Quotidiano on line - News - Inchieste - Rassegna Stampa - Photoreportage

Home Chi sono E-Mail Archivio news Sentenze Mondo News Cronaca da Messina e dintorni Inchieste    Reportage
Commenti e appelli Diario Mondo Africa Periferie Culture Agenda & Consigli Fotografie Video











SLITTA L’APPELLO: Padre Fedele, “Resto fiducioso nella giustizia”. L’ex frate fu condannato a nove anni e tre mesi di reclusione per violenza sessuale su una suora

“Resto fiducioso nella giustizia”. Lo ha detto padre Fedele Bisceglia, l’ex frate condannato a nove anni e tre mesi di reclusione per violenza sessuale su una suora, lasciando il Palazzo di giustizia di Catanzaro dove avrebbe dovuto iniziare il processo d’appello. L’udienza è stata rinviata al 18 ottobre per un difetto di notifica ad uno dei legali dell’altro imputato, Antonio Gaudio condannato a sei anni e tre mesi. Padre Fedele continua a fare il missionario in Africa.

Terremoti: Scosse in Sicilia e Isole Eolie

Due scosse di terremoto sono state registrate nelle ultime ore in Sicilia dai sismografi dall’ Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. La prima, di magnitudo 2.2, è stata registrata alle 4.21 nel distretto sismico della Sicilia centrale con epicentro tra i Comuni di Alimena, Bompietro e Blufi (Palermo), e di Resuttano (Caltanissetta), a una profondità di 30 chilometri. La seconda, di magnitudo 2.3, è stata localizzata tra la costa messinese e le isole Eolie, con epicentro in mare a una profondità di oltre 130 chilometri.

Unical, finti esami e terribili strafalcioni. Negli statini presentati in segreteria per la registrazione delle prove Kant era diventato “Cant” e Hegel s’era incredibilmente trasformato in “Egel”…

Il festival dell’ignoranza. Altro che Letteratura e Filosofia, gli atti sequestrati dal pm Antonio Tridico (nella foto) nell’inchiesta sui falsi esami all’Università della Calabria rivelano uno spaccato tragicomico. Gli statini falsificati testimoniano di un Immanuel Kant trasformato in “Emanuele Cant” e di un immortale Hegel diventato “Egel”. Via la “K” e la lettera “H” dai cognomi dei grandi filosofi tedeschi in nome delle fittizie registrazioni di prove mai sostenute. Prove però indispensabili per ottenere una laurea immeritata. E quando s’imitavano le firme dei docenti accadeva pure altro. In un caso, per esempio, il nome del professore – Francesco – è diventato “Frangesco” con la “G”che ha sostituito la “C” in ossequio alla cadenza gergale cosentina. Domanda: ma come è stato possibile che nessuno si sia accorto di strafalcioni tanto evidenti? È quello che stanno cercando di scoprire i magistrati inquirenti già alle prese con altre 70 presunte false lauree.

MESSINA, OPERAZIONE “GRAMIGNA”: Clan Giostra e Camaro, otto condanne

Otto pesanti condanne, in alcuni casi ancora più dure di quanto aveva richiesto l’accusa, sono state inflitte dal Massimiliano Micali con il rito abbreviato nell’ambito del processo scaturito dall’operazione antimafia “Gramigna”, durante la quale fu sgominata a Messina un’organizzazione criminale dedita a traffico di droga, usura, truffa e corse clandestine di cavalli. Dieci anni di reclusione sono stati inflitti ad Angela Di Marzo, nove anni e sei mesi ad Andrea Lucania ed Antonella Mazzara, otto anni e due mesi a Luigi Ascione, sette anni e due mesi a Giuseppe Coletta, sei anni e dieci mesi a Carlo Pimpo, infine sei anni di reclusione ad Antonino La Paglia e Tommaso Vadalà. Assoluzioni parziali hanno registrato Coletta e La Paglia con la formula «perché il fatto non sussiste». Per i condannati il gup Micali ha deciso inoltre l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e quella legale per la durata della pena, il divieto di espatrio e il ritiro della patente per due anni, nonché la distruzione di tutta la droga sequestrata nel corso delle indagini e del blitz finale.

MESSINA, IL CLAMOROSO INTERROGATORIO DELL’AVV. ROSARIO CATTAFI: Trattativa, Di Maggio chiese aiuto a Cattafi. Il presunto capo della mafia barcellonese avrebbe riferito ai pm della Dda di aver svolto una “missione” per conto dell’allora vicecapo del Dap. Nei prossimi giorni sarà sentito il cronista Anselmo, autore dello scoop

di maggio

Due ore e passa di faccia a faccia al carcere di Gazzi a parlare di Trattativa. Ecco la nuova inchiesta che stanno seguendo il procuratore capo di Messina Guido Lo Forte e due suoi sostituti della Dda, Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo. Sono loro che hanno sentito a lungo l’avvocato barcellonese Rosario Pio Cattafi, l’uomo considerato “il capo dei capi” della cupola mafiosa barcellonese e finito in carcere nel luglio scorso per l’operazione antimafia “Gotha”. Tra le cose che Cattafi ha detto ci sarebbero i rapporti negli anni ’90 con il magistrato Francesco Di Maggio (nella foto), vicecapo del Dap. Cattafi, a quanto pare, avrebbe detto ai magistrati della Dda peloritana di aver in qualche modo agito, in un periodo in cui era ristretto in carcere per l’inchiesta sull’autoparco di Milano, in un certo senso “per conto” di Di Maggio, che gli avrebbe affidato un incarico specifico. Il fascicolo è stato secretato, l’inchiesta continua su diversi fronti. NUCCIO ANSELMO da GDS

CATTAFI Rosario Pio

L’avvocato Cattafi

IL GIORNALISTA NUCCIO ANSELMO, DELLA GAZZETTA DEL SUD, SARA’ SENTITO NEI PROSSIMI GIORNI DALLA DDA DI MESSINA COME ‘PERSONA INFORMATA DEI FATTI’, NELL’AMBITO DI UN FILONE D’INDAGINE DELLA PROCURA PELORITANA RELATIVO ALLA COSIDDETTA TRATTATIVA STATO-MAFIA. IL CRONISTA SARA’ ASCOLTATO IN RELAZIONE A UN SERVIZIO PUBBLICATO SULL’EDIZIONE DI IERI DELLA GAZZETTA DEL SUD IN CUI SI PARLA DI UN INTERROGATORIO IN CARCERE, CONDOTTO DAI SOSTITUTI VITO DI GIORGIO E ANGELO CAVALLO, CON L’AVVOCATO DETENUTO ROSARIO PIO CATTAFI, INDICATO COME IL CAPO DELLA MAFIA DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO.

MESSINA: TORNA IN CARCERE L’EX PENTITO ROSARIO RIZZO. AL CULMINE DI UNA LITE HA UCCISO LA MOGLIE. VIVEVANO ENTRAMBI IN LOCALITA’ PROTETTA

spatuzza_r400

E’ tornato in carcere dopo molti anni l’ex pentito Rosario Rizzo, negli anni ’80 elemento di vertice del clan Galli di Giostra. L’uomo ha ucciso la moglie, con la quale conviveva in una città del centro Italia. Il fatto risale all’estate piena, tra fine luglio e inizio agosto, ma continua a rimanere avvolto nel più stretto riserbo. Rizzo infatti aveva concluso la sua stagione di collaborazione con la giustizia, i fatti che ha vissuto in prima persona risalgono a parecchi anni fa e le sue dichiarazioni sono datate. Quando ha ucciso la donna, quindi, era di fatto ancora sotto tutela. Tra i due le cose non andavano bene già da parecchio tempo e un giorno, al culmine di una lite, “Sarino” ha deciso di farla finita. Il quarantanovenne da tempo dava segni di disagio psicologico; subito dopo il delitto si è praticamente consegnato alle forze dell’ordine ed è stato rinchiuso in carcere. Sul fatto trapelano con difficoltà altri particolari visto che, pur terminata da un pezzo la collaborazione con la giustizia, era ancora sotto tutela, in località riservata. Sarino Rizzo era uno dei tre fratelli che gestivano gli affari del clan in posizione di vertice, denominati “i ferraioli”. E’ stato accusato e si è autoaccusato di più di un omicidio. Suo fratello, Lillo, è stato ucciso nella guerra di mafia che ha insanguinato la città di Messina tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90. Ha una condanna definitiva all’ergastolo sulle spalle, che stava scontando con i benefici dovuti ai collaboratori. E’ sfuggito a sua volta ad un agguato, il 6 dicembre del ’91. E’ stato tra i principali pentiti che ha permesso alla magistratura messinese di definire le condanne al processo Peloritana, il primo processo ai gruppi criminali cittadini. ALESSANDRA SERIO PER TCF

No Ponte
video
Il treno del ferro


Voci nel fango