MESSINA, IL CASO DEL PRESUNTO MAGISTRATO DERUBATO DA UNA PROSTITUTA. LA SMENTITA: Magistrati: Siamo estranei. Una nota diramata nel pomeriggio dall'ufficio stampa del tribunale smentisce le voci che malignano sul coinvolgimento di un magistrato

22 novembre 2012 Cronaca di Messina

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MESSINA | Si rincorrono ancora voci e smentite su uno dei fatti di cronaca più singolari della recente storia della città. Chi è l’uomo protagonista di quell’assurda vicenda avvenuta la notte del 18 settembre scorso a Maregrosso, che dopo aver fatto salire a bordo della sua auto una prostituta, mentre stava per consumare l’atto sessuale era stato vittima di una rapina e in preda al panico aveva optato per tuffarsi in mare? Se è vero che le voci ufficiali individuavano nella vittima della rapina un rumeno 33enne, è altrettanto vero che le voci di corridoio, che si erano sempre più ingrossate nei giorni successivi al fatto, raccontavano di un anziano magistrato “puttaniere” la cui posizione sarebbe stata insabbiata per evitare che venisse intaccata la sua onorabilità e quella di palazzo Piacentini. La notizia aveva avuto una cassa di risonanza notevole, ma poi era stata archiviata. Ancora oggi, però, aleggia un velo di mistero attorno ad una storia piccante sulla quale insistono pettegolezzi maliziosi e mai sopiti. Tant’è che oggi pomeriggio, attraverso una nota, l’ufficio stampa della corte d’appello di Messina ha voluto esprimere sdegno verso queste voci “assurde” alle quali ha voluto rispondere con una secca smentita.
La nota.
“In relazione ad un recente fatto di cronaca, accaduto la notte del 18 settembre 2012, sulla spiaggia di Maregrosso, in Messina, alcuni commenti di stampa hanno ingenerato voci sul presunto coinvolgimento di un magistrato della Corte d’Appello. Tali voci non sono state sinora smentite, data la loro manifesta assurdità. Siccome esse purtroppo insistono e ricorrono – si legge nella nota – il Presidente della Corte, dott. Nicolò Fazio, per tutelare l’onorabilità e il prestigio propri e dei magistrati dell’ufficio, è costretto a precisare che nessuno di essi è implicato nella vicenda e che si tratta di insinuazioni malevole e di pettegolezzi da cortile. Ovviamente resta salvo l’esperimento di azioni legali contro le diffamazioni, indegne di una società civile”.