RASSEGNAWEB – Messina, l'inchiesta sul bilancio comunale: 62 indagati finali, 11 richieste di archiviazione. Falso e abuso d’ufficio i reati contestati. TUTTI I LORO NOMI, I DETTAGLI

16 marzo 2015 Inchieste/Giudiziaria

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ALESSANDRA SERIO – TEMPOSTRETTO.IT – Sessantadue indagati finali, lo stralcio per altri 11 che incasseranno una più che probabile richiesta di archiviazione. In un avviso di conclusione indagini di 46 pagine il pm Antonio Carchietti ha cristallizzato la prima parte dell’inchiesta sui bilanci del comune di Messina dal 2009 al 2012, o meglio sul mancato dissesto del Comune, visto che la contestazione complessiva agli indagati, fuor di termini giuridici, è appunto quella di aver voluto a tutti i costi evitare il dissesto, anche se le condizioni dei conti di Palazzo Zanca lo avrebbero imposto. A tutti i costi: costi che sono ricaduti soltanto sui cittadini, secondo la Procura, quelli chiamati a pagare le maggiori tasse dovute al deficit finanziario del Comune.

In ordine: il pm Carchietti ha siglato l’atto di chiusura dell’inchiesta per 62 persone. Cioè l’ex sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca, i suoi assessori Pinella Aliberti, Elvira Amata, Carmelo Capone, Giuseppe Corvaja, Dario Caroniti, Orazio Miloro, Giuseppe Puglisi, Carmelo Santalco, Gianfranco Scoglio, Giuseppe Isgrò, Salvatore Magazzù, Francesco Mondello.

Restano indagati anche tutti i dirigenti: Francesco Aiello, Carmelo Altomonte, Antonio Amato, Giovanni Bruno, Antonino Cama, Attilio Camaioni, Carmelo Famà, Carmelo Giardina, Diane Litrico, Domenico Manna, Vincenzo Schiera, Giovanni Di Leo. Poi il ragioniere generale Ferdinando Coglitore e il segretario generale Santi Alligo, l’ex vice Giuseppe Mauro e il direttore generale Filippo Ribaudo. Ancora: i revisori dei conti Roberto Aricò, Domenico Donato, Domenico Maesano, Dario Zaccone, Giancarlo Panzera.

Infine i consiglieri comunali Giuseppe Ansaldo, Angelo Burrascano, Gaetano Caliò, Giuseppe Capurro, Antonino Carreri, Giuseppe Chiarella, Bruno Cilento, Giovanni Cocivera, Carmelo Conti, Giovanna Crifò, Antonio Fazio, Giuseppe Magazzù, Vincenzo Messina, Giorgio Muscolino, Giuseppe Previti, Antonio Restuccia, Mario Rizzo, Sebastiano Tamà, Salvatore Ticonosco, Marcello Greco, Paolo Saglimbeni, Salvatore Serra, Antonino Spicuzza, Roberto Nicolosi, Roberto Sparso, Pietro Iannello, Giusepe Rao. Indagato anche il commissario ad acta Giuseppe Terranova.

Rispetto ai 73 avvisi spiccati la scorsa estate, sono stati stralciati 11 consiglieri comunali, coloro i quali dal 2010 non votarono più il bilancio – come Giuseppe Melazzo, Ivano Cantello e Giuseppe Trischitta – o comunque negli interventi assunsero una posizione critica con le scelte dell’amministrazione comunale. Stralcio anche per il dirigente ad interim dell’avvocatura Calogero Ferlisi. Per loro è in vista la richiesta di archiviazione.

I 62 indagati ai quali l’atto è stato notificato oggi, o quelli che ancora devono riceverlo e probabilmente lo avranno tra le mani nelle prossime ore, adesso hanno la possibilità di difendersi ulteriormente, depositando proprie memorie o chiedendo di essere ascoltati. Un passaggio che probabilmente quasi tutti sceglieranno di “saltare”, visto che la scorsa estate tutti i 73 gli interessati sono stati interrogati dal pm Carchietti, ed in quella sede molti di loro oltre a dare la propria versione dei fatti hanno fornito parecchia documentazione.

Poi il magistrato titolare del caso passerà alla fase davvero conclusiva, cioè formulerà le richieste di rinvio a giudizio e la parola passerà al giudice per l’udienza preliminare. E non è escluso, a legger l’atto notificato oggi, che anche in questa seconda fase non saranno effettuate ulteriori scremature del numero dei soggetti coinvolti, soprattutto tra i consiglieri comunali. Per quelli che restano indagati, le ipotesi di reato contestate ricalcano essenzialmente quelle già enucleate la scorsa estate: aver votato i bilanci “ignorando” le note della Corte dei Conti. Proprio le messe in mora della magistratura contabile segnano il discrimine per lo stralcio dell’inchiesta: escono fuori dalle indagini quei consiglieri comunali che dopo la missiva della Corte dei Conti hanno cambiato linea. Ben diversa la posizione degli assessori, del sindaco e dei dirigenti di settore, così come dei revisori dei conti.

Falso e abuso d’ufficio i reati contestati, enucleati in diversi passaggi. Contestazioni basate in gran parte sulla consulenza svolta da Vitò Tatò, esperto di conti del ministero. Due i dossier consegnati dal perito al pm Carchietti, che da domani saranno visionabili anche agli indagati.

Alessandra Serio

(ndr: le cariche si riferiscono all’epoca dei fatti)

I DETTAGLI
Il rendiconto contabile, le spese fuori bilancio, i crediti inesigibili, le voci di bilancio “in mero transito”, il “sigillo” di veridicità apposto dai revisori dei conti, infine l’attestazione del rispetto dei criteri del patto di stabilità.

Ruota intorno all’attivitá di Ferdinando Coglitore l’inchiesta sui bilanci del Comune di Messina, così come l’ha portata a conclusione il pm Antonio Carchetti. E non potrebbe essere diversamente, visto che si tratta dell’ex ragioniere generale di Palazzo Zanca.

A Coglitore peró il magistrato muove alcuni rilievi precisi, che individuano esattamente gli atti che sarebbero censurabili, e che integrerebbero i reati di falso e abuso. A cominciare dalla nota del 28 agosto del 2008 con la quale Coglitore comunicava ai dirigenti di settore di non inserire nei rendiconti le delibere di proposta di riconoscimento dei debiti fuori bilancio, poiché questi ultimi sarebbero stati sottoposti successivamente all’esame del consiglio comunale. Il mancato inserimento dei debiti fuori bilancio, o la loro iscrizione soltanto parziale, sarebbe alla base della sottostima delle uscite, primo “puntello” per pareggiare un bilancio che paro non era affatto. O non iscrivendo debiti che erano già supportati da un titolo esecutivo.

Voci di uscita abbassate col trucco ma anche voci di entrata “gonfiate”: iscrivendo crediti pur consci della loro inesigibilità, o iscrivendo in attivo le entrate attese dall’alienazione del patrimonio immobiliare, pur sapendo che tale patrimonio era non censito, non stimato, affatto verificato nella sua reale consistenza.

I revisori dei conti sono sospettati di non aver verificato effettivamente la regolarità dei documenti loro sottoposti.

Ai consiglieri comunali viene invece contestato di aver votato il bilancio pur sapendo che non erano stati iscritti ad esempio i debiti fuori bilancio. Potevano non sapere, potevano essersi fidati dei documenti trasmessi loro dagli uffici di Palazzo Zanca? Secondo la magistratura no: tre bilanci su 4 sono successive alle note con le quali la Corte dei Conti metteva in mora Palazzo Zanca e gli intimava di correggere il tiro su alcuni profili – gli stessi messi in luce dall’inchiesta ( ancora una volta i debiti fuori bilancio ad esempio). Sono stati gli stessi consiglieri a chiedere il rinvio dell’esame delle delibere per il riconoscimento dei debiti.

Gli investigatori, infine, hanno analizzato con attenzione i verbali delle sedute di consiglio comunale dedicati all’argomento, durante le quali più volte alcuni consiglieri hanno sottolineato le criticità nei documenti contabili, come ad esempio Giuseppe Melazzo e Nello Pergolizzi.

Perché non dichiarare il dissesto? Secondo la Procura per non incorrere nelle sanzioni imposte dalla legge di stabilità: abbassamento delle indennità e dei gettoni di presenza, blocco delle assunzioni ed altre misure di austerity.

A scapito dei cittadini messinesi, scrive infine chiaramente la Procura di Messina: per far quadrare un bilancio a geometria molto variabile, ai cittadini è toccato pagare tributi locali più alti.

Per questo al sindaco Buzzanca, a Coglitore e i revisori dei conti Aricó, Maesano e Donato la Procura contesta anche l’attestazione del rispetto del patto di stabilità.

Se per i 62 indagati finali sembra profilarsi la richiesta di rinvio a giudizio, per gli altri 11 indagati stralciati appare più che probabile la richiesta di archiviazione. Accanto ai consiglieri comunali Melazzo, Cantello e Trischitta, il pm Carchietti ha stralciato anche le posizioni dei dirigenti Giacomo Leotta, Calogero Ferlisi, Romolo Dell’Acqua, Antonella Cutroneo, Natale Maurizio Castronovo, Paola Bianchi, Placido Bruno e Giuseppe Scalici. Erano stati inizialmente chiamati in causa per l’iscrizione dei crediti inesigibili nei rispettivi settori.