MESSINA: La squadra di governo dell’Ateneo difende Tomasello. Ma da chi è composta? Se lo chiede il Comitato.no proroga.rettori, che insiste sulla necessità delle dimissioni del rettore

1 marzo 2013 Cronaca di Messina

Dopo gli attacchi, la difesa. Sul caso Tomasello, condannato in primo grado a tre anni e sei mesi per presunte pressioni in un Concorso a Veterinaria, i riflettori restano accesi. Non solo quelli dei media locali e nazionali ma anche quelli della comunità accademica, che continua a discutere al suo interno sull’opportunità per il rettore Francesco Tomasello di continuare a stare a capo dell’Ateneo Peloritano nonostante la sentenza che pende sulla sua testa. E così nei pc degli uffici e dei dipartimenti dell’Università e negli indirizzi e-mail dei singoli componenti del mondo accademico è un continuo circolare di lettere destinate al personale interno, ma che inevitabilmente hanno eco anche all’esterno.

Ha fatto parecchio discutere la comunità accademica la recente lettera invita dalla «Squadra di Governo» dell’Ateneo, in cui non ci sono nomi ma c’è una difesa senza se e senza ma del Magnifico.

«Riteniamo doveroso – si legge testualmente – prendere posizione, rispetto alle ultime, ingenerose considerazioni affidate alla stampa per rivendicare, con la forza di documenti inoppugnabili, la qualità e l’importanza dei risultati conseguiti grazie all’impegno profuso dal Rettore, dalla sua squadra di governo, dai tanti colleghi e dal personale tecnico-amministrativo che hanno dato il loro fattivo contributo».

Secondo gli autori “ignoti” del documento, «al Rettore deve riconoscersi una concezione moderna e collegiale del governo dell’Ateneo, caratterizzata da un confronto e da un dialogo continuo ed aperto non solo con i Suoi Prorettori e Delegati ma anche all’interno degli organi istituzionali, Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione in primo luogo, ed in seno alla comunità accademica tutta. Ciò ha rappresentato, in questi anni, una svolta di rinnovamento che ha prodotto molteplici e tangibili risultati».

La squadra di Governo, che non ha volti né nomi ed assomiglia quasi ad un’entità astratta, ha invece una visione concreta sul presente e sul futuro immediato dell’Università: Oggi – scrivono – in una fase delicatissima nella quale dovranno essere assunte decisioni cruciali per l’Ateneo, non ultime quelle che si riferiscono alla definitiva transizione ad un nuovo ordinamento, riteniamo sia necessario da parte di tutti chiedere al Rettore di restare al suo posto per senso di responsabilità verso l’Ateneo».

L’anonima formazione accademica prende, in ultimo, anche un impegno preciso, per avvalorare la bontà della propria tesi: «da parte nostra – conclude nella lettera – per l’onestà intellettuale propria di chi fa della ricerca della verità la sua specifica missione scientifica e pedagogica verso i giovani, ci faremo carico di riassumere con dati e cifre, in una prossima presentazione rivolta a tutte le componenti dell’Università, i risultati conseguiti e gli obiettivi raggiunti».

Senza neanche attendere la “prova documentale” annunciata dalla squadra di Governo dell’Ateneo , il Comitato no.proroga . rettori , in un’altra lettera inviata alla comunità accademica, si dissocia completamente e scrive: «dal nostro punto di vista, molto avremmo da ridire in merito alla qualità e lungimiranza di una gestione che, prorogata per affrontare efficientemente la transizione prevista dalla legge Gelmini, ha invece provocato un blocco amministrativo e contabile dell’Università che perdura dalla fine dello scorso Settembre, la paralisi dei Dipartimenti − in relazione ai quali ad oggi non è dato sapere se siano stati o meno approvati i Regolamenti − la confusione nella gestione del personale tecnico-amministrativo e perfino della logistica dei Dipartimenti, la nomina tardiva del Direttore Generale ed in ultimo la “requisizione” delle economie di gestione dei vecchi Dipartimenti, con la conseguente drammatica decurtazione dei fondi per i nuovi».

Anche per quanto riguarda la scelta che il rettore dovrebbe fare, la distanza tra la Squadra di governo e il comitato no proroga è siderale e le conclusioni diametralmente opposte : «Considerato l grave discredito che gli ultimi eventi hanno gettato sull’Università di Messina, preso atto della imperativa necessità di garantire una gestione legittima e trasparente dell’Ateneo ed al fine di evitare alla comunità accademica l’umiliazione di un atto disciplinare esitato dal Ministero nei confronti di colui che la rappresenta – conclude il comitato – riteniamo indispensabile che il Professore Tomasello rassegni in maniera immediata le proprie dimissioni».

Chiede le dimissioni del rettore anche il Movimento Cinque Stelle. «È chiaro – scrivono in un lungo comunicato -che le responsabilità del rettore devono essere dimostrate in sede di giudizio definitivo ma dopo cinque anni di intenso dibattimento è stato accolto pienamente l’impianto accusatorio, disponendo per il Prof. Tomasello 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. La nuova normativa di legge anticorruzione, seppure annacquata da Monti, prevede all’art. 35 bis che coloro che si macchiano di reati che ricadono nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale (la concussione fa parte di questi) anche in caso di sentenza non passata in giudicato, e dunque proprio nel caso Tomasello, siano incompatibili con tutta una serie di attività della pubblica amministrazione. Tenuto conto di ciò che la legge prevede e che scatta anche con la sentenza di I grado, il garantismo lascia il tempo che trova e le dimissioni sarebbero un atto dovuto».

Gli attivisti del Movimento cinque stelle, molti dei quali sono precari della ricerca e studenti dell’Ateneo peloritano, nel loro documento invitano, infine, a firmare la petizione per prendere le distanze dalla lettera del rettore a questo indirizzo: http://firmiamo.it/presa-di-distanza-dalla-lettera-del-rettore-unime, che ha raggiunto quota 216 firme.

Intanto, da Bruxelles, anche Sonia Alfano, Presidente della Commissione Antimafia Europea, lancia l’allarme sulla gestione della scuola e dell’Università oggi in Italia e sulla sentenza in primo grado contro Tomasello dichiara: «Mi chiedo se sia normale che il Rettore di una Università, indagato e condannato, non abbia nemmeno il buon senso di dimettersi. Mi auguro – conclude l’europarlamentare – che venga immediatamente rimosso dall’incarico, sarebbe il minimo». (Danila La Torre) – tempostretto.it