PUBBLICHIAMO L'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE: Mafia, interrogazione dell'on. DI PIETRO su Comune di Falcone (MESSINA). "Appare grave l’intreccio di responsabilità tra amministratori locali, funzionari e personaggi in odor di mafia"

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IL GIORNALISTA ANTONIO MAZZEO – FOTO DI ENRICO DI GIACOMO

Il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha presentato un’interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Monti, al Ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, e al Ministro della Giustizia, Paolo Severino, per chiedere un accesso prefettizio presso il Comune di Falcone, in provincia di Messina, per verificare se, a seguito delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ricorrano pericoli d’infiltrazione di tipo mafioso nei servizi del Comune. “Appare grave – scrive Di Pietro nell’atto ispettivo – l’intreccio di responsabilità tra amministratori locali, funzionari e personaggi in odor di mafia che, predisponendo in apparente sinergia atti amministrativi, hanno concorso ad azionare un meccanismo che ha stravolto la buona amministrazione del Comune di Falcone e, contestualmente, consentito di liberare fiumi di denaro attraverso la realizzazione di opere non soggette ad alcun sistema di gara d’appalto e finanziabili con la pratica della discrezionalità”. Nell’interrogazione il presidente dell’IdV chiede inoltre al governo “se la competente Procura della Repubblica abbia avviato sul punto le opportune indagini” e “quali provvedimenti e iniziative intenda mettere in atto per verificare e prevenire fenomeni d’infiltrazione di tipo mafioso nei servizi e nell’attività amministrativa del Comune di Falcone”.

L’INTERROGAZIONE
Al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Interno, al Ministro della Giustizia;
Per sapere – premesso che:
 In data 29-30 maggio 2011 si svolgevano le elezioni amministrative per il rinnovo degli organi politici del Comune di Falcone (Messina) cui partecipavano tre candidati a Sindaco (l’uscente Avv. Santi Cirella, il Dott. Marco Filiti e il Sig. Francesco Salpietro) nonché trentasei candidati nelle tre liste per il Consiglio Comunale;
 La competizione elettorale registrava la riconferma dell’uscente (Avv. Santi Cirella) con 963 voti, contro i 729 del Filiti ed i 350 del Sampietro;
 Tra i candidati al Consiglio Comunale, la più votata di tutta la competizione, con 159 preferenze, risultava la Signora Calcò Labruzzo Maria, da molti anni residente nel Comune di Milano per motivi di studio e sino ad allora – come dalla stessa più volte dichiarato sia in campagna elettorale che in Consiglio Comunale (vedasi verbale del 25 settembre 2012) – sostanzialmente estranea alla vita sociale, politica ed amministrativa del Comune di Falcone;
 In data 25 giugno 2011, nell’ambito delle operazioni antimafia denominate “Gotha” e “Pozzo 2” condotte dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina contro esponenti mafiosi delle città di Barcellona Pozzo di Gotto e Mazzarrà Sant’Andrea (indagini investigative supportate dalle rivelazioni dei collaboratori di giustizia Carmelo Bisognano di Mazzarrà Sant’Andrea e Santo Gullo di Falcone) i mezzi di comunicazione davano notizia dell’arresto del Sig. Calcò Labruzzo Salvatore, zio della neo-eletta al Consiglio Comunale Calcò Labruzzo Maria nonché soggetto attivo nella ricerca del consenso elettorale;
 Nel corso dei mesi successivi al suo arresto, il Sig. Calcò Labruzzo Salvatore – frattanto sottoposto al regime carcerario del 41 bis ed accusato di omicidio nonchè proprietario della masseria in cui si sarebbero svolte esecuzioni e sepolture durante gli anni della cruenta guerra di mafia – viene indicato dagli inquirenti come membro di spicco della cosca e, proprio in concomitanza con il periodo delle trattative per la composizione delle liste per la campagna elettorale, addirittura come il principale punto di riferimento sul territorio della malavita organizzata stante il regime di detenzione a cui erano sottoposti gli altri membri del clan;
 Il rango criminale di un personaggio come Calcò Labruzzo Salvatore è stato ampiamente delineato sia dalle numerose dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sia dalla relazione annuale dal Dott. Guido lo Forte, Procuratore Capo di Messina, che lo ha indicato come membro attivo della cosiddetta élite della cosca mafiosa del comprensorio;
 Persino il libro-inchiesta “La collina della munnizza” di Carmelo Catania (pubblicato nel 2012 da Nicola Calabria editore) – in cui si traccia un quadro piuttosto esauriente sul grado di penetrazione mafiosa nella gestione della discarica comprensoriale dei rifiuti nel vicino Comune di Mazzarrà Sant’Andrea (sulla discarica di Mazzarà la commissione Pecorella si è pronunciata in questi termini: “negli ultimi anni, uno degli affari più importanti dal punto di vista del settore della gestione e dello smaltimento dei rifiuti, è stato quello della discarica di Mazzarà Sant’Andrea, discarica che per una serie di ragioni è stata deputata a servire le esigenze di smaltimento rifiuti della maggior parte dei Comuni della Provincia di Messina. Proprio con riferimento alla discarica di Mazzarrà sarebbe emersa una sorta di gestione non ufficiale da parte della mafia barcellonese”) – nel ripercorrere le tappe dell’inchiesta cd. “Vivaio” sulla cosca mafiosa del comprensorio, svela quanto accaduto nei giorni della campagna elettorale presso il Comune di Falcone e, attraverso le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Santo Gullo, evidenzia il ruolo di primo piano assunto dal Calcò Labruzzo Salvatore nella organizzazione malavitosa: “Dopo Bisognano, al processo Vivaio fa la comparsa un altro pentito, Santo Gullo, che venne sentito a cominciare dall’udienza del 17 ottobre 2011. La collaborazione di Santo Gullo, 47 anni, insospettabile meccanico di Falcone, ha avuto inizio il 4 aprile 2011 (ovvero a meno di due mesi dal voto) e per tutto il mese di aprile sarebbe andata avanti così: Gullo il giorno prima incontrava il pastore Salvatore Calcò Labruzzo, 59 anni, che curava – in assenza dei capi cosca – i collegamenti tra i vari componenti della famiglia. All’indomani di ogni incontro con il Calcò, Gullo riferiva ai carabinieri del Ros che annotavano e predisponevano le indagini i cui effetti non sono ancora noti. Il pentito raccontava, ad esempio, della raccolta delle tangenti provenienti dalla discarica di Mazzarrà e della suddivisione che ne faceva Calcò Labruzzo Salvatore tra tutti i componenti della cosca a piede liberi e tra quanti, boss e gregari, erano in carcere”;
 Da quanto si apprende dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia riportate dagli organi di stampa, il livello di condizionamento esercitato dalle cosche mafiose sulla vita amministrativa di diversi Comuni del comprensorio è consistito, altresì, nel pilotare gare d’appalto “addomesticando” funzionari pubblici. Più in particolare, oltre a descrivere le modalità con cui le imprese di fiducia dei clan vincevano le gare, il pentito Carmelo Bisognano – nel caso specifico del Comune di Falcone – ha dichiarato che la mafia aveva “in mano” l’ufficio tecnico, facendo riferimento al suo responsabile, Geometra Antonio Fugazzotto;
 Secondo quanto emerso da una recente inchiesta giornalistica pubblicata dalla rivista “I Siciliani” nel mese di agosto 2012 ed intitolata “Falcone colonia di mafia tra Tindari e Barcellona” a firma del giornalista Dott. Antonio Mazzeo, dopo una prima fase di attrito col Sindaco Cirella, in cui venne estromesso dal ruolo di Responsabile dell’Area Tecnica del Comune di Falcone con la nomina di un tecnico esterno (Ing. Giovanni Martella), il Geometra Antonio Fugazzotto – nel periodo immediatamente successivo alla tragica alluvione che ha interessato il Comune di Falcone nel dicembre 2008 – venne nominato Responsabile dell’ ”Area Tecnico Manutentiva di Protezione Civile” dell’Ente, facendo così da regista agli interventi ed affidamenti che le imprese (molte delle quali coinvolte in inchieste di mafia e nello scioglimento per infiltrazione mafiosa del vicino Comune di Furnari) hanno messo in opera durante e dopo l’emergenza alluvionale. Secondo quanto ripetutamente segnalato da diversi Consiglieri Comunali di Falcone dell’attuale e della precedente consiliatura, gli incarichi alle imprese e gli interventi posti in essere durante l’alluvione non vennero mai registrati nel protocollo generale del Comune, finendo in un fantomatico protocollo speciale di cui ad oggi, nonostante le reiterate richieste, nessun rappresentante del civico consesso ha mai potuto prendere visione;
 Sempre secondo quanto riportato nell’inchiesta della rivista “I Siciliani”, anche la figura dell’attuale vice Sindaco del Comune di Falcone, Rag. Pietro Bottiglieri (candidato a sindaco sconfitto dal Cirella nella competizione elettorale del 2006, successivamente passato nella Giunta Comunale di quest’ultimo qualche settimana dopo la tragica alluvione del dicembre 2008) sembra meritoria di attenzioni e approfondimenti: il Bottiglieri, dopo avere prestato servizio trentennale quale Ragioniere del Comune di Falcone, ha espletato il ruolo di esperto contabile nel Comuni di Terme Vigliatore e Furnari (entrambi sciolti per infiltrazioni mafiose) ed è risultato appartenere alla loggia massonica “Ausonia” di Barcellona Pozzo di Gotto, sotto inchiesta dal 2009 per presunta violazione della legge Anselmi-Spadolini che vieta la costituzione di associazioni segrete. Inoltre, secondo quanto emerso dai procedimenti “Gotha” e “Pozzo”, una delle figlie del Bottiglieri è sposata con un nipote del boss barcellonese Avv. Rosario Pio Cattafi (attualmente sottoposto al regime del 41 bis) e dagli atti d’indagine è emerso un episodio che evidenzia come lo stesso Bottiglieri (attuale vice Sindaco al Comune di Falcone), già al momento della composizione delle liste dei candidati al Consiglio Comunale, fosse a conoscenza del calibro malavitoso del Sig. Calcò Labruzzo Salvatore: la vicenda riguarda un atto estorsivo che le cosche locali intendevano imporre alla tabaccheria di Falcone di proprietà del Rag. Pietro Bottiglieri e il collaboratore di giustizia Santo Gullo riferisce che a tale scopo “nel 1995 io e il Calcò Labruzzo abbiamo avvicinato Pietro Bottiglieri, proprietario di un tabacchino. Il Bottiglieri temporeggiò e contattò tale Mida Nunzio… soggetto che si occupava di estorsioni ed amico dei fratelli Ofria….il Mida contattò…Carmelo Messina il quale, a sua volta, assicurò che si sarebbe occupato lui di quella estorsione… Sem Di Salvo contattò Carmelo Messina e gli disse di comunicare al Bottiglieri di pagare a me ed a Calcò Labruzzo… dal momento che era sempre la stessa cosa. Ricordo che Di Salvo disse – o a Barcellona o a Falcone non cambia niente, tanto i soldi vanno a finire sempre alla stessa famiglia”;
 Sembrerebbero emergere ulteriori elementi su collegamenti – diretti o indiretti – di rappresentanti istituzionali del Comune di Falcone con personaggi già condannati per associazione mafiosa: caso eclatante – anch’esso evidenziato nell’inchiesta pubblicata sulla rivista “I Siciliani” – riguarda l’attuale consigliere comunale di maggioranza, Sig. Francesco Paratore, cognato dell’imprenditore Salvatore Campanino, condannato ad otto anni di reclusione nel processo cd. “Vivaio” nonchè tra gli indagati eccellenti del procedimento “Gotha 3” insieme al boss Rosario Pio Cattafi e al già citato Calcò Labruzzo Salvatore: quella del Campanino Salvatore risulta essere una delle imprese “in odor di mafia” reclutate dall’Amministrazione Comunale durante gli interventi emergenziali dell’alluvione del 2008. Il Francesco Paratore fu tra i soli tre consiglieri che, nella consiliatura precedente, a fronte di una mozione di sfiducia contro il Sindaco votata da 9/12 del civico consesso, mantennero in vita l’Amministrazione Comunale: a pochi mesi dalle elezioni e con la campagna elettorale ormai alle porte, il giovane figlio, Paratore Giuseppe, venne nominato Direttore di uno dei due cantieri di lavoro finanziati dalla Regione Sicilia;
 Secondo quanto segnalato da alcuni Consiglieri Comunali vi sarebbe poi la posizione del Sig. Sofia Giuseppe, assessore nominato nel 2011, già titolare di una concessione edilizia per la realizzazione di strutture abitative in un’area dichiarata ad altissimo rischio di dissesto idrogeologico che, nonostante siano ricadenti su una falda attiva, nulla ne ha impedito la realizzazione pochi mesi dopo l’alluvione del dicembre 2008. Il padre, Sig. Sofia Sebastiano, notoriamente amico dell’ex boss ed ora collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano, risulta essere titolare di una impresa edile che, nonostante la presenza del figlio in Giunta, continua a realizzare interventi di somma urgenza per il Comune di Falcone nonché a partecipare a cottimi fiduciari banditi dall’Ufficio Tecnico. Inoltre – secondo quanto emerso dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia – in occasione dei lavori di metanizzazione realizzati intorno all’anno 2000 nei vari Comuni del comprensorio, la locale cosca mafiosa si attivò presso i vari funzionari di riferimento per l’assegnazione dei lavori ad imprenditori “amici”: la ditta del Sig. Sofia Sebastiano fu tra le imprese che realizzarono tali lavori non solo a Falcone, ma anche in Comuni limitrofi. Infine, diverse segnalazioni di alcuni Consiglieri Comunali evidenziano che nel 2009 al Sig. Sofia Sebastiano venne incaricato di realizzare il lungomare senza che venisse svolta alcuna gara d’appalto: un affidamento diretto per la cifra di € 125.000 (peraltro oggetto di esposto da parte di nove consiglieri durante la trascorsa consiliatura) che – secondo quanto riferito da alcuni esponenti del civico consesso – contribuì a convincere il Sofia Sebastiano a sostenere la successiva campagna elettorale del Sindaco Cirella il quale, effettivamente, ebbe a nominare il figlio Giuseppe quale Assessore con deleghe all’urbanistica, all’edilizia e alla viabilità;
 Nel corso degli ultimi anni il grado di ingerenza mafiosa nelle Pubbliche Amministrazioni del comprensorio ha portato al recente accesso prefettizio presso il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto nonché allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Consiglio Comunale di Furnari e di Terme Vigliatore.
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 per tutto quanto sopra esposto, all’interrogante appare grave l’intreccio di responsabilità tra amministratori locali, funzionari e personaggi in odor di mafia che, predisponendo in apparente sinergia atti amministrativi, hanno concorso ad azionare un meccanismo che ha stravolto la buona amministrazione del Comune di Falcone e, contestualmente, consentito di liberare fiumi di denaro attraverso la realizzazione di opere non soggette ad alcun sistema di gara d’appalto e finanziabili con la pratica della discrezionalità.
 se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto sopra riferito;
 se la competente Procura della Repubblica ha avviato sul punto le opportune indagini;
 quali provvedimenti e/o iniziative intendano mettere in atto per verificare e prevenire fenomeni di infiltrazione di tipo mafioso nei servizi e nell’attività amministrativa del Comune di Falcone;
se non si ritenga necessario ed urgente predisporre un accesso prefettizio presso il Comune di Falcone ed i suoi organi amministrativi per verificare se – a seguito delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia – ricorrono pericoli di infiltrazione di tipo mafioso nei servizi dell’Ente e per verificare se, ai sensi e per gli effetti di cui agli artt. 143 ss D.Lvo. 18.08.2000 n° 267, emergono elementi su collegamenti, diretti o indiretti, degli amministratori stessi tali da compromettere la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento della amministrazione del Comune di Falcone, nonché il regolare funzionamento dei servizi allo stesso affidati ovvero che risultano tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica.