Messina, voto di scambio e corruzione elettorale: 35 arresti tra cui un consigliere comunale. "Comprava voti per Genovese e Rinaldi". Accorinti: "Messina resta verminaio, noi isolati dalla politica"

12 maggio 2016 Inchieste/Giudiziaria

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FOTO DI ENRICO DI GIACOMO

Se Francantonio Genovese e suo cognato Franco Rinaldi fossero al corrente che uno dei loro uomini più fidati, Paolo David, procacciava voto per sè ma anche per loro grazie ai suoi contatti con esponenti di primo piano delle cosche mafiose di Camaro San Paolo e Santa Lucia Sopra Contesse, probabilmente sarà oggetto di un approfondimento dell’indagine che questa mattina a Messina ha portato in carcere 35 persone: esponenti dei clan, ma anche imprenditori, professionisti, un poliziotto in pensione e soprattutto Paolo David, consigliere comunale oggi di Forza Italia ma fino a qualche mese fa capogruppo del Pd, e Giuseppe Capurro, ex capogruppo consiliare del Pdl.

Nè Genovese nè Rinaldi ( anche loro oggi transitati nei ranghi di Forza Italia) risultano indagati nell’inchiesta della Dda di Messina, ma quel che appare con certezza è che le consultazioni amministrative, regionali e politiche e anche le primarie, svoltesi in riva allo Stretto, tra il 2012 e il 2013 furono condizionate da quella che il gip definisce “la frenetica attività” di Paolo David, capace di procacciare grandi consensi non solo per la sua rielezione in consiglio comunale ma anche in favore di Genovese e Rinaldi, poi rieletti al parlamento nazionale e a quello regionale. Sacchi della spesa, somme in denaro, assunzioni presso strutture sanitarie. A Messina la campagna elettorale del Pd in quegli anni sarebbe stata fatta così, gestita da un comitato d’affari guidato da Paolo David e del quale facevano parte anche i fratelli Angelo e Giuseppe Pernicone, imprenditori, il chirurgo Giuseppe Picarella, titolare di una struttura sanitaria presso la quale David prometteva assunzioni in cambi di voti, Baldassare Giunti e Adelfio Perticari.

Con qualcuna di queste persone Genovese si sarebbe incontrato certamente. Agli atti dell’inchiesta ci sono fotografie, filmati e intercettazioni telefoniche. Era sempre David a procacciare gli incontri in occasione di momenti di campagna elettorale e Genovese accreditava il suo pupillo: “Parla con Paolo, è come se fossi io”. Gli ordini di custodia cautelare sono stati firmati dal gip Maria Teresa Arena su richiesta dei pm Liliana Todaro e Maria Pellegrino della Dda diretta da Guido Lo Forte. Ventisei gli arrestati, nove ai domiciliari e quattro complessi aziendali sequestrati. L’indagine della polizia ha decapitato tre famiglie mafiose che controllavano in modo capillare i due quartieri e che, dopo anni di ostilità, avevano siglato una vera e propria pax mafiosa. Traffico di droga, estorsioni, ma anche condizionamento degli appalti e delle forniture erano controllati dai clan che avevano affidato ad alcuni loro esponenti i rapporti con la politica e con ambienti delle libere professioni e dell’imprenditoria.

Le accuse al consigliere comunale. Un intero capitolo è dedicato ai rapporti con la politica. Il consigliere comunale in carica, già coinvolto nella Gettonopoli messinese, finito oggi in carcere è accusato di corruzione elettorale. Le indagini hanno evidenziato l’esistenza di un’organizzazione che avrebbe raccolto un elevato numero di voti contando su persone gravitanti negli ambienti della criminalità organizzata che avrebbero attivamente procurato voti anche per esponenti della politica regionale e nazionale. Avrebbero “procurato voti al deputato regionale di Forza Italia Franco Rinaldi (ex Pd, ndr), al deputato nazionale di FI Francantonio Genovese (anche lui ex Pd e cognato di Rinaldi, ndr) e a se stesso per le elezioni regionali del 28-29 ottobre 2012, per le politiche del 24-25 febbraio 2013 e per le amministrative del 9-10 giugno 2013 a Messina”.

David (insieme ad alcuni degli arrestati: Angelo Pernicone, Giuseppe Pernicone, Baldassarre Giunti, Giuseppe Picarella, Stefano Genovese, Adelfio Perticari) “in cambio dei voti – spiegano gli investigatori – avrebbe offerto denaro, generi alimentari, assunzioni presso strutture sanitarie, agevolazioni per il disbrigo di pratiche burocratiche”. Un ex consigliere comunale, Giuseppe Capurro (Pdl), eletto il 27 novembre 2005, rimasto in carica fino al 7 aprile 2008 e candidato per il rinnovo del consiglio comunale del 2013 (non rieletto) è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per aver contribuito, senza farne parte, al rafforzamento del clan mafioso del rione messinese di Camaro, guidato da Carmelo Ventura. Capurro avrebbe accettato da Ventura la proposta di procurare voti in cambio di denaro.

Gli arrestati. In cella sono finiti Carmelo Ventura, 55 anni, di Camaro San Paolo, inteso “Carosello”; Andrea De Francesco, 45 anni di Bisconte; Lorenzo Guarnera, 55 anni di Camaro San Paolo; Salvatore Mangano, 37 anni di Cataratti, inteso “Panzazza”; Albino Misiti, 54 anni di Bisconte; Giovanni Moschitta, 57 anni; Adelfio Perticari, 46 anni, inteso “Adolfo”; Domenico Trentin, 37 anni; Giovanni Ventura, 35 anni di Camaro; Santi Ferrante, 61 anni già detenuto, inteso “Ricchiazzi”; Salvatore Pulio, 45 anni di villaggio SS. Annunziata; Fortunato Cirillo, 50 anni di villaggio Santo; Gaetano Nostro, 47 anni di villaggio San Filippo; Raimondo Messina, 43 anni di Santa Lucia sopra Contesse; Giuseppe Cambria Scimone, 52 anni di Santa Lucia sopra Contesse, inteso “Peppone”; Giovanni Celona, 46 anni di Santa Lucia sopra Contesse; Francesco Foti,53 anni di Santa Lucia sopra Contesse; Francesco Giacoppo, 50 anni di San Filippo Inferiore; Angelo Pernicone, 61 anni, inteso “Berlusconi”; Giuseppe Pernicone, 35 anni di villaggio Santo; Luca Siracusano, 40 anni di Santa Lucia sopra Contesse, “U Biddicchiu”; Pietro Santapaola, 52 anni; Paolo David, 59 anni, consigliere comunale; Pietro Costa, 27 anni di Pistunina; Fortunato Magazzù, 27 anni di Santa Lucia sopra Contesse; Francesco Tamburella, 33 anni di Santa Lucia sopra Contesse. Ai domiciliari: Vincenza Celona, 44 anni di Santa Lucia sopra Contesse; Giuseppe Capurro, 61 anni, ex consigliere comunale; Giuseppe Picarella, 61 anni del villaggio Santo; Baldassarre Giunti, 57 anni del rione Villa Quiete; Stefano Genovese, 62 anni di villaggio SS. Annunziata; Carmelo Catalano, 24 anni di Santa Lucia sopra Contesse; Carmelo Bombaci, 34 anni; Massimiliano Milo, 37 anni del rione Aldisio; Rocco Milo, 40 anni del rione Aldisio. Sottoposte a sequestro preventivo le società “La Piazzetta s.n.c. di Ventura Giovanni & co.”; “Consorzio Sociale Siciliano”, con sede legale in Messina; “Ser. Ge. 93 Servizi Generali s.r.l.” con sede legale in Messina e “Cooperativa Sociale Angel” con sede legale in Messina.

Il sindaco Accorinti: “Isolati dalla politica ma non dai cittadini”. “Sempre più spesso nelle nostra città accadono fatti inquietanti e questo distrugge la coesione della collettività. Non faccio il giudice, ma certo queste accuse gravissime minano ulteriormente la democrazia, le istituzioni e la fiducia, confermando che purtroppo la città resta un ‘verminaio'”. Lo ha detto il sindaco di Messina Renato Accorinti, commentando l’inchiesta. Secondo

Accorinti Messina è un “verminaio” perchè questi fatti “succedono sempre più spesso e ci sono sempre più inchieste”, aggiunge il primo cittadino, attivista pacifista fuori dai partiti, “chi tradisce la fiducia dei messinesi deve essere messo fuori. Io e la mia Giunta proseguiamo nel nostro impegno, nel nostro progetto di cambiamento. Siamo isolati dalla politica, ma non dai cittadini che sono con noi”. DI ALESSANDRA ZINITI – LA REPUBBLICA