LE AMMINISTRATIVE DEL 2013, IL CGA RESPINGE ANCHE IL SECONDO RICORSO. IN NOME DEL POPOLO ITALIANO RENATO ACCORINTI RESTA SINDACO DI MESSINA. ECCO LA SENTENZA. "NATURA ESPLORATIVA DEL RICORSO, CRITICHE GENERICHE"

ACCORINTI

N. 00018/2015REG.PROV.COLL.

N. 00188/2014 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA

in sede giurisdizionale

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 188 del 2014, proposto da:
Eleonora Falduto, Giovanni Smedile e Rita Todaro, tutti rappresentati e difesi dall’avv. Silvano Martella, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Alessandra Allotta in Palermo, via Trentacoste, 89;

contro

Comune di Messina, in persona del Sindaco in carica, non costituito;

nei confronti di

Renato Accorinti, rappresentato e difeso dall’avv. Arturo Merlo, con domicilio eletto presso la Segreteria del Consiglio di giustizia amministrativa in Palermo, via F. Cordova, 76;
Assessorato regionale degli enti locali, in persona del legale rappresentante, rappresentato e difeso dall’Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliataria in Palermo, via De Gasperi, 81;
Felice Calabrò, non costituitosi;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. SICILIA – SEZ. STACCATA DI CATANIA: SEZIONE I n. 00286/2014, resa tra le parti, concernente l’atto di proclamazione a Sindaco del Comune di Messina del 25 giugno 2013, i verbali dell’Ufficio centrale elettorale ed i verbali delle operazioni elettorali del primo turno del 9 e 10 giugno 2013.

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Renato Accorinti e di Assessorato regionale degli enti locali;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 28 maggio 2014 il Cons. Silvia La Guardia e uditi per le parti gli avvocati S. Martella, avv. di Stato Quiligotti e A. Merlo;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

I – Gli appellanti impugnano la sentenza, di estremi indicati in epigrafe, che ha dichiarato inammissibile, per la genericità delle censure formulate, l’assenza di un principio di prova a supporto di una diversa ricostruzione ed il carattere essenzialmente esplorativo, il ricorso dai medesimi, in qualità di cittadini elettori, proposto per l’annullamento dell’atto del 25 giugno 2013 di proclamazione a Sindaco del Comune di Messina di Renato Accorinti, nonché dei verbali dell’Ufficio centrale elettorale e dei verbali delle operazioni elettorali del primo turno del 9 e 10 giugno 2013.

I predetti richiamano l’esito delle votazioni e le censure, articolate in tre motivi, proposte in primo grado, sintetizzabili come segue.

Chiuse le operazioni elettorali del primo turno, nei successivi giorni 12 e 13 giugno 2013, l’Ufficio centrale aveva proceduto alle operazioni di verifica, ritenuto non raggiunta da nessun candidato la maggioranza assoluta di 41.512 voti, su un totale di 83.022 voti riconosciuti validi, ed indicato i due candidati ammessi al secondo turno: Felice Calabrò, collocatosi al primo posto con 41.453 voti validi (e che, dunque, aveva mancato l’elezione al primo turno per 59 voti), e Renato Accorinti, collocatosi al secondo posto con 19.939 voti validi. Al secondo turno, quest’ultimo aveva riportato il maggior numero di voti.

Con il motivo introduttivo esposto in prime cure, era stata denunciata l’illegittimità delle operazioni elettorali relativa al primo turno per violazione di legge (in particolare degli artt. 36, 37, 49, 50, 51, 52 e 54 del decreto del Presidente della Regione 20.08.1960, n. 3, anche in combinato disposto con l’art. 8 della legge regionale 26.08.1992, n. 7 e dell’art. 20 del d.P.R. 16.05.1960, n. 570), dei principi di imparzialità, buon andamento e parità di trattamento ed eccesso di potere, illogicità e contraddittorietà manifeste, turbativa della sincerità del voto, sviamento.

Si lamentava che l’Ufficio centrale, avendo constatato per un cospicuo numero di sezioni elettorali situazioni quali: la mancanza del verbale o l’esistenza solo di quello trasmesso alla segreteria del Comune, la mancata compilazione del verbale, la mancata indicazione dei voti destinati al sindaco, la presenza nel verbale di cancellature e correzioni, la mancata compilazione della pag. 42 ovvero la non concordanza tra quanto riportato a pag. 41 e quanto riportato a pag. 42, avesse omesso di indicare un criterio predeterminato di verifica e proceduto invece volta per volta, in maniera diversa, talora acquisendo il verbale destinato alla segreteria del Comune oppure le c.d. comunicazioni CED, atti privi di ufficialità ed inattendibilità, e ritenendo, in altri casi, di aprire i plichi contenenti le tabelle di scrutinio, oppure, altre volte, ritenendo non necessaria la compilazione dell’una o dell’altra delle pagg. 41 e 42, od, ancora, mediante somme algebriche di dati risultanti da altre pagine del verbale. In particolare, le tabelle di scrutinio erano state esaminate solo per le sezioni 40, 47, 73, 86, 121, 138, 147, 192, 228, 234, 242, 173, ma non per le sezioni 51, 68, 84, 103, 106, 122, 123, 129, 142, 154, 155, 161, 162, 166, 174, 177, 194, 221, 227, 243, 253. Inoltre, l’Ufficio centrale non aveva nemmeno provveduto alla quadratura dei risultati corretti in sede di verifica, necessaria per verificare il dato complessivo tra votanti, voti validi e voti non validi, comprese le schede nulle e bianche. Con tale operato illegittimo, illogico e contraddittorio, l’Ufficio centrale avrebbe finito col fornire dati inattendibili, falsando l’esito del voto.

Ulteriore violazione delle norme e dei principi sopraindicati ed eccesso di potere veniva denunciata, con il secondo motivo, rimarcando, in particolare, che il verbale dell’Ufficio centrale è incompleto, e quindi illegittimo ed inattendibile, qualora manchi la c.d. quadratura del voto complessivo finale; si sottolineava che ogni seggio doveva provvedere a tutti gli adempimenti dovuti ma tanto era mancato non solo nelle sezioni sopra specificate, ma anche in moltissime altre sezioni non menzionate nel verbale di verifica dell’Ufficio centrale, i cui verbali sarebbero, appunto, mancanti della “quadratura”.

Mediante il terzo motivo veniva segnalato il riverbero delle illegittimità verificatesi nelle operazioni relative al primo turno su quelle relative allo svolgimento del turno di ballottaggio conclusesi con la proclamazione a Sindaco del candidato Accorinti.

In via istruttoria, veniva richiesto al Tar di disporre, per tutte le sezioni sopraindicate, ma anche per tutte le altre sezioni, le verifiche del caso per ottenere il dato certo, acquisendo i verbali e le tabelle di scrutinio, con riserva di ulteriore verificazione del dato anche con l’apertura delle schede per il riconteggio dei voti.

Dopo aver riferito gli antefatti, gli appellanti deducono: 1) che il Tar ha errato nell’assumere che i vizi censurati in ricorso sarebbero mere irregolarità formali, come tali sanabili e sufficientemente sanate dall’Ufficio elettorale centrale, e che i ricorrenti non avrebbero offerto alcun principio di prova ai fini dell’ammissibilità del ricorso necessario per la richiesta istruttoria; 2) che ha, inoltre, errato nel non cogliere nei vizi censurati, oltre alla rilevanza sostanziale della censura quale motivo ex se di nullità, invalidità ed illegittimità degli atti impugnati, anche la sua incidenza sull’attendibilità del dato finale, quale elemento di prova ai fini dell’ammissibilità del ricorso; 3) che ha omesso di pronunciare relativamente al denunciato vizio di mancanza di quadratura del dato complessivo; 4) che, conseguentemente, ha errato nel non disporre apposita istruttoria, secondo le richieste avanzate.

Più in particolare, gli appellanti lamentano l’errore, anche di natura revocatoria, in cui è caduto il giudice di primo grado che non ha colto la rilevanza sostanziale e non meramente formale dei vizi riscontrati nelle operazioni elettorali, la cui prova risulta dallo stesso verbale dell’Ufficio centrale. Si assume che tali vizi, che non permetterebbero di risalire al veritiero dato elettorale, non possano ritenersi sanati dall’operato dell’Ufficio centrale, che, non solo non li avrebbe eliminati, ma ne avrebbe aggravato la rilevanza, non avendo provveduto alla verifica dei dati successivamente alle correzioni apportate, mediante riscontro con il numero dei voti non validi e, quindi, con il numero dei votanti; sicchè non potrebbe che definirsi diabolica la prova pretesa dal Tar. Si evidenzia che le circostanze segnalate, riscontrate dallo stesso Ufficio centrale, investono un numero di voti rilevantissimo, laddove il candidato Calabrò ha mancato l’elezione al primo turno per soli 59 voti; la non comprovata attendibilità del dato finale di 83.022 voti validi, anche per la denunciata mancata “quadratura”, su cui il Tar non si è espresso, renderebbe necessario verificare il dato complessivo mediante la chiesta istruttoria.

Il Comune di Messina non si è costituto in giudizio.

Si sono costituiti l’Assessorato regionale autonomie locali ed il controinteressato Renato Accorinti; quest’ultimo controdeduce articolatamente alle censure avversarie e ripropone le domande incidentali non esaminate, con l’ordine di priorità assegnato col ricorso incidentale, dichiarato improcedibile in primo grado.

La causa è stata posta in decisione all’udienza del 28 maggio 2014.

II – Le argomentazioni con le quali gli appellanti contestano la pronuncia di inammissibilità del ricorso di primo grado non persuadono e la sentenza gravata merita conferma; il Collegio ritiene, infatti, pienamente condivisibile la valutazione del giudice di prime cure circa la natura esplorativa del ricorso portato al suo esame.

Tipica del ricorso esplorativo è la circostanza, da verificare attentamente caso per caso, che il ricorrente non intende ottenere una pronuncia in grado di dissipare un’incertezza circa la valutazione giuridica di un fatto ma tende a conseguire, mediante l’istruttoria processuale, con l’esperimento dei mezzi di prova che può disporre, anche d’ufficio, il giudice (principalmente la verificazione), un risultato consistente nella più o meno ampia rinnovazione, in sede giurisdizionale, dello scrutinio dei voti espressi, nella speranza di far affiorare ex post eventuali vizi del voto ipotizzati ex ante o comunque nel rifacimento di operazioni elettorali nella speranza di rinvenire i voti, eventualmente esistenti, occorrenti a conseguire il risultato auspicato

Si tratta, come già evidenziato da questo Consiglio, di una tipologia di ricorso la cui inammissibilità “discende dunque dal concretare un’impugnativa del genere descritto un vero e proprio abuso del processo, strumentalizzandone le potenzialità al fine del conseguimento di un interesse non meritevole di tutela” (v. la sentenza 13 giugno 2013, n. 581).

Considerando il caso presente, si osserva che gli odierni appellanti hanno proposto un duplice ordine di censure tese, da un lato (1° motivo), a valorizzare l’ampia gamma di irregolarità dei verbali delle operazioni elettorali riscontrate dall’Ufficio centrale elettorale – sostenendo che, relativamente al cospicuo numero di sezioni menzionate, dovesse ritenersi mancante un dato certo sezionale ed una corretta ed attendibile ricostruzione di esso da parte dell’Ufficio centrale ai fini dell’attribuzione del voto di preferenza a sindaco di cui alle operazioni di primo turno – e, dall’altro lato (2° motivo), a lamentare che, in tutte le sezioni di cui si compone il Comune di Messina, il verbale mancherebbe della c.d. quadratura del dato complessivo, con conseguente invalidità, anche per tale profilo, dell’operato dell’Ufficio centrale. Da tali argomenti i medesimi traggono la conseguenza che si imponeva l’accertamento dei voti espressi mediante esame di tutti i verbali e tabelle di scrutinio di tutte le sezioni specificamente indicate nonché di tutte le altre sezioni e, in caso di incongruità del dato complessivo del voto di ogni singola sezione e del dato complessivo unico centrale, un nuovo spoglio delle schede (in altre parole, il rinnovo dello scrutinio in sede giurisdizionale).

I motivi dell’impugnativa elettorale sono, dunque, congegnati, nel loro complesso, in modo tale da coinvolgere la totalità delle sezioni e dei voti espressi per il sindaco.

Tali critiche, peraltro, non sono accompagnate dall’indicazione di quale avrebbe dovuto essere il risultato corretto, che non viene indicato neppure per le numerose sezioni specificate; le critiche, quindi, rimangono generiche sotto il rilevate profilo della concreta incidenza sul risultato finale, non venendo allegato il giusto esito del voto sezionale e neppure fornito il benché minimo principio di prova a supporto di una diversa ricostruzione di tale voto. In particolare, non può considerarsi sufficiente a tale riguardo la dimessa dichiarazione sostitutiva; al di là del rilievo che essa non può essere considerata testimonianza scritta ai sensi dell’art. 63 c.p.a. (cfr. C.G.A., 13 giugno 2013, n. 581), la stessa riguarda quanto avvenuto presso l’Ufficio elettorale centrale e non può quindi provare fatti relativi alle operazioni di scrutinio presso le sezioni.

Le censure restano, quindi, in definitiva, affidate ad un ragionamento di tipo probabilistico, o meglio alla presunzione che facendosi questione di migliaia di voti si possano rinvenire, nel complesso delle sezioni, quei pochi sufficienti per produrre l’elezione al primo turno del candidato Calabrò.

Non è condivisibile la tesi degli appellanti che il principio di prova è rappresentato proprio dalla mancanza o lacunosità o contraddittorietà dei verbali di sezione quale evidenziata nello stesso verbale Ufficio centrale ed anche le obiezioni secondo cui il Tar non avrebbe percepito la valenza sostanziale delle violazioni lamentate e avrebbe omesso di pronunciare sul vizio di mancanza di quadratura non colgono nel segno.

Va, per maggior chiarezza, puntualizzato che gli attuali appellanti non affermano che le operazioni di voto si siano svolte irregolarmente e non mirano alla rinnovazione delle votazioni, ma strumentalizzano carenze o irregolarità più o meno ampie, rilevate dall’Ufficio centrale o da essi affermate (l’addotta mancanza della “quadratura”), nella verbalizzazione da parte delle sezioni dei voti espressi (e senza alcuna reale graduazione in relazione all’obiettiva entità e univoca significanza di ciascuna di esse, potenzialmente atta a circoscrivere l’indagine istruttoria), al fine del riconteggio dei voti.

Se, dunque, ciò che, in definitiva, si contesta è che quanto riportato dai verbali di sezione o quanto risultante dalle operazioni di verifica e ricostruzione condotte dall’Ufficio elettorale centrale abbia falsato il dato del voto, fornendo un dato numerico non rispondente alla volontà espressa dagli elettori, occorre, allora, specificare in cosa consista, per le singole sezioni, la pretesa concreta alterazione del risultato elettorale.

La segnalata genericità delle censure quanto al collegamento tra i variegati difetti di verbalizzazione nelle sezioni e, conseguentemente, dei voti assegnati dall’Ufficio elettorale centrale e l’alterazione dell’effettivo risultato elettorale, l’assenza di un principio di prova di tale alterazione ed il coinvolgimento, con il complesso delle critiche, di tutte le sezioni elettorali costituiscono altrettanti indici sintomatici della natura esplorativa del ricorso, che, nel loro complesso, convincono della funzione meramente ricognitiva dell’azione esperita e così della relativa inammissibilità sotto l’assorbente profilo teleologico.

L’appello deve, pertanto, essere respinto, con conferma della sentenza di primo grado.

Si ravvisano, in considerazione della complessità delle questioni giuridiche e fattuali coinvolte, i presupposti per disporre la compensazione tra le parti delle spese del presente grado di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando sull’appello n. 188 del 2014, lo respinge.

Spese del grado compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 28 maggio 2014 con l’intervento dei magistrati:

Marco Lipari, Presidente

Silvia La Guardia, Consigliere, Estensore

Marco Buricelli, Consigliere

Giuseppe Mineo, Consigliere

Alessandro Corbino, Consigliere