Di Matteo ritira la domanda per Enna: ora l'attesa per il posto alla Pna

27 marzo 2015 Mondo News

Ora che è stata ritirata la domanda per la Procura di Enna, a Di Matteo non resta che attendere l’esito del Csm per sapere se varcherà o no la porta della Procura nazionale antimafia. Questi, infatti, erano i due concorsi ai quali il pm aveva partecipato. La domanda è stata ufficialmente ritirata lo scorso 18 marzo per il posto di procuratore della Repubblica di Enna, che fino all’8 agosto sarà occupato da Calogero Ferrotti. Sono in 13, attualmente, ad aspirare al posto vacante, tra questi il pm della Dda di Caltanissetta Roberto Condorelli e il pm della procura nissena Fernando Asaro. Già previsto invece, per il prossimo 23 novembre, l’insediamento dei sostituti procuratori che faranno parte dello staff del futuro procuratore, adeguando così l’organico alla mole di lavoro sostenuta dalla procura ennese: si tratta di Stefania Leonte di Calascibetta, Giovanni Romano, originario di Palermo, e Francesco Lo Gerfo di Taormina.

Per Di Matteo, quindi, resta solo da vedere come si pronuncerà il Consiglio superiore della magistratura nella successiva discussione sull’assegnazione dei posti alla procura nazionale antimafia. Discussione che ha subito un altro rinvio e, con tutta probabilità, avrà luogo soltanto dopo Pasqua. Il nome del pm palermitano, inizialmente bocciato, era tornato in gioco a seguito della proposta del togato Aldo Morgigni (Autonomia e Indipendenza) che durante l’ultimo plenum del 17 marzo aveva evidenziato come la Terza Commissione, proponendo la propria terna di nomi, non avesse valutato nel giusto modo la candidatura di Di Matteo. Nella nuova graduatoria stilata da Morgigni Di Matteo è al primo posto secondo il meccanismo dei punteggi assegnati per ogni titolo. Proprio per attendere il verdetto del Csm, il pm del pool trattativa aveva rifiutato la possibilità di un trasferimento, proposto sempre dalla Terza Commissione del Csm, in qualsiasi altra procura per ragioni di sicurezza, a seguito delle continue minacce culminate con la rivelazione di un piano di morte nei suoi confronti. Non è ancora chiaro, però, se gli oltre 17 anni di impegno quasi esclusivamente antimafia e l’indiscussa professionalità (così temuta da predisporre l’eliminazione del magistrato) sarà ugualmente presa in considerazione per un posto alla Pna. Se così fosse si tratterebbe, aveva scritto recentemente la fotografa siciliana Letizia Battaglia in un appello al presidente Mattarella, di “dare un segnale forte da parte dello Stato per salvare la vita a questo magistrato” perché, continuava, “come Lei sa meglio di me la Sicilia è una terra che vive di segnali e mai come in questo momento è importante non isolare il pm Di Matteo”. Uno degli attacchi più recenti contro i pm del processo trattativa Stato-mafia è culminato con una querela per diffamazione, firmata dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dai sostituti Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e Antonino Di Matteo contro “Ultimo”, il colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio che catturò Totò Riina. Ultimo, in due interviste, apostrofava i magistrati definendoli “farisei della giustizia e della ‘infamazione’ reazionaria”, accusandoli di aver realizzato “un golpe funzionale”. L’ufficiale sosteneva poi che l’inchiesta sulla trattativa porterebbe vantaggio solo a Riina, e chiedeva scusa all’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per essere stato chiamato a deporre al processo sui dialoghi tra Stato e mafia. Un chiaro riferimento al pool trattativa che ha fatto scattare l’immediata denuncia.