Mancato arresto di Santapaola, Sonia Alfano: “Perché il Ros non lo prese?”

20 gennaio 2015 Inchieste/Giudiziaria

di Giuseppe Pipitone – “Il pentito Carmelo D’Amico sta confermando tutto ciò che io ho dichiarato in passato: dice che l’omicidio di mio padre è stato un omicidio di mafia. E dietro c’è molto altro rispetto alla sola Cosa Nostra”. Lo dice Sonia Alfano, ex europarlamentare dell’Idv, figlia del giornalista Beppe Alfano, assassinato a Barcellona Pozzo di Gotto l’8 gennaio del 1993. Una vicenda che s’incrocia con la latitanza di Nitto Santapaola a Terme Vigliatore, durante la quale, il 6 aprile del 1993, la famiglia Imbesi subisce un’irruzione in casa da parte dei carabinieri guidati da Ultimo. Che poi si gettano all’inseguimento del giovane Fortunato Imbesi, scambiato per Pietro Aglieri: il risultato è che Santapaola, latitante nella villa adiacente a quella di Imbesi, viene messo in allerta.

“Le intercettazioni su Santapaola le ho fornite io, che ero l’unica ad averle perché erano contenute nelle indagini sull’omicidio di mio padre”. Santapaola era ospitato negli uffici di Domenico Orifici, cugino del boss di Barcellona Pozzo di Gotto Sem di Salvo, praticamente adiacenti alla villa degli Imbesi. In un’intercettazione si sente Orifici dire al figlio: “quello che chiami zio Filippo è Santapaola”. “Mentre Orifici diceva tutto questo, il Ros era in ascolto. La domanda è spontanea: perché non è intervenuto arrestando Santapaola? Per me l’irruzione a casa d’Imbesi è una farsa. Come inverosimile è Ultimo che dice di aver scambiato Fortunato Imbesi per Pietro Aglieri. Nel procedimento contro Ultimo, la perizia balistica dice che ha sparato per uccidere”.

Mario Imbesi, tra l’altro, è proprietario di una pistola, una colt 22, compatibile con l’omicidio Alfano, venduta all’imprenditore milanese Franco Mariani, arrestato insieme a Saro Cattafi, considerato dai pm il capomafia di Barcellona, in un’inchiesta sulle bische clandestine lombarde negli anni ’80. “La cosa strana – continua Alfano – è che Franco Mariani, che è compagno di cella di Cattafi, dichiara di aver perso la calibro 22 durante un trasloco: era un collezionista di armi e perde soltanto quella. Che per noi è la pistola che uccide mio padre”.

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