VENTENNALE OMICIDIO BEPPE ALFANO/ ILYA POLITKOVSKY, FIGLIO DELLA GIORNALISTA RUSSA ANNA POLITKOVSKAYA: “MIA MADRE, RICORDATA IN ITALIA MA NON IN RUSSIA”

7 gennaio 2013 Cronaca di Messina

BARCELLONA POZZO DI GOTTO, 7 GEN – E’ un momento particolarmente emozionante quando Ilya Politkovsky, figlio della giornalista russa Anna Politkovskaya, prende la parola alla fine della prima giornata di commemorazione del giornalista Beppe Alfano. Beppe Alfano e Anna Politkovskaya, due giornalisti, un uomo e una donna, un siciliano e una russa.

“E’ un grande piacere essere qui – dice subito Ilya, che ringrazia Sonia per l’invito -. Grazie a Sonia per essermi stata accanto, ma anche per il modo in cui mi ha guardato e, soprattutto, per avere ricordato mia madre. Lei era una giornalista d’inchiesta, ha scritto più di 500 articoli. Da questi sono nate 50 indagini investigative, da cui poi sono scaturiti dei processi. Mia madre faceva un tipo di lavoro giornalistico diverso da quello di Beppe Alfano: lei si occupava di crimini di guerra, soprattutto in Cecenia. Di crimini commessi dall’esercito, di organizzazioni religiose criminali, di persone che erano al potere in Cecenia e in Russia grazie a traffici illeciti. È stata uccisa più di sei anni fa da un gruppo di killer organizzati. Un crimine organizzato per soldi. Uno dei mandanti del delitto è già in prigione. Un mese fa c’è stato un processo ed è stato condannato. E’ stato provato che egli avesse pedinato mia madre, che persone del suo staff erano state incaricate di pedinarla per le strade di Mosca. Lui era il funzionario del dipartimento dei servizi segreti russi. Ripeto, un funzionario a Mosca dei servizi segreti”.

“Un passo avanti – dice Ilya Politkovsky – per comprendere la dinamica di questo omicidio. Abbiamo conosciuto la manovalanza che ha portato avanti l’omicidio, ma non conosciamo tutti i mandanti. Se siamo riusciti a scoprire la sua colpevolezza non è grazie alle indagini ufficiali delle autorità, ma grazie alle indagini svolte dal giornale per il quale lavorava mia madre. È stato il regime politico: non ci sono prove, ma è sicuramente un omicidio compiuto da funzionari dell’intelligence. In Russia la stampa è tutt’altro che libera. Sono sotto controllo dei canali federali, controllati dal governo. Si contano sulle dita di una mano quelle testate che possiamo definire libere. Non è la verità, quella che ci fanno vedere in tv”.

“Ringrazio tutti – ha concluso Ilya – perché sembrerà assurdo, ma l’Italia e l’Europa non hanno dimenticato mia madre. Ci sono diverse città che le hanno dedicato delle strade. Ma non ce ne sono in Russia. Grazie per avermi aiutato a rinnovare il ricordo di mia madre, adesso spero solo di riuscire a trovare i mandanti del suo omicidio”.