CALCIOPOLI, ASSOLTO TULLIO LANESE: Giraudo, sconto in appello: un anno e otto mesi. Sono stati assolti l'ex presidente dell'Aia Tullio Lanese e gli ex arbitri Tiziano Pieri e Paolo Dondarini che erano stati condanni in primo grado dal gup

Un anno e 8 mesi. È questa la condanna inflitta dalla Corte di appello di Napoli ad Antonio Giraudo. L’ex ad della Juve in primo grado era stato condannato a tre anni di carcere. Giraudo è stato condannato per associazione per delinquere e un solo episodio di frode sportiva, quello relativoa Juve-Udinese (2-1). La Corte ha rigettato l’impugnazione del procuratore generale nei confronti di altri imputati che erano stati assolti in primo grado. “La Corte – ha spiegato il pg Carmine Esposito – ha riconosciuto la sussistenza del reato associativo”. Sono stati assolti l’ex presidente dell’Aia Tullio Lanese e gli ex arbitri Tiziano Pieri e Paolo Dondarini che erano stati condanni in primo grado dal gup.

tullio-lanese_lap

IL COMMENTO – Dopo l’appello del rito abbreviato e in attesa dell’appello di quello ordinario, gli arbitri coinvolti in Calciopoli si sono ridotti a quattro (De Santis, Racabulto, Bertini, Dattilo) e dai vertici della cupola è uscito Lanese, l’ex presidente dell’Aia. Non solo, le frodi si assottigliano nel numero, i capi di imputazione evaporano e le certezze dell’accusa svaniscono (a proposito qualcuno ha notizie del mitico video, prova inequivocabile del sorteggio truccato?). L’inchiesta, che nel 2006 pareva un granitico monolite, continua a perdere pezzi, che siano persone o prove, finendo per sgretolarsi almeno agli occhi della logica. Perché tutto l’impianto accusatorio e il teorema della Cupola visti alla luce delle nuove prove e delle difficoltà a dimostrare la colpevolezza degli imputati (i dieci assolti di ieri sono un segnale), appaiono fragili. In diritto, tuttavia, è possibile puntellare questa fragilità, tenendo in vita l’associazione a delinquere almeno fino alla Cassazione, che entro il 2013 potrebbe anche erodere gli ultimi mattoni che tengono in piedi il castello, ormai diroccato, sul quale continua ad appoggiarsi la sentenza sportiva del 2006. Un’assoluzione, ieri, avrebbe rilanciato vecchi progetti di revisione di quei processi. Quel filo che tiene insieme Giraudo alla frode sportiva di Juventus-Udinese rischia di legare l’azione bianconera. Non il resto delle battaglie che la Juventus continua a portare avanti (dal Tar in giù). Forse oggi è troppo presto per capire il senso di questa sentenza. E non solo perché è indispensabile leggerne le motivazioni, ma anche perché solo con il necessario distacco che ragala il tempo si potrà analizzare questa vicenda provando a interpretarla. Nel 2006, quando lo scandalo Calciopoli venne alla luce, circolavano solo certezze: Moggi e Giraudo (insieme ai sodali) sembravano i cattivi di una favola, colpevoli senza ombra di dubbio. Sei anni dopo la realtà è cambiata e al di là delle sentenze, la storia viene continuamente riscritta. Solo tra qualche anno potremmo leggere la versione definitiva, magari soprendendoci per come è diversa da quella del 2006.

LA CRONACA DELLA GIORNATA – In attesa della sentenza. La camera di consiglio, iniziata intorno alle 15, è ancora in corso. La corte, presieduta dal giudice Stanziola, dovrebbe uscirne intorno alle 17 per leggere il dispositivo. L’ottimismo si mischia al pessimismo fra i legali e gli imputati che attendono. La replica del procuratore generale Carmine Esposito ha lasciato molto perplessi gli avvocati. Errori, a volte perfino strafalcioni, hanno fatto inarcare più di un sopracciglio. Dopo un mese e mezzo di udienze, il PG ha riassunto l’opera delle difese come un “effetto teatrale”, riferendosi all’ascolto, proposto in aula, delle telefonate dimenticate dagli inquirenti (e scagionanti per gli imputati). Arrivando ad accusare gli avvocati di aver “utilizzato solo brani di telefonate, completamente decontestualizzate”. Un’accusa che è stata maldigerita da chi si è visto portare al banco degli imputati per delle intercettazioni talvolta tagliate e cucite, se non malamente trascritte (e sulle cattive trascrizioni ci saranno presto delle novità, perché qualche imputato sta preparando una denuncia penale). Altro passaggio che ha provocato mormorii in aula è stato quando Esposito ha parlato dell’ex arbitro Rodomonti come “non imputato in questo processo”. Rodomonti è sì imputato nel processo Calciopoli, nel rito ordinario dove per altro è stato assolto. La telefonata proposta dagli avvocati, quindi, non può essere liquidata così come il fatto che Rodomonti, teoricamente affiliato alla cupola moggiana, svantaggia la Juventus contro l’Udinese. Ma le telefonate, dimenticate nell’inchiesta e ascoltate in aula, non vanno proprio giù al procuratore generale (punzecchiato dall’avvocato di Pieri che ha detto: “Comunque poteva anche rimanere in aula ad ascoltarle”) che sostiene siano state tenute in considerazione dal gup che ha giudicato in primo grado. Come dire che quello che è emerso per il grande lavoro delle difese (e di Nicola Penta in particolare) era già noto all’epoca del primo rito abbreviato. “Ma allora perché – gli ha fatto notare l’avvocato Paolo Gallinelli – il pm Narducci nella sua requisitoria in quel processo esordì con l’ormai celeberrimo: piaccia o non piaccia ma non ci sono telefonate tra i designatori e altri dirigenti”. Proprio quelle che sono saltate fuori e hanno dimostrato come l’indagine sia stata sviluppata, quanto meno, a senso unico e senza nessuna garanzia per gli indagati. Anche la telefonate fra Bergamo e Pieri, prodotta dalla difesa, non è piaciuta al PG. Nell’intercettazione ritrovata (e scartata al momento delle indagini), Bergamo massacra l’arbitro Pieri per aver assegnato negli ultimi secondi della partita una punizione alla Juventus contro il Bologna (da cui nacque il gol della vittoria juventina). Non sembra la telefonata di uno dei vertici della cupola a un affiliato che aveva fatto il suo “dovere”, quanto un cazziatone molto deciso che, oltretutto, sfociò in una lunga messa in punizione per Pieri (alla faccia della carriera che teoricamente spettava agli affiliati). Il PG spiega che, in fondo, la Juventus era stata già avvantaggiata in quella partita con il trucco delle ammonizioni preventive, avendo l’arbitro De Santis ammonito Petruzzi e Nastase in Fiorentina-Bologna portandoli alla squalifica. Ora, al di là del fatto che Petruzzi e Nastase non erano nemmeno titolari in quel Bologna, gli avvocati fanno notare come la stessa sentenza della Casoria smonti il teorema delle ammonizioni preventive (antico come le denunce di Nucini ai dirigenti dell’Inter, ma questa è un’altra storia), scrivendo che non vi sono evidenze che lo dimostrino. Questi e altri commenti si inseguono nervosamente nel Tribunale di Napoli, dove avvocati e imputati attendono la sentenza. Qualcuno anche con una rabbiosa rassegnazione: “Servirebbe un atto di giustizia coraggioso perché la verità trionfasse. C’è tutto questo coraggio?”.

IN CAMERA DI CONSIGLIO – Si sono ritirati in camera di consiglio i giudici della IV sezione della Corte d’appello di Napoli (presidente Maurizio Stanziola) che dovranno emettere la sentenza del processo di Calciopoli con rito abbreviato che vede imputato, tra gli altri, l’ex amministratore delegato della Juventus, Antonio Giraudo. Nel corso dell’udienza c’è stata una replica del pg Carmine Esposito per contrastare le argomentazioni difensive dei legali degli imputati. Non è stato comunicato l’orario della emissione della sentenza, tuttavia si ritiene che la camera di consiglio dovrebbe avere una durata di poco più di un paio d’ore.

IL BIVIO – Calciopoli oggi si ritrova davanti ad un bivio cruciale. La sentenza di appello che riguarda Giraudo, e quelli che aveva scelto il rito abbreviato come lui, è il terzo giudizio che la magistratura ordinaria esprimerà sulla vicenda e, forse, il più importante. Perché dopo il primo grado di giudizio, a cui si arrivò senza conoscere l’altro universo di Calciopoli, nel quale intere galassie di intercettazioni dimenticate stavano lì a raccontare l’altra parte della verità, oggi il giudice Stanziola può decidere sulla base di tutte le telefonate, per altro ascoltate in aula nell’ultimo mese e mezzo. Non solo, può valutare anche alla luce di una sentenza, quella della Casoria nel primo grado del rito ordinario, che pur condannando ha cancellato alcune certezza dell’accusa, come il fatto che i sorteggi arbitrali fossero truccati (la Casoria dice espressamente che non vi sono evidenze di ciò). Non un dettaglio, visto che i sorteggi rappresentano proprio uno dei fondamentali capi di imputazione per Giraudo. Alle ore 12.00 inizia l’ultima udienza. Prenderà la parole il procuratore generale Carmine Esposito, ci sarà un possibile spazio per una controreplica, poi sarà camera di consiglio fino alla sentenza, che potrebbe arrivare già nel presto pomeriggio, anche se molti la attendono per le 17. A Napoli c’è anche Paolo Gallinelli, nella veste di difensore dell’ex guardalinee Duccio Baglioni (già assolto in primo grado) ma anche di grande esperto di questa vicenda: “Quello che attende la Corte non è un compito facile. Perché ribaltare quella sentenza significa riaprire in modo totale la vicenda Calciopoli: per farlo ci vuole un forte e coraggioso atto di giustizia. D’altra parte ci sono tutti gli elementi per riformare in modo sostanziale la sentenze di primo grado, di fare cioè cadere il reato associativo e con questo le frodi sportive. Durante il dibattimento sono state ascoltate telefonate illuminanti su come le informative dei Carabinieri, sulla base delle quali venne emessa la sentenza di primo grado nel 2009, siano fuorvianti. Lo stesso fatto di averle ‘ascoltate’ e non semplicemente ‘lette’ ha permesso di capire ancora meglio sfumature e toni, che non erano quelli di un associazione a delinquere. Oltretutto, molte di quelle intercettazioni sono state scoperte dopo la sentenza di De Gregorio: anche questo è fondamentale, perché la Corte non può non tenere conto che quel giudizio è stato espresso su uno stato degli atti incompleto e in modo assai rilevante. Un problema, quest’ultimo, che penso sia stato recepito. Certo se dovesse essere riformata la sentenza di primo grado l’effetto potrebbe essere dirompente sulle sentenze sportive del 2006 e influenzerebbe anche l’appello del rito ordinario che coinvolge Moggi. Sarebbe una svolta in tutti i sensi…”. Guido Vaciago – http://www.tuttosport.com

IL COMMENTO DI TULLIO LANESE
“Sono stati otto anni di sacrifici, ho vissuto momenti difficili e alla fine c’é stato il risultato che speravo da sempre”: così Tullio Lanese ha commentato la sentenza che lo assolve dalle accuse di “calciopoli. Alla domanda se intende intraprendere iniziative per ottenere risarcimenti ha risposto: “Ora mi riposerò fino a gennaio, poi penserò cosa fare per tutto quello che ho subito”.

IL DISPOSITIVO
Un anno e otto mesi all’ex ad della Juve Antonio Giraudo, riconosciuto responsabile di associazione per delinquere e di un episodio di frode sportiva (Juventus- Udinese 2-1, campionato 2004/05) e assolto da altre due presunte frodi (relative a Udinese-Brescia e Juventus-Lazio). E’ quanto stabilito dalla quarta sezione della Corte di Appello di Napoli (presidente Maurizio Stanziola) al termine del processo di secondo grado con rito abbreviato di calciopoli (quello principale, che vede imputato tra gli altri Luciano Moggi, comincerà il 24 maggio 2013 davanti alla sesta sezione e della Corte di Appello). Ecco nei dettagli il dispositivo della sentenza. Giraudo è condannato alle spese sostenute dalle parti civili, ovvero la Figc (Federazione giuoco calcio), dal Bologna Football Club, dall’Atalanta Bergamasca Calcio spa liquidate in complessivi 5000 euro e La Casa del Consumatore per complessivi 3000 euro. Per le ulteriori sanzioni civile viene confermata la sentenza di primo grado emessa nel 2009 dal gup Eduardo De Gregorio. Sono stati assolti, in base al secondo comma dell’art. 530 (insufficienza di prove) l’ex presidente dell’Aia Tullio Lanese, Tiziano Pieri e Paolo Dondarini (che in primo grado erano stati condannati rispettivamente a due anni, due anni e quattro mesi, e due anni di reclusione). La Corte ha infine respinto l’impugnazione del pg Carmine Esposito nei confronti di una serie di imputati che erano stati assolti in primo grado: Stefano Cassarà, Marco Gabriele, Duccio Baglioni, Gianluca Rocchi, Giuseppe Foschetti, Alessandro Griselli e Domenico Messina (il pg aveva proposto condanne oscillati dai due a un anno e 4 mesi di reclusione). Per tutti dunque è stata confermata la sentenza di assoluzione emessa in primo grado. Respingendo le impugnazioni del pg, la Corte ha anche escluso l’aggravante contestata a Giraudo di essere uno dei promotori della presunta associazione per delinquere. L’ex dg della Juve é riconosciuto dunque un partecipe del sodalizio e non un promotore.