L'INTERVISTA ALL'ONOREVOLE GENOVESE: "Basta con il cinismo del Pd, mi ribello ai diktat di Renzi". Francantonio Genovese si confessa a 'Il Giornale' sul clamoroso passaggio a Forza Italia: "Solo gli azzurri difendono la democrazia"

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Mariateresa Conti – È, giocoforza, l’uomo del giorno. Perché non è di tutti i giorni un Pd del suo calibro che molla i democratici e passa a Forza Italia.

E infatti su quello che è diventato ormai «il caso» Francantonio Genovese si sta scatenando un mezzo putiferio, non solo nel Pd ma pure in qualche frangia di Fi. Ma lui tira dritto, deciso.

Lei è stato anche segretario regionale Pd e ha militato a lungo nei democratici. Che c’entra con Forza Italia?

«Sono stato molto di più di un segretario regionale di partito. Il Pd ho contribuito a fondarlo. Ho issato la bandiera del Pd da sindaco di una città metropolitana (Messina, ndr). È mio de-merito la vittoria di Crocetta alla guida della Sicilia. Sono stato il candidato più votato alle primarie parlamentarie. In verità, non ha gettato scompiglio la notizia del mio passaggio, bensì quella del mio certificato di esistenza in vita. Sono vivo, vegeto, forte, determinato».

Qual è stato il percorso che l’ha portata a questa decisione?

«Non mi riconosco più in un partito che come può cinicamente sacrificare la vita di una persona può anche sacrificare la vita di un paese. Il Pd ha smarrito il proprio orizzonte. Se si presta attenzione alle riflessioni e azioni di Renzi si coglie a piene mani l’assoluta povertà di spirito avuto riguardo ai valori della centralità della persona, della solidarietà, della sussidiarietà, della iniziativa economica privata, della proprietà».

Chi è il Francantonio Genovese che approda oggi a Fi?

«Entra con convinzione in Forza Italia una persona che non rinnega il proprio passato e che sa di potere offrire un deciso contributo per costruire una alternativa consapevole, responsabile, intelligente all’attuale assetto di governo. In Forza Italia entra uno che vuole cambiare le cose e che non crede ad un partito truccato da chi sa solo curare il rifacimento del look. Oggi Forza Italia rappresenta un baluardo nella difesa della democrazia parlamentare che rischia di arrendersi ai diktat del Principe e rappresenta, altresì, un baluardo nella difesa della democrazia nel paese che stante la fragilità di questo assetto di governo rischia di consegnarsi alla anarchia di risulta».

Lei ha sperimentato col suo arresto che il garantismo Pd a volte non vale…

«Mi ha amareggiato il silenzio del Pd che in nessuna sede ha prestato ascolto alla mia rivendicazione di innocenza, invocata con dignità e forza, senza comprensione alcuna. La storia personale e familiare non meritava di essere barattata per assicurarsi un risultato elettorale alle Europee».

La stanno seguendo molti amministratori locali. Dove ha sbagliato il Pd, vista questa emorragia?

«Il Pd non solo non ha creduto a Genovese. Ma soprattutto non ha creduto a tante esperienze, sensibilità, competenze che indisponibili a lasciarsi rottamare hanno dimostrato di avere energia e onestà intellettuale e capacità di impegno nei territori non mutuabile con frivole sciocchezze e gravi cadute di stile. Il 90% dei miei riferimenti mi resteranno accanto».

Con Miccichè avete concordato un percorso…

«Il percorso comune con Miccichè è già stato intrapreso. È un percorso inteso, innanzitutto, a consegnare la Sicilia a un modello di sviluppo e crescita oggi mistificato dalle banalità dell’attuale governatore. Rilanciare la Sicilia come piattaforma centrale alle dinamiche geo-politiche del Mezzogiorno e del Mediterraneo. Ecco l’idea comune».

Ci sono mugugni anche in Fi per il suo passaggio. In che modo l’essere un ex Pd non è in contrasto con gli azzurri?

«Entro convintamente in Forza Italia perché auspico una alternativa non solo vincente ma con-vincente nella dignità dei valori, nella civiltà delle idee, nella libertà delle proposizioni. Voglio un Paese che non precipiti nel caos interno e che recuperi credito nella interlocuzione internazionale».Ha sentito Berlusconi?«Non ho ancora avuto modo di sentirlo. Avremo, a tempo debito, opportunità di incontraci».

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