RASSEGNAWEB – MESSINA, OPERAZIONE MATASSA: Il caso: le buste della spesa anche su un’ambulanza. Le intercettazioni che per il gip inchiodano David

15 maggio 2016 Inchieste/Giudiziaria

Sarebbero state caricate e trasportate persino su un’ambulanza alcune buste della spesa distribuite per la ricerca del consenso elettorale. L’ordinanza relativa all’operazione Matassa, emessa dal gip Maria Teresa Arena (nella foto), svela nuovi ed inquietanti particolari dell’inchiesta che coinvolge anche il consigliere comunale Paolo David, rinchiuso nel carcere di Gazzi.

L’«accadimento a dir poco singolare»- così lo definisce testualmente il gip – si è verificato il 25 maggio, a pochi giorni delle elezioni amministrative del 9 e 10 giugno del 2013,«allorquando Angelo Pernicone e…. si davano appuntamento presso un patronato sito ….. ove, dal servizio di osservazione predisposto, si notava giungere alle ore 9,25 un’ambulanza denominata …. che si fermava davanti all’ingresso del patronato. Gli occupanti dell’ambulanza scendevano dal mezzo e con l’aiuto di PERNICONE caricavano buste contenenti generi alimentari a bordo della stessa, dopo di che l’ambulanza ripartiva e giunta in via …. la merce, sempre con l’aiuto di PERNICONE veniva introdotta nell’edificio corrispondente a quello in cui risiede la famiglia …..» .

L’INCHIESTA

Secondo l’inchiesta della magistratura, in occasione delle consultazioni elettorali dell’ottobre 2012 (elezioni regionali), del febbraio 2013 (elezioni politiche ) e del giugno 2013 (elezioni amministrative sarebbe stato messo in piedi un efficiente sistema di corruttela elettorale: il ruolo principale sarebbe stato svolto da Paolo David, che si sarebbe servito in particolare della collaborazione di due persone, vale a dire Giuseppe Picarella, medico chirurgo e proprietario di diverse strutture sanitarie, Angelo Pernicone «legato – scrive il gip Arena – alla criminalità organizzata ed in specie al clan SPARTA’ ma anche a quello di VENTURA». Il ruolo di “manovalanza” era invece affidato a Baldassarre Giunti, che – si legge nell’ordinanza – annovera numerosi precedenti penali (rapina, ricettazione ed altro)».

La Procura ritiene che dall’inchiesta emerga una «gestione del voto come merce di scambio a fronte di denaro, derrate alimentari, disbrigo di pratiche amministrative, promesse di posti di lavoro» ed ipotizza che David utilizzasse metodi illeciti al fine di procacciare voti per sé e per i deputati Francantonio Genovese e Franco Rinaldi, che comunque non sono indagati.

Di seguito alcuni stralci dell’Ordinanza firmata dal gip Maria Teresa Arena

IL RUOLO DI ANGELO PERNICONE

I contatti tra David e i Pernicone (sia Angelo che il figlio Giuseppe ndr) erano frequenti e questi ultimi presenziavano a tutte le manifestazioni elettorali a fianco di David. Il 27.9.2012 si teneva una riunione politica presso il giardino del Santuario di Montalto per sostenere la candidatura di Rinaldi alle imminenti consultazioni regionali alla quale prendevano parte sia Angelo che Giuseppe Pernicone .

Nei giorni seguenti DAVID contattava Angelo PERNICONE e lo invitava alla segreteria politica di GENOVESE e RINALDI in vista di una cena elettorale presso il ritrovo Moschella. In effetti il 16.10.2012, predisposto un servizio di osservazione presso il detto ritrovo sito a Giampilieri, alle 20,35 giungeva l’on. Genovese il quale poco dopo contattava Angelo PERNICONE, esortandolo a raggiungerlo al locale perché, di lì a breve, sarebbe dovuto andare via

Ancora, il 18 ottobre, DAVID sollecitava PERNICONE Angelo, su richiesta dell’on. GENOVESE a recarsi il giorno dopo a Piazza Duomo dove era previsto il comizio del candidato alla presidenza regionale Rosario Crocetta, in quanto quest’ultimo, intendeva parlargli (“Paolo: Angioletto, mi diceva Francantonio domani sera alle otto e mezza al Duomo perché c’è Crocetta che ti vuole parlare”) Il servizio di osservazione registrava l’incontro tra PERNICONE E GENOVESE.

Nei dialoghi captati all’indomani delle elezioni regionali Angelo PERNICONE esprimeva la sua soddisfazione per il risultato dell’on. Rinaldi che aveva ottenuto 18.600 preferenze. Parlando con Elvira POLIZZOTTO, la mattina dello spoglio, PERNICONE riepilogava il risultato ottenuto nelle varie sezioni, grazie al suo apporto dal che discendeva, a suo avviso che, adesso, per gratitudine “si devono mettere a culo a ponte con me …” precisando “per quello che ha fatto, per quello che fa e per quello che dovrebbe fare problemi non ce ne dovrebbero essere…ora vediamo…io non mi sbilancio mai, ma sono sicuro che ce l’ha fatta…parliamoci chiaro perché ce l’ha fatta, ma.. (inc)…se la gente ha votato per come mi ha detto e per come abbiamo…”. Lo stesso pomeriggio PERNICONE si recava presso la segreteria politica degli onorevoli Genovese e Rinaldi.

I PRESUNTI EPISODI DI CORRUTELA ELETTORALE

Secondo quanto scrive il gip Arena, la « ricerca di voti è stata il frutto di una reiterata attività di corruzione elettorale». Angelo PERNICONE sarebbe «risultato il principale canale di “smistamento” di buste contenenti generi alimentari, e non solo, in favore dei “promittenti elettori”».

Il giudice per le indagini preliminari ritiene «che la distribuzione delle buste di spesa fosse funzionale a “comprare” voti». Tale tesi darebbe inequivocabilmente suffragata dialogo captato il 29.10.2012. In quell’occasione allorquando PERNICONE e la moglie commentavano il successo elettorale conseguito da Rinaldi (“mi sembra che ne ha presi più di 10.000”) e commentavano che chissà quanta altra “spesa” avevano fatto oltre quella che avevano distribuito loro (Elvira: più di 10.000 voti… minchia; Angelo: certo ma non solo a Messina, a Messina e provincia perchè …Elvira: in provincia va bene, ma loro non è che hanno fatto solo quella spesa, chissà a quante altre persone gliel’hanno fatta… Angelo: va bene, ma che c’entra, a me ha dato quella, pare che ha fatto solo quella).

IL RUOLO DI BALDASSARE GIUNTI

A proposito del rapporto tra David e Giunti, il gip Arena precisa che, per quanto il consigliere comunale si avvalesse della collaborazione di Giunti, cercava di tenerlo più possibile distante da “Francantonio”. Nell’ordinanza viene, infatti, sottolineato «che non erano gradite le licenze che GIUNTI e tale SALVATORE si prendevano (“ora che se ne spuntano tutti e due… che dice, sai io voglio portare a tizio a parlare con Francantonio. Francantonio è un leader non è uno sciacquapalle…di via Palermo o di….Anche perché Francantonio nemmeno lo conosce…».

Ora – scrive il gip – non è dato sapere se PERNICONE o abbia parlato con GIUNTI chiedendogli di stare al “proprio posto” certo è che GIUNTI ha continuato a partecipare all’organizzazione di cene elettorali e comizi, ad accompagnare DAVID nei suoi spostamenti, provvedere all’attività di tesseramento, ma soprattutto ha continuato a raccogliere consensi con il metodo consueto. Costui, infatti, grazie alle informazioni ricevute da alcuni patronati, circa lo stato di indigenza dei alcune famiglie, ha distribuito generi alimentari in cambio della promessa di voti con un’attività che si è andata via via intensificando nella settimana precedente le elezioni ».

L’INTERCETTAZIONE. Nell’ordinanza viene riportata una significativa conversazione tra DAVID e GIUNTI registrata 29.1.2013 che secondo il giudice svelerebbe come la compravendita di voti avvenisse anche a fronte di “un pacco di pasta” o “tre pacchi di riso”

GIUNTI: valeva la pena che ci intromettevano, tre pacchi di riso”…

DAVID: io Ubaldo non me ne intendo, io non so chi va a prendere la spesa, io so soltanto che gli avevo dato autorizzazione e pago per 15/20 persone, punto stop. Ubaldo io non lo so come cammina questo foglio, dico glielo abbiamo consegnato);

DAVID: compare io vado e gli compro il mangiare e me ne fotto, non posso litigare con PERNICONE perché ha il coso, o con Peppe nappa, non so queste cose…Ubaldo te l’ho detto ieri, se gli devo comprare il mangiare perché questi hanno problemi vermanente io glielo compro, io me ne fotto…Ubaldo non è che siamo Zorro o D’artagnan…Ubaldo…una persona come te che mi sta vicino…deve fare meno polmiche, Paolo non glien’è arrivato, strappiamo e andiamo a comprare il mangiare, prendo 30, 50 euro… ma Ubaldo non mi puoi mettere a me a parlare con questa gente hai capito o no?…io volo alto in queste cose, Ubaldo non mi interessano capisci…La politica è risolvere i problemi, allora manca questo coso, Paolo, da prendere…ciao tu e ciao io e basta invece di farmi chiamare dalla signora Borgia, dal signor Salvatore, dal signor Peppinello, a me che cazzo, io vado gli compro da mangiare e me ne fotto… ma tu ti rendi conto che io è tre quarti d’ora che sono al telefono per un pacco di pasta?…”).

IL RUOLO DI PICARELLA

Secondo l’accusa, Picarella avrebbe favorito il sistema elettorale messo in piedi da Paolo David mettendo a disposizione le proprie strutture sanitarie, trasformate – secondo quanto si legge nell’Ordinanza – in “contenitore” per le assunzioni .

«Costui oltre che mettere a disposizione voti ottenuti anche dietro la minaccia del licenziamento dei propri dipendenti, ha garantito, attraverso le strutture dallo stesso gestite, assunzioni in favore di parenti ed amici degli elettori compiacenti. E ciò ha fatto, all’evidente fine di spendere i favori resi, con richieste di intervento presso politici e funzionari regionali addetti al controllo di strutture sanitarie e simili».

«Il “gioco” – scrive Maria Teresa Arena – consiste nel fare assumere una persona per tre mesi in modo che il beneficiato si darà ancora più da fare nell’attività di procacciamento di voti al fine di garantirsi il rinnovo del contratto di lavoro».

Sarebbe stato lo stesso DAVID a spiegare come funzionava il metodo in una conversazione captata: «no Alfonso … non è così il gioco…ora si deve mettere a pecorina e si deve mettere a correre di più, compare c’è la possibilità gli scade il contratto ora per tre mesi, gli faccio fare tre mesi sei mesi capisci?…mi segui Alfonso».

Il Gip Maria Teresa Arena non ha dubbi: «le finalità della spasmodica campagna elettorale si colgono a piene mani in ogni discussione sin qui riportate. Si tratta di un illegale sistema di accaparramento del consenso improntato ad uno scambio di utilità del più disparato genere, tutte finalizzate al perseguimento di finalità private».

Naturalmente, l’inchiesta è ancora alle sue prime fasi e gli accusati avranno modo e tempo di chiarire le proprie posizioni.

Danila La Torre – tempostretto.it