MESSINA: I particolari del provvedimento con cui nel gennaio scorso l ’ex commissario liquidatore dell ’Ato3 è stato posto agli arresti domiciliari con l ’accusa di peculato. Caso Ruggeri, ecco le motivazioni del gip. "La prova della responsabilità dell’indagato nell’ambito richiesto per la emissione della misura è documentale e piena"

ruggeri

«La prova della responsabilità dell’indagato in ordine al reato ascrittogli, nell’ambito richiesto per la emissione della misura, è documentale e piena». È questo uno dei tanti passaggi dell’ordinanza di custodia cautelare siglata dal gip Salvatore Mastroeni che nel gennaio scorso ha portato agli arresti domiciliari con l’accusa di peculato l’ex commissario liquidatore dell’Ato 3 Antonio Ruggeri. Un provvedimento che, anche sulla scorta di quanto ricostruito dall’inchiesta, fornisce una cronistoria temporale molto precisa e un quadro normativo di riferimento. Ecco quindi alcuni dei passaggi fondamentali del documento. «Con nota del 7 novembre 2012 – scrive il gip Mastoreni -, il Commissario straordinario del Comune di Messina trasmetteva alla Procura della Repubblica di Messina una nota del liquidatore dell’Ato3 Rifiuti. Da detta nota, e dai relativi allegati, emerge quanto segue. Il liquidatore attuale dell’Ato3, segnalava che il precedente liquidatore, l’odierno indagato, “aveva presentato per acconto compensi liquidatore, fattura n.1/2012 pari ad euro 162.518,91 e che in data 5-9-2012 lo stesso sig. Antonio Ruggeri ha provveduto al pagamento della predetta fattura con bonifico di importo pari ad euro 132.692,78 al netto della ritenuta d’acconto”. Secondo il gip Mastroeni «… il dato segnalato dal successore del Ruggeri, e di rilievo penale, è ben altro: che egli dalla stampa (ed è quasi catartico che un gesto utile, come si vedrà, ma anche usato per una buona ricaduta di immagine, possa poi incidere in negativo se non mantenuto) aveva appreso che il Ruggeri aveva rinunciato al compenso per l’espletamento del proprio mandato di liquidatore di quella Società; che da un controllo documentale era emersa, in effetti, la presenza in atti di una comunicazione (prot. 10905 del 22 dicembre 2010) con la quale il Ruggeri aveva rinunciato al proprio compenso». E dalla nota citata – scrive il gip – emerge che il Ruggeri, con nota del 22 dicembre 2010 «rinuncia con decorrenza 22 dicembre 2010 al compenso previsto dall’art. 19» della legge regionale 8 aprile 2010 n. 9, che prevede, con la messa in liquidazione delle società d’ambito, tra cui l’Ato, la misura del compenso, pari al 40% dell’indennità spettante al Sindaco di Messina. Secondo le risultanze pervenute al gip Mastroeni «… il Ruggeri è rimasto in carica fino al 29 agosto 2012, dimettendosi in contestualità con le dimissioni del Sindaco, deducendo il rapporto fiduciario con lo stesso. Risulta che la fatturaper il pagamento del compenso è presentata dal Ruggeri il giorno precedente (prot. 7325 del 29 agosto 2012) e che in data 5 settembre 2012, dopo le dimissioni, vi è un bonifico per la somma già indicata, in favore del Ruggeri e, “ordinante” l’Ato3 Messina in liquidazione, presentato da persona autorizzata ad operare con la banca per l’ente». Ancora la sequenza temporale: «Sempre dalle acquisizioni documentali – scrive il gip Mastroeni -, emerge che in data 21 dicembre 2010, il giorno prima della rinuncia ai compensi dell’Ato, ma non all’incarico, il Ruggeri era stato nominato, dal Sindaco, dirigente del Comune, con la retribuzione prevista per i dirigenti di Dipartimento del Comune. Egli al 29 ottobre 2009 è nominato coordinatore della segreteria di coordinamento del Sindaco-soggetto attuatore, nell’ambito dei poteri e disposizioni nazionali, regionali e comunali per gli interventi di protezione civile dopo il disastro del 1. ottobre 2009. La successiva determina sindacale indicata ne fà il capo di gabinetto del Sindaco». Il gip dà poi conto anche di un altro passaggio della vicenda: «Una denuncia sui compensi Ato, per la pregressa rinuncia, confermata in un giudizio di lavoro veniva trasmessa alla Procura della Fp-Cgil in data 15 novembre 1-2012. Per il doppio incarico emerso, si spiega, come atto utile e necessario al Ruggeri, la rinuncia ai compensi». Ci sono poi nel provvedimento i passaggi più tecnici che esaminano, anche sulla scorta della richiesta di misura avanzata dalla Procura, la normativa relativa alla incompatibilità del doppio incarico pubblico remunerato: «La normativa in questione considera, dunque, rilevanti i soli incarichi remunerati – scrive il gip -, con ciò significando che il regime delle incompatibilità ed il consequenziale problema della loro autorizzazione è escluso quando si è in presenza di ipotesi di gratuità. Appare chiaro, pertanto, che nel caso di specie il Ruggeri al fine di non dover attivare la procedura autorizzatoria prevista dall’art. 53 Tuel e, quindi, di eludere la normativa in materia di incompatibilità, abbia rinunziato al compenso a lui spettante quale commissario liquidatore dell’Ato3, trasformando così l’incarico da remunerato a gratuito». E questo modo di fare secondo il gip ha una valenza molto chiara: «Emerge quindi una attività mirata ad eludere le incompatibilità sui doppi incarichi, con il rilevante dolo di liquidarsi le somme ad incarico, ed incompatibilità, finite, in contrasto con la precedente rinuncia, tenuta in vita, come gli incarichi per due anni». Ed ecco il passagio-chiave: «Conseguenza diretta di tale situazione è che il Ruggeri, all’atto della (auto)liquidazione del compenso quale commissario liquidatore dell’Ato3 non avesse alcun titolo alla relativa percezione, mentre le relative somme avrebbero dovuto piuttosto essere trasferite al bilancio dell’ente locale (Comune di Messina) a cui apparteneva il dipendente». E prima di chiudere il cerchio con l’adozione della misura restrittiva, il gip Mastroeni scrive: «È indubbio che ogni atto ha un suo valore, o disvalore caratterizzato più specificamente, rispetto alla norma generale, anche nel contesto sociale e temporale in cui viene posto in essere. Con società piene di debiti a carico dei contribuenti, con soggetti che non hanno posto di lavoro, lo perdono, o non vengono pagati, chiunque abbia il beneficio di un lavoro, anche di due o più, legittimi se non contra legem, deve scrupolosamente attenersi, ancor di più, alle previsioni di legge e grave è lucrare posizioni privilegiate e sottrarre somme indebitamente…. la spregiudicatezza obiettivamente evidenziata, le possibilità operative, la facilità dimostrata nell’ottenere indebiti vantaggi a danno della pubblica amministrazione, evidenziano il concreto e attuale pericolo di reiterazione dei reati, esclusa ogni resipiscenza anche dalla non ottemperanza alla diffida a restituire le somme».