Messina, Randagismo e ‘questione Maregrosso’ tra incudine e martello: mezze verità sui mass-media ed una serie di inesattezze

Si è assistito, nei giorni scorsi, nella nostra città, ad una sorta di campagna mediatica quasi senza precedenti sulla questione ‘Randagismo’ e ‘chiusura del rifugio di Via Don Blasco – Via S.Cecilia,’ meglio noto ai più come ‘rifugio di Maregrosso’, sulla quale sono intervenuti alcuni ‘mass-media’ locali: è quantomai opportuno effettuare alcune precisazioni su varie cose affermate che risultano inesatte, e dare voce una volta per tutte ai responsabili delle associazioni animaliste impegnate sul campo per sentire almeno il loro parere, come sarebbe stato giusto, logico oltre che ‘politically correct’ fare prima.

Non esiste un canile comunale a Messina, ed è vero che la cosa sia d’una gravità assoluta, dato che si discute di una città con 250mila abitanti ed una popolazione già solo canina complessiva  e riguardante il solo territorio comunale che, dalle stime effettuate da varie fonti, varierebbe, dalle più ottimistiche, che rileverebbero sul territorio almeno 3-4mila randagi, fino agli oltre dodicimila denunciati dall’associazione ‘Chi li ama ci segua’: la locale Asp, ritiene – nelle parole del dr. Donia“molto difficile comunque effettuare un calcolo preciso del numero dei cani randagi sul territorio municipale e provinciale, per una serie di ragioni legate alla non stanzialità dei soggetti  ed alle difficoltà operative della stessa Asp, dotata di poche risorse, personale e mezzi a disposizione”, precisando come essa non effettui affatto “servizio di vaccinazione” (come descritto dai mass-media locali) ma piuttosto di “sterilizzazione”. “La vera origine del fenomeno del randagismo in città, la ‘fontanella’ che eroga questi poveri sfortunati sul territorio, dai nostri dati” – prosegue il dr. Donia – “è quella che si ricava osservando che, dal numero dei cani inizialmente di proprietà, cioè inizialmente adottati, almeno uno su due viene successivamente abbandonato, finendo sul territorio. Una cifra probabilmente anche più prossima alle due unità abbandonate su tre, un totale in progress e decisamente allarmante! La fontanella da chiudere sarebbe in realtà soprattutto quella”.

Le due strutture impegnate nella ricezione dei randagi (soprattutto cani, ma nel caso di quella di Via Don Blasco – Via S.Cecilia anche di numerosi gatti) sono presenti rispettivamente a Castanea (Canile ‘Millemusi’), gestita dalla ‘Lega Difesa del Cane’, ed in Via Don Blasco – Via S.Cecilia, gestita da 3 associazioni in loco, delle quali una sola, ‘Amici di Fido & Co.’ è titolare di un permesso, pur temporaneo (quindi affatto abusiva, come ritenuto da alcuni cittadini poco informati), concesso dall’amministrazione Genovese.

Ma sentiamo la responsabile della stessa associazione in proposito.

D.: Presidente Rosa Maria Ruggeri, come avvenne che si cominciassero a collocare dei randagi nella struttura di Via Don Blasco e per quale motivo?

R.: “In realtà avevamo una ventina di cani randagi che accudivamo nella ‘zona falcata’ insieme ad una sessantina di gatti: il luogo fu demolito e si costituì un’emergenza. L’amministrazione comunale di allora, con sindaco il dr. Francantonio Genovese, ed in particolar modo nella persona del sensibilissimo prof. Saitta, fece di tutto per trovarci una collocazione e dimostrandoci, anche nelle fasi successive, un interessamento per una risoluzione definitiva del problema, rilasciandoci un permesso temporaneo, ma riconoscendo comunque l’inadeguatezza della struttura, però in mancanza d’altro… Poi la Giunta decadde per motivi già noti e l’amministrazione non riuscì a portare avanti quella risoluzione che avrebbe probabilmente individuato. Ma la struttura ripeto era stata pensata per l’emergenza e per ospitare appunto una ventina di cani: fu il grande cuore dei nostri volontari che, non riuscendo a dire di no ai vari casi che via via si presentavano, portò il numero dei cani agli attuali 90 circa – per quanto riguarda la sola ‘Amici di Fido e Co.’ – e ad altrettanti gatti (ora comunque, almeno questi ultimi, trasferiti in larga misura in altra struttura assegnata dal Comune).”

D.: Presidente, come avrà letto nei giorni scorsi, sono state scritte varie cose, come quella ad esempio, su uno dei quotidiani on line che si sono occupati della questione, che l’amministrazione “consegnò le chiavi della struttura agli animalisti per ‘liberarsi del problema’”, o da più parti che voi avreste subito delle “multe per ‘esercizio abusivo di cure cinofile’”, e ci sarebbero anche le dichiarazioni di due associazioni, una delle quali studentesca (denominata ‘Atreju-La Compagnia degli studenti’), l’altra ambientalista (‘FareVerde Onlus’), schierate al vostro fianco a denunciare “ancora una volta” la grave situazione nella quale versano animali ed animalisti, dato il “totale disinteresse delle istituzioni” che neanche vi consulterebbero, intimando lo sfratto dei cani senza starvi neppure ad ascoltare. Corrisponde a verità tutto ciò?

R.: “Non abbiamo mai ricevuto multe per ‘esercizio abusivo delle cure cinofile’, tantomeno, come già affermato dalla sottoscritta, è mai mancato un dialogo con le varie amministrazioni, a partire da quella del sindaco Genovese fino ad arrivare ai nostri giorni, sotto l’egida del commissariamento da parte del dr. Croce. Sono questioni di non facile risoluzione, ce ne rendiamo conto: il dialogo continua e siamo ottimisti sul fatto che, con qualsiasi amministrazione avremo da discutere, non saranno prese decisioni avventate che pongano rischi per la salute dei nostri amici animali. Riguardo le due associazioni in questione, le quali affermerebbero di porsi al nostro fianco, denunciando il fatto – non vero – che le amministrazioni non ci avrebbero nemmeno consultati, francamente al nostro fianco non le abbiamo finora mai viste ma siamo ben lieti di apprendere, pur se solo dai giornali, che adesso vogliano schierarsi con noi. Certo, avremmo ritenuto certamente più corretto se come metodo si fosse utilizzato quello di una presentazione effettuata nei confronti dei responsabili delle associazioni animaliste cittadine od almeno una consultazione comune sul da farsi, piuttosto che quello della raccolta d’informazioni da chissà quali altri fonti con conseguente impreciso strepitio sui quotidiani. Ma comunque siamo a loro disposizione per ascoltare qualsiasi proposta possano essi stessi suggerire, senza pregiudizi di alcun genere ma nella speranza non si tratti di tentativi di mera speculazione alla ricerca di visibilità, alla quale ipotesi, che non vogliamo comunque prendere attualmente neanche in considerazione, reagiremmo con forza e con tutti i mezzi legali a nostra disposizione, nella difesa del solo patrimonio che intendiamo difendere: la serenità, la vita ed il benessere dei randagi che accudiamo e dei quali continueremo ad occuparci.”

Nel corso di vari confronti con le amministrazioni è stato inoltre chiarito, da parte animalista, perché una soluzione del tipo ‘reimmissione sul territorio – pur ai sensi della legge della Regione Sicilia 3 luglio 2000 – dei randagi presenti nelle strutture’ costituirebbe, specie in un momento di recrudescenza  del fenomeno del randagismo, un’assurdità priva di risultati efficaci e che  rischierebbe di porre al contrario ancor più gravi problemi di ordine pubblico. I cani ed i gatti accuditi dai volontari hanno quasi totalmente perso ogni capacità di procacciarsi il cibo ed in assenza di precisi punti di riferimento, quale sopra ogni altra cosa la presenza dei volontari medesimi, morirebbero in buon numero in una prima fase e poi, riguardo ai restanti sopravvissuti, si riunirebbero per autodifesa in branchi di difficile controllabilità: una contraddizione stridente se l’amministrazione da un lato afferma di voler controllare i pochi branchi attualmente presenti sul territorio e poi si rendesse artefice di una loro proliferazione. Altri animali potrebbero provocare involontariamente incidenti, fermo restando invece che le associazioni che gestiscono gli animali a Maregrosso sanno come operare, sono totalmente autogestite anche economicamente, senza ricevere un centesimo dalle amministrazioni e costituenti per ovvi motivi, proprio in tempi di crisi come quella che in generale si sta attraversando, una risorsa insopprimibile per le Istituzioni.

Così come solo aleatoria è una soluzione che ritorna nelle proposte, quella cioè dell’invio dei randagi medesimi in altre strutture al di fuori del territorio messinese, proposta che se da un lato appare mortificante per tutta la cittadinanza, come il voler affermare che i messinesi non riescono a risolvere un problema da sé, risulta anche inattuabile per un’ amministrazione, quale quella comunale, che ha più volte confessato una situazione di estrema ristrettezza di fondi. Sarebbe poi davvero difficile spiegare ai cittadini messinesi medesimi che si saranno impiegati ad esempio 50mila euro (cifra stimata dalla precedente amministrazione) per inviare i cani altrove quando non si riesce a reperire fondi per pagare le ultime mensilità di stipendi od assicurare servizi che lo stesso Comune dovrebbe fornire in modo più esaustivo. La soluzione va ricercata in città, con l’utilizzo dei volontari ed il concorso delle Istituzioni tutte che non possono abbandonarli, a partire dalla ricerca di un terreno strutturato per accogliere i nostri amici a quattro zampe e siamo certi che i rappresentanti istituzionali tutto ciò lo stiano recependo, lavorando in tale direzione.

Nelle parole della responsabile della ‘Lega della Difesa del Cane’, Ina Merenda, impegnata nella gestione del canile ‘Millemusi’, si pone anche l’accento sul potenziamento di un servizio di accalappiamento oggi ridotto ai minimi termini per mancanza di risorse economiche, e del conseguente rafforzamento delle strutture ricettive dei randagi, oggi costrette di fatto a non riuscire a ricevere più altri ospiti.

La presidente dell’associazione ‘Amici del Cane’, Caterina Arcovito,  sostiene invece che le Istituzioni abbiano mostrato un certo immobilismo fino a questo momento e fatto incancrenire i problemi e punta il dito sulla necessità della prevenzione ed insieme alle altre rappresentanti delle associazioni animaliste sull’effettuazione di maggiori controlli da chi preposto a realizzarli: insieme affermano di disconoscere le due associazioni che hanno affermato sugli organi d’informazione di porsi al loro fianco ma invitano i loro rappresentanti ad un dialogo costruttivo nell’interesse prioritario dei randagi.

L’associazione ‘Atreju – La compagnia degli studenti’ nel frattempo preannuncia una festa per oggi, 30 novembre, nella quale si parlerà di animali, con proiezioni di vari filmati inerenti la situazione del rifugio di Maregrosso (forniti da chi e in base a quale autorizzazione?) e che comincerà con la… campagna  di tesseramento – non obbligatorio – per la stessa associazione, nell’ambito di un progetto per la salvaguardia ambientale monitorato dall’associazione ambientalista… ‘FareVerde Onlus’.

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Tanti auguri a tutti, soprattutto ai nostri poveri amici animali.