SCIENZA: Le faglie attive nello stretto di Messina

5 gennaio 2013 Inchieste/Giudiziaria

Il terremoto di Messina del 1908 è considerato uno degli eventi più catastrofici del ventesimo secolo. In soli 37 secondi infatti, fortissime scosse rasero al suolo oltre il 90% degli edifici della città siciliana, provocando un potente tsunami e oltre 60.000 vittime. Nonostante oggi l’area sia tornata ad essere densamente popolata, e vi si progettino da anni imponenti progetti infrastrutturali (come il famoso ponte), la struttura tettonica della zona rimaneva fino ad ora poco conosciuta. Un nuovo studio, realizzato dall’Università Sapienza di Roma in collaborazione con diversi centri di ricerca italiani, e pubblicato su Scientific Reports, chiarisce oggi l’assetto strutturale dell’area con estrema precisione, svelando in parte le cause geologiche della natura sismica dello stretto. Grazie alla nave oceanografica Urania del Cnr, i ricercatori hanno potuto analizzare i profili di sismica a riflessione multicanale e i dati batimetrici multifascio della zona, riuscendo in questo modo a realizzare una mappa morfologica dell’area che garantirà in futuro un’accurata valutazione del rischio sismico. Il team ha scoperto così che la regione dello Stretto è interessata da un complesso sistema di faglie attive, alcune finora ignote o mal conosciute. È emerso inoltre come nella stessa zona coesistano, su brevi distanze, regimi tettonici diversi e attivi: in alcuni punti la crosta terrestre si sta estendendo, mentre immediatamente a nord dello Stretto di Messina si contrae, con conseguenti movimenti orizzontali. I ricercatori ritengono che la complicazione dell’area sia spiegabile perché lo Stretto è posizionato in una fascia di svincolo tra la discesa della crosta (o meglio litosfera) del Mar Ionio al di sotto della Calabria e la zona di subduzione al di sotto della Sicilia.

Riferimenti:The tectonic puzzle of the Messina area (Southern Italy): Insights from new seismic reflection data
Carlo Doglioni, Marco Ligi, Davide Scrocca, Sabina Bigi, Giovanni Bortoluzzi, Eugenio Carminati, Marco Cuffaro, Filippo D’Oriano, Vittoria Forleo, Filippo Muccini & Federica Riguzzi Nature doi:10.1038/srep00970