TUTTI I PARTICOLARI – CARONIA: Nessun mistero sugli incendi dolosi più recenti. La mano dell'uomo dietro i roghi. Arrestato il figlio del presidente del comitato vittime. Quest'ultimo è indagato. Ma i dubbi rimangono sugli incendi degli anni precedenti

Giuseppe-Pezzino

La svolta era nell’aria gia’ da mesi. Nessun mistero sovrannaturale per i misteriosi roghi di Caronia, il centro del Messinese dove, in una sola strada lungo il mare, e solo in una palazzina da anni vanno incredibilmente a fuoco oggetti, mobili ed elettrodomestici. Portando a conclusione un’inchiesta che già nei mesi scorsi aveva visto l’iscrizione del registro degli indagati del figlio del presidente dell’associazione dei cittadini vittime dei fuochi, i carabinieri del comando provinciale di Messina hanno arrestato Giuseppe Pezzino (nella foto), 26 anni, figlio di Nino Pezzino, anche lui finito nell’inchiesta e raggiunto da un avviso di garanzia. Al giovane, che sarebbe l’autore materiale almeno della seconda tornata di incendi, il gip ha concesso gli arresti domiciliari. Ad incastrare il ragazzo ci sarebbero anche dei video che avrebbero provato i sospetti degli investigatori. Ad appiccare i fuochi sarebbe stato il ragazzo con la complicità del padre. Quest’ultimo è anche diventato il presidente del comitato locale di residenti che chiedeva aiuti economici alle istituzioni per i cittadini colpiti dalla calamità le cui cause non erano state individuate nonostante numerosi sopralluoghi da parte di studiosi e rilevamenti scientifici. I roghi avevano provocato nei residenti una situazione di disagio e alcuni sono stati costretti anche a lasciare le loro abitazioni.

 

 

IL COMUNICATO DEI CC

I misteriosi incendi di Caronia sembra siano stati risolti. I responsabili di alcuni roghi che per diverso tempo hanno tenuto sulle spine l’intera popolazione, sono stati smascherati.

Si tratta del 26enne Giuseppe Pezzino, abitante della frazione Canneto del comune di Caronia e del padre, Antonino Pezzino, 55 anni. I due dovranno rispondere di diversi reati tra cui incendio, danneggiamento seguito da incendio, concorso in truffa e procurato allarme. Il 26enne è stato condotto dalla proprio abitazione ad un’altra fuori dal comune di Caronia in regime di arresti domiciliari, mentre al padre è stato notificato l’avviso di garanzia.

Già dal 2004 la zona era stata al centro di eventi incendiari dopo i quali era stato formato un “gruppo interistituzionale di osservazione” dei fenomeni, coordinata da Francesco Mantegna Venerando. L’ultimo rapporto redatto dal gruppo di esperti, risalente al 2008, formulava come ipotesi plausibile della causa degli incendi delle “emissioni elettromagnetiche impulsive la cui origine poteva essere ipotizzata come situata in un punto imprecisato al largo del tratto di mare antistante”.

Il coordinatore del gruppo, però, precisava che la loro attività di monitoraggio era stata intrapresa dopo il verificarsi dei fenomeni segnalati e che durante la loro permanenza sui luoghi i fenomeni stessi non si erano verificati.

Per i danni provocati dagli incendi, alcuni abitanti avevano chiesto ed ottenuto dagli enti preposti cospicue somme di denaro a titolo di risarcimento. Gli incendi subivano una sostanziale interruzione nel 2008, ma nel luglio 2014 tornavano a verificarsi riportando la frazione al centro di un rilevante interesse mediatico.

I carabinieri hanno quindi avviato una meticolosa indagine. Dopo aver analizzato i primi episodi, caso per caso, i militari dell’Arma hanno deciso
di perimetrare l’area con una serie di telecamere nascoste in grado di fornire spunti per individuare come si sviluppassero i fenomeni. I servizi di osservazione sono stati pianificati in modo da garantire l’osservazione sulle cinque abitazioni attinte dagli eventi incendiari che, dal 14 luglio del 2014 fino all’ 8 ottobre, si sono sviluppati in abitazioni a schiera in via del Mare.

La privilegiata prospettiva ha permesso di cogliere piccoli e grandi incendi avvenuti ogni giorno, a tutte le ore. Un drammatico appuntamento che ha visto danneggiati beni, sia mobili che immobili, di proprietà di alcune famiglie, piombate nella disperazione.

Si tratta di circa quaranta episodi censiti dai carabinieri per i quali l’arrestato, in via esclusiva per alcuni, e insieme con il padre per altri, dovrà rispondere dei reati di incendio, danneggiamento seguito da incendio, concorso in procurato allarme e concorso in tentata truffa aggravata.

Tra i 40 casi, alcuni episodi assumo più valore degli altri, come per esempio l’incendio alla mansarda dell’abitazione dei Pezzino, causato proprio dal 26enne. I carabinieri hanno verificato infatti che pochi attimi prima del fatto il giovane era stata l’unica persona che si era affacciata dalla finestra, guardandosi intorno con fare sospetto.

Far crescere l’attenzione mediatica ed istituzionale sui fatti era lo scopo principale al quale si è innestata, com’è stato dimostrato dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali, un’azione congiunta del padre e del figlio. Le azioni non erano fini a se stesse ma orientate a far credere che quelli fossero inspiegabili fenomeni di autocombustione, prospettando una ripresa degli anomali fenomeni incendiari e di presunto elettromagnetismo verificatisi nel 2004 nella frazione.

Pertanto coinvolgevano i mass media e inducevano il sindaco di Caronia ad emettere, a tutela della pubblica incolumità, delle ordinanze di sgombero di abitazioni; il tutto consentiva di lamentare disagi derivanti dalla situazione, con vibranti manifestazioni di protesta per esercitare una forte pressione mediatica verso le autorità con lo scopo di far dichiarare lo stato di emergenza (ufficialmente chiesto dal Sindaco di Caronia con nota di prot. 6243 del 20/07/2014), o comunque affinché si riconoscesse la necessità di fronteggiare la situazione con idonee misure finanziarie.

L’intento accertato dai carabinieri consisteva quindi in atti diretti ad indurre in errore la Presidenza della Regione Siciliana – Dipartimento della Protezione Civile, al fine di procurare ingiusti profitti derivanti dall’ottenimento di somme di denaro a titolo di indennizzo o contributi di assistenza economica o risarcimenti danni, nonché ad ottenere nuove abitazioni a seguito della possibile delocalizzazione, eventi che non si sono verificati per cause indipendenti dalla loro volontà.

Dopo gli incendi del 20 luglio 2014 è stato attivato nella località Canneto, un dispositivo di vigilanza fissa H24 garantito dai volontari della Protezione Civile regionale, con funzione di prevenzione e soccorso. Appena revocato il presidio, il 15 settembre 2014, riprendevano in via del Mare, a ritmi incessanti, gli episodi di appiccamento di fuochi che si caratterizzano tutti per l’avere un fattore comune: pochi attimi prima del divampare delle fiamme, nelle immagini registrate, si vedeva il giovane fare la spola fra i luoghi ed un gruppo di persone che, da lì a poco, percepivano l’evento.

Il giovane, sfruttando la reciproca attenzione degli uni verso gli altri, si defilava dal gruppo, cominciando – in modo appartato ed approfittando di copertura offertagli dalla zona prescelta rispetto alla prospettiva degli altri – uno strano andirivieni dall’abitazione o dai luoghi dove, di lì a poco dopo, sarebbe scoppiato un incendio o si sarebbe percepito del fumo. Compiuta la sua azione, si allontanava dai luoghi, prima che si avvertisse il fumo o una sirena antincendio avvisasse i presenti all’evento.

Così, mimetizzato fra le vittime, Giuseppe Pezzino aveva una copertura agevolata agli occhi degli abitanti della frazione. Una mimetizzazione che solo con l’attenta attività intrapresa ha potuto smascherare un cliché che vedeva ogni persona nuova che entrava su quel proscenio accolta quasi sempre dall’altro indagato, Antonio Pezzino e poi invitata a fare un giro guidato dei luoghi interessati dagli episodi. Il tutto spesso mentre il figlio si rendeva abile esecutore di eventuali azioni che, così, agli occhi degli inconsapevoli visitatori, apparivano come eventi di autocombustione.

Questi ed altri episodi sono stati accertati dai Carabinieri nei mesi di indagini ed hanno portato alla misura cautelare emessa dal GIP. Dott. Ugo Domenico Molina.

FONTE: COMUNICATO DEI CARABINIERI