LA LETTERA, LA POLEMICA ALL'INTERNO DELL'ANM: Manifestazione Noi Sappiamo: Sebastiano Ardita (procuratore aggiunto a Messina), 'La tragedia e' essere costretti a commemorare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino insieme a tanti che da vivi li detestavano e facevano loro la guerra'

A seguito della recente sentenza della Consulta che ha accolto le richieste del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel conflitto sollevato da quest’ultimo nei confronti della Procura di Palermo, i vertici dell’Associazione Nazionale Magistrati non hanno ritenuto di spendere una sola parola a sostegno della piena legittimità e correttezza dell’operato dei magistrati palermitani. A causa di questo assordante silenzio, il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi ed il sostituto procuratore Nino Di Matteo si sono dimessi dai rispettivi incarichi direttivi negli organi associativi della sezione palermitana dell’ANM. All’interno delle mailing list delle correnti delle magistratura è nato un acceso dibattito fra chi, da una parte, condivideva le ragioni delle dimissioni di Teresi e di Di Matteo e chi, dall’altra parte, riteneva che tali dimissioni fossero prive della benchè minima motivazione. La redazione di questo sito, 19luglio1992.com, ha avuto la possibilità di leggere gli scambi interni ad una di queste mailing list ed ha ritenuto non solo opportuno, ma anzi doveroso, rendere pubblica la risposta inviata da Sebastiano Ardita (procuratore aggiunto a Messina) ad un collega che, nello scambio di opinioni, aveva accusato Di Matteo di aver voluto fare, con con la scelta di dimettersi dall’ANM palermitana, una ‘tragedia’, con tutto l’accezione siciliana che tale termine vuole indicare. In siciliano, il ‘tragediatore’ è un uomo che fa di ogni cosa una tragedia, quello che, in ogni occasione che gli capita, seria o allegra che sia, si mette a fare ‘teatro’. In risposta a tale commento che definiva Di Matteo un ‘tragediatore’, Sebastiano Ardita ha postato una replica in cui ridà alla parola tragedia il giusto significato in questo contesto. Marco Bertelli (15 dicembre 2012)

La tragedia

In una materia cosi’ complessa come la “questione Palermo” nella nostra lista e’ stata evocata la tragedia. Lo si e’ fatto per paradosso, e mai invece espressione mi sembra piu’ calzante. La tragedia e’ innanzitutto nei fatti che fanno da cornice al processo, nel sangue delle vittime, nei bambini morti ai Georgofili, nel sacrificio dei nostri colleghi e delle loro scorte. La tragedia e’ anche un genere letterario, utilizzato per sopperire alla carenza di comunicazione, che nel mondo ellenico era legata soltanto ai mezzi, e ai nostri tempi alla mancanza di umilta’ che ci rende sordi alle ragioni degli altri. Un genere che consente di guardare dentro al dolore dei protagonisti del quale non comprendiamo l’origine, ma di cui conosciamo solo la capacita’ di tramandarsi. E allora ne attribuiamo la causa alla ùbris, una colpa che prescinde dalle nostre azioni, che ci rende responsabili solo per la discendenza, per l’appartenenza ad un mondo ideale, ad un luogo, ad una categoria di uomini. La tragedia e’ la difficoltà di spiegare che per quella ricerca della verità – che ruota attorno alla morte di chi ti e’ stato padre e lo e’ stato per tutta la magistratura – scommetteresti la tua professione perché altri, che tu amavi, hanno sacrificato la propria vita. La tragedia e’ che sai bene che il processo e’ difficile, e tu prima degli altri comprendi che l’esito potrà non essere quello che auspichi, e immagini gia’ tutto quello che ne conseguira’. Ma comunque non ti tiri indietro, perche sai anche che se non la cercherai tu, quella verita’ rimarrà sepolta. La tragedia e’ che sai perfettamente che venti anni fa, quando i corleonesi comandavano a Palermo, indagare sui rapporti tra la mafia e lo Stato significava essere condannati a morte. Con sentenza da eseguire alla prima occasione, anche dopo dieci anni. E adesso non sai cosa ti succedera’. Puoi solo sperare che quella regola non valga piu’. Ma non puoi essere tu a denunciarlo, perché sei il diretto interessato, e nessun altro lo dice. La tragedia e’ anche una falsa rappresentazione della realtà, che spesso consiste in insinuazioni e in accuse larvate e dalla quale con difficoltà ci si riesce a difendere. La tragedia e’ sapere che hai fatto solo il tuo dovere, che hai applicato la legge, che hai operato con correttezza rispettando le Istituzioni e ti accusano di avere tentato di “ricattare il Presidente della Repubblica”. La tragedia e’ sapere che quello che e’ successo a te potrebbe succedere ad ognuno dei tuoi colleghi, e non avere la solidarietà incondizionata di ciascuno di essi. La tragedia e’ essere costretti a commemorare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino insieme a tanti che da vivi li detestavano e facevano loro la guerra ed anche oggi, nel loro nome, fanno la guerra a chi sostiene le loro idee. La tragedia e’ che la tua difesa e quella dei tuoi colleghi e’ politicamente inopportuna e fa perdere consenso a tutti quelli che la vogliono sostenere, nella magistratura e nella politica. La tragedia in questo caso e’ l’origine di tutto. E’ la causa e la conseguenza di ciò che e’ accaduto, e’ un sacrificio morale che si perpetua ed una condanna che cade su chi raccoglie una eredita’.

Sebastiano Ardita

Trattativa Stato- Mafia, si dimettono i vertici palermitani dell’Anm

10 dicembre 2012. Il presidente e il segretario della Giunta palermitana dell’Associazione nazionale magistrati, il pm Nino Di Matteo e il procuratore aggiunto Vittorio Teresi, si sono dimessi dagli incarichi. Dietro alla decisione anche la critica delle posizioni prese dall’Anm nazionale dopo la sentenza della Consulta che ha accolto il ricorso del Quirinale e bacchettato la Procura di Palermo per la mancata distruzione delle telefonate intercettate tra il capo dello Stato Giorgio Napolitano e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino.
”Non riesco più a sentirmi parte di un’associazione che, nei suoi organi rappresentativi a livello nazionale, si è andata sempre più caratterizzando per valutazioni e interventi che sembrano dettati da criteri di ‘opportunità’ politica’ e che talvolta finiscono per denotare un pericoloso collateralismo al potere a scapito della doverosa tutela di colleghi impegnati in attività giudiziarie particolarmente complesse e delicate”, scrive Di Matteo, che si è dimesso anche dal ruolo di componente della Giunta, in una lettera indirizzata alla Giunta nazionale, a quella distrettuale e a tutti i colleghi del distretto di Palermo.
In particolare, nella lettera, Di Matteo fa riferimento all’atteggiamento avuto dall’Anm nazionale a proposito delle polemiche sorte dall’indagine della procura sulla trattativa Stato-mafia e rimprovera il sostanziale silenzio” a fronte degli inauditi attacchi personali” ai titolari dell’inchiesta e alla sentenza della Consulta che ha deciso sul conflitto di attribuzioni proposto dal Colle.
”Mi ha colpito, ancora una volta, – dice – ma certamente non sorpreso, l’atteggiamento dell’Anm” che, aggiunge, “non ha ritenuto di spendere una sola parola a difesa dell’operato dei magistrati di Palermo, limitandosi a stigmatizzare pesantemente le critiche che il collega Ingroia (peraltro collocato in aspettativa e non più titolare del procedimento) aveva osato muovere alla sentenza”.
”Evidentemente, per l’ennesima volta, – aggiunge – nelle scelte degli organismi rappresentativi dell’associazione, ragioni di opportunita” politica hanno prevalso sul dovere di difendere e di non isolare ulteriormente magistrati che si trovano oggi accusati di avere violato le prerogative della più alta carica dello Stato quando, invece, avevano agito nel pieno rispetto della normativa vigente”.
”Anche in questo caso – conclude – l’Anm non ha saputo fare altro che prendere le distanze da quei magistrati che dovrebbe tutelare e rappresentare. Così contribuendo ad alimentare la volonta” dei tanti che vorrebbero in futuro una magistratura sempre più avida e burocratizzata ed attenta, più che a rendere giustizia, a non disturbare l’azione dei potenti”.
Critico sull’atteggiamento dell’Anm anche Teresi che, però, riconduce la scelta anche ad altre ragioni. “Uno dei motivi che mi hanno convinto – spiega – è la mia nuova posizione di coordinatore del procedimento sulla trattativa. Mi sono state rimproverate prese di posizione pubbliche. E siccome il mio incarico prevede anche i rapporti coi media voglio gestire questa funzione in libertà senza che si creino confusioni o sovrapposizioni di ruoli”.
”C’è poi un’altra ragione – prosegue – che definirei ‘crisi di rappresentatività’. Il progetto di Area, nato come un’unione elettorale tra Magistratura Democratica e i Verdi, sta andando avanti prendendo le caratteristiche di una fusione e io non sono d’accordo”.
La Repubblica Palermo (10 dicembre 2012)

La Gec sulla lettera di dimissioni del Presidente Anm di Palermo

[martedì 11 dicembre 2012] – fonte: Giunta esecutiva centrale ANM
La Giunta esecutiva centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati, nel ricevere con rammarico notizia delle dimissioni presentate dal dr. Antonino Di Matteo dalle cariche di presidente e componente della Giunta sezionale di Palermo, esprime sorpresa e profonda amarezza per le motivazioni dallo stesso addotte a fondamento della sua scelta.
 
In particolare, la Giunta, nel respingere con fermezza ogni gratuita illazione di “collateralismo al potere” e le accuse, totalmente infondate, di opportunismo politico e, addirittura, di alimentare quanti vogliono una “Magistratura sempre più pavida, burocratizzata ed attenta, più che a rendere giustizia, a non disturbare l’azione dei potenti”, ricorda di non essere mai stata acquiescente di fronte agli attacchi personali rivolti ai magistrati, ma di avere al contrario sempre mostrato massima attenzione alla tutela di tutti i colleghi, con particolare riguardo per coloro che sono impegnati nello svolgimento di delicati e complessi procedimenti ed in contesti criminali di particolare gravità.
 
Il rigoroso assolvimento di tale compito di tutela comporta anche un doveroso richiamo alla necessità che i magistrati titolari di un procedimento penale, tanto più se oggetto di particolare attenzione e sovraesposizione, si astegano dal mostrare sensibilità al consenso della piazza e dal rendere dichiarazioni pubbliche relative all’oggetto del procedimento medesimo, e ciò a tutela delle stesse attività di indagine o processuali, doverosamente e professionalmente condotte. 
 
In tal senso la Giunta rivendica il proprio impegno nella difesa dei principi di autonomia e indipendenza della giurisdizione, pur nella non ingerenza nel merito dei provvedimenti adottati, e ribadisce che la critica alle sentenze – ivi comprese le decisioni del massimo organo di giustizia costituzionale della Repubblica, tanto più quando intervengono su questioni controverse e per le quali non sono ancora note le motivazioni – non può consistere in apodittiche affermazioni critiche, che si risolvono nella delegittimazione dello stesso organo giudiziario, ingenerando confusione e sfiducia nelle Istituzioni e nella stessa funzione giurisdizionale. Tratto da: 19luglio1992.com