Manifestazione Noi Sappiamo: IL TESTO DELL'INTERVENTO DELL'AVVOCATO FABIO REPICI

26 dicembre 2012 Inchieste/Giudiziaria

repici-farnese-c-giannini

Siamo cresciuti consapevoli della veridicità di quelle parole di Brecht, di quanto sia sventurato un popolo che abbia bisogno di eroi. E però oggi siamo consapevoli di quanto sia disperato un paese che non solo ha avuto degli eroi e dei martiri ma che per ottenere verità e giustizia ha bisogno del sacrificio dei familiari della vittime. Ecco se è sventurato il paese che ha bisogno di eroi, cos’è il paese che risesce a combattere per verità e giustizia solo grazie al sacrificio di persone come salvatore e come tutti gli altri familiari? E’ una situazione che ci ricorda qualcosa. Almeno a me ricorda qualcosa. A me ricorda le donne di Plaza de Mayo. Mi ricorda una dittatura. Mi ricorda quelle donne che combattevano per avere verità e perfino per avere il corpo dei loro familiari uccisi da una dittatura. Mi ricorda l’argentina dei desaparecidos, ed io dico… ma lì era una dittatura e c’era quindi una ragione che rendeva necessario quel sacrificio. Noi viviamo in un paese democratico e viviamo in un paese che ha la più bella Costituzione del mondo. E allora com’è che siamo arrivati a questo punto? Vedete, nella tanto vituperata prima repubblica, giustissimamente vituperata, non si era mai fatto espressamente strame della Costituzione e delle leggi. Erano considerate come dei totem dai cittadini onesti, dagli altri, magari dagli esponenti dei poteri deviati, dei gusci vuoti da aggirare, ma mai nessuno aveva avuto il coraggio di dire che la Costituzione è da calpestare, che le leggi sono da calpestare e che quando leggi non ci sono, pur di tutelare dei banditi di Stato, bisogna anche inventarsele. A questo la prima repubblica non era arrivata. C’è stato bisogno della seconda repubblica napolitana, per arrivare a questo livello. E vedete, oggi più che all’epoca fascista bisogna richiamare quelle parole, quelle del sovversivismo delle classi dirigenti. Perché oggi siamo in una condizione esattamente di questo tipo: chi è nelle stanze dei bottoni, di cui parlava Salvatore, le classi dirigenti stanno attuando un sovversivismo contro la Costituzione e contro le leggi vigenti e purtroppo sono le più alte sfere del potere a rendersi responsabili di una situazione di questo tipo. Quello che è successo nella scorsa estate è qualche cosa che nessuno dei più pessimisti commentatori delle cose pubbliche avrebbe mai mai mai potuto immaginare. Vedete, chi ha un minimo di rudimento del diritto e del diritto costituzionale sa che l’Italia è una repubblica parlamentare. Il centro, il fondamento del nostro sistema istituzionale è il parlamento, non può esistere organo difeso dai principi costituzionali più del parlamento, quello è il massimo. Bene, sapete tutti, meglio di me, come le intercettazioni che riguardano i parlamentari, cioè gli esponenti dell’organo costituzionale più tutelato dalla nostra carta costituzionale, sono utilizzabili nei processi. Mai nessuno si era sognato di affermare quella follia per cui il telefono del Quirinale poteva essere una sorta di servizio a tutela di chi voleva sfuggire dai processi. Però vedete, il Presidente della Repubblica ha sollevato un conflitto di attribuzioni. Ora, la Costituzione è una, i 139 articoli della Costituzione li dovrebbero conoscere tutti i cittadini che siano degni di questo nome. Andate a leggere, questo è il consiglio che io do, in modo da non farvi turlupinare dalle menzogne di Stato, andate a leggervi gli articoli 87 e 88, lì ci sono indicate una per una le prerogative del capo dello Stato. Da nessuna parte troverete qualche cosa che possa evocare la possibilità che il capo dello Stato sia il coordinatore delle indagini su fatti di mafia. Mai da nessuna parte. Vedete, nel 1991, non cento anni fa, venti anni fa, il partito di Giorgio Napolitano chiese la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga. Bene, Francesco Cossiga era un soggetto peggio che criticabile, da me detestato, ma guardate che i motivi alla base di quella messa in stato di accusa dal partito di Napolitano sono un millesimo rispetto a ciò che è stato fatto quest’estate e nella primavera scorsa con quelle telefonate. Bene, si è sollevato il conflitto di attribuzione che si è risolto nel modo che sapete. La Corte Costituzionale, cioè l’organo costituzionale di garanzia delle leggi, si è inventata una legge inesistente. E l’ha fatto per i motivi che sono stati illustrati nella maniera più nitida quest’estate da Gustavo Zagrebelsky, che pure di quella Corte Costutzionale è stato presidente e che ha scritto sul giornale che più ha fatto disinformazione a proposito dell’indagine sulla trattativa e su quel conflitto di attribuzione, cioè su Repubblica. La Corte Costituzionale ha risolto in quel modo e quel modo è questo: il segreto deve cancellare ogni possibile sforzo per la ricerca della verità. La situazione che si è creata è che c’è un imputato del processo trattativa che si chiama Nicola Mancino che è l’unico a legittima conoscenza di quel che si è detto con il capo dello Stato, che può ricattare, da imputato, il capo dello Stato e, attraverso il capo dello Stato, il Consiglio Superiore dalla Magistratura. Lo strumento che si è creato è il segreto per scappare dai processi. Guardate che non è una situazione nuova, in questo le manovre criminalizie hanno avuto un precedente che è illuminante, in certi casi in Italia, come disse il cantante, il diritto è diventato un carnevale, e c’è anche un giudice che porta quel nome, ed è un giudice, che fa il giudice tutt’oggi, nonostante abbia più di ottanta anni, grazie ad una legge ad personam. Vedete, quel giudice fu condannato dalla corte d’appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Il suo ricorso, essendo giudice della Corte di Cassazione, non fu trattato in via ordinaria ma fu trattato dalle sezioni unite della Corte di Cassazione, che si inventarono un altro principio. Vedete, era stato incastrato, il presidente Carnevale, l'”ammazza sentenze”, era stato incastrato dalla testimonianza di un suo collega, il quale raccontò ai giudici di Palermo come prima di una decisiva udienza del processo in Cassazione per l’omicidio del capitano Basile, era stato chiamato dal presidente della sua sezione, cioè Corrado Carnevale, che non componeva il collegio, alla presenza di un tizio anomalo, un massaro, dalla forte parlata siciliana, e lì il presidente Carnevale gli aveva spiegato che quella sentenza andava annullata. La corte di Cassazione si è inventata che quella conversazione di Carnevale, il giudice e dietro la porta il massaro, era una camera di consiglio. E con una sentenza delle sezioni unite ha detto che il giudice non può riferire su ciò che accade in camera di consiglio. Così abbiamo imparato che se per caso un giudice viene costretto a decidere nel senso richiesto attraverso minacce non potrà mai testimoniare, perché quella testimonianza sarà sempre ritenuta inutilizzabile. Anche lì, come vedete, è il segreto, l’unico strumento che consente, che rende possibile la sottrazione alla giustizia, alla verità e alle condanne. Ormai è un canone fisso nei processi ai potenti. Perché voi ricorderete come anche nel processo sul sequestro di Abu Omar quell’altro bandito di Stato richiese la difesa attraverso il segreto di stato, segreto di stato che fu concesso dal presidente del consiglio del governo di centro sinistra e poi dal presidente del consiglio del governo di centro destra, e la stessa cosa per il processo dello scandalo della Security Telecom di Tavaroli, segreto di stato anche lì. E la stessa cosa nel processo per lo scandalo del’abusivo servizio segreto interno al DAP, costituito dal SISDE di Mori con il DAP di Tinebra. Anche lì, segreto di stato. Vedete, ormai la scappatoia fissa dei banditi di Stato è il segreto. A questo ci si deve ribellare, perché è una cosa che non è prevista da nessuna legge. E che è sicuramente, sicuramente rifiutata dalla nostra carta costituzionale. Su queste vicende e su quello che successe l’estate scorsa in Italia si è consumato il peggiore “tradimento dei chierici”. Gli i
ntellettuali hanno disertato. Gente che noi avevamo letto per decenni sono arrivati a bestemmiare contro la loro stessa credibilità, Eugenio Scalfari per primo. Noi qui ci troviamo sotto l’ambasciata francese. Forse non è stato un caso se quest’estate in Italia è stato ripubblicato in Italia il testo di Benda, “Il tradimento dei chierici”. Ecco, fatene omaggio ad Eugenio Scalfari e magari capirà qual è il livello di vergogna che ha raggiunto con le parole che ha vergato quest’estate su Repubblica.
Quel libro ci insegna un’altra cosa e cioè che un paese civile non può vivere senza verità e senza giustizia e non si può vivere senza giustizia se non si ha verità. E’ questo l’impegno che tutti noi dobbiamo prendere, la resistenza oggi si chiama battaglia per la verità. Gli antifascisti oggi devono combattere per la verità e in questo i cittadini onesti, tutti i cittadini onesti, anche se si devono mettere contro le più alte sfere del potere, devono sostenere il sacrificio dei familiari delle vittime di mafia, del terrorismo, che sono rimasti gli unici, gli ultimi testimoni di questa battaglia. E’ a loro che deve essere rivolto ogni nostro sforzo e anche i nostri sentimenti di gratitudine, perché vedete, quello che fa Salvatore Boresellino, che fa Giovanna Maggiani Chelli, che fa Sonia Alfano e che fanno i tanti altri… l’elenco sarebbe lunghissimo, è esattamente quello che dovrebbe fare la classe dirigente. Il capo dello Stato avrebbe dovuto sbattere il telefono in faccia a Mancino e telefonare subito a Salvatore Borsellino e chiedergli scusa per il comportamento di Mancino. Beh, quel capo dello Stato per fortuna è arrivato a fine mandato. Auguriamoci che il prossimo non ricada in quelle vergogne.