Messina, scoperto giro di usura ed estorsioni nell'operazione 'GRAN BAZAR': 7 arresti e un ricercato. Le indagini hanno avuto inizio in seguito alla denuncia di un direttore di banca

19 dicembre 2012 Cronaca di Messina

Da uno strano giro di assegni in una banca di Villafranca Tirrena, in provincia di Messina, e le minacce nei confronti del direttore del medesimo istituto di credito, è venuto alla luce un giro di usura, culminato con gli arresti odierni dell’operazione denominata “Gran Bazar”, per l’attività di uno degli indagati, e per la quale la Squadra Mobile di Messina e la Sezione di Polizia giudiziaria presso la Procura, hanno fatto scattare le manette per otto individui, tra cui soggetti noti per la loro attività malavitosa. Altre persone sono state iscritte nel registro degli indagati.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip Francesco Genovese, su richiesta del sostituto Vito Di Giorgio della Direzione distrettuale antimafia e della dottoressa Anna Maria Arena della Procura.

Gli arrestati

Giuseppe Mazzù di 54 anni, residente a Rometta.

Giuseppe Ilacqua, 59enne di Rometta, dipendente della società calcistica Acr Messina, quale magazziniere e raggiunto dalla Polizia negli alloggi dello Stadio San Filippo.

Nicola Tavilla, 47 anni di Briga Marina, pluripregiudicato per reati contro il patrimonio e in violazione della normativa sulle misure di prevenzione, con pendenze per omicidio, estorsione e usura. E’ stato coinvolto nell’operazione “Grano maturo”, anch’essa per un giro di usura che coinvolgeva 26 persone.

Domenico Trentin, 33 anni di Messina, attualmente detenuto nel carcere di Ancona, appartenente al cal Ventura-Vadalà del rione Camaro, già condannato per tentato omicidio e coinvolto nell’operazione antimafia “Omero”, per a quale è stato condannato per associazione mafiosa.

Salvatore La Camera, 37 anni di Messina, indicato come facente parte a gruppi criminali dediti al traffico di droga, pluripregiudicato per tentato omicidio e reati in materia di stupefacenti e contro il patrimonio.

Tindaro Patti, 38enne, di Messina.

Giuseppe Camarda, 40 anni di Villafranca e tratto in arresto a Parma.

Vito Carmelo Foti, 45enne di Barcellona Pozzo di Gotto, attualmente detenuto nella casa circondariale di Sulmona, elemento di spicco della famiglia barcellonese, già con precedenti per associazione mafiosa e reati contro la persona e il patrimonio, è stato tratto in arresto nell’ambito dell’operazione “Pozzo II” insieme a quella denominata “Ghota”, che aveva colpito nel giugno del 2011 la malavita organizzata di Barcellona, contestando i reati di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, in materia di armi e intestazione fittizia di beni.

L’operazione “Gran Bazar” riguarda diversi singoli episodi, che hanno visto interessati gli otto destinatari del provvedimento, coinvolti nel prestito di denaro a tassi usurai, tra il 15 e il 20 per cento mensile, ai danni di commercianti, ristoratori e liberi professionisti.

Le indagini hanno preso le mosse nel maggio del 2009, dalla denuncia del direttore di una filiale bancaria di Villafranca, circa le minacce ricevute presso l’utenza telefonica della propria abitazione ed una lettera e culminate con l’incendio della propria automobile.

Lo stesso funzionario ha indicato che la circostanza potesse essere collegata ad un cliente dell’agenzia, col quale erano nati dei contrasti, in quanto il direttore lo aveva diffidato ad eseguire delle pratiche finanziarie poco ortodosse, consistenti nell’emissione di assegni con causali che non potevano giustificarne l’entità – spesso tra i 10 e i 20 mila euro -. Assegni il cui beneficiario, nell’arco di pochi mesi, era sempre a favore della ditta di Pinuccio Ilacqua, al tempo dei fatti titolare di un rifornimento di carburanti. Dalle indagini si è visto che questa metodologia veniva praticata ciclicamente verso altri imprenditori, usufruendo dei tempi di valuta, per celare situazioni di scoperto.Un giro vorticoso che in un mese raggiungeva anche i 550 mila euro. Quando questo, però, non bastava, si passava al prestito usuraio.

In alcuni casi, per la riscossione, le vittime venivano pesantemente pressate: da qui per alcuni indagati la contestazione anche dell’estorsione con l’aggravante del metodo mafioso.

Nel corso dell’operazione, sono state effettuate perquisizioni domiciliari, durante le quali sono stati sequestrati assegni bancari, appunti contabili e altra documentazioni, che permetteranno di approfondire gli accertamenti.