LE NOSTRE FOTO – MESSINA, IL PROCESSO 'CORSI D'ORO': QUESTA MATTINA DI SCENA L'EX PRESIDENTE DELLA REGIONE RAFFAELE LOMBARDO. CHE RITROVA SEBASTIANO ARDITA, IL PM CHE NEL 1994 LO ARRESTO'…

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IN ALTO LA DEPOSIZIONE DI QUESTA MATTINA IN AULA DELL’EX PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA RAFFAELE LOMBARDO. L’USCITA DAL TRIBUNALE – FOTO DI ENRICO DI GIACOMO 

L’ex Presidente della Regione Raffaele Lombardo torna a parlare del sistema della Formazione e lo fa nella Corte d’assise del Tribunale di Messina, proprio in occasione dell’udienza per il processo Corsi d’Oro 2, che vede imputati tra gli altri l’onorevole Francantonio Genovese. L’ex governatore è stato sentito per oltre un’ora dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita. Ardita è una ‘vecchia conoscenza’ di Lombardo, fu il magistrato che lo arresto’ nel processo per le tangenti sui pasti caldi dell’allora Usl 35 di Catania, una vicenda processuale che poi si concluse con la derubricazione del reato in finanziamento illecito ai partiti e la dichiarazione di prescrizione del reato

Una deposizione di circa un’ora, in cui l’ex Governatore ha parlato dei suoi rapporti con l’ex Dirigente regionale alla Formazione Ludovico Albert: “I nostri rapporti sono tutt’ora eccellenti, secondo me privarsi della sua figura professionale è stato un grave errore”.

Lombardo ha poi respinto tutte le voci che parlavano di pressioni sia da parte di Albert (‘di orientamenti politici di estrema sinistra, mi fu segnalato da un torinese che operava nel settore formazione in ambito Compagnia delle opere’) che dello stesso Genovese: “Le ho escluse perchè non ne ho ricevute, ne’ Albert le ha fatte per conto di Genovese. C’è stata la volontà di dimettersi di dimettersi da parte del dirigente, che poi è rientrata perchè io l’ho convinto e lui stesso ha riconosciuto che gli assicuravo il massimo di copertura rispetto a chiunque, perchè la formazione aveva bisogno di scelte radicali: che ci potessero essere delle reazioni da parte del mondo intero questo era scontato, ma io ho dato una tutela più che necessaria per poter operare in serenità ed anche in modo proficuo”. E sempre rispondendo a una domanda dell’aggiunto Ardita, Lombardo ha riferito che Raffaele Bonanni della Cisl gli disse in quel periodo che al sindacato volevano disfarsi degli enti di formazione perché li consideravano una ‘rogna’. Allora Ardita che ha chiesto come mai invece l’on. Genovese volesse acquisire ciò’ che per altri era una ‘rogna’. E l’ex governatore siciliano ha risposto facendo un esempio legato al suo agrumeto, per cui ricevette un’offerta fuori mercato da un tizio che voleva sfruttare i fondi Ismea. A questo punto l’aggiunto Ardita ha proferito la famosa frase, ‘Nessuna altra domanda presidente, ho concluso’

LA CRONACA DAL WEB – TEMPOSTRETTO.IT – ALESSANDRA SERIO
Dopo Rosario Crocetta, è toccato al suo predecessore alla guida della Regione deporre al processo Corsi d’oro, l’inchiesta sulla gestione dei fondi destinati agli enti di formazione professionale della galassia riconducibile a Francantonio Genovese. Raffaele Lombardo stamattina è quindi stato ascoltato dai giudici della I sezione penale (presidente Grasso) ed ha risposto sia alle domande dell’accusa che a quelle dei difensori.

La testimonianza di Lombardo era legata soprattutto alla nomina di Mario Centorrino, assessore alla Formazione, ed alla chiamata di Ludovico Albert, il suo direttore. L’ex Governatore ha riconfermato la fiducia espressa a suo tempo nei confronti del “manager” piemontese rimosso, secondo Lombardo, soltanto per motivi politici, dopo la fine del suo mandato. A proposito di Centorrino, Lombardo ha parlato di una nomina non dovuta a esigenze politiche e comunque non legata alla sponsorizzazione Genovese (‘mi fu indicato da Giovanni Pistorio’). Una circostanza ribadita anche quando dai banchi gli han fatto notare che i più stretti collaboratori dell’assessore erano uomini genovesiani.

E’ toccato poi all’avvocato Piero Cami stare seduto sul banco dei testimoni. Il legale non avrebbe voluto deporre, essendo intervenuto come difensore, se pur in una fase iniziale del procedimento, ed ha opposto la sua incompatibilità. Ma il PM Sebastiano Ardita lo ha comunque voluto sentire, la richiesta di Cami è stata rigettata e Ardita lo ha interrogato. Le domande del procuratore aggiunto, che ha coordinato tutta l’attività di indagine e processuale, hanno riguardato soprattutto i rapporti con Genovese, ovviamente, e si sono concentrate su alcune fatture presentate alla Caleservice da Cami nel 2013. Il legale ha risposto spiegando che le fatture pro forma erano state emesse e intestate alla società su precisa indicazione di Genovese. Ha parlato di un mandato ampio del deputato nei confronti del legale, al di là delle fatturazioni, visti i rapporti stretti tra i due. Si torna in aula a fine mese, il 26, per ascoltare l’ultimo dei consulenti, un altro testimone della difesa Genovese e alcuni testimoni di Elio Sauta.