LA RIFLESSIONE – MESSINA, L'ADDIO DEL PROCURATORE FRANCO CASSATA: La sedia vuota del Procuratore (e i vestiti nuovi dell’Imperatore) di FABIO REPICI

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Stavolta per Cassata è proprio finita; seppure tardi, ora è davvero finita. È finita nell’ignominia di una condanna per diffamazione e della fuga dalla magistratura per sottrarsi alla procedura per il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale, connesso alle vicende (in particolar modo una, ben poco commendevole) professionali e giudiziarie del figlio. In realtà, la notizia del pensionamento dell’ex Procuratore generale di Messina, divulgata in settimana dalla Gazzetta del Sud (con l’appendice postuma dell’ultimo soffietto elargito da quel quotidiano all’ex magistrato barcellonese il giorno dopo), è una non-notizia. Era tutto già scritto; anzi, fotografato. Basta guardare l’immagine che accompagna queste righe: sembra un quadro di Magritte ma non è surrealismo; sembra una composizione di Andy Warhol ma non è pop art; sembra un fotomontaggio ma è pura realtà. È lo scatto che il miglior fotoreporter messinese fece il 26 gennaio scorso, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario nel distretto di Messina. Antonio Franco Cassata, che due giorni prima era stato condannato dal giudice di pace di Reggio Calabria per diffamazione ai danni della memoria di Adolfo Parmaliana (commessa con un infame dossier anonimo), era rimasto contumace pure all’inaugurazione dell’anno giudiziario, non si sa se per la vergogna di comparire in pubblico da neocondannato o per le sollecitazioni di colleghi che volevano evitare il rischio di dover applaudire il discorso del neocondannato. E così la relazione di Cassata (che sembrava scritta da un Bondi o un Cicchitto o un Capezzone qualunque piuttosto che dal capo dei pubblici ministeri: abuso nell’uso della custodia cautelare; abuso nell’uso delle intercettazioni; abuso nella cronaca giudiziaria) fu letta dal suo sostituto Melchiorre Briguglio, in vece del Procuratore generale “occasionalmente” assente. La sedia e la postazione di Cassata, però, rimasero inviolate, con tanto di bottiglia d’acqua e di bicchiere lì pronti a tamponare surrealisticamente l’impossibile ars(ura) oratoria di Cassata. A tutti, la sedia vuota del Procuratore generale sembrò una riedizione, in versione moderna, della fiaba di Andersen: I vestiti nuovi dell’Imperatore. Versione moderna ma anche drammatica: perché il ruolo dell’impertinente bambino in questo caso era stato recitato, post mortem, da Adolfo Parmaliana.

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FRANCO CASSATA

È finita così la carriera non troppo autorevole del magistrato più potente del distretto di Messina e dell’uomo più potente della Corleone del terzo millennio, Barcellona Pozzo di Gotto. A sancirne definitivamente la mestizia è stato, il giorno dopo, un encomiastico comunicato involontariamente comico di due avvocati messinesi, uno dei quali era stato pure difensore di Cassata: spiegavano quanto e qualmente Cassata sia stato un giureconsulto inarrivabile, a mezza via fra un Calamandrei e uno Zagrebelsky, e, per sovrapprezzo, un uomo di cultura rara e di raro spirito solidaristico, a mezza via fra un Gandhi e un Croce, il tutto concentrato (e shakerato) in un solo magistrato, barcellonese doc. La fiaba triste, dunque, è giunta all’epilogo. Chi scrive queste righe, insieme ad Adolfo e a pochi altri, potrebbe rivendicare il merito (ma a che servirebbe?) di aver puntato il dito sul re che era nudo da oltre un decennio seppure ognuno faceva finta di non accorgersene. Probabilmente, oggi Cassata dentro di sé, nel silenzio dei pensieri inconfessabili, maledice il suo apparente nemico di un tempo, oggi e da tempo suo alleato, al quale indubitabilmente deve l’involontario inizio della propria fine. Si chiama eterogenesi dei fini: un contingente e subdolo gioco delle parti si è trasformato, fuori dalle loro previsioni, nella slavina che ha sotterrato l’ex procuratore generale. Con la dipartita di Cassata, l’aria nel distretto giudiziario di Messina si fa più leggera e respirabile, venuta meno l’ipoteca della pesante figura del magistrato barcellonese. Ora tutto sarà più normale. Pure a Barcellona Pozzo di Gotto, la città di cui Cassata, rubando il posto al senatore Santalco, negli ultimi trent’anni era stato il santo patrono (il copyright è dello scrittore Alfio Caruso), sarà tutto più normale. Come solo alcuni avevano capito, è stato il suicidio di Adolfo Parmaliana a provocare le crepe irrimediabili nel sistema di potere barcellonese, nel momento in cui esso sembrava invincibile. Dopo quel 2 ottobre 2008, abbiamo assistito all’inarrestabile caduta degli dèi barcellonesi, in ogni campo.
È caduto il grande capo dei magistrati, e prima di lui altri avevano dovuto fare le valigie. Lo avevamo detto il 9 novembre 2008, al Salone delle Bandiere del Municipio di Messina, nel corso della conferenza su “La crisi della giustizia a Messina” (foto sotto) e, come allora auspicato, nel giro di poco più di quattro anni quell’imberbe pubblico ministero e Olindo Canali e Franco Cassata sono dovuti tutti fuggire, chi da Messina, chi dall’ordine giudiziario.

9 - Gli avvocati Parmaliana e Repici

L’AVVOCATO FABIO REPICI

È caduto “il capo dei capi”, l’uomo di vertice della mafia barcellonese e cerniera fra quella e gli apparati istituzionali, ivi compresa la magistratura. Rosario Pio Cattafi da quasi un anno si trova meritatamente nelle patrie galere e, nonostante la sua pantomima di molto presunto testimone e molto verosimile corresponsabile della trattativa mafia-Stato durante il biennio stragista di Cosa Nostra, ha tanto poche speranze di uscirne da rinviare sine die con manovre causidiche il giudizio del tribunale del riesame di Messina. È caduto nel dimenticatoio il non più senatore Domenico Nania, alleato fedelissimo di Cassata prima delle frizioni degli ultimi anni. Per lui e per i fedelissimi del suo campo politico gli orizzonti sono ormai definitivamente offuscati. Sta sprofondando nel ridicolo l’ineffabile circolo di cui Cassata e Cattafi e Nania (senza dimenticare il boss Gullotti) sono stati insieme esimi soci, Corda Fratres, da ultimo impegnato ad affiggere (e affliggere) manifesti contenenti inquietanti messaggi obliqui al sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto Maria Teresa Collica, “rea” agli occhi cisposi dei cordafratrini di non aver difeso il buon nome del circolo e della città dall’attenzione della stampa, per loro sempre manovrata da persecutori tanto invisibili quanto onnipotenti. Tanto sono caduti nella rozzezza, stavolta, i sodali di Corda Fratres, da essersi meritati una risposta per le rime dal sindaco, che, strattonata in modo indecente, ha dovuto ricordare loro che almeno dal 2006 la figura di Cassata e quel circolo erano cose da cui tenersi ben distanti, per ragioni minime di igiene sociale. Alla caduta degli dèi è facile prevedere conseguiranno effetti degni di nota. Nella recuperata normalità, il corso delle cose non sarà più quello di un tempo. I capimafia ormai hanno il destino di stare in carcere e magari qualcuno di loro prima o poi si stancherà e inizierà a raccontare, questa volta sinceramente, come Barcellona Pozzo di Gotto sia diventata la Corleone del terzo millennio. I procedimenti penali fluiranno ordinariamente e siamo tutti curiosi di sapere come andranno a finire alcuni di essi: ad esempio l’indagine sull’associazione a delinquere finalizzata alle frodi assicurative con falsi incidenti stradali; oppure l’indagine su quell’Ipab nella quale il cognome Cassata stava pressoché di casa, gestita da un fedelissimo dell’ex procuratore generale, suo fraternissimo amico. Si vedrà. Per intanto, l’epifania della normalità barcellonese è stata l’abbandono di Cassata dalla magistratura, nel principio di questa primavera che tanto aveva tardato ad arrivare. Alla fine, ciò che non avevano avuto il coraggio di fare la magistratura associata messinese, il Consiglio superiore della magistratura, il Ministro della giustizia, è stato costretto a fare Cassata da sé, con una sorta di suicidio assistito. Per sua fortuna, ben meno traumatico di quello di Adolfo Parmaliana, alla cui figura di uomo integerrimo va anche oggi il pensiero dei cittadini onesti della provincia di Messina.

Fabio Repici

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L’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO 2013. A DX IL SOSTITUTO PROCURATORE GENERALE MELCHIORRE BRIGUGLIO OSSERVA LA SEDIA VUOTA DEL PROCURATORE CASSATA