MILAZZO: La Procura di Barcellona ha chiuso l’inchiesta. Il “pieno a sbafo” in Raffineria. Dieci indagati per furto e frode

21 marzo 2013 Cronaca di Messina

raffineria

Il sostituto procuratore di Barcellona, Fabio Sozio, ha concluso le indagini preliminari, delegate alla Guardia di finanza della città del Capo, sui furti di carburante subiti dalla Raffineria di Milazzo e nel contempo ha fatto notificare a 10 dipendenti della stessa società altrettanti avvisi di garanzia. Per i 10 indagati, tutti dipendenti dell’industria di trasformazione, il magistrato inquirente ipotizza il reato di furto, con le diverse ipotesi aggravanti, di prodotti petroliferi già raffinati e per i quali tra l’altro non sono state pagate le accise alle casse dello Stato e per questo è stata contestata anche l’ipotesi di frode fiscale prevista dal decreto legislativo 505 del 1995, il Testo unico delle imposte sulla produzione e sui consumi. A ricevere l’avviso di garanzia, Giuseppe Trifirò, 45 anni di Milazzo; Salvatore Pellegrino, 39 anni di Santa Lucia del Mela; Vincenzo Bertino, 32 anni di Milazzo; Salvatore Pirri, 25 anni di Furnari; Alexander Scalzo, 27 anni di San Filippo del Mela; Diego Celi, 44 anni di San Filippo del Mela; Giuseppe Puglisi, 41 anni di Barcellona; Mario Capone, 23 di San Filippo del Mela; Giovanni Caruso, 33 anni di Venetico; Stellario Russo, 41 anni di Torregrotta. Gli episodi contestati ai 10 indagati si sono verificati nel giugno del 2012, così come dimostrano le immagini delle telecamere installate dalla Guardia di finanza, nei pressi del serbatoio dal quale veniva prelevata la benzina grazie ad un tubo di gomma che serviva per rabboccare i serbatoi delle auto private. La benzina veniva rubata poco dopo l’imbrunire e in molti casi a notte fonda prima e dopo mezzanotte dalle valvole del serbatoio n. 54 ubicato in un settore situato in prossimità del pontile dell’industria dove attraccano le petroliere che trasportano il greggio. I dipendenti “ infedeli” finiti nell’ inchiesta facevano il pieno di benzina gratis sottraendola all’industria per la quale lavorano. A quanto pare una pratica molto diffusa all’interno dell’azienda, non più tollerata come in passato, tanto che la stessa società “ Raffineria di Milazzo” all’inizio dello scorso anno aveva denunciato le “sparizioni” di carburante dal serbatoio 54. Si trattava quasi sempre di furti di piccoli quantitativi per volta, taniche di benzina da 10 litri prelevati da singoli dipendenti della Ram. Tanta benzina quanto bastava per rabboccare il serbatoio della propria auto e di quella dei propri familiari. Nessuna prova di commercio illecito o di prezzi di favore per favorire gli amici. Semplici espedienti adottati in prima persona per non pagare il “pieno” di benzina per la propria vettura. L’inchiesta sui furti di carburante era stata avviata dalla Procura di Barcellona a seguito di una denuncia circostanziata presentata dalla direzione aziendale della Raffineria. Dalla denuncia emergeva che nei controlli dei cicli produttivi sarebbe stata rilevata la mancanza di piccoli quantitativi di benzina stivata nei diversi serbatoi. Il sostituto procuratore Fabio Sozio, titolare dell’inchiesta giudiziaria, aveva delegato per le indagini i militari della Compagnia della Guardia di finanza di Milazzo che grazie alle intercettazioni ambientali che sarebbero state effettuate con riprese video ha scoperto a chi addebitare gli ammanchi. Già all’inizio dell’indagine, nel marzo scorso, fu sorpreso a rubare un primo dipendente di una ditta dell’indotto, la società “Nettunia Srl” di Milazzo che si occupa dei servizi antincendio all’interno dell’industria petrolchimica. Per l’uomo sorpreso con la benzina, avutane notizia l’azienda, scattò l’immediato licenziamento. Nonostante quell’episodio che all’epoca suscitò un certo clamore la pratica dei furti non sarebbe cessata. La vicenda non fu archiviata come “un caso isolato”. Anzi le indagini proseguirono con il monitoraggio di alcune settori dell’azienda. La Guardia di finanza è riuscita nel solo mese di giugno ad “immortalare” nelle immagini delle riprese video disposte dal magistrato inquirente nuovi casi sospetti attribuibili a soli dipendenti della Ram. Due di questi dipendenti che intorno alle 9 della sera avevano riempito taniche da 10 litri, furono persino sorpresi in flagranza di reato. Per entrambi, forse per non compromettere l’inchiesta, non è scattato l’arresto. L’azienda che per gli ovvi sviluppi dell’indagine è venuta a conoscenza dell’azione, ha avviato subito le procedure di licenziamento per i presunti responsabili del furto. Nella difesa sono impegnati gli avv. Antonino Presti, Tommaso Calderone, Nino Aloisio e d’ufficio Matteo Davide D’Agostino. LEONARDO ORLANDO – GDS