MESSINA, L'OPERAZIONE CAMPUS: Esami facili all’Università, 4 arresti. QUESTO IL SISTEMA. IL VOTO DI SCAMBIO. IL BARATTO PREFERENZE ELETTORALI E IDONEITA' SCOLASTICHE…

Esami facili, troppo facili all’università di Messina. Scatta l’operazione Campus e la DIA di Catania arresta quattro persone.

Manette ai polsi per Antonio Domenico Montagnese (50 anni, pregiudicato, già indagato nell’ambito dell’operazione “Panta Rei” relativa all’omicidio del gastroenterologo Matteo Bottari, ucciso il 15 gennaio 1998), Marcello Caratozzolo (47 anni, docente di Statistica e Matematica presso il Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Ambientali e Metodologie Quantitative), Dino Rando Galati (57 anni, ex consigliere provinciale e socio accomandante della “Ambulanze Maria SS. s.a.s. di Caliò Carmelo).

Per loro l’accusa è di associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso finalizzata alla corruzione, al traffico illecito di influenze, al millantato credito, al voto di scambio e ad altri delitti con la pubblica amministrazione.

Montagnese è accusato anche di usura e tentata estorsione continuata ed aggravata dal metodo mafioso insieme agli altri tre arrestati. Arrestato anche Salvatore D’Arrigo, 59 anni, con l’accusa di tentata estorsione continuata ed aggravata dal metodo mafioso. In concorso con Montagnese sono coinvolte altre due persone (M.R. 36 anni e P.R. 35 anni), sottoposte all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Montagnese e D’Arrigo sono stati portati in carcere gli altri due sono stati posti ai domiciliari.

“L’indagine – spiegano gli inquirenti – trae origine da un’ipotesi investigativa di condizionamento dell’Università degli Studi di Messina da parte di soggetti riconducibili ad un’organizzazione criminale dedita alla compravendita di esami e titoli di laurea.

Le investigazioni sono state avviate nel luglio 2012 in vista degli esami di ammissione alle varie Facoltà universitarie previsti per il successivo settembre ed hanno consentito di individuare un’organizzazione criminale vera e propria all’ombra della ‘ndrangheta tramite Montagnese. Attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali e veicolari, oltre a pedinamenti, appostamenti e riprese filmate, la DIA ha documentato in diretta incontri e pagamenti, facendo emergere le attività illecite della consorteria, la pianificazione dei reati, l’organizzazione interna.

Il modus operandi dell’organizzazione criminale, capeggiata e promossa da MONTAGNESE, si è dimostrato connaturato dal metodo mafioso. Esso e’ stato certamente utilizzato in occasione della tentata estorsione commessa – con la prospettazione di gravi ritorsioni e minacce di morte – ai danni di operatori orafi residenti al Nord Italia, in cui è culminata un’usura protrattasi dal 2010 a tassi mensili del 50% dell’importo del prestito concesso.

Significativa è l’intercettazione ambientale nella quale Montagnese spiega che esistono due metodi, quello del condizionamento violento dei docenti “se tu ti vuoi prendere gli esami senza fare un cazzo.. e..senza problemi, allora bisogna andare praticamente a minacciare…non c’è niente da fare è così…è questo il sistema… quello si caca di sotto … è tutto là il discorso…inc..bisogna andare a minacciare…bisogna andare a minacciare e saperlo fare…perche se no, sei fottuto…” e quello del condizionamento “politico”: “e poi c’e’ il metodo Caratozzolo…. Caratozzolo và..dice: “questo è un amico..un..cosa..vediamo che possiamo fare.. parapì..parapù”, per dire che l’organizzazione può intimidire o condizionare a seconda degli obiettivi utilizzando la ‘ndrangheta o i docenti amici.

Il sistema di favori e intercessioni presso l’Università di Messina emerso dalle indagini andava dal diffuso malcostume della raccomandazione all’efficace e grave interferenza sulle commissioni d’esame, tanto da alterare i risultati dei test di accesso alle Facoltà a numero chiuso e condizionare pesantemente alcune commissioni esaminatrici per le abilitazioni professionali come quelle per la professione di commercialista.

In particolare, è emerso come Montagnese e Caratozzolo, dietro compenso economico, offrissero a vario titolo il loro interessamento per il superamento degli ostacoli ad esami ed abilitazioni.

Ma la sistematica operatività del sodalizio – spiegano ancora gli inquirenti – è stata apprezzata soprattutto con riferimento all’Ateneo di Messina, rispetto al quale l’organizzazione criminale si è dimostrata in grado di tessere efficaci relazioni e rapporti d’affari con i docenti (come appunto Caratozzolo) e con personale amministrativo per influenzare, dietro pagamento di somme di danaro, l’andamento di esami universitari per interferire sullo svolgimento delle prove preselettive di accesso a Facoltà a numero chiuso, per far conseguire l’abilitazione alle libere professioni, senza che sia mai stata persa di vista e manifestata, con prepotente arroganza, l’origine calabrese dell’indagato Montagnese, che ha imposto i propri metodi di intimidazione ed influenza per consentire alla clientela protetta richiedente il favore di cui di volta in volta aveva bisogno in cambio di denaro.

Il sodalizio composto da Montagnese, Caratozzolo e Galati Rando, si è rivelato di particolare operatività criminale, in una cornice in cui efficace sfondo sono state le relazioni di Montagnese con ambiti criminali di significativa levatura e che rimandano alla regione d’origine del suddetto.

Il consistente e variegato tessuto relazionale nel quale l’organizzazione criminale ha potuto progettare i propri ambiti di operatività è connotato da autorevoli nomi di docenti, che il sodalizio ha ritenuto a disposizione per attuare una vera e propria modalità di azione attraverso i seguenti metodi: avvicinamento dei docenti, corruzione anche mediante piccole regalie in grado di ammorbidire l’atteggiamento di quei docenti più esigenti ma parimenti sensibili alla premura, minaccia dei docenti conseguendo l’effetto di una vera e propria intimidazione in grado di garantire il risultato finale del superamento dell’esame qualora le condizioni (i rapporti con il docente interessato, ovvero la scarsa preparazione del candidato) non consentissero di procedere mediante un più cauto avvicinamento e suggerissero un’azione decisa e risolutoria.

Le attività illecite registrate nel corso delle numerosissime intercettazioni telefoniche ed ambientali hanno consentito all’organizzazione criminale di estendere una pervasiva forma di controllo sul territorio attraverso il consenso conseguito dai giovani studenti alla ricerca dei risultati sperati, con il conseguimento di consistenti ed indebiti vantaggi patrimoniali.

In tale cornice si inserisce il reciproco scambio di favori tra sodali culminato (in riferimento al voto di scambio) nel sostegno politico offerto dall’organizzazione criminale a Dino Galati Rando in occasione della sua candidatura alle elezioni regionali del 28 ottobre scorso attraverso un sistema in cui sono state barattate preferenze elettorali con idoneità scolastiche garantite attraverso le scuole private già riconducibili allo stesso ex consigliere provinciale e ora ai suoi parenti.

Nel contesto dell’operazione è stato rinvenuto materiale di interesse investigativo al vaglio dell’Autorità Giudiziaria. In costanza di indagini è stata altresì riscontrata l’esatta corrispondenza delle somme pagate a titolo di prezzo per i favori richiesti con le somme rinvenute nella disponibilità del Montagnese, che spesso riceveva un acconto con successivo saldo a prestazione ottenuta.

Montagnese e D’Arrigo sono stati condotti rispettivamente nel carcere di Gazzi e di Brescia. I provvedimenti dell’operazione Campus sono stati richiesti dal Procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e dal Sostituto procuratore Liliana Todaro della DIA peloritana, coordinati dal Procuratore Capo Guido Lo Forte e sono in corso di esecuzione tra Messina e Brescia.

Aggiornamento delle 13.02

”L’indagine non coinvolge solo gli arrestati di oggi c’è un secondo filone che riguarda tutte le facoltà dell’ateneo Peloritano”. A dirlo Angelo Bellomo, a capo della Dia Catania, stamane a Messina durante la conferenza stampa sull’arresto di docenti che facevano parte di un’organizzazione che avrebbe favorito la ‘ndrangheta. ”Non possiamo dare numeri -prosegue Bellomo- ma sarebbero coinvolti molti docenti. Il ruolo di promotore e organizzatore delle attività connesse alla cosca era Montagnese, che era in contatto con il clan Fabrizia nel Vibonese. Il clan utilizzava questo collegamento per condizionare con metodo mafioso gli esami e l’inserimento soprattutto alla facoltà di Medicina di studenti calabresi’.

L’indagine del centro operativo di Catania -prosegue- è iniziata nel 2012 prima dei test di ammissione all?università di diverse facoltà, dalle indagini fin da subito si è avuta la conferma dei sospetti che nell’ambiente universitario di Messina, ancora una volta, gli esami erano condizionati da fattori e soggetti esterni. Da una lato il metodo mafioso che si realizzava attraverso la figura di Montagnese, già indagato in Panta Rei, dall’altro un metodo politico che ha fatto riferimento alla figura di Caratozzolo. L’indagine Campus è uno spaccato trasversale di interferenze che hanno interessato l’università, ma che si sono allargate”. (ANSA)