MESSINA, L'INCHIESTA: BANCAROTTA, L'AVVOCATO CARLO ALESSANDRO AI DOMICILIARI. COINVOLTO ANCHE UN SOTTUFFICIALE DELLA MARINA. SOTTO I RIFLETTORI UN AMMANCO DI 218.000 EURO E LA GESTIONE DELLA CM s.r.l.

Bancarotta fraudolenta per distrazione in concorso, dopo il fallimento della società CM s.r.l., che fu dichiarato dalla seconda sezione civile del Tribunale il 9 novembre del 2010. Una ditta che aveva come oggetto sociale “l’acquisto e rivendita di beni immobili di qualsiasi genere e altro”. E questa l’accusa che nel pomeriggio di ieri ha portato agli arresti domiciliari l’avvocato Carlo Alessandro, 58 anni, e il sottocapo della Marina militare Giuseppe Impennato, 36 anni, originario di Erice. L’ordinanza di custodia cautelare siglata dal gip Maria Vermiglio su richiesta della Procura, si basa su un’approfondita indagine economico-finanziaria della Sezione operativa della Guardia di finanza, che ha ricostruito un passaggio di denaro precedente alla dichiarazione di fallimento di ben 218.000 euro. Sono stati gli stessi finanzieri della Sezione operativa a procedere nella giornata di ieri alla notifica dei due provvedimenti restrittivi a carico degli indagati. Secondo quanto ricostruito dai militari l’Impennato, in qualità di amministratore di diritto della ditta, e l’avvocato Alessandro, in veste di amministratore di fatto e “dominus” della vicenda, avrebbero distratto dal patrimonio societario della CM s.r.l. la somma di 218.000 euro, che entrò formalmente nelle casse societarie in virtù di un contratto siglato il 30 dicembre del 2008 quale versamento di un’altra impresa, la Peloritana Appalti. Impennato avrebbe incassato l’intera somma e poi arrebbe “girato” al legale 203.000 euro, trattenendo la somma restante. Oltre alla bancarotta per distrazione il gip Vermiglio contesta ai due, sempre in concorso, anche la tenuta dei libri contabili in maniera da rendere impossibile la ricostruzione del movimento degli affari, con l’omissione di alcuna annotazione in relazione proprio all’incasso dei 218.000 euro, che invece di finire nel bilancio della società sarebbero entrati nelle tasche dei due. Nel provvedimento restrittivo il gip Vermiglio spiega anche – sulla scorta delle relazioni del curatore fallimentare -, che sebbene l’attività della CM s.r.l. si fosse apparentemente conclusa nel 1997, tra i pochi documenti risultano anche alcuni atti notarili legati alla gestione dell’eredità Marino, ovvero quell’ immenso calderone da cui scaturì una maxi indagine, che coinvolse anche l’avvocato Alessandro, il quale da questa vicenda è stato comunque assolto. Al centro dell’indagine della Finanza ci sono anche altri “passaggi”, ovvero la cessione di tre terreni con un corrispettivo di 140.000 euro, una permuta di cose presenti per cose future, e un giro di assegni per importi cospicui che vedono sempre al centro l’avvocato Alessandro. Ebbene, scrive il gip Vermiglio che dalle operazioni in questione nelle casse della CM s.r.l. avrebbero dovuto confluire fondi per ben 190.000 euro, mentre invece nessuna somma risultava nella disponibilità dell’impresa all’atto del fallimento. Anzi, dalle verifiche svolte dai finanzieri presso le varie banche dove vennero effettuate le movimentazioni di denaro, scrive il gip che lo stesso giorno in cui venne siglato l’atto notarile il legale rappresentante della società, ovvero Spinnato, senza alcuna plausibile spiegazione e senza alcuna indicazlone che derivava dall’atto notarile stesso, versava 203.000 euro all’avvocato Alessandro, che ufficialmente non aveva alcun ruolo e alcuna carica nei rapporti tra la CM s.r.l e la peloritana Appalti. Dopo l’esame di tutte queste movimentazioni il gip Vermiglio scrive che non vi è dubbio come tali condotte costituiscano atti di distrazione, che hanno una valenza chiara per sottrarre fondi alla garanzia dei creditori, così come non vi è dubbio che di queste operazioni di distrazione il “regista’, sia l’avvocato Alessandro, proprio percne era pertettamente consapevole, avendo partecipato alte operazioni di negoziazione, di non avere alcun titolo per ricevere somme di denaro che invece sarebbero dovute confluire nelle casse della CM s.r.l.. Il gip Vermiglio ha esaminato nel suo provvedimento anche le dichiarazioni rese nel corso delle indagini dai vari amministratori che si sono succeduti nella gestione della CM s.r.l., per affermare che emerge come l’avvocato Alessandro abbia svolto un ruolo di amministratore di fatto dell’impresa. E cita anche una frase di uno di loro, il quale ha ammesso di aver assunto l’incarico di amministratore soltanto “per fare un favore” al socio Alessandro Carlo. NUCCIO ANSELMO – GDS