani; se Fortino, Ponzio, Bonanno e Gierotto non avessero “venduto l’affare illecito” ad Arlotta ed ai suoi, questi ultimi non avrebbero proposto a privati l’acquisto di immobili la cui costruzione è stata, come detto, illegittimamente permessa. Il danno è quindi disceso direttamente dalla corruzione perpetrata dagli imputati ed è risarcibile quindi in quanto per tale delitto sono stati condannati i responsabili. Il pregiudizio- si badi bene- si è determinato prima ancora della lottizzazione abusiva, cioè della realizzazione concreta degli immobili, in quanto i contratti, come peraltro risulta dalle stesse conversazioni intercettate, sono stati conclusi- e quindi i privati pregiudicati (in quanto hanno versato la caparra)- al momento del rilascio della concessione prima cioè ed a prescindere dalla trasformazione del territorio. Altri danneggiati dall’operazione de qua sono il Comune di Messina ed il WWF. La correttezza ed il buon andamento dell’azione amministrativa che il Comune deve assicurare sono stati, infatti, messi in discussione dal mercimonio delle pubbliche funzioni. Anche il buon assetto del territorio bene interesse protetto tanto dall’Ente territoriale che dal WWF (per le motivazioni già espresse da questo Tribunale nell’ordinanza istruttoria allegata al verbale d’udienza del giugno 2008 cui si rinvia) è stato pregiudicato dall’attività contraria ai doveri d’ufficio posta in essere da Bonanno e da Ponzio, istigati dal Fortino e retribuiti dagli imprenditori, che hanno ottenuto il riconoscimento di un alto indice di edificabilità in una zona che non poteva averlo. Anche in questo caso il danno si è prodotto ancor prima della consumazione della contravvenzione edilizia. L’inquadramento illegittimo dell’area dei Caruso nella zona B ha infatti, in quanto tale, impedito una destinazione del territorio conforme a legge e compatibile con l’ambiente urbano. Tanto premesso sull’an e

passando alla quantificazione dei danni può senz’altro riconoscersi ai privati acquirenti il diritto alla restituzione di quanto da loro dato a titolo di caparra come documentato in atti nonché liquidarsi a coloro che l’hanno chiesto il danno morale discendente da reato nella misura di € 10.000,00 ciascuno. Non può invece liquidarsi alcunché a titolo di danno esistenziale e/o biologico, o perché non è stata espressamente indicata tale voce di danno o perché non ne è stata provata la sussistenza. Può concedersi un ristoro anche a Vento Raffaella, moglie dell’Arena, acquirente quest’ultimo di un immobile nel complesso Green Park, in quanto costei ha provato la sofferenza patita allorchè è venuta a conoscenza delle indagini riguardanti la presente speculazione edilizia: in particolare ha dimostrato che a cagione della vicenda che ha riguardato l’acquisto della casa coniugale, intestata al marito, si è ammalata di depressione. Non essendo stato documentato però se tale malessere sia stato transeunte o si sia trasformato in una malattia definitivamente inabilitante può riconoscersi alla stessa il risarcimento per il solo danno morale, equitativamente determinabile in euro 20.000,00 e non anche per quello biologico. Ha natura non patrimoniale poi il pregiudizio subito dal WWF e dal Comune che può quantificarsi in via equitativa in € 40.000,00 per ciascun ente. A tutti gli aventi causa può riconoscersi poi nella stessa misura in cui è stato provato il danno una provvisionale immediatamente esecutiva ai sensi dell’art. 539 II comma c.p.p., qualora ne abbiano fatto istanza. Ricorrono peraltro nel caso di specie anche giustificati motivi legittimanti il riconoscimento della provvisionale, ex art. 540 c.p.p., considerato fra l’altro il tempo trascorso dalla consumazione dei reati ad oggi. Tutti gli imputati ritenuti responsabili del reato di corruzione sono obbligati in solido a risarcire i danni arrecati in quanto hanno contribuito a cagionarli ed a pagare le spese di costituzione e difesa sostenute dalle parti civili nella misura documentata ed indicata nel dispositivo. Questo collegio poi ritiene

che il Comune oltre ad essere parte danneggiata per le ragioni sopra illustrate e quindi avente diritto al risarcimento del danno possa anche assumere la veste di responsabile civile, contrariamente alle deduzioni difensive. La P.A. è infatti civilmente responsabile per gli atti lesivi di diritto compiuti dai suoi dipendenti, purchè sussista un nesso di occasionalità necessaria tra il comportamento del dipendente e le incombenze allo stesso affidate. Ponzio Antonino, era dipendente dell’ufficio urbanistico del Comune di Messina, all’epoca dei fatti mentre Bonanno Umberto era Presidente del Consiglio Comunale quindi costoro hanno commesso i reati nell’esercizio delle mansioni loro affidate. L’avvenuta costituzione del Comune, quale parte civile, non è ostativa alla citazione dello stesso quale responsabile civile, potendo coesistere in capo ad un medesimo soggetto e con riferimento al medesimo fatto-reato, il doppio ruolo di parte civile e responsabile civile, in quanto le azioni civili sottese a tali vesti processuali attengono a posizioni giuridiche e sostanziali del tutto autonome e distinte.

Per queste ragioni il Comune che ha diritto al risarcimento del danno da parte degli imputati, deve poi ristorare le parti civili che ne hanno chiesto la citazione ai sensi dell’art. 83 c.p.p. dei danni e delle spese causate da Ponzio e da Bonanno

PQM

Letti gli artt. 533 e 535 c.p.p.

Dichiara Bonanno Umberto, Fortino Giuseppe e Ponzio Antonino responsabili del reato loro ascritto al capo D e condanna ciascuno alla pena di anni 4 e mesi 6 di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali ed a quelle di mantenimento in carcere.

Condanna Bonanno Umberto, Fortino Giuseppe e Ponzio Antonino alla interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni 5.

Dichiara Arlotta Giovanni, Magazzù Giovanni, Magazzù Santi e Smidile Antonino responsabili del reato loro ascritto al capo E) e condanna ciascuno alla pena di anni 2 e mesi 6 di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali ed Arlotta Giovanni a quelle di mantenimento in carcere.

Dichiara Arlotta Giovanni, Magazzù Giovanni, Magazzù Santi e Smidile Antonino incapaci di contrattare con la pubblica amministrazione per la durata della pena inflitta.

Condanna tutti gli imputati ed il comune di Messina in solido al pagamento a favore di Rinaldi Pietro per il titolo di cui in parte motiva e quale provvisionale, della somma di € 40.000,00, oltre interessi nella misura legale dalla presente al soddisfo.

Condanna tutti gli imputati ed il Comune di Messina in solido al pagamento delle spese di costituzione e difesa nella misura di € 5045,20 oltre iva e cpa come per legge a favore della parte civile costituita Rinaldi Pietro.

Condanna tutti gli imputati ed il Comune in solido al pagamento a favore di Arena Giuseppe per il titolo di cui in parte motiva, della somma di € 89.800,00 di cui 50.000,00 a titolo di provvisionale oltre interessi nella misura legale dalla presente al soddisfo.

Condanna tutti gli imputati ed il comune di Messina al pagamento a favore della parte civile costituita Arena Giuseppe delle spese di costituzione e difesa nella misura di € 5008,00 comprensive di spese vive oltre spese generali ed iva e cpa come per legge.

Condanna tutti gli imputati in solido ed il comune di Messina al pagamento a favore di Calabrese Margherita per il titolo di cui in parte motiva, della

somma di € 45.000,00, di cui 35.000,00 a titolo di provvisionale immediatamente esecutiva, oltre interessi nella misura legale dalla presente al soddisfo.

Condanna tutti gli imputati ed il comune di Messina al pagamento a favore della parte civile costituita Calabrese Margherita delle spese di costituzione e difesa nella misura di € 5008,00 comprensive di spese vive oltre spese generali ed iva e cpa come per legge.

Condanna tutti gli imputati al pagamento a favore di Vento Raffaella per il titolo di cui in parte motiva, della somma di € 20.000,00, oltre interessi nella misura legale dalla presente al soddisfo.

Condanna tutti gli imputati a favore della parte civile costituita Vento Raffaella delle spese di costituzione e difesa nella misura di € 5008,00 comprensive di spese vive oltre spese generali ed iva e cpa come per legge.

Condanna in solido tutti gli imputati, il comune di Messina al pagamento a favore di Mellusi Giacomo della somma di € 35.000,00 per il titolo di cui in parte motiva di cui € 25.000,00 a titolo di provvisionale, oltre interessi nella misura legale dalla presente al soddisfo.

Condanna in solido tutti gli imputati, il comune di Messina al pagamento a favore di Siracusano Cosimo e Sturniolo Beatrice della somma di € 55.000,00 per il titolo di cui in parte motiva, di cui € 45.000,00 a titolo di provvisionale, oltre interessi nella misura legale dalla presente al soddisfo.

Condanna in solido tutti gli imputati, il comune di Messina al pagamento a favore di Giannino Giuseppe e Oliva Emanuela della somma di € 86.000,00 per il titolo di cui in parte motiva di cui € 76.000,00 a titolo di provvisionale, oltre interessi nella misura legale dalla presente al soddisfo.

Condanna in solido tutti gli imputati, il comune di Messina al pagamento a favore di Cappadonna Giuseppe della somma di € 119.440,00 per il titolo

di cui in parte motiva di cui 109.440,00 a titolo di provvisionale oltre interessi nella misura legale dalla presente al soddisfo.

Condanna in solido tutti gli imputati, il comune di Messina al pagamento a favore di Maio Luciano di € 154.680,00 per il titolo di cui in parte motiva di cui € 144.680,00 a titolo di provvisionale oltre interessi nella misura legale dalla presente al soddisfo.

Condanna in solido tutti gli imputati, il comune di Messina al pagamento a favore di Giordano Domenico della somma di € 89.040,00 per il titolo di cui in parte motiva di cui 79.040,00 a titolo di provvisionale, oltre interessi nella misura legale dalla presente al soddisfo.

Condanna in solido tutti gli imputati ed il comune di Messina a favore delle costituite parti civili Giordano Domenico, Maio Luciano, Giannino Giuseppe e Oliva Emanuela, Cappadonna Giuseppe, Siracusano Cosimo e Sturniolo Beatrice Mellusi Giacomo delle spese di costituzione e difesa nella misura complessiva di € 7085,20 comprensive di spese vive oltre spese generali ed iva e cpa come per legge

Condanna in solido tutti gli imputati ed il comune di Messina al pagamento a favore di Frisone Dino Maria per il titolo di cui in parte motiva ed a titolo di provvisionale della somma di € 70.000,00, oltre interessi nella misura legale dalla presente al soddisfo.

Condanna in solido tutti gli imputati, il comune di Messina al pagamento a favore di Centorrino Alessandra per il titolo di cui in parte motiva ed a titolo di provvisionale della somma di € 70.000,00, oltre interessi nella misura legale dalla presente al soddisfo.

Condanna in solido tutti gli imputati ed il comune di Messina a favore delle costituite parti civili Centorrino Alessandra e Frisone Dino delle spese di

costituzione e difesa nella misura complessiva di € 6088,80 comprensive di spese vive oltre spese generali ed iva e cpa come per legge

Condanna in solido tutti gli imputati, il comune di Messina al pagamento a favore di Agnello Roberto per il titolo di cui in parte motiva ed a titolo di provvisionale della somma di € 73.600,00, oltre interessi nella misura legale dalla presente al soddisfo

Condanna in solido tutti gli imputati ed il comune di Messina a favore della costituita parte civile Agnello Roberto delle spese di costituzione e difesa nella misura complessiva di € 5081,23 comprensive di spese vive oltre spese generali ed iva e cpa come per legge.

Condanna in solido gli imputati nonché il comune di Messina al pagamento a favore di Liirò Peluso Daniele e Materia Lucia Maria della somma di € 70.000,00 per il titolo di cui in parte motiva di cui € 60.000,00 a titolo di provvisionale, oltre interessi nella misura legale dalla presente al soddisfo

Condanna in solido tutti gli imputati ed il comune di Messina a favore della costituita parte civile a favore di Liirò Peluso Daniele e Materia Lucia Maria delle spese di costituzione e difesa nella misura complessiva di € 5000,00 oltre spese generali ed iva e cpa come per legge.

Condanna in solido gli imputati ed il comune di Messina al pagamento a favore di Affinita Enrico per il titolo di cui in parte motiva della somma di € 65.000,00, oltre interessi nella misura legale dalla presente al soddisfo.

Condanna in solido tutti gli imputati ed il Comune di Messina a favore della costituita parte civile Affinita Enrico delle spese di costituzione e difesa nella misura complessiva di € 4800,00 oltre spese generali ed iva e cpa come per legge.

Condanna in solido tutti gli imputati al pagamento a favore di Vincenzo Buonomo e Bux Angela per il titolo di cui in parte motiva della somma di €

25.000,00, di cui € 10000,00 a titolo di provvisionale oltre interessi nella misura legale dalla presente al soddisfo.

Condanna in solido tutti gli imputati a favore della costituita parte Vincenzo Buonomo e Bux Angela delle spese di costituzione e difesa nella misura complessiva di € 5000,00 oltre spese generali ed iva e cpa come per legge.

Condanna tutti gli imputati in solido al pagamento a favore del Comune di Messina per il titolo di cui in parte motiva della somma di € 40.000,00, oltre interessi nella misura legale dalla presente al soddisfo

Condanna in solido tutti gli imputati a favore della costituita parte Comune di Messina delle spese di costituzione e difesa nella misura complessiva di € 5016,00 oltre spese generali ed iva e cpa come per legge

Condanna tutti gli imputati al pagamento a favore del WWF per il titolo di cui in parte motiva e quale provvisionale della somma di € 40.000,00, oltre interessi nella misura legale dalla presente al soddisfo

Condanna in solido tutti gli imputati al pagamento della somma di € 5016,00 comprensive di spese vive oltre spese generali ed iva e cpa come per legge a favore dello Stato cui pone a carico le spese di costituzione e difesa sostenute dalla parte civile costituita WWF ammessa al gratuito patrocinio che liquida a quest’ultima nella stessa misura.

Visto l’art. 531 c.p.p

Dichiara non doversi procedere nei confronti di Bonanno Umberto, Fortino Giuseppe, Ponzio Antonino, Liggio Rosa Anna, Giacalone Giuseppe, Capitti Cesare in ordine ai reati loro ascritti ai capi C ed F perché estinti per intervenuta prescrizione.
Dichiara non doversi procedere nei confronti di Arlotta Giovanni, Magazzù Santi, Magazzù Giovanni e Smidile Antonino in ordine al reato loro ascritto al capo F perché estinto per intervenuta prescrizione.

Dispone la confisca delle aree su cui insistono i manufatti abusivi ed il cantiere oggetto di sequestro in data 16.05.07 e l’acquisizione gratuita delle stesse al patrimonio del comune di Messina.

Visto l’art. 530 c.p.

Assolve Arlotta Salvatore da tutti i reati ascrittigli per non averli commessi.

Assolve Bonanno Umberto, Fortino Giuseppe e Ponzio Antonino dai rispettivamente ascritti ai capi A e B perché il fatto non sussiste.

Dispone la restituzione agli aventi diritto delle somme in sequestro

Indica il termine di giorni 90 per il deposito della motivazione.

Messina, 18 luglio 2012

Il Giudice relatore

(dott.ssa Monica Marino)

il Presidente ( dott. Attilio Faranda)