MESSINA: Detenuta s'impiccò in cella. In Appello annullata condanna per tre medici

DA NORMANNO.COM – Assolti, in Appello, per non aver commesso il fatto, i due medici che in primo grado furono condannati per omicidio colposo nell’ambito della morte di una detenuta, Giovanna Vinci, avvenuta nel dicembre 2005 nel carcere di Messina. Gli psichiatri Francesco Chimenz e Linda Di Blasi sono stati assolti con formula piena, mentre per un terzo medico è arrivata la prescrizione del reato. Si tratta di Carmelo Criscelli, al tempo direttore sanitario del carcere di Gazzi. I tre erano stati condannati a 10 mesi di reclusione. Giovanna Vinci, 39 anni, era detenuta a Gazzi. Arrestata nella retata della operazione “Pino”, estorsioni ad alcuni negozi dell’Annunziata, la donna s’impiccò il 22 dicembre 2005, perchè affetta da una grave forma di depressione. Temporaneamente sola in cella (la compagna godeva dell’ora d’aria) si legò un lenzuolo al collo e si impiccò. Fu aperta inchiesta dalla magistratura e tre medici furono ritenuti responsabili di quel suicidio e accusati di omicidio colposo: i dottori Carmelo Criscelli, Linda Di Blasi e Francesco Chimenz. Secondo l’accusa, sostenuta al tempo dal pm Federica Rende, Chimenz e Di Blasi, in qualità di consulenti psichiatri del carcere, avrebbero omesso di prescrivere la sorveglianza a vista dopo che la detenuta Vinci aveva tentato di ingerire farmaci peer togliersi la vita; Criscelli, invece, dirigente sanitario del carcere, non avrebbe sottoposto la donna al regime di “grandissima sorveglianza”. Dopo la condanna in primo grado, per i tre medici, oggi, è giunta l’assoluzione. La Corte di Appello ha assolto per non avere commesso il fatto Chimenz e Di Blasi, difesi dagli avvocati Bonni Candido e Salvatore Camaioni. Dichiarata prescrizione, invece, per Crisicelli, difeso dall’avvocato Adriana La Manna (nei cui confronti ha però mantenuto la condanna al risarcimento dei danni in favore della parte civile, rappresentata dall’avvocato Isabella Barone. Il processo (anche in primo grado) è stato caratterizzato da forti contrasti nelle difese Chimenz/ Crisicelli e da un rimpallo di responsabilità. L’avvocato Candido, a conclusione, ha dichiarato: “Accolgo con grande soddisfazione professionale questa sentenza, che ha riconosciuto le ragioni del mio assistito. Ho creduto dal primo momento nell’innocenza del dott. Chimenz ed in tutti questi anni mi sono battuto per ottenerne il riconoscimento. La Corte di Appello di Messina ha liberato il mio cliente da un enorme peso morale e da un ingiusto discredito professionale.”