MESSINA: "Tris", 50 richieste di giudizio per falsi incidenti

L’udienza è stata fissata per lunedì prossimo davanti al giudice dell’udienza preliminare Daniela Urbani. 50 le persone per le quali il sostituto procuratore Antonio Carchietti ha chiesto il rinvio a giudizio. L’operazione, denominata Tris, aveva portato a dicembre all’arresto di 12 persone da parte di Carabinieri e Polizia Municipale che per tre anni hanno lavorato in perfetta sintonia.

Così hanno potuto smantellare un articolato gruppo che organizzava falsi incidenti stradali. falsificava documenti e referti medici e naturalmente intascava gli indennizzi dalle assicurazioni. Una quarantina i falsi incidenti accertati, altrettanti quelli in fase di organizzazione, più di centomila euro le somme incassate indebitamente. Mente dell’organizzazione sarebbe stato Gaetano Molino, 41 anni finito a Gazzi. Domiciliari erano stati invece concessi ad undici persone fra cui il perito assicurativo, Antonina Lui, 69 anni. I provvedimenti colpirono anche Mauro ed Adriano D’Angelo, Giuseppe De Leo, Felicetta Smiraglia, Carmelo Muscolino, Concetta Maria Totano. Elisa Di Lauro, Arcangelo Settimo, Alessandro Munaò e Giuseppe Gangemi. Otto persone ricevettero l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. 32 gli indagati a piede libero.

L’indagine è partita da un sopralluogo della sezione Infortunistica della Polizia Municipale in un incidente. Gli agenti scoprirono che presentava singolari analogie con altri incidenti di una precedente inchiesta nei quali figurava sempre come vittima Gaetano Molino, il promotore dell’organizzazione. Da lì monitorando decine e decine di incidenti, ricorrendo ad intercettazioni telefoniche ed ambientali, attraverso perquisizioni e sequestri è venuto a galla un mondo di truffe, falsificazioni, minacce. Si sono scoperti ì fatti incredibili come quello di Arcangelo Settimo che mentre commetteva un furto in appartamento, vistosi scoperto dalla Polizia, si è lanciato dal secondo piano riportando la frattura di entrambe le gambe. Tornato libero dopo l’arresto Settimo decise di far fruttare il certificato medico che gli avevano rilasciato in ospedale, falsificandolo ed utilizzandolo per simulare due incidenti stradali. In un caso riuscì d ottenere un indennizzo di 50.000 euro. C’è poi il caso di un ragazzo che dopo un incidente finì in prognosi riservata. Una volta tornato a casa anche lui sfruttò il referto per simulare un altro sinistro. Aveva quasi ottenuto un risarcimento di 200.000 euro quando è scattata l’inchiesta che ha fatto sfumare la truffa. E poi i casi di persone che nello stesso giorno sono risultati coinvolti in tre quattro incidenti contemporaneamente. Le ipotesi di reato a vario titolo sono di associazione a delinquere, truffa, falso e riciclaggio.

DA GDS