IL MANIFESTO: A Messina occupato il Teatro in Fiera da una rete di associazioni e collettivi che lo ha ribattezzato con il nome dell'anarchico Pinelli

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FOTO DI ENRICO DI GIACOMO

Il Teatro in Fiera di Messina è stato occupato da una rete di associazioni e collettivi che lo ha ribattezzato con il nome dell’anarchico Pinelli. Lunedì scorso questa rete composta dagli studenti dell’Onda ai militanti Noponte, passando per gli attivisti antirazzisti, per i diritti civili e i beni comuni, si era data appuntamento per manifestare contro la scelta di Forza Nuova di tenere la propria adunata siciliana a Messina. «Non ci interessa lo scontro fra opposte tifoserie – hanno scritto nella convocazione del corteo di sabato – ma sconfiggere l’estremismo di destra sul terreno della proposta politica». La loro occupazione ha restituito alla città uno dei suoi spazi negati. Come il teatro Coppola a Catania, il Garibaldi a Palermo, anche il Teatro in Fiera è stato per decenni il cuore pulsante delle attività culturali messinesi. Situato in un’area pregiata in riva allo stretto, all’ingresso della cittadella fieristica, il teatro ha ospitato le più importanti compagnie di prosa nazionali e internazionali, l’attività delle associazioni musicali, eventi che hanno fatto la storia della città e le hanno conferito una dimensione internazionale, come il Festival del cinema di Messina e Taormina. Dal 1995 tutto questo è uno sbiadito ricordo. Nient’altro che una leggenda metropolitana per le nuove generazioni. «Avremmo voluto donare un nuovo teatro – ha scritto l’assemblea degli occupanti – ma abbiamo scoperto un cratere: al posto della platea un cumulo di macerie, emblema dello smottamento culturale e civile che ha investito Messina negli ultimi vent’anni». Il recupero dell’affaccio a mare è da decenni al centro del dibattito politico cittadino, né più e né meno del Ponte sullo stretto. È una vasta porzione di territorio, potenzialmente pregiato, oggi oggetto di ambiziosi piani di risanamento e riqualificazione su cui le giunte che si sono alternate alla guida della città hanno investito tutto in termini di credibilità e di consenso. La cittadella fieristica e il teatro che vi è ospitato, sono al centro di un contenzioso aperto tra Ente fiera (fallimentare e in attesa di un commissario liquidatore), e Autorità portuale, che ha ereditato dal demanio marittimo le concessioni degli spazi all’atto dalla sua costituzione nel 1994. La gestione delle aree da parte dell’Autorità Portuale comporta una vera e propria “chiusura” della cittadella fieristica rispetto agli enormi bisogni di socialità e di cultura dei cittadini . I suoi 30 mila metri quadri impreziositi da alberi secolari, affaccio sul mare, padiglioni enormi prodotto del miglior modernismo architettonico italiano, sono sporadicamente affittati a prezzi altissimi e tenuti in pessime condizioni mentre su di essi sono stati banditi innumerevoli concorsi di idee e sviluppati progetti di restauro e riuso destinati a restare su carta per chissà quanto tempo ancora, mentre il personale dell’Ente fiera è lasciato senza stipendio da circa 15 mesi. Una pubblicistica interessata più a progetti specultivi che alla tutela dei beni comuni li ha stigmatizzati come «fannulloni». In questo contesto è comprensibile come l’occupazione dei locali del teatro abbia suscitato consensi ed entusiasmi trasversali. Fin dalle prime ore in cui i militanti dell’assemblea antifascista hanno aperto i cancelli della struttura, c’è stato un fitto viavai di persone di tutte le età. Fra i tanti messaggi di solidarietà ricevuti, quello dell’attore e regista Maurizio Marchetti e persino di un assessore della giunta di centrodestra decaduta a settembre per le dimissioni del sindaco Pdl Giuseppe Buzzanca. Domenica pomeriggio la prima assemblea ha visto la partecipazione di oltre duecento persone, in larga parte giovani e giovanissimi. La loro intenzione è quella di rendere gli spazi della Fiera «accessibili, comuni, svincolati da ogni logica legata al profitto e al mercato». Dopo un primo confronto con gli occupanti, il segretario dell’autorità portuale Di Sarcina ha annunciato l’istituzione di una commissione composta dai rappresentanti delle istituzioni e dai privati. Entro il 19 dicembre dovrà indicare le linee guida per un bando di gara internazionale per decidere la destinazione d’uso dei padiglioni e dell’intera area fieristica. Gli occupanti hanno preso tempo per confrontarsi con «cittadini, lavoratori dello spettacolo e movimenti». Il Prefetto di Messina Stefano Trotta ha riconosciuto «l’alto valore sociale dell’iniziativa», mentre il presidente dell’autorità portuale Samiani ha messo a disposizione dell’occupazione un padiglione della cittadella fieristica. Gli occupanti hanno chiesto un confronto anche al neo-presidente della regione Crocetta. A Messina sono giorni importanti: forse anche qui ci sarà un teatro Valle. TONINO CAFEO da IL MANIFESTO