I piedi per terra e lo sguardo rivolto al cielo. I cento anni di Padre Arturo Paoli, uno straordinario itinerario umano e spirituale

30 novembre 2012 Mondo News

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ARTURO PAOLI (A DX) A MESSINA DURANTE L’INCONTRO CON IL PACIFISTA RENATO ACCORINTI – FOTO DI ENRICO DI GIACOMO

Una storia umana lunga cento anni. Si potrebbe sintetizzare in questo modo il traguardo che oggi padre Arturo Paoli raggiunge. Una vita intensa piena di incontri e sfide, nel segno dell’amore per Dio e l’uomo. Nato a Lucca, vive la sua infanzia e la sua adolescenza nella città natale. In una famiglia povera ma ricca di ideali, padre socialista, madre cattolica; frequenta poi la facoltà di lettere di Pisa, si laurea all’Università Cattolica di Milano nel 1936. Intanto matura la vocazione sacerdotale; Nel 1937 entra in seminario a Lucca e nel 1940 avviene la sua ordinazione presbiterale. Nel bel saggio di Silvia Pettiti “Arturo Paoli. Ne valeva la pena, San Paolo 2010 la biografia del piccolo fratello di Charles de Foucauld, si dipana un’esistenza eccezionale non tanto nella sua dimensione di onori e glorie umane, ma nel modo attraverso il quale Paoli ha condiviso con i fratelli e le sorelle del mondo, gioie e dolori, speranze e tristezze di mille volti incontrati. Una volta chiesero a Paoli come si immagina l’aldilà? Paoli rispose: “Vedi oggi pomeriggio un caro amico mi accompagnerà a fare una passeggiata. Io non sto mica a chiedergli dove andremo, non sto a farmi spiegare cosa troverò. Così penso all’incontro con Dio. E’ un amico. E io mi fido di lui”. Cento anni in compagnia degli umili e degli ultimi, dei poveri non solo di beni materiali ma anche di spirito. Un itinerario che dentro la Chiesa, a volte in contrasto con essa, ma sempre fedele al vangelo si è allargato alla storia per assumerla come luogo della redenzione e della liberazione. Nella sua Lucca dove è nato e cresciuto ha visto la guerra e superato l’incubo della dittatura fascista, ha salutato il ritorno della democrazia, partecipando alla lotta di liberazione aiutando centinaia di ebrei (Il 29 novembre 1999 a Brasilia, l’ambasciatore d’Israele gli consegnò il più alto riconoscimento attribuito a cittadini non ebrei: ‘Giusto tra le nazioni’, per aver salvato nel 1944 a Lucca la vita di Zvi Yacov Gerstel, allora giovane ebreo tedesco, oggi tra i più noti studiosi del Talmud, e sua moglie). Il suo primo luogo di formazione è l’Azione Cattolica, l’amore per l’apostolato dei laici, l’amicizia e il sodalizio con Carlo Carretto e l’intuizione, anticipatrice del Concilio che i laici sono chiamati alla santità e ad una responsabilità regale, profetica e sacerdotale oltre ad una semplice adesione di fede tiepida e spesso infantile. Quando viene chiamato a Roma come vice-assistente della Gioventù di Azione Cattolica, su richiesta di Mons. Montini, poi papa Paolo VI si scontra con i metodi di Luigi Gedda, presidente generale dell’Azione Cattolica e all’inizio del 1954 riceve l’ordine di lasciare Roma per imbarcarsi come cappellano sulla nave argentina “Corrientes”, destinata al trasporto degli emigranti. La scelta di seguire i piccoli fratelli di Foucauld è la vocazione profonda che caratterizzerà la sua vita. Da quel momento inizia un viaggio nel mondo e dentro l’umanità che resta unico. Si trasferisce in America Latina: in Argentina a Fortin Olmos, tra i boscaioli – hacheros – che lavorano per una compagnia inglese del legname, poi Brasile, Colombia, Venezuela. Pubbliche pagine memorabili con i saggi che raccontano la sua esperienza umana e spirituale in America Latina ne “Un incontro difficile”, “Il presente non basta a nessuno”, “Il grido della terra”, “Dialogo della Liberazione”, “Camminando s’apre il cammino” . Dagli anni Sessanta è collaboratore stabile e ascoltato della rivista “Rocca” della Pro Civitate Christiana di Assisi di Don Giovanni Rossi. Così come è ricco di suggestioni il suo diario spirituale “La presenza del nulla” Chiare Lettere, 2012 nel quale Paoli ricorda la sua vicenda umana in rapporto all’umanità sofferente e il misterioso rapporto con il silenzio e e la forza del nulla che nasconde le verità più profonde dell’uomo, in rapporto al Padre. Del Vaticano II è un precursore non tanto nelle definizioni dottrinali e teologiche quanto nella prassi e la sequela di Cristo. Il cammino è il suo orizzonte, il pellegrinaggio che segno distintivo dell’uomo di sempre. Il presente non l’appassiona ma lo interroga. Ha detto in una intervista “Il consumismo ti occupa la vita in tutti i modi….in un presente arido. C’è un fumo una specie di cortina protettiva . La chiesa ha sempre aggredito le teorie contro la fede ma non è stata così aggressiva sulle teorie contro l’uomo…..per questo il capitalismo, questo capitalismo è una statua di terra cotta”. Per Paoli, in fondo, l’unica missione di coloro che credono nel bene, oltre ogni distinzione di religione e di pensiero, in un’espressione cara a Teilhard de Chardin, è “Armonizzare il mondo”, portare l’amore ai fratelli. Dice padre Arturo: “Gesù non ci ha chiesto di fare proseliti, ci ha chiesto di portare l’amore nel mondo”. Luca Rolandi