MESSINA: Evasione fiscale, assoluzione per PIETRO FRANZA e coimputati

19 dicembre 2015 Inchieste/Giudiziaria

FBL-ITA-SCANDAL

RASSEGNAWEB – MICHELE SCHINELLA DA NORMANNO.COM – I reati per tutti i sei imputati erano già andati in prescrizione da un anno e mezzo, come rilevato dallo stesso pubblico ministero, ma, come richiesto dai loro difensori, il giudice del Tribunale di Messina, Valeria Curatola, li ha assolti perché il fatto non sussiste.

Pietro Franza, ex presidente del Messina Peloro calcio e Giuseppe, detto “Josè” Villari, commentatore televisivo e presidente delle associazioni sportive “Eta Beta” e “Ad Altiora” (gli imputati più noti), erano accusati di evasione fiscale in concorso. I fatti erano risalenti al 2004 e 2005, quando il Messina calcio militava in serie A.

Secondo l’accusa, Franza e Villari avevano creato un sistema per consentire al Messina calcio di evadere le tasse Irpeg e Iva, in tutto 135mila euro, attraverso l’emissione di fatture da parte delle due associazioni sportive che in base a delle convenzioni dovevano curare l’individuazione e la selezione di giovani promesse calcistiche: attività che – sempre secondo l’ipotesi accusatoria – erano inesistenti.

Nello stesso processo erano imputati di falsa testimonianza e favoreggiamento Claudio Villari, fratello di Josè; Carmelo Cirino; Claudio Cirino e Lucia Maresca: secondo l’imputazione nel corso delle indagini aveva rilasciato alla polizia giudiziaria dichiarazioni false e tese a far conseguire l’impunità a Franza e Villari.

Invece, l’istruzione dibattimentale ha dimostrato che le due associazioni svolgevano regolare attività; che il Messina calcio aveva altre 65 convenzioni aventi lo stesso oggetto; che alle fatture emesse da Josè Villari erano corrisposti effettivi e tracciati pagamenti da parte del Fc Messina peloro e, soprattutto, che i bilanci della società di calcio presentavano delle perdite di 15 milioni di euro e, dunque, le fatture non potevano mai abbattere gli utili che, appunto, non c’erano e che neppure l’Iva era stata abbattuta posto che non è stata individuata Iva a debito (da compensare, in ipotesi, con fatture false) nelle dichiarazione dei redditi del Fc Messina calcio.

Il giudice Valeria Curatola, al termine delle arringhe difensive degli avvocati Giovanni Cambria, Isabella Barone e Anna Scarcella, ha emesso sentenza di assoluzione.

In realtà, già l’ufficio di Procura non si era mostrato convinto della responsabilità penale degli indagati. Aveva, infatti, chiesto per due volte l’archiviazione ma il Giudice per le indagini preliminari, Giovanni De Marco, per due volte l’ha rigettata, ordinando alla fine l’imputazione coattiva e il coinvolgimento nell’inchiesta anche dei quattro accusati di falsa testimonianza e favoreggiamento.

La prima udienza del processo si è tenuta il 2 febbraio del 2009, l’ultima 6 anni e nove mesi dopo.

Michele Schinella

 

ARCHIVIO – 

MESSINA: “DOPING AMMINISTRATIVO”, PRIMA CONDANNA.

Prima condanna nell’inchiesta sul doping amministrativo del Messina Calcio tra il 2001 ed il 2006. Il giudice dell’udienza preliminare Giovanni De Marco ha condannato con il rito abbreviato a sei mesi di reclusione Jose’ Villari, responsabile delle associazioni sportive “Eta Beta” e “Ad Altiora”, che curano il settore govanile della societa’ giallorossa. A Villari concesse le generiche, la sospensione della pena e la nonmenzione. Secondo l’accusa avrebbe certificato l’avvenuto pagamento da parte della societa’ di calcio del gruppo Franza di alcune prestazioni in realta’ inesistenti. L’udienza e’ stata rinviata al 13 dicembre per il presidente della societa’ giallorossa, Pietro Franza, e per il suo predecessore, Emanuele Aliotta, imputati di falso in bilancio, truffa aggravata, false comunicazioni sociali, appropriazione indebita e false fatturazioni. L’inchiesta era stata aperta dal sostituto procuratore Vito Di Gorgio nel 2005, dopo la trasmissione degli atti dalla Procura di Roma, sulla base di una denuncia del presidente del Bologna Calcio, Giuseppe Gazzoni Frascara, che aveva segnalato come numerose societa’ di serie A e B avevano falsificato, attraverso il metodo delle plusvalenze, i bilanci, ottenendo cosi’ le iscrizioni ai campionati. La guardia di finanza scopri’ cosi’ l’acquisto fittizio del portiere della “Primavera” Marco Giambruno e del centrocampista Armando Guastella per cinque milioni di euro, provenienti dalla Roma. Nel 2003 il Messina avrebbe ceduto i calciatori Corona, Docente, Molino, Portanova e Princivalli ma il ricavato delle vendite sarebbe stato inserito nel bilancio precedente proprio per alterare il risultato contabile. I finanzieri hanno anche scoperto un contributo di 540 mila euro dalla Lega Calcio che non sarebbe mai stato concesso. (AGI)
(29 novembre 2007 ore 21.25)