RASSEGNAWEB – MESSINA, L'OPERAZIONE MATASSA: Paolo David e la «spasmodica quanto patologica» ricerca del consenso elettorale per sé, Genovese e Rinaldi

14 maggio 2016 Inchieste/Giudiziaria

DANILA LA TORRE – TEMPOSTRETTO.IT – A palazzo Zanca sono stati immediati gli effetti dell’operazione Matassa, nell’ambito della quale è stato arrestato anche il consigliere comunale Paolo David, accusato di associazione a delinquere finalizzata a reati di corruzione elettorale.

Per l’ex esponente del Pd oggi Forza Italia, il prefetto Stefano Trotta ha già disposto la sospensione dalla carica pubblica come previsto dalla legge Severino del 2012. La palla passa adesso al Consiglio comunale, che deve prendere atto del provvedimento emesso dal rappresentante del Governo e procedere con la surroga, ma non prima di aver sbrogliato – richiamando il nome dell’operazione condotta dalla polizia – la matassa. Il primo dei non eletti nella lista del partito democratico, nella quale risultava candidato David alle amministrative del 2013, è infatti l’ex consigliere comunale Giovanni Cocivera, anche lui agli arresti per la vicenda giudiziaria che riguarda gli aborti clandestini.

Vista la misura cautelare applicata nei confronti di Cocivera, che comunque potrebbe venir meno dopo il Riesame, la presidenza del Consiglio comunale deve richiedere alla magistratura il provvedimento giudiziario e girarlo al prefetto, che a quel punto dovrebbe disporre la sospensione anche per il ginecologo. La surroga dovrebbe quindi avvenire a vantaggio del secondo dei non eletti nella lista del Pd. I risultati finali della consultazione elettorale datata giugno 2103 dicono che subito dietro Cocivera c’è Gaetano Gennaro, già consigliere comunale per due consiliature, a cui andrà lo scranno lasciato libero da David .

Politicamente, l’ingresso di Gennaro servirerebbe certamente a rimpolpare l’esiguo gruppo consiliare del Pd, che dopo la trasmigrazione in massa verso Forza Italia della stragrande maggioranza dei consiglieri eletti nel partito democratico e nelle liste collegate è composto dalla capogruppo Antonella Russo e dai consiglieri Claudio Cardile e Pietro Iannello.

In attesa della surroga, per cui ci vorranno i necessari i tempi tecnici, il Consiglio comunale potrà continuare a riunirsi regolarmente e a deliberare.

L’OPERAZIONE MATASSA: DAVID E LA SPASMODICA RICERCA DI CONSENSO PER SE’, GENOVESE E RINALDI

Nelle 385 pagine dell’Ordinanza emessa dal gip Maria Tersa Arena c’è un capitolo dedicato interamente all’attività elettorale di Paolo David, ai suoi rapporti esponenti mafiosi e al sistema messo in piedi per ottenere consenso per sè ma anche per i depuati Francantonio Genovese e Franco Rinaldi.

Abbiamo estrapolato e vi proponiamo alcuni passaggi dell’Ordinanza.

«Nel corso delle indagini – si legge testualmente – si è delineata una ricerca del consenso elettorale a dir poco desolante, che nulla ha a che vedere con la condivisione di un progetto politico poiché fondata solo ed esclusivamente su una gestione del voto come merce di scambio a fronte di denaro, derrate alimentari, disbrigo di pratiche amministrative, promesse di posti di lavoro.

Un ruolo di vertice nell’ambito di tale “sistema” il giudice per le indagini preliminari lo attribuisce a Paolo DAVID, «particolarmente attivo nella segreteria politica dei due esponenti regionali e nazionali di riferimento, Franco RINALDI e Francantonio GENOVESE».

«David – si legge ancora nell’Ordinanza – si è posto quale collettore di voti in cambio di denaro o altre utilità ed a tal fine si è avvalso della stabile collaborazione di una serie di personaggi che si sono messi a disposizione al fine di procurare un cospicuo numero di voti ed in favore dei quali si è speso, anche grazie ai rapporti, alle conoscenze di cui vanta, al fine di garantire contropartite immediate e dirette. In tale contesto si è inserito in maniera stabile Angelo PERNICONE il quale rappresenta il trait d’union tra il politico e gli elettori in quanto costui, legato alla criminalità organizzata ed in specie al clan SPARTA’ ma anche a quello di VENTURA, si prodiga per garantire un pacchetto di voti con l’evidente obiettivo di assicurarsi l’affidamento di lavori da parte del Comune e non solo, garantendo come conseguenza, anche l’assunzione per sodali ed amici. Di tale compagine, aderendo al progetto criminoso, ha fatto parte, in termini adeguati allo scopo Giuseppe PICARELLA. Costui oltre che mettere a disposizione voti ottenuti anche dietro la minaccia del licenziamento dei propri dipendenti, ha garantito, attraverso le strutture dallo stesso gestite, assunzioni in favore di parenti ed amici degli elettori compiacenti. E ciò ha fatto, all’evidente fine di spendere i favori resi, con richieste di intervento presso politici e funzionari regionali addetti al controllo di strutture sanitarie e simili. Della struttura associativa hanno altresì fatto parte anche soggetti essenzialmente dediti al procacciamento di voti, quali Stefano GENOVESE, Michelangelo LA MALFA e Adelfio PERTICARI. Altri ancora (Baldassarre GIUNTI ) si sono occupati della consegna del denaro o delle derrate alimentari agli elettori».

Nell’ordinanza viene fatta luce sul “sistema” elettorale «che si è mosso, in una prima fase (elezioni politiche regionali dell’ottobre 2012 e nazionali del febbraio 2013) in favore dei candidati che figuravano nelle liste del Partito Democratico i quali, a loro volta, si sono spesi per accreditare il “procacciatore di voti” DAVID presso politici e funzionari regionali».

David viene considerato il personaggio centrale del “sistema”, «con una convulsa attività di “supporto politico” spende le proprie conoscenze, i propri rapporti personali, parentali ed amicali e la propria influenza politica negli ambiti più vari (INPS, INAIL, ESERCITO, CAS) ma soprattutto, nel settore sanitario ed in particolar modo presso le strutture gestite da PICARELLA ».

Secondo il giudice Arena «la stabilità e la sistematicità dei rapporti tra i principali procacciatori di voti con metodi illeciti ed i politici di riferimento, ed il diretto vantaggio in termini elettorali ricavato nelle prime due tornate elettorali porterebbero a ritenere – in termini che allo stato costituiscono, per il vero, solo un plausibile spunto investigativo, in quanto tale meritevole di approfondimento – che i due onorevoli (Genovese e Francantonio ndr) possano avere avuto contezza del metodo utilizzato per procacciare consensi a vantaggio del partito d’appartenenza».

Ciò che è certo – sottolinea il gip – è che DAVID…. si è mosso freneticamente alla ricerca di consenso elettorale dapprima in favore dei suoi referenti politici, ma anche in vista delle elezioni comunali che lo vedevano candidato e, dunque, per un interesse personale». A tal fine David non avrebbe esitato ad invocare l’autorevole intervento di Genovese e Rinaldi, «non disdegnando l’apporto di personaggi vicini alla criminalità organizzata messinese e sfruttando la fitta rete di rapporti personali».

Il giudice Arena spiega che per ottenere voti sono state elargite anche modeste somme di denaro. La cifra emersa da alcune intercettazioni ammonta a 50 euro.

Tra i soggetti che attivamente hanno partecipato alla campagna elettorale di DAVID, nel suo interesse ed in quello dei politici di riferimento RINALDI e GENOVESE, vi è Baldassarre GIUNTI, che – si legge nell’ordinanza – annovera numerosi precedenti penali (rapina, ricettazione ed altro).

Lo spasmodico mercimonio a fini elettorali è svolto in maniera capillare e trasversale.

Nell’Ordinanza viene sottolineato che la compagine associativa non si limita ad elargire favori e prebende a “gente comune”, a soggetti vicini alla criminalità organizzata ma anche ad appartenenti alle forze dell’ordine: «Il 10.5.2013 DAVID contattava PAPALE Lorenzo, comandante della Stazione Carabinieri Giostra con il quale concordava un appuntamento. Poco dopo, DAVID telefonava all’ufficiale medico dell’esercito, Alfonso Zizza (che appellava “fratello” e con il quale faceva riferimento ad una riunione con i “venerabili”) e gli riferiva del suo interessamento volto a fare ottenere un posto di lavoro alla consuocera del maresciallo Papale (“sto andando perché c’è là…c’è la consuocera di Papale e vediamo se la posso fare lavorare là, nella cosa di Trimarchi… Papale il maresciallo dei carabinieri…”)»

L’indagine ha disvelato l’esistenza di una struttura criminale dedita, con tratti di sistematicità adattati e funzionali alla celebrazione delle competizioni elettorali, ad un’attività di illecito condizionamento della libertà di voto.

«E’ emerso – scrive il magistrato – con tratti di chiarezza ben superiori a quelli richiesti per l’emissione di un provvedimento cautelare, un articolato programma delittuoso escogitato ed attuato in spregio della dignità degli elettori, considerati come soggetti da adescare ma essi stessi disponibili a svilire la libertà di voto a merce di scambio, attraverso un complesso meccanismo di prebende e promesse che, in una realtà sociale oltremodo degradata, quale quella locale, trova terreno fertile».

Secondo il Gip Maria Tersa Arena, David era «intento ad una spasmodica quanto patologica attività di procacciamento del consenso elettorale ed a tal fine non ha esitato a manifestare assoluta disponibilità a soddisfare le più svariate richieste di intervento, segnalazione, raccomandazione formulategli da cittadini/elettori nella misura in cui costoro si dimostrassero “sensibili” alle sue richieste».

«Al sodalizio – si legge ancora nell’ordinanza – hanno senz’altro aderito i PERNICONE i quali, già ritenuti gravemente indiziati di far parte del clan di Santa Lucia sopra Contesse e comunque vicini ad altri clan operanti sul territorio cittadino, hanno costituito un efficace e concorrente canale di procacciamento – quello costituito da persone talmente “disperate” da accontentarsi di una busta della spesa o di 50 euro a fronte del proprio voto – in vista dell’attuazione del programma associativo».

Il Gip Arena chiarisce comunque che «i PERNICONE, alla stregua di GIUNTI, che si è efficacemente attribuito la qualità di “uomo sulla strada”, ben lungi dall’essere galoppini elettorali, appaiono mossi comunque, nel loro agire, anche da interessi di carattere personale. Così in tal modo utilità proprie e gli opachi interessi del sodalizio si fondono in un coacervo talora indistinguibile».