Messina, a giudizio per truffa il presidente dell'azienda acquedotto LEONARDO TERMINI

17 maggio 2016 Inchieste/Giudiziaria

TERMINI

Leonardo Termini è accusato, insieme con il direttore generale della banca Antonello da Messina, di avere indotto il titolare di una società indebitata a vendergliela per mille euro. I fatti risalgono al 2011, prima della nomina al vertice dell’Amam da parte di Accorinti.

MANUELA MODICA – Leonardo Termini, l’uomo della più grave crisi idrica di Messina, il presidente dell’Amam, la partecipata del Comune che gestisce il servizio idrico, fedelissimo del sindaco Accorinti, dovrà comparire di fronte al giudice assieme al direttore generale della Banca di credito cooperativo Antonello da Messina, Fabrizio Vigorita, e a un terzo imputato, Giuseppe Damiani, per rispondere di truffa. Insieme, secondo l’accusa, indussero il titolare di una società a vendere, sfruttando la sua situazione debitoria nei confronti della banca ed elargendo promesse poi disattese. Così Termini, assieme a Damiani, avrebbe acquistato la Fime srl nel 2011 al costo irrisorio di mille euro.

Le promesse erano state allettanti. Se Calogero Bringhelli avesse venduto loro le quote della Fime, società di consulenza aziendale fortemente indebitata, lo avrebbero assunto con qualifica di direttore commerciale in un’altra società, la Sofime srl, controllata dalla Fime. Inoltre avrebbe ottenuto un compenso netto di duemila euro per 14 mensilità, più altri mille come rimborso spese mensile, un’autovettura aziendale, l’1 per cento di provvigioni sulle pratiche già aperte dalla Sofime e un’ulteriore provvigione su tutti i nuovi prodotti finanziari che la Banca Antonello da Messina avrebbe distribuito.

Una vendita di fatto ottenuta nel novembre del 2011 “con artifici e raggiri”: così scrive il sostituto procuratore Diego Capece Minutolo che ha citato a giudizio Leonardo Termini. Nominato dall’amministrazione Accorinti dopo un breve periodo da esperto a titolo gratuito, Termini dovrà rispondere di truffa in concorso con Damiani e Vigorita. Secondo la ricostruzione del pm, i tre, su “determinazione” di Vigorita, spinsero Bringhelli a cedere le quote approfittando della sua “condizione di soggezione”. La Fime srl era infatti indebitata per 566 mila euro, di cui 250 mila con la banca diretta da Vigorita. Condizione che induceva Bringhelli a un atteggiamento molto più che ossequioso nei confronti del direttore di banca, al quale aveva perfino regalato un Rolex da 4 mila euro.

Termini e Damiani acquistarono così per mille euro la società, mentre Bringhelli si addossava l’intero carico debitorio. Vigorita incaricò Termini di valutare la Sofime e contemporaneamente commissionò per conto della banca una valutazione degli immobili di Bringhelli quali garanzie per un ulteriore mutuo che l’imprenditore in crisi avrebbe dovuto stipulare, sempre alla Antonello da Messina, per estinguere parte del debito che a seguito della cessione si era interamente addossato. Tutto falso: una truffa, secondo la procura della Repubblica.

Leonardo Termini era entrato nelle simpatie di Accorinti attraverso l’ex vicesindaco Guido Signorino ed era stato nominato esperto a titolo gratuito col compito di controllare i conti delle partecipate. Il salto da esperto a presidente del Cda dell’Amam era stato breve: Termini assunse la guida della partecipata nel giugno scorso, poco prima di dover gestire la più grave crisi idrica della storia di Messina, durata nel novembre scorso più di venti giorni. Un’ascesa repentina che ha creato non pochi malumori tra gli uomini di Accorinti. Termini dovrà presentarsi davanti al giudice il prossimo 1° dicembre. 

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/05/17/news/messina_a_giudizio_per_truffa_il_presidente_dell_azienda_acquedotto-140014223/