Mafia, alle vittime 37 milioni: Accolte 567 richieste di risarcimento danni in dieci mesi. 21 SONO STATE FATTE DA MESSINA

Ha lavorato a pieno regime nei primi dieci mesi del 2012. E in 87 sedute, contro le 89 dello stesso periodo dell’anno precedente, ha adottato 669 delibere, delle quali 567 di accoglimento e 99 di rifiuto, che hanno distribuito 36,7 milioni di euro ad associazioni, enti, e persone che sono rimaste vittime della mafia e comunque della criminalità organizzata in Italia.

È un bilancio che comunque preoccupa quello del Comitato che gestisce il Fondo rotativo per la solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso e delle richieste estorsive e dell’usura.

Le statistiche sull’attività svolta raccontano di un’Italia più che mai divisa da una linea netta tra Nord e Sud. Un confine che separa Sicilia, Campania, Puglia, e Calabria dal resto del paese, perché le richieste di accesso ai fondi sono per la stragrande maggioranza concentrate in queste 4 regioni.

La Sicilia, con 513 istanze,pari al 68% del totale, domina questa non invidiabile classifica. Segue la Campania, con 143 e in percentuale con il 19%. Poi la Puglia, 33 richieste e 4% e la Calabria (3 e 1%). Nel resto d’Italia, cioè in 16 regioni, le domande di accesso ai fondi sono state 59 in tutto, l’8%. A conferma, se mai ce ne fosse il bisogno, che nel Meridione la criminalità organizzata la fa da padrona e soprattutto che le denunce sono in aumento, con l’eccezione della Calabria, dove le attività della ‘ndrangheta restano protette da una cortina di silenzio. Certo è che nell’isola da un mese circa governata da Rosario Crocetta si concentra il grosso dell’attività. Da Palermo sono arrivate al comitato 360 richieste di risarcimento dei danni liquidati dalle sentenze in favore degli invalidi vittime della mafia e dei loro familiari, da Agrigento 35, da Trapani 33, da Caltanissetta 32. Seguono Messina con 21, Ragusa con 18, Siracusa con 7, Catania (6) e Enna (1). Nell’altra regione al top della classifica, la Campania, ben 133 istanze di risarcimento sono state presentate a Napoli, 6 a Caserta e 4 a Salerno. Mentre le 33 domande pugliesi si sono concentrate a Lecce (22) e Foggia (5) e in minor misura a Bari e Brindisi, con 3 per ciascuna città.

La somma erogata, in ogni caso, sarà di gran lunga superiore rispetto allo stanziamento previsto per l’anno in corso dalla legge di stabilità 2012 messa a punto dal governo guidato da Mario Monti.

La Finanziaria per l’anno in corso, perché di questo si tratta, aveva quasi del tutto tagliato i fondi a disposizione delle vittime di mafia, alimentati in particolare dalle vendita dei patrimoni sequestrati a boss, cosche, ‘ndrine e prestanome vari. Le risorse iniziali, 12 milioni di euro, erano state ridotte a 2 milioni, come aveva denunciato lo scrittore a autore televisivo Carlo Lucarelli, che aveva anche lanciato un appello per il ripristino delle risorse tagliate, insieme con don Luigi Ciotti, il sacerdote antimafia fondatore del Gruppo Abele e di Libera. «La lotta alle mafie dovrebbe essere considerata una priorità dell’azione di qualunque governo in questo Paese», aveva detto Lucarelli. «Il prezzo che l’Italia paga alla criminalità organizzata in termini civili, morali, politici ed economici è tale da rappresentare uno degli ostacoli principali del nostro sviluppo». Di qui la richiesta al governo di tornare indietro su quella decisione e di cancellare «quelli che sono tagli alla legalità ancor prima che alla cultura».

L’appello era stato firmato tra gli altri da Pina Maisano Grassi (vedova di Libero Grassi), dal magistrato Gian Carlo Caselli, da Nando dalla Chiesa, dal giornalista Lirio Abbate, dallo storico Enzo Ciconte, dall’attore Giulio Cavalli (finito sotto scorta per i suoi spettacoli teatrali sulla ‘ndrangheta al nord) e da Dario Vassallo, fratello di Angelo, il sindaco di Pollica ucciso nel settembre 2010. E alla fine, con un emendamento presentato in senato nel maggio di quest’anno al disegno di legge lavoro dalla Lega Nord era stato anche previsto che le pensioni e le indennità di disoccupazione corrisposte a mafiosi e terroristi fossero revocate e le somme così ricavate venissero destinate ad alimentare il fondo vittime della mafia.  di Giampiero Di Santo