MILAZZO – Respinte dal Gip tre richieste di arresti domiciliari. Gli atti dell’inchiesta: I furti di benzina alla Raffineria. Utilizzate anche auto aziendali

22 marzo 2013 Cronaca di Messina

L’operazione sui furti di benzina alla Raffineria di Milazzo era stata battezzata “Grande fratello” e ciò per le telecamere che registravano i prelievi illegali dal serbatoio 54. C’erano anche richieste di custodia cautelare per tre dei dieci operai indagati per i furti aggravati di benzina che sarebbe stata sottratta nel giugno dello scorso anno, in 30 giorni di monitoraggio da parte degli inquirenti che avevano installato tre telecamere all’interno dell’impianto industriale in prossimità, dal serbatoio n. 54 della Raffineria di Milazzo. Il sostituto procuratore Fabio Sozio che ha già concluso le indagini preliminari, delegate alla Guardia di finanza della Città del Capo, e fatto notificare a 10 indagati il contestuale avviso, aveva chiesto al Gip Anna Adamo che ha rigettato l’istanza, l’emissione di una ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per Vincenzo Bertino, 32 anni di Milazzo; Salvatore Pirri, 25 anni di Furnari e Salvatore Pellegrino, 39 anni di Santa Lucia del Mela. Il Gip ha infatti stabilito preliminarmente che non poteva essere applicata alcuna misura cautelare in quanto la pena “edittale per il tipo di reato contestato non supera i tre anni di reclusione”. E così, dopo la richiesta di arresto che reca la data del 22 agosto dello scorso anno, rigettata, l’indagine ha avuto il normale decorso con la conclusione decisa per 10 degli iniziali 12 indagati. Negli avvisi di garanzia si ipotizzano i reati di furto (con diverse ipotesi aggravanti), di prodotti petroliferi già raffinati e per i quali tra l’altro non sono state pagate le accisalle casse dello Stato e per questo è stata contestata anche l’ipotesi di frode fiscale prevista dal Decreto legislativo 505 del 1995, il Testo unico delle imposte sulla produzione e sui consumi. Gli episodi contestati a Giuseppe Trifirò di Milazzo, Salvatore Pellegrino di Santa Lucia del Mela, Vincenzo Bertino di Milazzo, Salvatore Pirri di Furnari, Alexander Scalzo di San Filippo del Mela, Diego Celi di San Filippo del Mela, Giuseppe Puglisi di Barcellona, Mario Capone di San Filippo del Mela, Giovanni Caruso di Venetico, Stellario Russo di Torregrotta, si riferiscono al giugno del 2012, così come mostrano le immagini delle telecamere installate dalla Guardia di Finanza. Risulterebbe pertanto che dal serbatoio n. 54 veniva prelevata benzina grazie ad un tubo di gomma che serviva per rabboccare i serbatoi delle auto private. Dagli atti emerge che c’erano in origine altri due denunciati, G. R., 40 anni di Barcellona, addetto alla consolle del settore movimentazione, per il solo reato di favoreggiamento e A. F., 28 anni di Milazzo accusato di furto. Le loro posizioni sono state stralciate e destinate ad essere archiviate. Le attività d’indagine sono iniziate con la denuncia presentata il 9 febbraio del 2012 alla Compagnia della Guardia di finanza della Città del Capo, dal direttore generale della Raffineria di Milazzo Marco Antonio Saetti, preceduta da una ulteriore denuncia del 29 dicembre del 2011. Venivano lamentate come si legge negli atti giudiziari “numerose sottrazioni fraudolente di carburante dagli impianti aziendali ad opera di persone all’epoca ignote e segnalando a tal proposito una serie di episodi specifici in cui si sarebbero verificate le sottrazioni clandestine di carburante”. La Guardia di finanza avviava subito una serie di appostamenti e sopralluoghi all’interno della Raffineria ai quali poco tempo dopo hanno fatto seguito operazioni tecniche di riprese video che hanno avuto inizio il 5 giugno del 2012 e sono state successivamente prorogate per altri 15 giorni, per totale di 30 giorni di monitoraggio. Le riprese effettuate dalla Guardia di finanza hanno consentito di registrare 8 episodi di prelievi “anomali” di carburante che tal volta è stato riposto in fusti e bidoni; mentre in altre occasioni è stato riversato nei serbatoi di tre auto aziendali. Infatti a quanto pare per non destare sospetti essendo vietato per motivi di sicurezza il prelievo di carburante gli indagati secondo la denuncia avrebbero utilizzato tre auto aziendali come “cavallo di Troia” per prelevare la benzina da un rifornimento Agip esterno alla Raffineria che successivamente sarebbe stata travasata in altre auto private in aree dell’impianto poco visibili agli occhi indiscreti, come dimostrato da riprese video. Intanto le segreterie di fabbrica FILCTEM-CGIL, FEMCA-CISL e UILTEC-UIL e la RSU in un comunicato congiunto “ritengono giusto precisare, a tutela dell’immagine dei lavoratori dei quali vengono indicate perfino le generalità, che a tutt’oggi, a molti di essi nessuno avviso di garanzia è stato notificato” cosiccome la direzione della Raffineria ha precisato che non c’è mai stata alcuna prassi tollerante in fenomeni del genere ed è stata sempre data ampia collaborazione agli inquirenti. LEONARDO ORLANDO – GDS