Inchino al boss, e il questore di Catania blocca la processione

Si sono inchinati sotto la casa del boss, un lieve ondeggiamento di quei catafalchi dorati e barocchi, tra una folla che cantava litanie e osservava. E non è sfuggito ai molti testimoni l’ omaggio plateale sotto le finestre di un pluripregiudicato legato al clan dei Santapaola, ora in carcere, e anche al figlio del capoclan, lui presente alla processione in carne ed ossa. E’ successo a Paternò, durante la tradizionale, caotica e affollatissima processione della patrona Santa Barbara, tre giorni di festeggiamenti continuati che culminano con la sfilate delle cosiddette “varette”, possenti ceri in legno intagliato raffiguranti scene della vita e del martirio della Santa, e portate in spalla dai rappresentanti delle varie corporazioni della città.

Ieri però tra catafalchi addobbati e dorati, due distinti gruppi di “fedeli” si sono fermati sotto le finestre di casa di un mafioso di peso e incarcerato. E quei gruppi di devoti, uno sfilava in rappresentanza degli ortofrutticoli mentre l’altro, ancora più simbolico, a nome dei dipendenti comunali di Paternò, lì sotto si sono andati a mostrare e a “dichiarare”. Le voce dell’inchino è corsa rapida e, su segnalazione dei carabinieri, è intervenuto il questore di catania Marcello Cardona che ha imposto l’immediato allontanamento dei due gruppi dell’omaggio al boss, decretando per loro il divieto di proseguire la manifestazione, nonché quelle che eventualmente si terranno nel corso della cosiddetta “ottava” nello stesso comune, per questioni di pubblica sicurezza, .

In particolare, si legge nel rapporto delle forze dell’ordine, nel corso della festività religiosa che include il giro per le vie del paese dei cerei votivi cosiddette “varette” che rappresentano le varie categorie di lavoratori e professionisti, i carabinieri hanno constatato che ieri, in due diversi orari, alle 12.55 alle 13.20, i portatori di due catafalchi si sono fermati dinanzi l’abitazione della famiglia di un noto pluripregiudicato, attualmente detenuto per associazione a delinquere di stampo mafioso. Gli stessi portatori hanno eseguito a turno il classico “dondolamento” effettuando movimenti simulatori di un inchino riverenziale dinanzi al figlio del detenuto dal quale, si legge ancora nei resiconti ufficiali, si congedavano con il rituale bacio finale.

Il questore Cardone, lo stesso che sequestrò nei mesi scorsi i manifesti con gli auguri al bimbo con la scoppola, ha ritenuto che”tale episodio indichi una chiara manifestazione della forza intimidatrice , tipica del potere mafioso, dando luogo ad una condotta pregiudizievole per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica nell’ambito della festività in corso”. Ed è intervenuto con un provvedimento d’urgenza.