MESSINA: L’ ex presidente Ance era accusato di favoreggiamento alla mafia. Ridotta la condanna all’ imprenditore Borella

23 marzo 2013 Cronaca di Messina

MESSINA – I giudici della Corte d’appello hanno ridotto la pena a un anno e due mesi concedendo la condizionale all’imprenditore Carlo Borella. In primo grado era stato condannato a due anni per favoreggiamento di associazioni mafiose. L’imputato è stato difeso dall’ avvocato Alberto Gullino che ha annunciato il ricorso in Cassazione. L’inchiesta è la “Sistema 2” che aveva portato alla luce una lunga serie di estorsioni ai danni di imprenditori che si aggiudicavano appalti pubblici nel Barcellonese. Borella, all’epoca anche presidente dell’Ance, nel marzo dell’annoscorso aveva subìto una condanna a due anni con il rito abbreviato. Borella era rimasto coinvolto in quanto nel corso degli interrogatori condotti dagli uomini della Squadra mobile di Messina, negò di aver pagato il pizzo alla mafia. Cosa che però gli investigatori ebbero modo di accertare grazie anche alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. L’operazione “Sistema 2”, come si ricorderà, scattò il 6 aprile del 2011 grazie alla collaborazione con la giustizia di un imprenditore edile che per oltre dieci anni aveva pagato tangenti a Cosa nostra. Nella “Sistema 2” c’è sempre l’hinterland tirrenico come scenario di un giro di tangenti e forniture di cemento imposte dalla mafia, in questo caso Cosa nostra barcellonese, per l’esecuzione di lavori pubblici e privati. È un’indagine degli investigatori della Squadra Mobile che portò all’arresto del boss Carmelo D’Amico, di Tindaro Calabrese, il capo dei Mazzarroti, e infine dell’imprenditore oggi pentito, Alfio Giuseppe Castro, originario di Acireale. Per tutti l’accusa era di estorsione aggravata dal metodo mafioso (le “mazzette” a Pasqua, Ferragosto e Natale del 2008), i primi due sono indicati quali esponenti di vertice di Cosa nostra sulla fascia tirrenica compresa tra Milazzo e Sant’Agata Militello, il terzo come referente a Barcellona della cosca catanese dei Santapaola. Al centro le dichiarazioni dell’imprenditore di Venetico Giacomo Venuto, divenuto un dichiarante dopo aver pagato in silenzio per anni.