MESSINA, IL DOCUMENTO DELL'ASSEMBLEA ANTIFASCISTA. LE NOSTRE FOTO. LE STRADE SONO DI CHI AMA: "TEATRO IN FIERA OCCUPATO" CONTRO IL FASCISMO, CONTRO LE SPECULAZIONI E CONTRO L'ABBANDONO DEI TERRITORI

15 dicembre 2012 Cronaca di Messina

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L’OCCUPAZIONE SIMBOLICA DEL TEATRO IN FIERA – FOTO DI ENRICO DI GIACOMO

Oggi vogliamo regalare alla nostra città un momento di allegria, di bellezza, di creatività, di lotta e di confronto. Per non abbandonare Messina alla soldataglia nostalgica che oggi appesterà per alcune ore il centro (cioè il corteo di Forza Nuova). Le forze reazionarie – questura in testa – che hanno permesso ad una sfilata nazifascista di attraversare le vie centrali della città, a ridosso dell’anniversario di piazza Fontana e nel giorno in cui si ricorda l’assassinio di Pinelli, sono le stesse che hanno più volte ostacolato in questi giorni lo svolgersi di un corteo antifascista (con restrizioni e modifiche del percorso). Le stesse che da decenni ammorbano di corruzione e legami massonici quella che potrebbe essere una delle più belle città del Mediterraneo. Che la lasciano sprofondare, quando non la demoliscono, per operare le loro speculazioni; per arricchirsi, di denaro e di potere, gravando sulle spalle della ricchezza sociale. Questa manifestazione vuole essere una domanda aperta ai nostri concittadini, ma anche un’ occasione di incontro per ogni colore e differenza: nel nome della lotta contro l’omofobia, il razzismo e ogni forma di discriminazione, in chiaro contrasto con lo scenario lugubre delle camicie brune che oggi insceneranno il loro passo dell’oca in pieno centro. Apriamo oggi uno spazio che da troppo tempo è stato sottratto alla collettività, un simbolo evidente del degrado del pubblico, uno spazio un tempo bellissimo fatto marcire nell’indifferenza collettiva. Uno dei pochi teatri cittadini, all’interno di un sito aperto soltanto 15 giorni l’anno – una sorta di mercato di paese simpaticamente intitolato “Fiera Internazionale”: quell’ Ente Fiera che a causa di una gestione “lungimirante” è appena giunto al totale fallimento, lasciando appesa sulla testa di quindici lavoratori la spada di Damocle del licenziamento. Un’area oggi vuota, inutile, che è stata invece il secondo parco naturale della Sicilia, lo chalet a mare – negli anni ‘50 sede del Festival Internazionale del cinema di Messina. Ora siamo di fronte a un inaccessibile cimitero di cemento. Adesso a trattare per la sua riqualificazione, ci va il solito Vincenzo Franza, con il solito Ivo Blandina (al quale proprio ieri è giunto un avviso di garanzia per aver comprato uno yatch con soldi della regione): loro, insieme all’assessore provinciale Bisignano, ci garantiscono che non ci sarà alcuna speculazione. Dopo aver fatto marcire, nell’indifferenza generale, uno spazio fondamentale della collettività, lo si vuole definitivamente sottrarre consegnandolo ad un manipolo di affaristi, i soliti: che prima si allacciano alla mammella succhiando fino a prosciugare il tutto, e poi si trasformano in necrofili del settore pubblico, dicendo viva i privati. Noi, invece, diciamo viva il Comune: viva il Teatro in Fiera “Luogo Comune” della città di Messina. Luogo comune delle differenze, delle molteplicità. Noi non permetteremo a una minoranza di istanze privatistiche di continuare a decidere la morte della nostra città. Vogliamo far vivere ed alimentare con costanza la possibilità di modificare le cose, senza rese preventive e fatalistiche: avremmo voluto donare un teatro alla città, non le sue rovine. Invitiamo i cittadini a guardare con i propri occhi lo stato in cui versa questo spazio, a provare con noi un fremito di mortificazione e di sdegno, e a deciderne le sorti in un’assemblea pubblica. Oggi ci riprendiamo ciò che è nostro, da oggi Messina non è più una città-fantasma, da oggi non si torna a casa se non per accumulare forze che ri-esonderanno nelle strade. Il desiderio di ciò che potrebbe essere, unito alla rabbia per ciò che è, ci legittima a rivitalizzare gli spazi del comune. Ci siamo presi le strade perché la semina cattiva di tutti i fascismi, mai estirpati, cade oggi sul più fertile dei terreni. La crisi morde e il dolore non diventa automaticamente ribellione corale, può diventare invece una “guerra tra poveri”. Noi ci batteremo in tutti i modi per impedirlo. Non solo, non tanto a Forza Nuova, ma a tutte le culture autoritarie che legittimano ed eternizzano il sopruso e l’arroganza dei poteri costituiti. La posta in gioco per noi è questa. Non sono che le prime fiches.

Assemblea antifascista

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FOTO DI ENRICO DI GIACOMO

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