RASSEGNAWEB – MAFIA A BARCELLONA: Gotha 5, l'accusa chiede pesanti condanne per le nuove leve del clan

5 maggio 2016 Inchieste/Giudiziaria

E’ stato il giorno dell’accusa al processo abbreviato dell’operazione Gotha 5, il blitz interforze contro le nuove leve del clan di Barcellona e di Mazzarrà Sant’Andrea, giovani teste calde e violenti che avevano messo a ferro e fuoco anche il litorale di Milazzo, tentando di imporre la propria legge, senza dimenticare il traffico di droga.

Al banco dei PM, i sostituti della DDA Angelo Cavallo e Vito Di Giorgio hanno dure condanne per tutti gli imputati, che hanno ascoltato da dietro le sbarre della cella della corte d’Assise, sotto pioggia e tuoni scroscianti, tanto che anche il magistrato nel leggere la requisitoria ha dovuto fermarsi un attimo, per lasciare la parola “al padreterno, anche lui ha qualcosa da dire”. Si torna in aula nei prossimi giorni per dare la parola ai difensori e alle parti civili, poi il GUP Eugenio Fiorentino dovrà decidere.

Ecco le richieste dell’accusa. Per tutti gli imputati, i PM hanno chiesto l’applicazione della continuazione, così che le pene vengano sommate alle precedenti condanne, e nel determinare il “quantum” delle pene hanno tenuto conto della scelta del rito abbreviato, ossia il processo “allo stato degli atti” che consente agli imputati di vedere abbattutto fino a due terzi il massimo della pena prevista.

Per i collaboratori di giustizia l’accusa ha invocato le concessioni dei benefici ex articolo 8, ossia quelle previste per i pentiti appunto.

Cavallo e Di Giorgio hanno così chiesto la condanna al carcere per 14 anni per Bartolo D’Amico, 4 anni e 8 mesi per Santino Benvenga, 8 anni per Antonino Biondo, 9 mesi per Antonino Calderone, 14 anni e 9 mesi per Marco Chiofalo, 4 anni e 8 mesi per Salvatore Chiofalo, 4 anni per Giovanni Fiore e Carmelo Crisafulli, 7 anni e 3 mesi per Antonino Genovese, 14 anni e 8 mesi per Giuseppe Ofria, 10 anni per Angelo Bucolo, 14 anni per Giuseppe Cammisa, 10 anni per Mario Pantè, 12 anni per Giovanni Pino, 2 anni per Miloud Essaoula, 8 anni per Giuseppe Reale, 10 anni per Orazio Salvo, 9 anni per Tindaro Calabrese e Salvatore Calcò Labbruzzo.

Ancora: 1 anno e 2 mesi per Agostino Campisi, 8 anni per Filippo Munafò, 14 anni per Sebastiano Torre di Mazzarrà Sant’Andrea e 7 anni, 1 anno e 2 mesi per Maurizio Trifirò, di Terme Vigliatore.

Poi le richieste di condanna nei confronti dei pentiti: 5 anni 4 mesi complessivamente per Alessio Alesci, 8 anni e 4 mesi per Salvatore Artino, 3 anni a Salvatore Campisi, 8 anni e mezzo per Nunziato Siracusa, 3 anni e 8 mesi per Santo Gullo, 4 anni a Franco Munafò.

I lavoro degli investigatori ha permesso di scoprire gli affari del gruppo, resposonsabile dell’incendio alla discoteca Villa Liga di Portorosa, il 13 agosto 2014, mandato in cenere per una “vendetta” contro i titolari del locale che attraverso la guardiania avevano impedito a Ofria e i suoi di entrare nel locale. Il “bossetto” ha prima pestato a sangue il boduguard, poi ha messo a segno la sua vendetta.

Il 3 dicembre 2014 è invece andata a fuoco la Eolo d’oro, la nave da 32 metri del gruppo Navisanl impiegata per le mini crociere alle Eolie. A deciderlo è stato un altro giovane emergente, il milazzese Giovanni Fiore, ansioso di mettersi in luce con i capi barcellonesi ma anche con la famiglia della sua fidanzata, direttamente concorrenti della famiglia Salamone, titolari della Navisal.

Tra le “imprese” all’attivo del gruppo, anche l’assalto armato al market Superfresco di Tripi nel 2012: durante la fuga una guardia peniternziaria libera dal servizio tentò di bloccare i due rapinatori che si aprirono un varco non esitando a gambizzare lui e un altro cliente.

Alessandra Serio – TEMPOSTRETTO.IT