L'ex sostituto procuratore di Barcellona è stato scagionato dal Gup di Reggio Calabria: Rivelazione di segreto d'ufficio. Prosciolto il pm OLINDO CANALI

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OLINDO CANALI – FOTO: ENRICO DI GIACOMO

Il gup di Reggio Calabria Barbara Bennato ha prosciolto ieri mattina con la formula ‘perché il fatto non sussiste’ il magistrato Olindo Canali dall’accusa di rivelazione del segreto d’ufficio, che gli era stata contestata originaramente dai sostituti procuratori reggini Federico Perrone Capano e Anna Frustaci. L’udienza preliminare si è svolta nelle forme del rito ordinario e la Procura aveva insistito per il rinvio a giudizio del magistrato. La vicenda ha avuto origine da alcune dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria dall’avvocato Fabio Repici, nel corso delle quali il legale riferì di essere a conoscenza di una corrispondenza via mail intervenuta tra Canali e il professore universitario Adolfo Parmaliana, il noto chimico morto suicida nel 2008 dopo aver lasciato in una lunga lettera un duro atto d’accusa contro la magistratura. La Procura di Reggio Calabria acquisì tale corrispondenza in copia, attraverso il fratello, l’avvocato Biagio Parmaliana, e evidenziò alcune mail con le quali il docente indicava all’allora sostituto della Procura di Barcellona una serie di procedimenti avviati a seguito di denunce presentate dallo stesso, all’epoca esponente della sezione dei Ds di Terme Vigliatore, contro alcuni amministratori locali, per presunte condotte illecite nella gestione della cosa pubblica. In particolare da alcune mail era emerso che il prof. Parmaliana chiedeva direttamente al Pm Canali di conoscere lo stato di alcuni procedimenti pendenti presso la Procura di Barcellona, riferendogli i numeri delle notizie di reato che li contraddistinguevano e dei quali, come si evince dalle mail, questi era già in possesso. Secondo la Procura di Reggio le risposte fornite dal magistrato con una modalità ben precisa (ovvero nel rispondere via mail alla richiesta ricevuta si limitò solo ad indicare lo stato dei procedimenti), avrebbero integrato il reato previsto dall’art. 326 c.p., la rivelazione di segreto d’ufficio, in quanto tali dati avrebbero potuto essere disvelati al prof. Parmaliana solo attraverso la procedura regolamentata dalla legge dall’art.335 c.p.p. I difensori del magistrato, gli avvocati Fabrizio Formica e Francesco Arata, hanno sostenuto ieri che il contenuto delle notizie riferite via mail dal dott. Canali non essendo coperta da segreto ma suscettibile di comunicazione, sebbene secondo la procedura della richiesta formale, non integra il reato e che, comunque, i dati dei procedimenti erano già a conoscenza del richiedente. NUCCIO ANSELMO